Sassari spagnola-Associazione la Settima

Sassari spagnola


Sassari spagnola (dal 1479 al 1713 - dal 1718 al 1720)

 

Questo è un periodo di transizione che porterà dalla fine del Medioevo all'inizio dell'Evo Moderno.

Secondo le convenzioni storiche il Medioevo inizia dalla caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476 d.C. e finisce quando Cristoforo Colombo salpando da Palos de la Frontera sostenuto finanziariamente da Isabella di Castiglia, arriva in America il 12 ottobre del 1492.

Secondo alcuni storici il Medioevo finisce con la caduta dell'Impero romano d'Oriente nel 1453.

Col matrimonio di Ferdinando II di Aragona detto il Cattolico che nel 1469 sposò Isabella di Castiglia, si unirono due regni anche se quello di Aragona e quello di Castiglia rimanevano distinti, formalmente erano già considerati come regno di Spagna.

Sarà dopo la morte di Isabella e poi di Ferdinando che i due regni si unificheranno realmente creando il regno di Spagna.

Sassari e l'intera Sardegna già sotto la Corona d'Aragona, divenne spagnola, per i sassaresi non cambiò sostanzialmente nulla, gradatamente la lingua catalana fu sostituita da quella castigliana e il Regnum Sardiniae et Corsicae divenne semplicemente Regno di Sardegna perché si staccò definitivamente dalla Corsica che rimase ancora sotto l'influenza genovese.

La scoperta del Nuovo Mondo da parte di Cristoforo Colombo nel 1492 la Corona spagnola alla luce dei nuovi interessi commerciali con le terre oltre oceano che le garantivano ricchezze abbandonò progressivamente l'isola lasciandola in mano ai viceré spagnoli.

In seguito, il lento disimpegno anche da parte dei viceré ha generato corruzione e guerre tra i vari potentati (feudi) che riuscirono a controllare in modo autonomo il territorio imponendo tasse e depredando tutto quello che il popolo produceva.

Il Regno di Spagna

Isabella di Castiglia morì nel 1504, Ferdinando II nel 1516. 
Dopo la morte di Isabella e di Ferdinando, tutti i loro beni vanno alla figlia Giovanna. Castiglia e Aragona da questo momento hanno un solo sovrano diventando, di fatto, un unico regno, il regno di Spagna.

Giovanna sposa Filippo d'Asburgo detto il Bello, da questo matrimonio inizia il regno del casato degli Asburgo.

Alla morte di Giovanna di Castiglia conosciuta come Giovanna la Pazza erede al trono fu il giovane figlio Carlo I che nonostante la giovanissima età si trovò dopo la morte del padre Filippo d'Asburgo a essere il più potente sovrano d'Europa.

Carlo, all'età di soli sei anni, si trova a essere l'erede non solo dei beni di Castiglia e d'Aragona, ricevuti dalla madre, ma anche di quelli d'Austria e di Borgogna, ricevuti in eredità dai nonni paterni.

A sedici anni eredita con il nome di Carlo I di Spagna il regno di Castiglia, di Leon e tutte le colonie americane.

Da sua nonna Maria di Borgogna eredita le Fiandre (una delle tre regioni che compongono l'odierno Belgio), la contea d'Artois in Francia, la Franca Contea (un'antica provincia francese).

Dal nonno materno Ferdinando II d’Aragona eredita la Catalogna, i regni di Napoli, di Navarra (un'altra regione a nord della Spagna), il regno di Sardegna e di Sicilia.

Quando poi, nel 1519, muore l’imperatore Massimiliano I d’Asburgo suo nonno paterno, eredita i paesi austriaci, la Boemia, l’Ungheria e diviene imperatore del Sacro Romano Impero Germanico con il nome di Carlo V d'Asburgo.

Il suo impero era talmente grande ed esteso su più continenti che le fu attribuito il detto: Sul suo regno non tramontava mai il sole.

                                                                                                 

Sotto il governo di Carlo I si susseguono guerre e conflitti, contro i francesi, gli ottomani e i tedeschi.

Nel 1527 Sassari fu occupata dai francesi dopo una battaglia che vide soccombere i sassaresi in una vera carneficina, il comandante delle truppe francesi ordinò di mettere a ferro e fuoco la città, ci furono fatti di sangue, oltraggi e violenze alle donne, saccheggi e incendi come quello al Palazzo comunale, dove fu distrutto tutto l'archivio storico della città.

L'occupazione della città durò circa un mese sin quando le truppe del Governatore del Logudoro riuscirono a bloccare le quattro porte della città costringendo i francesi ad arrendersi. Purtroppo nel 1527 le truppe francesi portarono anche la peste e Sassari fu colpita dall'ennesima epidemia, morirono migliaia di persone.

Durante il regno di Carlo I si susseguono battaglie contro i pirati ottomani che volevano invadere la Sardegna.

Carlo I abdicò nel 1556 a lui succede come erede al trono della corona spagnola l'unico figlio maschio sopravvissuto, Filippo II d'Asburgo noto anche come Filippo II di Spagna detto Il Prudente.

Nel 1571 re Filippo II ordina di costruire sui litorali della Sardegna delle torri di guardia contro l'invasione degli ottomani, con il tempo si costruirono centocinque torri, ancora oggi la costa è conosciuta come "La costa delle 100 torri".

Nel 1581 per far fronte alle spese di costruzione, manutenzione e presidio s'istituisce la "Reale Amministrazione delle torri", in questo modo aumentarono i dazi per l'esportazione di cuoio, formaggi e lana.

In pratica furono pagate interamente dal popolo con le tasse.

Le torri continuarono a essere degli avamposti militari, sino trattato di Vienna del 1815, dove s'impose agli stati barbareschi l'abolizione della tratta degli schiavi.

Furono smilitarizzate completamente nel 1867 quando nacque il Regno d'Italia.

Filippo I muore nel 1598 dopo una pesante sconfitta militare per opera della flotta inglese.

Nel 1598 succede al trono di Spagna e re di Sardegna Filippo II che regnerà sino alla morte avvenuta nel 1621.

Durante il regno di Filippo II s'iniziò e si sviluppò la coltivazione degli alberi d'oliva per la produzione dell'olio, nel 1624 si emanava una disposizione che obbligava i proprietari dei terreni dove c'erano olivastri a innestarne almeno dieci l'anno, pena una multa di quaranta soldi.

Si concedevano i terreni a chi avesse innestato gli alberi con l'obbligo di costruire un mulino dove vi fossero almeno cinquecento alberi anche se ancora olivastri oppure se si recintava l'oliveto separandolo dal terreno pascolativo.

Dalla Spagna giunsero delle persone specializzate per insegnare la pratica dell'innesto ai sassaresi. In Sardegna come in altre parti per alimentare le lampade si usava il grasso animale e l'olio estratto dal lentischio.

Filippo II regnò sino al 1665.

Alla sua morte gli succede il figlio Carlo con il nome di Carlo II di Spagna, durante il suo regno si manifestano degli scontri tra i nobili nati in Sardegna che pretendono di avere loro le alte cariche istituzionali e non persone imposte da altri paesi.

Carlo II muore nel 1700 senza lasciare eredi, per suo volere testamentario fu nominato re di Spagna Filippo di Borbone nipote di una sorella, prese il nome di Filippo V, questa nomina è stata ritenuta in contrapposizione con altri pretendenti al trono come Carlo Arciduca d'Austria che vantava diritti di successione.

Il fatto è che Filippo V oltre ad essere re di Spagna era anche il nipote del re di Francia Luigi XIV, le altre monarchie d'Europa non videro di buon occhio questa nomina e temendo che Filippo V potesse unire le due corone quella di Spagna e di Francia, diventando una grande potenza, l'Inghilterra, l'Olanda, l'Austria e i Savoia si alleano.

Carlo d'Asburgo si stabilisce a Barcellona e nel 1703 si fa nominare re di Spagna con il nome di Carlo III, la sua nomina è accettata dai            catalani /aragonesi in contrapposizione con Filippo V re di Spagna.

Alla luce di questi avvenimenti, anche in Sardegna ci furono due fazioni favorevoli per l'uno o per l'altro, una fazione che finalmente vedeva l'occasione di cacciare gli spagnoli e un'altra fazione che non voleva perdere privilegi acquisiti negli anni.

Nel 1708 fu conquistata Cagliari dopo una sanguinosa battaglia, il vincitore Carlo III imperatore d'Austria e re catalano/aragonese nomina viceré un suo fiduciario, si stava preparando all'invasione e alla conquista dell'isola.

Invano si tentò una controffensiva.

L'isola divenne austriaca ufficialmente dal 1713, sino a quando con un nuovo trattato la cedette ai Savoia.

Proprio durante l'occupazione degli austriaci s'impose a Sassari la gabella che imponeva a chiunque di vendere o acquistare il tabacco solamente quello messo in commercio dalla reale gabella, s'imponeva il monopolio.

Per contrastare queste disposizioni ci fu una rivolta popolare che terminò quando le truppe regie piazzarono i loro cannoni davanti alle mura della città.

Nel 1713 fu firmato un trattato, dove si stabiliva che Filippo V poteva continuare a essere re di Spagna, cedendo però parte dei territori del suo regno, Minorca e Gibilterra alla Gran Bretagna, il regno di Napoli, i Paesi Bassi, il Ducato di Milano e la Sardegna agli Asburgo, la Sicilia e una parte del milanese ai Savoia.

Filippo V di Spagna, non accetta il trattato e con una spedizione militare occupa la Sardegna e la Sicilia.

Nel 1717 con una spedizione militare navale e un esercito di uomini, arriva a Porto Torres, i sassaresi impauriti si arresero, Sassari tornò sotto il controllo spagnolo.

Quest'occupazione durò solamente meno di tre anni, nel 1718 fu firmato a Londra un nuovo patto di pace, dove si stabiliva che la Sardegna anziché la Sicilia fosse data ai Savoia.

Quest'accordo fu ratificato all'Aja l'otto agosto del 1720, contro la loro volontà, i Savoia dovettero dopo solo sei anni abbandonare la Sicilia per prendere possesso della Sardegna.

Da quella data, tutti gli stati appartenenti ai Savoia costituirono insieme all'isola, gli Stati del Re di Sardegna.

Stava per iniziare l'epoca dei piemontesi che porterà in seguito all'Unità d'Italia.

Sassari e la dominazione Spagnola 
I quasi quattrocento anni di dominazione catalano/aragonese e spagnola, hanno lasciato tracce durature per tanti decenni sia tra la nobiltà sia tra il popolino.

Anche la lingua sarda subì l'influenza dello spagnolo, ancora oggi presente in molte parole nel dialetto sardo e in quello sassarese.

Anche i cosi detti "costumi sardi tradizionali"che vediamo ancora oggi sfilare nelle varie feste e sagre popolari, tipo "la Cavalcata sarda" riflettono in qualche modo dell'influenza e delle tradizioni dei paesi che hanno conquistato la Sardegna, il "costume" di Alghero è un esempio tipico della cultura spagnola senza considerare il dialetto algherese che rispecchia il catalano antico.

Un altro esempio di testimonianza della dominazione spagnola è l'architettura che si diffuse nelle città e nei villaggi, quella di ornare i balconi e le finestre con motivi decorativi e ringhiere di ferro battuto.

Anche l'architettura delle chiese si adegua alla nuova tendenza e al nuovo stile, molte chiese sono rifatte e abbellite con fregi e decorazioni scolpiti da maestri scalpellini come la facciata della chiesa di Sassari San Nicola duomo della città restaurata nel 1686.

Purtroppo molti settori sono lentamente abbandonati dalla Corona spagnola per via dei nuovi interessi commerciali oltre oceano, questo fatto permise ai signori feudatari di inasprire le lotte tra di loro per il controllo del territorio complici i viceré spagnoli corrotti e incuranti della situazione.

Pian piano non si riconosceva più la loro autorità, i feudatari imponevano gabelle e tasse depredando ciò che si produceva.

Ad aggravare una situazione economica già provata, responsabile il disimpegno e l'abbandono della Sardegna da parte della corona, nel periodo spagnolo/aragonese si aggiungono oltre alle epidemie di peste, di colera e della malaria mai debellata, le continue invasioni dei pirati ottomani che portavano terrore e distruzione nei paesi rivieraschi.

Per questo motivo nasceva nel territorio senza controllo il banditismo e una nuova figura, l'abigeatario.

Squadre di malviventi si aggiravano nelle campagne imponendo tributi e razziando bestiame, chi si opponeva di solito era punito con la morte.

Nel 1492 fu espulsa da Sassari e dai tutti i domini spagnoli, la comunità ebraica.

Questa comunità era presente a Sassari già dal 1345 verso San Nicola vicino alla cinta muraria nell'odierna Discesa Santa Croce.

Nel 1381 acquistarono una casa e più tardi la adibirono a sinagoga. Quando furono cacciati dalla città la sinagoga venne demolita e in quel terreno nel 1596 nacque un ospedale e la chiesa Santa Croce.

Nel 1527 Sassari venne colpita da un'ennesima epidemia di peste, questa volta furono le truppe francesi a portala. La città per questa peste s'invocò con una processione a San Sebastiano che all'epoca in suo nome era un'antica chiesa di campagna fuori le mura nell'odierna via Roma dove in seguito nel 1871 fu costruito il carcere che prese il nome di San Sebastiano il quale sostituì l'antico carcere di San Leonardo esistente tra piazza Tola, vicolo San Leonardo e via Carmelo.

Miracolosamente la peste cessò per cui ogni anno in ricorrenza della festività di quel santo si svolgeva la processione con le autorità religiose e civili. La chiesetta di San Sebastiano era detta anche chiesa degli Inquisitori.

Nel 1550 la chiesa del San Sepolcro (in piazza Duomo) fu ceduta alla Confraternita Orazione e Morte, in seguito la chiesa divenne San Giacomo perché all'interno c'era una cappella in onore di questo santo protettore della Confraternita. Anticamente aveva anche il nome di Canonica perché nelle vicinanze abitavano in clausura i canonici della Cattedrale.

La Confraternita dell’Orazione e Morte fu fondata in Sassari da alcuni devoti Cavalieri e Dame. Avevano diritto di essere confratelli e consorelle soltanto i nobili di nascita o per matrimonio. Al tempo in cui a Sassari c'erano le forche come pena capitale, gli aderenti alla Confraternita accompagnavano i condannati al patibolo, provvedevano alla loro sepoltura e davano assistenza ai familiari dei condannati.

Ancora oggi l'Arciconfraternita partecipa alla Settimana Santa.

La divisa dei Confratelli è una veste nera col cappuccio, sulle mani dei guanti gialli.

Alcuni membri dell'Arciconfraternita sono anche Cavalieri e Dame dell'Ordine di Malta.

Dal 1580 la Compagnia di Gesù (gesuiti) inizia la costruzione della chiesa Gesù Maria inaugurata nel 1609 questa chiesa dal 1853 assunse il nome di Santa Caterina quando venne demolita la chiesa in piazza Azuni.

Le origini della Confraternita dei Misteri sono legate alla presenza dei Gesuiti nella Chiesa di Gesù Maria (oggi Santa Caterina). Da quella Chiesa il Martedì Santo usciva la Processione dei Misteri, sin quando vennero cacciati dalla città i gesuiti nel 1848.

Dopo diverse liti sulla paternità dei simulacri antichi donati dalla nobildonna Maddalena Salvagnolo nel 1686, l'ultima processione dei Misteri si fece nel 1870.

Nel 1901 i simulacri furono rifatti a spese dei Congregati, e l'antica processione del XV secolo, riprese con partenza dalla Chiesa delle Monache Cappuccine.

La Confraternita è stata ricostituita nel 1932. L’abito è un saio color viola.

Oggi i simulacri sono trasportati dai membri dell'Arciconfraternita per i vicoli del centro storico e durante il percorso sostano in sette chiese che partendo dalle Monache Cappuccine nell'ordine sono: San Giacomo, San Nicola, Sant'Apollinare, Sant'Antonio, Santissima Trinità, Madonna del Rosario, Sant'Andrea e rientro alla Monache Cappuccine.

I simulacri trasportati dalla Congregazione dei misteri sono: Gesù nell’orto, Cristo Flagellato con le mani legate, l’Ecce Homo con la corona di spine e il manto rosso, Gesù che porta la croce, la Maddalena, la Cattura, il baldacchino del Cristo in croce e la Madonna dei sette dolori.

Accompagnata dalla banda musicale la processione, è aperta da un confratello che suona il tamburo, seguito da altri confratelli che hanno il compito di guidare la schiera dei fedeli e che tengono in mano lu rocciu, un bastone alto due metri con una croce d’argento fissata sulla sommità, A seguire li andadori che tengono in ordine la processione.

A precedere le statue vi è un confratello con il volto coperto, detto lu babarrottu, che porta una croce avvolta da una stola bianca, scortato da due ragazzini che reggono delle candele.

Nel 1597/98 fu costruito il palazzo delle Frumentaria nell'odierna via delle Muraglie confinante con via Rosello. Un secondo fabbricato identico al primo le fu affiancato nel 1606/7. Questo palazzo servì come deposito del grano che si rinnovava ogni anno da utilizzare in caso di carestie o guerre.

Come deposito fu utilizzato sino al 1833, in seguito come Caserma Nazionale (1852), come falegnameria dei Clemente (dal 1880), come scuola elementare e altro.

Attualmente, i locali sono adibiti manifestazioni culturali.

Dal 1602 al 1606 fu riedificata la chiesa rurale di San Sebastiano nell'odierna via Roma con annesso un piccolo convento.

Fu in questa chiesa che la città fece il Voto per la peste del 1652 che si dimostrò molto più violenta di quella del 1527. La città si invocò questa volta alla Vergine Assunta e in suo onore il Municipio fece il voto solenne di una processione da tenersi proprio nel giorno che cessò l'epidemia il 14 agosto, nacque la tradizione di Candelieri.

In questa chiesa fuori le mura si stabilirono i frati Domenicani per poi trasferirsi nella chiesa della Madonna del Rosario allargando il convento e la chiesa esistente nel 1632. Portarono dall'antico convento la statua di San Sebastiano.

Nel 1605/1606 è abbellita la Fontana di Rosello con le quattro torri simbolo della città e una torre centrale con il simbolo di Aragona.

Nel 1611 fu fondato il Colleggio Convitto Canopoleno dal gesuita e arcivescovo di Oristano Antonio Canopolo. Fu Canopolo che portò a Sassari la prima tipografia gestita dai Padri Gesuiti nel loro convento.

Tra il 1611 e il 1651 fu costruito il palazzo dell'Università come Collegio Massimo di San Giuseppe o Studio Generale dei Gesuiti.

A Sassari dal 1652 iniziavano le lezioni del Colegio de estudio general voluto dal sassarese Alessio Fontana che lasciò dopo la morte tutti i suoi beni per l'istituzione della scuola affidandone la gestione ai gesuiti, un ordine religioso presente in città dal 1559 titolari della chiesa Gesù Maria (l'attuale chiesa di Santa Caterina dopo che venne abbattuta quella esistente in piazza Azuni).

In seguito dell'espandersi dello Studio Generale, nel 1617 acquisì il titolo di Università Regia sarda (Universidad). Nell'Università nasce la prima Biblioteca Comunale per diventare in seguito Regia Biblioteca.

Nel 1612 Fu creata l'attuale piazza Tola (chiamata all'epoca Plaza major) demolendo il vecchio tribunale e alcune case. In questa piazza esisteva già da tempo il Palazzo del barone d'Usini don Giacomo Manca che nel1577 fu riedificato. All'epoca questo palazzo confinava con il palazzo dell'Annona che aveva due facciate a portici, una facciata verso l'odierna piazza Tola e l'altra allo slargo che conduceva all'odierno corso Vittorio Emanuele, (lo slargo è l'odierna via Cesare Battisti). A fianco di questo palazzo prima di imboccare lo slargo c'era l'ingresso delle vecchie carceri di San Leonardo. Nei due portici del palazzo, c'erano le vecchie misure per granaglie chiamate "Carra", una grande (Carra Manna) e una piccola (Carra Pizzinna) che al tempo degli statuti servivano per l'acquisto all'ingrosso e alla minuta di cereali e legumi. Per questo motivo, sino a qualche anno fa piazza Tola era conosciuta come Carra Grande e via Cesare Battisti come Carra Pizzinna (o Piccola)

In piazza Tola durante il periodo dell'inquisizione si eseguivano le condanne a morte e nel XVII secolo ha ospitato un mercato. Negli anni sessanta/settanta del Millenovecento la piazza era il cuore pulsante della città con le famose "bancarelle".

Il palazzo d'Usini fu acquistato dall'Amministrazione Comunale durante il governo Piemontese e divenne sede della Casa Comunale dal 1879 al 1900, in seguito ospitò gli Uffici delle Prefettura, una scuola e uffici. Oggi è sede della biblioteca comunale.

In piazza Tola oltre allo storico palazzo D'Usini si affacciano diversi palazzi d'epoca appartenuti all'aristocrazia sassarese, palazzo Tola, palazzo Quesada, palazzo Nigra, casa Ferrà e palazzo Artea (Mella). Al centro della piazza dal 1903 c'è la statua di Pasquale Tola.

Nel 1614 nasce l'Arciconfraternita dei Servi di Maria, in seno all’Ordine Religioso dei Servi di Maria. Ha cappella propria nella Chiesa di Sant’Antonio Abate, rimanenza dell’antica chiesa che sorgeva prima della ricostruzione avvenuta nel 1700. Dedicata alla Madonna Addolorata organizza la processione del Venerdì Santo la mattina.

L’abito è bianco con scapolare nero sul petto.

Nel 1616 i Gesuiti stampano per la prima volta a Sassari un libro.

Questa antica tipografia probabilmente è stata la prima che funzionò a Sassari, fu portata dal Gesuita Antonio Canopolo il fondatore del Convitto Canopoleno.

Il primo opuscolo che si stampò in lingua castigliana era dedicato a San Gavino, Proto e Gianuario i tre martiri turritani. Da quella data in poi a Sassari, nasceranno altre tipografie di cui parleremo in seguito.

Nel 1621 a Filippo II succedette il figlio Filippo III di Spagna.

Anche durante il regno di Filippo III un'altra epidemia di peste, altre nuove guerre, contro i pirati ottomani che sbarcano nel sassarese devastando Porto Torres e Sorso, e contro l'esercito francese che tenta un'altra invasione.

Nel 1632 fu ricostruita la chiesa della Madonna del Rosario per opera dei frati Domenicani. Nasceva anche la Confraternita del Rosario.

Quando l'edificio del convento fu dato per l'Orfanotrofio, i frati e la Confraternita andarono a Sant'Agostino.

Nel 1637 fu iniziata la costruzione della chiesa e del convento di Nostra Signora del Carmine (intra muros). Il progetto originario prevedeva che questa chiesa doveva essere una cappella annessa al convento dei Carmelitani. Sino al 1765, Sassari ebbe due chiese dedicate a questa Madonna, quella verso piazza d'Armi chiamata il Carmine vecchio dove si eseguivano le pene capitali e questa. Oggi si entra nella chiesa del Carmelo tramite un portico che dopo l'abbattimento di un pezzo di muraglia mise in comunicazione la città vecchia con il nuovo quartiere di Cappuccini.

Dal 1648 s'inizia la costruzione della chiesa di Sant'Andrea (al Corso Vittorio Emanuele II) questa chiesa fu voluta e finanziata dal medico Andrea Vico Guidoni di origine corsa.

Per vari motivi (compresa l'epidemia di peste), la costruzione non terminò che dopo cinquant'anni, in ricordo del suo fondatore fu dato il nome di Sant'Andrea. La chiesa fu donata alla Confraternita del Santissimo Sacramento fondata il giorno di San Lorenzo.

L’abito della Confraternita è un saio bianco con mantellina rossa e partecipa alle processioni della Settimana Santa. Organizza al mercoledì la processione dell'Addolorata che parte dalla chiesa di Sant'Andrea per raggiungere con il simulacro della Madonna Addolorata e Gesù in croce, le chiese di San Giacomo e San Nicola.

Nel 1651 un violento incendio distrusse la chiesa di Sant'Apollinare in quel momento in fase di ristrutturazione, le parti lignee della chiesa furono completamente carbonizzate, si salvò miracolosamente una parte del Crocefisso ligneo che era sull'altare maggiore. Questo Crocefisso restaurato è considerato un'icona miracolosa tanto è che ancora oggi la chiesa si chiama anche del Santissimo Crocefisso.

Nel 1652 fu fatta promessa alla Vergine Assunta di salvare la città dalla peste, la tradizione vuole che da quella promessa nasca l'origine della discesa dei candelieri.

In questa epidemia molto più violenta di quella che scoppiò nel 1527, morirono 22.000 persone. La città fece il Voto alla Madonna dell'Assunta nella chiesa di San Sebastiano una piccola chiesa rurale che non esiste più nell'attuale via Roma, all'epoca era la chiesa degli inquisitori.

Nel 1670 a Sassari quando arrivarono dalla Spagna le Clarisse Cappuccine ricevettero l'autorizzazione di edificare una chiesa con annesso convento consacrata nel 1692.

Oggi è l'unico monastero ancora esistente fra tutti quelli edificati dentro il perimetro delle vecchie mura. La chiesa è conosciuta come Santa Elisabetta e Delle Monache Cappuccine chiamata anche di Gesù Giuseppe e Maria.

In origine era l'antica chiesetta di San Salvatore, costruita dal medico sassarese Salvatore della Croce, con diritto di patronato (diritti e doveri), concessogli nell'agosto 1668 dall'Arcivescovo di Sassari.

Si dice che la chiesa di S. Salvatore fosse stata riedificata su un'area di una chiesa già esistente, quella di S. Eusebio appartenente alle Monache di Pisa, che l'avevano abbandonata verso il 1295, quando i pisani furono cacciati dai genovesi dalla città.

Nel 1673, fu soppresso l'Ospizio di San Lazzaro o della Vergine del Regno.

Questo era un ospedale che curava i lebbrosi, l'Ospizio era nella località Lu Regnu a poca distanza da San Pietro in Silki dove avevano la residenza ai giudici di Torres durante il Giudicato.

Nel 1686 fu iniziato il restauro della facciata della chiesa di San Nicola.
La prima volta che questa chiesa è citata in uno scritto è nel Condaghe di San Pietro di Silki datato tra il 1113 e il 1127, era citata come "la Plebs Sancti Nicolai de Thathari"era la più importante dell'epoca con annesso un edificio per battesimi (battistero).

Nel 1278 l'arcivescovo Dorgodorio la elevò a parrocchia insieme a Santa Caterina, San Sisto, San Donato e Sant'Apollinare. Nel 1441 divenne Cattedrale. Secondo gli storici, per un periodo fu chiamata anche Madonna del Bosco o del Popolo. Il nome Vergine o Madonna del Bosco deriverebbe dal fatto che: dove si edificò la piccola chiesa (diventata in seguito la cattedrale), in origine c'era un bosco di ginepri in mezzo al quale è stata rinvenuta l'effige della Madonna.

Nella facciata attuale ultimata nel 1715 sono raffigurati oltre i Martiri Turritani , San Nicola, il Padreterno, la Madonna e altri santi della chiesa sarda.

Nel 1690 fu fondato il convento e la chiesa degli Scolopi appartenenti alla congregazione delle Scuole Pie.

Il fine principale dell’ordine era l’educazione e l’istruzione della gioventù.

Chiesa e convento erano nell'odierna via Sebastiano Satta (a fianco del Teatro Civico) che all'epoca si chiamava "contrada dell'Argenteria". Quando nel 1866 si sequestrarono i beni dei religiosi, il comune risultò proprietario di tutto quell'immobile e decise di ingrandirlo per adibirlo a Scuola Tecnica, nel 1874 iniziarono le lezioni come Istituto Tecnico Lamarmora. In tempi recenti è stato adibito a scuole medie. Oggi in quello stabile c'è anche una scuola per l'Infanzia.

La vecchia chiesa degli Scolopi era titolata a San Paolo dal nome del suo fondatore da non confondere con l'altra chiesa San Paolo dove in seguito nei terreni di sua pertinenza si creò il Cimitero.

Tra il 1700 e il 1707 fu ricostruita la chiesa di Sant'Antonio Abate (Sant'Antoni di lu fóggu), da questa chiesa deriva il nome dell'antica porta di sant'Antonio che in precedenza si chiamava di Santu Flasiu (San Biagio) dal nome di un'antica chiesetta rurale abbattuta per far posto all'allargamento della ferrovia. Oggi la chiesa di Sant'Antonio Abate, è più conosciuta come i Servi di Maria dove c'è una cappella dedicata alla Madonna Addolorata già nell'antica chiesa dal 1614.

La Confraternita dei Servi di Maria organizza la Processione del Venerdì Santo di mattina. L’abito è bianco con scapolare nero sul petto.

Nel convento dell'Ordine dei Servi di Maria fu aperta a Sassari in ordine cronologico la terza tipografia per la stampa dei libri.

Come quella precedente nata nel 1616 per merito del Gesuita Antonio Canopolo Arcivescovo di Oristano, questa volta l'iniziativa fu del frate dell'Ordine dei Serviti Giorgio Sogia che divenne in seguito Arcivescovo di Sassari.

Tra il 1708/1717 durante l'occupazione austriaca fu ricostruita l'antica chiesa di San Michele ancora oggi esistente di fronte al Duomo, il vero titolo di questa chiesa è San Gavino perché in quella chiesa c'era la Confraternita dei Bainzini esistente dal 1616 dopo il ritrovamento a Porto Torres dei corpi dei tre Martiri turritani.

Il 1 maggio del 1712 fu inaugurato a Sassari il Seminario Canopoleno originariamente chiamato Casa Professa fondato dall'Arcivescovo d'Oristano Antonio Canopolo nel 1611 nell'attuale piazza Santa Caterina un tempo chiamata Piazzetta Gesù Maria per via della chiesa vicina, in seguito prese il nome dell'antica chiesa Santa Caterina che esisteva in piazza Azuni. Fu riconosciuto come Convitto Nazionale del Regno nel 1852 e dal 1861 divenne il Regio Liceo Classico. Oggi è sede di un Museo d'arte della Pinacoteca Nazionale di Sassari.

Il Canopoleno ancora oggi a Sassari è una scuola di alto livello in via Luna e Sole.
 

Il tribunale dell'Inquisizione.

Nel 1478, il sovrano Ferdinando II di Aragona, dopo un lungo braccio di ferro con il pontefice Sisto IV, crea il supremo Tribunale dell’Inquisizione in Spagna che a differenza dall'Inquisizione creata dalla chiesa che rispondeva al Papa, pretese (e ottenne) che questo tribunale doveva dipendere direttamente dalla Corona spagnola in tutti i territori sotto il suo dominio, quindi anche in Sardegna.

Nel 1480 Fernando e Isabella introducono prima in Castiglia poi nel 1484 in Aragona la Santa Inquisizione.

Nel 1482 fu nominato come inquisitore generale lo spagnolo Tomas de Torquemada religioso priore del convento domenicano e confessore dei sovrani.

Il tribunale dell'Inquisizione fu introdotto in Spagna per meglio controllare il potere della Chiesa pretendendo che questo tribunale rispondesse solo alla Corona e non al Papa.

Con il pretesto di reprimere il dissenso religioso, si colpivano gli oppositori politici a volte confiscando i loro averi a beneficio della Corona.

L'Inquisizione (dal latino "inquisitio" che significa indagine), era uno speciale tribunale ecclesiastico Medievale i cui componenti su delega del Papa e da lui nominati, giudicavano i reati contro la fede chiamati comunemente eresie.

La chiesa già dai primi secoli del cristianesimo aveva iniziato a combattere le dottrine contrarie alla fede, lo spirito era di convincere le persone ad abbracciare la religione cristiana con opere di persuasione pacifiche non imponendo con atti di forza decisioni personali, però a volte si degenerava con la forza, questo capitava spesso tra gli Imperatori e i Re che governavano in Europa.

Molti sovrani dell'epoca emanavano leggi che consideravano il non cristiano e l'eretico come nemico da condannare con pene anche gravi.

La chiesa si adeguò considerando che: se non era possibile risolvere la questione con la persuasione, erano necessarie anche le pene corporali.

Queste conclusioni determinarono la nascita del tribunale della Santa Inquisizione che risale al 1184 con il papa Lucio III e confermato negli anni seguenti dai suoi successori.

Papa Innocenzo IV autorizzò la tortura come strumento di confessione e papa Giovanni XXII utilizzò il tribunale dell'Inquisizione anche contro il reato di stregoneria.

Chi faceva parte del tribunale oltre al clero c'erano anche laici di provata fede.

Gli Inquisitori, processavano gli eretici, determinando la gravità delle loro colpe e stabilendo le pene, in genere spirituali, quando gli eretici si pentivano.

Nel caso che non ci fosse pentimento, c'erano le condanne più o meno gravi sino alla morte.

Anche se notizie sull'Inquisizione in Sardegna risalirebbero al 1285 (secondo alcuni dopo il 1307).

È con gli aragonesi e ancor di più con gli spagnoli, per meglio controllare che da parte delle autorità ecclesiastiche in Sardegna non ci fosse un'ostilità nei loro confronti o il timore che ritornassero al potere persone filo pisane o filo genovesi, fu impedito che nell'isola venissero Vescovi che non fossero scelti tra le persone del clero di Aragona, ben presto i padri superiori dei conventi e le alte cariche isolane furono sostituite da esponenti spagnoli.

Ufficialmente in Sardegna il tribunale fu istituito nel 1492 con la nomina del primo inquisitore del Regno di Sardegna, Sancho Marin, con sede a Cagliari.

La popolazione cagliaritana non fece mistero del suo odio nei confronti del tribunale, soprattutto quando, nel 1562, arrivò don Diego Calvo, che iniziò un'attività dichiaratamente repressiva.

Il nuovo inquisitore alla fine fu costretto a trasferire il tribunale a Sassari, dove si insediò nel 1563 nel Castello aragonese della città.

Nel castello avveniva lo svolgimento del processo, vi era la residenza degli inquisitori, le carceri del Sant'Uffizio, la sala di tortura e quella per i testimoni.

Secondo qualche rapporto ritrovato negli archivi storici, all'interno del castello c'erano delle celle con tavolacci e rudimentali materassi fatti con foglie secche oltre a pochi e miseri arredi.

Nella sala delle udienze era esposta la bandiera dell'Inquisizione spagnola.