Sassari-Associazione la Settima

Sassari

             

Sassari, il nome e le origini
 
Una copertina del libro Sassari di Enrico Costa edito dalla tipografia Azuni nel 1885
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Della nascita di Sassari molto si è scritto e molto ancora si scriverà, grazie a dei ritrovamenti fortuiti si sta riscrivendo un pezzo di storia molto importante di come si è sviluppata la piccola borgata dal primo nucleo di case sparse in Pozzu di bidda, ma la domanda a cui nessuno ha mai dato una risposta certa è: quando è nata Sassari?  Sopratutto, da chi è stata fondata? 
Le risposte a queste due domande l'ha data in maniera efficace a modo suo e con il suo stile Enrico Costa nel libro "Sassari" di cui ci permettiamo di stralciare alcuni paragrafi.
La prima parte del primo capitolo "Origine di Sassari" pubblicato nel 1885 dalla tipografia Azuni iniziava con questa introduzione: 
<<L'origine della città di Sassari si perde nella notte dei tempi. 
Dico notte per modo di dire, ma forse dovrei scrivere giorno dei tempi, perché la sua origine non va più in là dell'undecimo secolo dell'Era Cristiana.
Se io dovessi esternare il mio parere in proposito, non esiterei un istante ad affermare, che la data della fondazione di un paese, e il nome dei suoi primi abitanti, appartengono spesso alla favola, o, se meglio vi piace, alla patriarcale credulità, o spiritosa invenzione, dei nostri antichi padri. I quali, per mezzo d'ipotesi e di misteriose relazioni di fatti mitologici, finiscono il più delle volte per creare un castello così meraviglioso, da degradarne quelli fabbricati dalla fantasia dell'Ariosto.
Ogni buon patriota cerca sempre di frugare nel buio dei tempi, con la speranza di trovarvi la pietra fondamentale del proprio paese; e ciò per un certo quale orgoglio - perché un paese acquista maggiore o minore importanza dinanzi al mondo storico e civile, secondo il maggiore o minor numero d'anni vissuti; ben inteso con movimento ascendente, cioè a dire colla prerogativa del vino, non con quella della donna; — questa è più pregiata quando è giovane — quello, quando é vecchio.
E passi per il quando si nasce; perché poi al come, la cosa é ben diversa. 
Lascio ai sapienti archeologi le dotte investigazioni; a me pare che, quasi tutte le città, cominciando da Roma e terminando nelle più umili borgate, in parte, nascono allo stesso modo. 
— Si comincia ordinariamente da un pastore che improvvisa una misera capanna per ripararsi dalla pioggia o dai cocenti raggi del sole; — poi da una villanella che fa società col pastore e lo rende padre; — più tardi da un fuggiasco, o da un cacciatore che chiede ospitalità per la notte, e s'innamora della figlia del pastore. Naturalmente da figlia nasce figlio; il luogo é ameno, l'acqua è eccellente, e vi si prolunga la dimora. La famiglia cresce, e le capanne intanto diventano due, poi tre, poi quattro. Le pietre sostituiscono le frasche; si moltiplicano i fabbricati, il gruppo di casette diventa villaggio; il primo pastore diventa proprietario e poi sindaco; le casette sono innalzate all'onore di un primo piano, e il villaggio diventa città — che, dopo quattro o cinque secoli, si dirà fabbricata da Ercole o da Saturno, e magari da un'oca o da una lupa.
Ogni paese, però, deve avere la sua nobile origine; e se non l'avesse, bisogna inventarla. 
— E Sassari pure, fra le nebbie del suo passato, ebbe le sue storielle>>.
Proseguendo la lettura del libro Enrico Costa propone diverse ipotesi da dove derivi il nome Sassari e la sua fondazione.
—<<... nel Condaghe del monastero di San Pietro di Sirki, sotto l'anno 1118 era menzione di Talari come pure era nominato il Castrum Sassaris (Castello di Sassari).
Si vorrebbe pure che Sassarim, oppure Sassaros abbia avuto origine dai Sàssoli, popoli Tiburtini o Tibulazr, la cui città era presso Santa Vittoria nella campagna osilese; e questa opinione, per vero, sarebbe avvalorata dal nome di una regione verso Osilo che anche oggi è chiamata Nostra Senora de Sassaia>>.
—<<... l'opinione che Sassari sia stata fondata dai Tarati è, comunemente, la più accettata dalla maggior parte degli storici antichi. Ne parla anche il Fara, e gli fanno eco gli storici minori, ossequenti all'autorità del babbo della Storia di Sardegna. 
— In una carta antica (detta Condaghe) dell'antico monastero di San Pietro di Sirki, dell'anno 1118, si dice, che Sassari fu fondata nel sito già occupato dagli antichi Tarati>>. 
—<<... lo storico Vico ripete quanto fu detto dagli altri, ma fa le sue variazioni, tanto per dire qualche cosa di nuovo, com'è usanza di tutti gli storici. Egli scrive, che la città di Sassari fu fondata dai Tartari negli anni 2700 della creazione del mondo e 2100 anni prima dell'Incarnazione di Cristo. Dividendo il parere di storici a lui anteriori, egli non è lontano dal credere, che quando il re Norax arrivò in Sardegna con los Tartessios, abbia fondato Sassari; e siccome i Tartesi erano dell'Andalusia, si chiamavano altresì Tartari, per essere vicini al Lago Averno, o Tartareo. E termina dicendo, che da Tartari si fece poi Tatari, per essersi consumata per il lungo uso la lettera erre; imitando così lo storico Fara, il quale, mezzo secolo prima, aveva scritto, che da Tarati si era fatto Tatari, spostando le lettere ti ed erre, come succede al compositore in una Tipografia>>!
Un'altra storia è raccontata dal Costa ricavata dalla traduzione di un'antica carta scritta in spagnolo dal titolo "Condaghe de los primeros moradores de la Ciudad de Sacer "che tradotto significa "Notizie sui primi abitatori della città di Sassari".
<<... l'anno CCCCXII di nostra salute, dopo l'alba di un giorno del mese di aprile, furono vedute dalla città di Torres due grosse navi che si dirigevano alla rada dell'Isola dell'Asinara (de la Senàra) verso il Trabucado. Il Governo di Torres mandò subito una barca per scoprire se erano amici; e ciò perché molto si sospettava di essi.
La barca tornò indietro, e i barcaioli, sbigottiti, dissero di non aver osato parlare, perché avevano veduto molta gente. — Si spedirono allora due barche; e dalle poche parole scambiate cogli uomini dei navigli, si seppe che essi erano ospiti e che chiedevano parlare col Governo di Torres.
<< Le barche tornarono con l'ambasciata, e fu permesso agli ospiti di scendere a terra.
— Nel secondo giorno sbarcarono nel porto di Torres due uomini i padroni delle due navi. Erano due fratelli, celibi, il cui linguaggio si comprendeva a stento. 
La popolazione di Torres mal soffriva la loro presenza, perché dubitava di loro.                 
Uno però degli abitanti di Torres, che era forestiero, comprese il dialetto che parlavano, e fece loro da interprete.
<< I due stranieri dissero, che erano della Tartaria precopense; che li aveva espulsi il loro Governo come ribelli; che conducevano sotto i loro ordini e soccorrevano 112 famiglie; che si chiamavano, uno Arborialsote Kalos, e l'altro Sossonaile Geridon; che chiedevano terra per starvi tutti, e che, infine, avendo denari (buena moneda) ed essendo carichi di gioie, non domandavano altro che un tratto di terra per abitarla e per vivere.
<< Gli anziani di Torres si raccolsero in Consiglio per decidere in proposito, perché il popolo non voleva quegli stranieri, e mormorava sospettoso, non comprendendo il loro linguaggio.
— Dopo molti giorni di discussione, fu deliberato di dare loro terra per abitarvi e per fabbricare capanne; e si destinò loro il Bosco dei ginepri, lontano da Torres dodici miglia, ossia leghe, verso il villaggio di Sirkis, dov'era il monastero delle Benedettine che più tardi fu fondato e dotato dalla madre di Mariano Regolo di Torres nell'Undicesimo secolo.
<< Presso quel bosco si stabilirono le dette famiglie e aprirono un'ampia e lunga strada fino al sito chiamato Campi de Furros, dove oggi è il Convento delle Monache Cappuccine; si fecero capanne. A quella contrada che si estese molto, sino al sito dove oggi è posto il Convento dei PP. Claustrali, già appartenenti alle Benedettine; del qual Convento ha questa città lo jus patronato per avergli ceduto la chiesa e i beni nel 1220, (oggi Santa Maria di Betlem?), imposero il nome di Arborìa.
<< Crebbero cogli anni quelle due grandi famiglie; ma siccome nacquero fra loro screzi e malumori, pensarono di dividersi le capanne. Le famiglie però di Sossoinate Geridon erano incontentabili e più indisciplinate, e commettevano frequenti furti; per questa ragione furono espulse dalle famiglie di Arborialsote Kalos — e quelle si allontanarono, e si stabilirono in un sito chiamato Tanagad (Taniga) dove il detto Sossonaite eresse capanne e formò i villaggi di Eliga, Geridu e Sossonate (Sorso).
<< Nullameno essi non si quietarono, ma continuarono a dare molestia alle famiglie di Arborialsote, assalendole di notte e in pieno giorno, per derubarle e commettere assassini, portando così il disordine nei villaggi di Querqui, Lualda, Fraguesa, Settepalmi, Taverra e altri fondati dal partito avverso; tanto che gli abitanti di questi paesi si unirono con Arborialsote. Inseguirono Sossonaite fino allo stagno di Platamona, e colà lo uccisero; trasportarono quindi il suo cadavere a Eligoi, dove rimase esposto per tre giorni, attorniato da molte donne scarmigliate che urlavano e piangevano come altrettanti perros (cani).      Ivi lo sotterrarono, conficcando tante spade attorno alla sua sepoltura.
<< Lasciati finalmente tranquilli, quelli di Arboria continuarono a fabbricare case, e si posero sotto il Governo della città di Torres, i cui abitanti, di giorno in giorno, abbandonavano la loro patria per abitare e popolare il nuovo paese, seguendo l'esempio di molti altri piccoli villaggi; talché il paese di Arborialsote, ingrossato dagli abitanti di Torres, Nonoi, Ottana, Quiteroni, Biquecca, Touse e molti altri, divenne in pochi anni una città ragguardevole cui fu dato il nome di Tatari; dove nell'anno 988, per ordine del Prelato di Torres si eresse una chiesa che fu servita dal licenziato Giacinto Monaquello, uomo di spirito e buon religioso. Per di più si elesse il Plebano che fu un tal De Farà. 
Nell'anno 1253 Tatari fu chiamata città, ed era la residenza dei suoi Vescovi, il primo si chiamava Prospero, venuto dalla città di Torres, la quale in quel tempo era quasi distrutta dalla crudeltà dei nemici. — Nel 1122 Pietro Spano trasportò a Sassari la cattedrale di Torres con tutte le sue antichità e preminenze.
<< Questa relazione si rinvenne nell'anno 1519 nelle carte di Monsignore Don Salvatore Alepus, e fu stampata nell'anno 1644 nella Stamperia dei Padri Serviti, a petizione e ordine di Monsignor Arcivescovo Don Andrea Manca. »
A questa copia di relazione, scritta in lingua spagnola, fa seguito in lingua italiana la seguente nota dello stesso carattere. La trascrivo fedelmente:
<< Questa copia fu regalata dal molto Reverendo Padre M. Carlo Cotta, Carmelitano, a un notaio (A. S.), la carta era antichissima e per mantenerla più bene l'avevano messa nella salamoia; infatti, avvicinandola alla lingua pizzicava per il gran sale. 
Questa copia stampata, per somma famigliarità che teneva il suddetto notaio A. S., capitò nelle mani del Duca della Sinara, avolo del vivente Don Vincenzo ammogliato a Parigi, il Duca, invece di restituirla a chi di ragione la fece in pezzi e la bruciò nello scaldino che teneva sotto i piedi. La fortuna fu che il notaio A. S. conoscendo il soggetto ne estrasse in scritto una copia, la tenne per sé, e da quella trae origine la presente scrittura da me notaio Salvatore Sechi Usai, il 18 agosto 1832 in Sassari.>>.
Che vi ha di vero in questa bizzarra leggenda? Ben poco certo; ma non si può negare che la tela è ben ordita, e le varie circostanze che collegano questa favola sono in stretta relazione con molti dati che a noi somministra qua e là la Storia. Bisogna dunque convenire, che l'autore di questa storiella non fosse un ignorante. Prendendo le mosse da quanto scrissero gli antichi storici sui Tarati e Sossoinali che fondarono Sassari e Sorso, volle tessere una favoletta sulla falsariga dell'origine di Roma; il Vico con suoi Tartari gli diede la prima idea, creò due fratelli, un sassarese e l'altro sorsinco — Remo fu cambiato in Sossoinatè, Arborialsote fece la parte di Romolo.
 — successe la catastrofe, "Caino uccise Abele, e, con una leggera variante, terminò la commedia. 
Fin un racconto fantasioso fatto dal Costa sulla fondazione di Sassari, ma lo storico scrittore continua le sue ipotesi con altre storielle...
—<< ... chi potrebbe assicurare che la città di Sassari non debba la sua origine dai primi Cristiani?
Come risulta da documenti, il primo nome della nostra cattedrale (San Nicola) fu la Madonna del Popolo, o del "Bosco"; ed è probabile che in origine avesse quest'ultimo nome. 
Si ha da una popolare tradizione, che un giorno alcuni pastori, inoltratisi nel fitto del bosco dei ginepri vi trovassero la rozza effige di una Madonna. Fu ciò per i nuovi credenti come una rivelazione del cielo; e a breve distanza dal luogo, dove fu trovato il simulacro, eressero la chiesetta che intitolarono alla Madonna del Bosco, in memoria della sua origine. 
— A questa chiesa accorrevano per devozione i pastori tutti delle terre vicine; i quali poco per volta fabbricarono intorno ad essa le loro abitazioni.
Divenuto villaggio quel gruppo di casette, divenne per conseguenza parrocchia quella piccola chiesa, cui si diede il nuovo titolo di Nostra Donna del Popolo, per significare forse la nuova popolazione colà formata.
É questa una mia particolare opinione, e poco mi discosto da certi scrittori favolosi: — questi sono di parere che il villaggio fece la chiesa — io credo invece che la chiesa fece il villaggio! 
— Il lettore, però, farebbe opera santa a non credere a me, né a questi signori>>! 
— <<... esposte al lettore le principali opinioni degli antichi, riguardo alle prime origini della nostra città, daremo ora un cenno delle più verosimili, accettate dagli storici moderni>>. 
— Fra gli antichi dipartimenti del Regno di Logudoro era pur quello di Fluminaria, così chiamato perché tre fiumi erano i suoi naturali confini, il fiume Turritano, il rio di Mascari e una parte del rio di Ottava.
Pare che Sassari fosse Capoluogo di questa curatoria; certo è che nel secolo XIII era il paese più cospicuo di quella regione, perché fortificato da un castello di cui è cenno nelle carte camaldolesi di quell'epoca, nelle quali, come già dicemmo, trovasi menzionato il Castrum Sassaris, e qualche volta Castrum Saxi, abbreviazione del nome della nostra città.
<<... E assai probabile che i Giudici della città di quando non risiedevano in Ardara (dove avevano una Reggia) abitassero nel Castello di Sassari, dove passavano la stagione estiva. 
— Che gli abitami di Torres si ritirassero più volte a Sassari per liberarsi dalle vessazioni e molestie dei Vandali, verso gli anni 440 di Cristo, lo leggiamo in molti libri antichi, specialmente di autori che parlano dei nostri Santi martiri.
Sassari intanto saliva in fama — mentre la città di Torres decadeva ogni giorno a vista d'occhio. La posizione di Sassari era una delle più belle, e per ricchezza di vegetazione, e per abbondanza di acque, e per eccellenza di clima; per questo motivo le vicine popolazioni, poco per volta, disertarono dai loro paesi per stabilirsi a Sassari; e quando il Giudicato di Torres venne meno per la morte di Michele Zanche, che chiuse la serie dei Regoli del Logudoro, la maggior parte della popolazione di quella superba metropoli emigrò a Sassari; però noi vediamo di punto in bianco sorgere la nostra città cosi ricca di abitanti, che nel 1278 Dorgodorio, Arcivescovo di Torres, la divise nelle cinque parrocchie che esistono tuttora.
Torres, nei tempi antichissimi, era la seconda città ragguardevole dell'Isola, si diceva fondata dai Betulonesi, o Turrenos nel 1216 della Creazione del mondo — e secondo altri da Ercole il Libico, o Libisonis.
Certo è che Torres era ancora in piedi nel Medio Evo, ma ha subito tante e tali peripezie lasciando traccia della sua passata grandezza.
Un tempo però vantava superbi templi, sontuosi edifici, acquedotti, basiliche, e persino un Campidoglio. 
Non solo era colonia romana, ma fu elevata dall'imperatore Trajano all'onore di municipio. — Lo dice Spano.
Sassari, dunque, non è che una figlia dell'antica Torres, come oggi Torres può chiamarsi una figlia della moderna Sassari>>. 
— <<... dopo i disparati pareri emessi dai diversi storici, noi ci troviamo sempre punto e a capo; ne sappiamo meno di prima>>. 
<<... tutti gli autori dei moderni dizionari geografici continuano a scrivere a fianco della parola "Sassari", città d'origine incerta; e ciò in grazia degli storici, i quali sono come i pesci — uno divora l'altro. Ci siamo perduti nel 1230; o, per dirla con una frase efficacissima, la nostra storia si è affogata in un bicchier d'acqua>>.
<<... lasciando gli storici tutti, in parte antichi o moderni, ci nasce spontanea una domanda: — non è mai esistita una Sassari fenicia, una Sassari cartaginese, una Sassari originale romana? 
— Io credo di sì— e non sono lontano dal credere che la città di Sassari si sia ingrandita moltiplicandosi per virtù propria, senza il bisogno di prendere a prestito, o ricorrere ai moltiplicandi o ai moltiplicatori di Torres.
Il motivo che indusse Dorgodorio nel 1278 a dividere la città di Sassari in cinque parrocchie, fu, che il popolo era talmente cresciuto e la città così estesa che ben difficilmente si poteva accedere, massime d'inverno, all'unica parrocchia, che era quella di San Nicolò; e per battezzarsi, e per chiedere la Curia, si doveva far ressa alla porta di chiesa, come oggi alla porta del teatro quando vi è uno spettacolo straordinario.
La città di Sassari non si è formata in una notte; e non è improbabile che essa fosse un'antica città, venuta su poco a poco senza il concorso dei Turritani. 
Che esistesse una Sassari romana contemporanea di Torres è innegabile; la questione sarà del solo nome di battesimo, che s'ignora. E per avvalorare questa notizia, non vi ha bisogno dell'autorità degli storici; basta la presenza di non pochi nuraghi quasi alle porte della città. L'origine di Sassari è sottoterra, e bisognerebbe scavarla>>. 
<<... pochi anni or sono, piantando una nuova vigna nella regione denominata, Li Troni, Li Bombi e Tanca di Monsignori, in sul principiare del prato, si trovò una necropoli. Si rinvennero molte monete romane, fra le quali una di Alessandro Severo, acquistata dall'amico P. Placido Bettinali, valente dilettante di archeologia e raccoglitore di oggetti antichi>>. 
<<... in altra vigna, nella stessa regione, negli architravi della porta del caseggiato, sono due bellissimi bassorilievi di marmo i quali dimostrano chiaramente che sono i frontoni di due sarcofaghi romani trovati nello scavare le fondamenta della casa dei poprietari>>.
<<... una moneta di Augusto con l'iscrizione Providenzia, fu data al Bettinali dal maestro elementare Antonio Sassu, il quale la trovò scavando un pozzo in un suo predio nel Fossu di la Nozzi al di là del colle dei Cappuccini>>.
<<... presso la chiesa di San Biagio, nel costruire la stazione della ferrovia, fu scoperta una tomba nella quale si trovò un unguentario in terra cotta e, una moneta ossidata, e quindi illeggibile; dal taglio però si può conoscere essere dei successori di Costantino, una moneta di Arcadio si rinvenne scavando nella regione di Monte Oro>>.
<<... l'avvocato Cocco Lopez nel suo predio di Lu Regnu, ha rinvenuto, a più di un metro di profondità, alcune monete romane, fra cui una di Galba. Verso la Porta di Sant'Antonio, in un orto, dietro la chiesa dei Serviti, vi sono gli avanzi di un bellissimo acquedotto romano, di cui si vedono intatti alcuni archi. Varie monete e alcuni oggetti della bellissima raccolta di antichità del canonico Don Luigi Sciavo, furono pure trovate nelle vicinanze di Sassari>>.
<<... non bastano dunque questi fatti per dedurne, che anche noi possiamo aspirare alla gloria oggi ambita da tutte le città del mondo di passeggiare, cioè, sulla polvere dei Romani? E sotto i nostri Romani, chi lo sa? Non possono anche dormire i Fenici? 
— Si accerta che nella regione Crabolazi (forse corruzione di Tilulazi) alcuni contadini, intenti a scavare, trovarono una specie di nicchia in pietra. Credendo di aver trovato un tesoro inaspettato, ruppe colle vanghe il ripostiglio e vi trovarono un rotolo di piombo in lamine, sul quale erano incisi strani e curiosi caratteri, come dissero quei contadini. 
Indignati del disinganno, essi fusero quel piombo per farne palle da fucili. 
Quei fogli non potrebbero forse appartenere ai Fenici, agli Iberi, o ad altri popoli antichissimi?
<<... ora, riepilogando: Essendo figli dell'antica Torres, abbiamo noi nelle vene un po' di sangue romano? 
— Io credo poco alla virtù del sangue, perché, se i Sardi si dovessero studiare per virtù dei
lombi, nessuna nazione al mondo potrebbe vantare mescolanze più assortite di umori.
Fenici, Galli, Greci, Cartaginesi, Vandali, Pisani, Genovesi, Spagnoli e, chi lo sa? Anche Tartari, ognuno avrà recato la sua stilla di sangue all'Isola; perché l'uomo, a qualunque razza appartenga, è nato per amare, e non sempre la donna fa le analisi del sangue prima di concedere un sorriso ed un bacio al suo amante>>.
Terminiamo il racconto di Enrico Costa e come scrisse lui, lasciamo il lettore a trarne le conseguenze. 
Com'è incerta la data di nascita della città di Sassari incerta è l'origine e il significato del nome. 
Estraiamo un'altra tesi di un altro storico, il professor Massimo Pittau uno degli esponenti più importanti della storia della Sardegna che nel libro I toponimi della Sardegna – Significato e origine, (Editrice Democratica Sarda) scriveva che:
<<... in documenti medioevali, a iniziare da uno del 1131 e in numerosi altri successivi, come negli Statuti della Repubblica di Sassari il toponimo ricorre nella forma di Sassari, Sassaris, Sassaro, Sasser, Sacer, in altri documenti antichi, il toponimo ricorre come Thathari e in un documento dell'anno 1135 come Thathar.       Ciò premesso, segnalo che il nostro toponimo corrisponde all’appellativo sássari, sátzari, sátzeri; perda 'e sássari, perda 'e sassu (ciottoli di fiume per fare il selciato) nome molto probabilmente di origine Etrusca perché in Toscana (territorio principale della patria degli etruschi) esistono nomi quasi simili come Sassera e Sassina. Pertanto s'intravede che l’appellativo esisteva già in Sardegna, nella lingua sardiana o protosarda, prima che i Romani vi portassero il loro saxum (sasso- ciottolo). Il toponimo Sassar (i)/Thathar (i) dunque in origine probabilmente significava ciottoli, sassi. Inoltre è ovvio ritenere che i primi insediamenti umani nella zona siano avvenuti nelle numerose vallette che circondano la città odierna, valli ricche di sorgenti costituite da fertili fondovalle attraversati da piccoli corsi d’acqua, vallette dove si trovano ancora i resti di abitazioni primitive scavate nella roccia calcarea delle pareti. Ebbene è verosimile che Sassari abbia derivato il suo nome dai “ciottoli” di quei piccoli corsi d’acqua, adoperati poi per fare i selciati, oppure proprio da quelle abitazioni intese nello stesso modo dei “Sassi” che hanno resa famosa la città di Matera; denominazione che sarà stata preceduta da quella precedente di «abitazioni di sasso».                                                                                    La matrice sardiana o nuragica del toponimo Sássar (i) è confermata dal fatto che il sito in cui l'odierno centro abitato è sorto, è circondato da nuraghi e da non poche domos de Janas, le tombe rupestri di epoca nuragica e pure prenuragica. Questo fatto ci assicura che Sassari non è nata, come comunemente si crede e si dice, soltanto in epoca medioevale, bensì è molto più antica, tanto che affonda le sue radici quasi certamente in età prenuragica.                                                                  D'altra parte uno stanziamento umano esisteva già in epoca romana, come dimostra il fatto che i Romani vi hanno costruito l'acquedotto che portava l'acqua dall'Eba Ciara a Turris Libisonis (Porto Torres) e il fatto che vi passava la strada romana che andava da Caralis a Turris Libisonis.                         
Di questa strada esistono le seguenti prove: 
1ª) Un cippo miliario romano rinvenuto all'inizio della Scala di Ciogga, in Badd’'e Olia; 2ª) Il vicino ponte romano che sta poco a monte di quello odierno nella stessa Badd’'e Olia; 
3ª) La denominazione e la struttura rettilinea e la relativa larghezza della via Turritana, che costituisce una piccola sezione dell'antica strada romana; 
4ª) Un cippo, rinvenuto in piazza Tola, che menziona M. Calpurnius Caelianus, prefetto della provincia sarda nel 253-257 d. C. e ricordato in cippi miliari come restauratore della citata Strada Caralis-Turris.                                                                                                                                             
Sempre in epoca romana Sassari aveva una certa importanza anche perché nel suo sito passava una strada che andava da Tibula (Castelsardo) a Carbia, presso Alghero.                 
E in proposito si deve ricordare che anche Sassari faceva parte della curatoria medioevale della Romangia (dal lat. Romania)>>. 
Terminiamo questo capitolo lasciando al lettore la curiosità di altre ricerche perchè la storia di Sassari è fantastica.



Una vecchia piantina di Sassari in una illustrazione di Francisco Carmona del 1631

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Sotto i link delle paggine collegate cliccare per leggere.
Villaggi della Sassari Medievale
Sassari pisana

Gli Statuti Sassaresi (prima parte)
Gli Statuti Sassaresi (seconda parte)
Gli Statuti Sassaresi (terza parte)
Gli Statuti Sassaresi (quarta parte)






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