Villaggi della Sassari Medievale-Associazione la Settima

Villaggi della Sassari Medievale

       
 
Villaggi della Sassari Medievale


Nei capitoli precedenti aiutati dagli scritti di Enrico Costa e Massimo Pittau, abbiamo visto le varie ipotesi sulla nascita di Sassari, diciamo "ipotesi" perchè purtroppo della nascita della nostra città non si hanno notizie certe, l'ipotesi più realistica è che sia stata la conseguente espansione naturale di uno dei tanti villaggi che si trovavano nei dintorni. Di certo per merito di un documento del 1118 si sa che esisteva Sassari, il nome è menzionato forse per la prima volta citando il"Castrum Sassaris o Saxi "il primo castello di Sassari edificato dove in seguito fu costruito il castello aragonese. 
Ai tempi dei giudici la Sardegna era divisa in quattro Giudicati:
Cagliari, Torres, Arborea e Gallura di cui abbiamo parlato nei capitoli precedenti.
A sua volta i giudicati si dividevano in Curatorie, il nome derivava dal loro amministratore chiamato Curatore. 
Anche il giudicato di Torres era diviso in Curatorie che in tempi moderni corrispondono a questi territori: 
Anglona - Bulzi -  Castelsardo - Chiaramonti - Erula - Laerru - Sedini  -Martis  - Nulvi - Perfugas  - Santa Maria Coghinas - Sedini - Tergu Valledoria  -Viddalba.
Bisarcio - Nughedu San Nicolò - Pattada - Ozieri.
Cabuabbas - Cheremule - Cossoine - Giave - Thiesi - Torralba.
Campulongu -Campulongu - Su muru idda.
Coros -Ittiri - Ossi - Tissi - Uri - Usini.
Costa de Addes - Bonorva - Semestene.
Dore - Dorgali - Oliena - Orani - Orotelli- Ottana - Sarule.
Figulinas - Banari - Cargeghe - Codrongianos - Florinas - Muros - Ossi - Ploaghe.
Flumenargia - Porto Torres - Sassari - Uri - Usini.
Goceano - Anela - Benetutti - Bono - Bultei - Burgos - Esporlatu.
Lerron - Alà dei Sardi - Berchiddeddu - Buddusò - Monti - Nule - Osidda - Padru - Pattada.
Marghine -  Birori - Bolotana - Bortigali - Lei - Macomer - Silanus.
Meilogu - Banari - Bonnanaro - Borutta - Mores - Siligo - Torralba.
Montes - Nulvi - Osilo - Tergu.
Montiferru - Cuglieri - Santu Lussurgiu - Scano di Montiferro
Nugor - Nuoro - Orgosolo.
Nulabros - Alghero.
Nurcara - Bosa - Cossoine - Giave - Mara - Monteleone Rocca Doria - Montresta - Padria - Pozzomaggiore - Romana - Semestene - Villanova Monteleone
Nurra - Porto Torres - Sassari - Stintino.
Oggianu - Berchidda - Oschiri.
Oppia - Ardara - Ittireddu - Mores.
Planargia - Bosa - Magomadas - Modolo - Sagama - Suni.
Romangia - Sassari - Sennori - Sorso.
Ulumetu - Olmedo.
Parte del territorio della Sassari Medievale era nelle curatorie di Flumenargia e Romangia e Nurra ancora prima che diventasse capitale del regno di Logudoro, esistevano numerosi villaggi ormai andati persi, la loro presenza è raccontata nei vari documenti patrimoniali e amministravi scritti dopo l'anno 1000 chiamati Condaghi.
La maggior parte dei Condaghi delle diocesi e dei monasteri isolani relativi alle basiliche e ai villaggi di monaci sono andati perduti. Tra quelli sopravvissuti, oltre a quello di San Pietro di Silki (Sassari) ci sono i Condaghi di San Nicola di Trullas (Semestene), di San Michele di Salvennor (Ploaghe), di Santa Maria di Bonarcado (provincia di Oristano) e il Condaghe di San Gavino (Porto Torres).
I Condaghi sono i primi documenti scritti della lingua sarda. 
Un altro Condaghe, questa volta di origine laica è quello del 1190 di Barisone II di Torres sovrano del Logudoro; qui si parla del territorio e dell'organizzazione della società quando Thathari era un villaggio ancora non fortificato con le mura. 
Nel Condaghe di San Pietro di Silki uno dei più antichi, scritti dall'Undicesimo sino al Tredicesimo secolo, sono citati nella Curatoria della Fluminaria oltre a Tatari i seguenti villaggi: 
Silki vicino all'odierna basilica di San Pietro, Bosove l'odierno Latte Dolce con la vicina Santa Maria di Pisa, San Martino di Enene l'odierna Eba Ciara, San Pietro de su Littu in territorio di Tilickennor una zona al confine tra Sassari - Sennori e Osilo, Kitarone nella zona Li Caduffi dove c'è l'attuale deposito dell'A.T.P., San Michele di Murusas, San Michele Plaiano sulla Buddi Buddi, il villaggio di Innovium / Noi Noi in regione Santa Barbara.    
 In documenti sono citati anche questi villaggi;
Arcave, Ardu, Curcas, Domosnova, Eristola, Etha, Legari, Murusas, Ottave, Portus Turritano, Save, Setupalme, Taiga, Tiliba, Turres, Kerki, Taverra, Othila  e altri.  Scavi archeologici hanno rivelato l'esistenza di chiese o luoghi di culto annessi a villaggi ancora prima della nascita dei giudicati o da tempi ancora più remoti, queste chiese erano un tempo chiese parrocchiali dei villaggi in seguito scomparsi. 
  
Di seguito citiamo alcuni villaggi o chiese esistenti vicino a Sassari. 

Innoviu/NoiNoi
Antico villaggio risalente alla fine del Dodicesimo secolo citato nei Condaghi con le chiesette Sant'Antonio e Santa Barbara. 
Il nome è di origine incerta, presumibilmente di origine romana. Il professor Virgilio Tetti ipotizzava che potrebbe derivare da un fundus Imnovius o Ignovius, nome di un proprietario terriero o un militare romano chiamato, per l'appunto Imnovius o Ignovius.
Le prime testimonianze scritte che documentano la presenza del villaggio medioevale di Innovium si trovano in un documento del VII secolo d.C. in cui viene menzionata una località chiamata Ignovi. Poiché in nessuna parte della Sardegna esiste una località con questo nome o con un nome che le somigli, si deduce che il villaggio risultava più antico della stessa città di Thathari (o Tathari).
Un'altra testimonianza della presenza di un villaggio chiamato Innoviu è del 1200 inizi 1300, come risulta dal Condaghe di San Pietro di Silki conservato presso la Biblioteca Universitaria di Sassari. 
Innoviu viene citato nel Condaghe quando si parla di suddivisione del territorio e di "alcune ville e di personaggi provenienti da Innoviu".
Negli Statuti Sassaresi (le leggi che il Comune di Sassari emanò come strumento della sua autonomia amministrativa) il villaggio di Innoviu è citato come una villa di passaggio quando si fa riferimento a un'importante via tra Sassari e Torres, frequentata per il trasporto di merci con i carratores. I carrettieri erano tenuti a transitare per "issa via derecta, cio est per issa via de Pischinas, de Innoviu e Octavu".
Anche l'articolo trentaquattro degli Statuti parla di Innoviu quando stabilisce i confini di Sassari, "Sas confines dessa iscolcha de Sassari" dice: "Et intendat se su territoriu, et issa iscolcha dessas villas de Murusa, Iunoviu et Enene esser dessas confines et iscolchas de Sassari".
Nel tempo il villaggio di Innovium, è ribattezzato con il nome di Non-noy correzione di Innojo, un antico nome del villaggio. In seguito il nome completo divenne Mandra di Noi Noi, in cui la parola “mandra” si riferiva al vasto territorio pascolativo dove si accudivano o si allevavano animali per il commercio.
Probabilmente il villaggio fu abbandonato dal 1350, le cause sono da ricercare nelle malattie che decimarono la popolazione oppure nelle continue guerre, carestie, saccheggi e lo sviluppo sempre maggiore della città di Thathari.
Del villaggio medioevale di Innoviu non esistono più tracce, solo i ruderi di due chiese Sant'Antonio di Noi Noi e Santa Barbara.

Sant'Antonio
Ora ridotta allo stato di rudere, a Innoviu c'era la chiesa maggiore del villaggio chiamato in varie epoche con i nomi di Innoviu, Annoio, Annoico, Sant'Antonio di Innojo.
Già nel 1463 il villaggio dove sorgeva la chiesa è completamente abbandonato.

Santa Barbara
Questa chiesetta di modeste dimensioni è nota come Santa Barbara di Noi Noi o come Santa Barbara di Innoviu. Fu edificata tra il 1270 e il 1280, così come si legge sull'arco del portoncino ed era la parrocchiale del villaggio.      La chiesa apparteneva alla diocesi di Torres, curatoria di Romangia e in seguito di Flumenargia, dal 1316.     
Nel 1326 Le terre dove sorgevano le due chiesette furono poste sotto l'influenza amministrativa, giudiziaria e militare di Sassari, nel 1571 furono annesse alla Cattedrale di Sassari.
In tempi relativamente recenti, al confine tra la Regione Santa Barbara e la regione, la Mandra Noi Noi, gli odierni Li Punti, durante alcuni lavori di scavo sono stati trovati numerosi resti di ossa umane che fanno presupporre l'esistenza di un antico cimitero in cui erano seppelliti gli abitanti di Innoviu o persone che fuggivano da Turris verso Thathari cercando scampo dalle invasioni barbariche.

Bosove
Uno dei villaggi esistenti poco dopo il Mille era quello di Bosove (o Bosue) citato nel Condaghe di San Pietro in Silki dove i cittadini residenti in quel villaggio accompagnarono il giudice Gonnario/Comita malato di lebbra a Turris per edificare come vuole la tradizione, una chiesa per dare degna sepoltura ai corpi dei tre martiri Gavino, Proto e Gianuario trovati seppelliti a Balai dopo la decapitazione per opera dei Romani.
Secondo un manoscritto del 1131 redatto in antico gallurese conosciuto come il Condaghe di Barisone II, furono ceduti   terreni, bestiame e servi in favore  dell'opera Santa Maria di Pisa. Queste operazioni precedono altre donazioni fatte nel 1178 quando il giudice Barisone II donava all'ospedale San Leonardo di Stagno di Pisa la sua casa in Bosove con tutti i terreni pertinenti per costruire un ospedale per la cura dei lebbrosi affidandone la gestione ai frati Ospitalieri, che lo amministrarono sino al 1257. In quell'anno il papa Alessandro IV soppresse l'ordine dei frati di San Leonardo di Pisa e donò tutti i beni alle Monache clarisse di Santa Chiara anche loro provenienti da Pisa. Sembrerebbe che queste monache abbiano vissuto in un convento poco distante da Bosove dove esisteva una chiesa intitolata a Santa Maria di Pisa nome che in seguito assegnò il nome alla regione.  
Nello stesso periodo delle donazioni fu costruita la chiesetta in stile romanico intitolata a San Leonardo come l'ospedale.
Il villaggio di Bosove è l'odierno Latte Dolce, la chiesetta è quella che oggi conosciamo come La Madonna del Latte Dolce, questo nome le fu dato agli inizi dell'Ottocento quando l'edificio in rovina un uomo nel ripulirla, scoprì un affresco che rappresentava la Madonna in atto di allattare il Bambino, si gridò al miracolo, l'edificio fu ripristinato e dato il nuovo nome.
Prima che diventasse il quartiere popoloso come lo conosciamo oggi, alla chiesetta si arrivava tramite un sentiero di campagna ed era oggetto di pellegrinaggi da parte dei sassaresi molto devoti a questa Madonna. 
La chiesa del Latte Dolce è legata alla storia del giudicato di Logudoro.
Taniga
Documentato sin dal 1112, era un antico borgo medievale citata con diversi nomi Tanake, Taneghe e altri vicino all'odierno presidio sanitario di San Camillo.
Nel sito sono visibili due chiesette Santa Maria e San Giacomo Apostolo.

Murusas
L'antica chiesa parrocchiale di San Michele di Murusas (santu Miali amorosu) vicino al quartiere di Sant'Orsola è l'unico edificio dell'antico villaggio di Murusas scomparso nella seconda metà del 1300 citato nel Condaghe di San Pietro di Silki e in quello di San Michele di Salvenero (territorio di Ploaghe).

Kitaròne
Villaggio medievale nella zona "Li Cadduffi" sulla strada per Caniga,
La tradizione vuole che nel periodo giudicale dove è sorto, il villaggio Kitarone nel 283 sia nato Sant'Eusebio, oggi esiste una chiesetta di stile romanico.
 
Plaiano
Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Torres, compreso nella curatoria della Romangia lungo la strada oggi chiamata "Buddi Buddi", adesso esiste la chiesa di San Michele edificata in stile romanico tra XI e il XII secolo. 
Anche se Enrico Costa riporta degli studi dello storico Francesco de Vico il quale dice che: <<nel 417 il Monastero e l'Abbazia di San Michele di Plaiano erano già costruiti e stavano sotto il governo dei Monaci d'Egitto, venuti dalla Tebaide e che dallo stesso Monastero dipendeva quello di San Bonifacio alle porte di Sassari, poi passati entrambi ai benedettini>>.
Le notizie certe sono del 1082 quando il giudice di Torres Mariano I donò la chiesa di San Michele di Plaiano con tutti i terreni all'opera di Santa Maria di Pisa che in seguito nel 1115 fu concessa al monastero di San Zenone a Pisa e nel 1127, fu data in concessione all'ordine Vallombrosiano diventando la principale abbazia di quell'ordine in Sardegna.

Nel villaggio abitarono alcuni giudici tra i quali il giudice Mariano e nella chiesa di San Michele molto spesso si riuniva la Corona de Logu. 
Anche se la chiesa è una delle più antiche del territorio e ha vissuto una pagina molto importante della Sardegna giudicale, adesso è dimenticata, anche se la struttura è in buone condizioni molti non ne conoscono la storia e l'esistenza. 
Non molto lontano da San Michele Plaiano in direzione Porto Torres esisteva un altro villaggio molto antico del giudicato di Torres, era Kerki o Querqui. Oggi di questo importante centro abitano non esistono più tracce ma è citato in tanti documenti. Anche l'articolo ottantadue degli Statuti sassaresi cita questo villaggio quando indicava ai "carradores" la strada da seguire per il porto "et andande ad Gennanu per issa via de Kerqui, et per via de portu de Torres". 


Silki
Gli storici fanno risalire a tempi molto remoti la chiesa che originariamente fungeva da parrocchiale dell’ormai distrutto villaggio di Silki e da cappella regia dei giudici di Torres che nella zona vicina, detta Lu Regnu, avevano la loro residenza estiva. 
Nel 1112 la madre di Mariano I, giudice di Torres nel secolo XIII, adiacente alla chiesa edificò un monastero per le benedettine, che in seguito abbandonarono. 
Dopo un periodo di abbandono totale, nel 1467 ne presero possesso i frati minori. 
 Il complesso attuale della chiesa è stato ultimato entro il Seicento. Nella navata principale della chiesa sorge il seicentesco altare ligneo dorato e intagliato, al centro del quale c'è il simulacro della Madonna delle Grazie, che fu rinvenuto fortunosamente nel settembre  del 1472.
Si racconta che durante una predicazione del beato Bernardino da Feltre, frate minore, una colonna crollò travolgendo una mamma con il suo bambino. Miracolosamente i due rimasero illesi. 
Bernardino ordinò di scavare sotto il basamento della colonna e qui, protetto da una campana, fu trovato il simulacro subito ribattezzato "La Vergine delle Grazie".  Nel maggio 1909 la madonna vergine delle Grazie fu incoronata con decreto del Capitolo vaticano come simulacro sacro. Il legame tra Sassari e La Madonna si rinnova ogni anno dal 1944 con una processione nell'ultima domenica di maggio, sciogliendo così la promessa che l'allora arcivescovo mons. Mazzotti aveva fatto nel 1943, quando aveva implorato la Madonna perchè risparmiasse la città dai bombardamenti.
Al pari di San Nicola anche la Madonna delle Grazie è patrona di Sassari assieme ai Martiri turritani Gavino, Proto e Gianuario.     
  
Enene
Nel XII secolo fu edificata la chiesa in stile romanico di San Martino vicino alle omonime fonti che in epoca romana alimentavano l'acquedotto di Turris Libissonis nell'odierna Eba Ciara.
La chiesa è appartenuta ai monaci Cistercensi benedettini che avevano Santa Maria di Paùlis una chiesa campestre vicino a Uri nella strada per Ittiri. 
Secondo Enrico Costa l'edificio ha ospitato anche un monastero femminile in seguito abbandonato.
Dopo il XVI secolo, la chiesa è intitolata a San Quirico dal nome del proprietario Quirico Della Bronda.



Alcuni villaggi presenti nel territorio
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Un articolo degli Statuti Sassaresi promulgati nel 1316 definiva "Sas confines dessa iscolcha de Sassari" (I confini del territorio di Sassari).                                              Tanti villaggi citati dall'articolo degli Statuti oggi non esistono più, anche i nomi dei territori sono cambiati, oggi sono diversi perché prendevano il nome dai proprietari.
Articolo XXXIV- Dalla salita del Molino de Lauros (territorio che oggi si chiama Logulentu-Badde Tolta), sino Corru Cherbinu (San Francesco), da qui per il sentiero sino alle vigne di Enene (verso l'Eba Ciara), a questo villaggio alla Valle de Isala fino alla Funtana de Balsamu (fonte Barca tra monte Bianchino e Logulentu), proseguendo poi per la strada sino al villaggio di Enene (Eba Ciara) arrivare alla strada che va al Monte Nidu de Corbu (San Francesco), da lì sino alla pubblica via che va per il castello di Osilo e da questa sino al fiume, seguendo questo rio sino a Iscala de chea (Scala di Ciogga) e sino alla congiunzione di due fiumi, da qui per la valle di Othila, sino alla valle di Sanctu Iorgi (San Giorgio) sino al fiume che confina con Taverra (Taberra) e al fiume della Salita de Iscala de ave dopo il confine del territorio del villaggio di Octavu (Ottava), da lì sino al confine con il villaggio di Eristola (San Giovanni) e sino al confine con Domosnovas (villaggio medievale scomparso tra Sassari e Porto Torres), da lì sino alla via del Molinu de sobra proseguendo sino alla vigna di preiteru Gunnari e da questa sino alla strada di Ozuer che va per la via di Castaligia fino al fronte della Valle de Bosue, (vicino al Latte Dolce) a Nord fino alla salita del Molino di Lauros, che fu del "donnu" Gantine Pinna; e da li ritornare per la strada dell'Iscala de Lauros, a Sud per chiudere il confine.                                 I villaggi di Murusa (vicino a Sant'Orsola), Innoviu (vicino Li Punti) ed Enene (Eba Ciara) s'intendono dentro l'iscolchas (il territorio) di Sassari.




Sotto alcuni ruderi di antiche chiese ancora oggi visibili.

San Giacomo Apostolo Taniga
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 Santa Maria di Taniga                                                                                                                       

                                 
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San Martino di Enene (Eba Ciara)
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San Michele Plaiano
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