Sassari pisana-Associazione la Settima

Sassari pisana

    
Sassari pisana (dal 1276 al 1294)

 

Per capire come Pisa abbia avuto un ruolo decisivo nella città di Sassari e del regno di Torres, bisogna tornare indietro nel tempo, ritornare al periodo che la Sardegna era costantemente sotto l'invasione degli arabi che solamente nel 1021/22 furono sconfitti grazie all'intervento del papa Benedetto VIII che chiese aiuto alle flotte pisane e genovesi.

Le Repubbliche di Pisa e Genova in seguito cercheranno di imporre il suo dominio su tutti e quattro giudicati cercando di nominare giudici fedeli alla loro causa.

Pisa e Genova iniziarono a dominare una gran parte dell'isola, anche se la Chiesa pretendeva che i giudici governassero sotto sua delega.

Dopo la cacciata dei mussulmani e alla nascita dei quattro giudicati, a capo di quello di Torres fu un Gonnario/Comita di stirpe pisana, nel tempo questo giudicato fu teatro di numerose guerre tra pisani e genovesi.

Nel primo secolo e mezzo di vita del giudicato di Torres non fu mai menzionata Sassari il che significa che era semplicemente un piccolo villaggio.

Il primo riferimento a una Sassari è in uno scritto nel Condaghe di San Pietro di Silki del 1118 quando si parla di un Castrum Sassaris (castello di Sassari), forse è stato l'antica residenza giudicale quando la capitale del regno fu spostata a Sassari?

La crescita di Sassari coincide quando gli abitanti di Torres e dei vari villaggi vicini iniziarono a trasferirsi in questo territorio ricco d'acqua e al riparo dalle incursioni marinaresche dei mussulmani.

Esistono pochi documenti dell'epoca in cui Sassari ebbe uno sviluppo notevole, si pensa che questo sia dovuto alla sua autonomia dal resto del Giudicato quando il territorio era ancora conteso tra fazioni di diverse signorie e in guerra con gli altri Giudicati.

Si presume che l'indipendenza della città di Sassari anche se non del tutto autonoma dal resto del Giudicato è molto più antica di quello che la storia ci racconta:

Secondo alcuni storici, il Comune di Sassari, già nel 1213 era alleato con Pisa.

In vari periodi la città è stata sotto il controllo di Pisa alternandosi con Genova per molti anni.
 

Questa è la cronologia degli ultimi fatti prima che Sassari divenne un comune autonomo dal resto del giudicato controllato da Pisa.

Barisone III alla morte del padre Mariano, fu nominato re del giudicato quando ancora aveva appena dieci anni, per questo motivo le fu affiancato come tutore lo zio Orzocco de Serra che non si dimostrò un buon governante, con lui presero il soppravvento i sostenitori dei Doria e dei Malaspina, nel 1233 rinnovò il patto da alleanza con Genova, questo fatto determinò in seguito una sommossa popolare da parte dei sassaresi spalleggiati dalla fazione che sosteneva Pisa che chiedevano più autonomia.

Orzocco punì i sassaresi che capeggiarono la sommossa, ma, nel 1236 durante un'ennesima rivolta, fu raggiunto nelle campagne dell'agro di Sorso, dove si era rifugiato, (forse si presume presso San Michele Plaiano) e fu ucciso insieme al giudice Barisone III.
 

Il ruolo di Adelasia di Torres

Adelasia era la figlia maggiore di Mariano che, per volere del padre e per cimentare un'alleanza con Pisa, la fece sposare molto giovane nel 1219 con il filo pisano Ubaldo Visconti nella basilica di Saccargia.

Ubaldo Visconti era il figlio di Lamberto Visconti ed Elena de Lacon giudicessa regnante in Gallura, in seguito nel 1225 lo ereditò dopo la morte del padre.

Dato che Barisone III (ucciso in agro di Sorso), al momento della sua morte non aveva eredi diretti, la Corona de Logu riunita ad Ardara, riconobbe il titolo di giudicessa di Torres alla sorella maggiore Adelasia che regnò dal 1236 al 1259 anno in cui morì.

Per effetto del matrimonio tra Adelasia e Ubaldo II Visconti, Pisa si trovò in questo modo essere influente e controllare due vasti territori, il giudicato di Torres e quello di Gallura.

Nel 1237 il papa Gregorio IX per contrastare il potere di Pisa su gran parte dell'isola, chiese e ottenne da Adelasia che il giudicato da lei governato fosse sotto influenza della chiesa. Ubaldo riconobbe l'autorità della Chiesa nel Logudoro, ma non su quello di Gallura che doveva rimanere fedele alla chiesa di Pisa, per questo motivo fu scomunicato.

Rimasta vedova del marito Ubaldo II Visconti, Adelasia rimase oltre che in quello di Torres, anche giudicessa della Gallura, per questo motivo la chiesa fece di tutto affinché Adelasia sposasse una persona gradita alla Santa Sede per aver sempre più controllo anche nel giudicato gallurese.

Adelasia affrettando i tempi per tenersi anche la Gallura prima che diventasse giudice Giovanni Visconti designato per testamento a succedere al marito Ubaldo, su suggerimento dei Doria e dei Visconti scelse come sposo Enzo di Hohenstaufenu figlio di Federico II di Svevia e non una persona gradita e fedele alla Santa Sede.

Questo fu interpretato dal papa come un gesto ostile nei suoi confronti e la scomunicò.

Adelasia si sposò con Enzo nel 1238 fregiandosi entrambi del titolo di giudici di Torres e Gallura anche se in Gallura non hanno mai governato perché nel frattempo s'insediò Giovanni Visconti prendendo possesso del giudicato che aveva ricevuto in eredità tramite il testamento di Ubaldo.

Purtroppo per Adelasia il matrimonio non fu uno dei più felici, Enzo la abbandonò per recarsi a combattere i Guelfi che suo padre stava combattendo in Italia contro la chiesa per estendere il suo impero.

Per ottenere il divorzio e riconciliarsi con il papa Innocenzo IV, Adelasia nel 1246 concesse tutti i territori del giudicato di Logudoro a beneficio della chiesa.

Adelasia si ritirò in clausura nel castello di Burgos, dove morì nel 1259.

Enzo mori in prigione a Bologna nel 1272.

Secondo gli storici dopo il divorzio con Enzo, Adelasia emanò da Ardara le regole che disciplinavano la vita amministrativa, commerciale e giudiziaria del giudicato, erano scritte nella Charta de Rennu chiamata in seguito Codice degli statuti Sassaresi.
Secondo 
i dati ufficiali gli storici però dicono che è solo dopo la morte di Adelasia di Torres che Sassari diventava comune sempre più autonomo e indipendente e solo nel 1272 nell'anno che morì in carcere Enzo, il marito ebbe l'appellativo di "Città nuova" stipulando con Pisa dei patti e dotandosi di regole amministrative (i Codici sassaresi) elevandosi al titolo di Comune Autonomo amministrato da Podestà inviati da Pisa.

I nomi dei primi Podestà sono sconosciuti, nel 1272 fu Arrigo da Caprona, nel 1281/82 Goffredo Sampante, nel 1282/83 Tano Badia de Sismondi.

Nel 1273 il papa Gregorio X impartiva l'ordine a Pisa di abbandonare il governo di Sassari pena la scomunica che arrivò puntuale dopo il rifiuto dei pisani di rispettare l'ordine impartito.

Nella storia del giudicato ci sono sempre stati momenti di fedeltà e odio verso Pisa, l'influenza pisana verso Sassari non è circoscritta a un determinato periodo ma risale a momenti diversi.
 

La leggenda di Michele Zanche

Dopo la morte di Adelasia ed Enzo, ultimi giudici di diritto del Regno di Torres, Michele Zanche all'epoca politico e reggente del giudicato, approfittò della situazione, riuscì a far nominare erede del giudicato la madre di Enzo, una certa Bianca Lancia (o Lanza) e, per diventare lui stesso Rex la sposò, in questo modo divenne giudice di Torres. Fu in questo modo che si appropriò di un titolo che non le apparteneva di diritto, oltremodo si dimostrò un cattivo governatore, scambiava favori approfittando della sua posizione per arricchirsi.

Dal matrimonio con Bianca Lancia nacque la figlia Caterina che molto giovane sposò Branca Doria il quale, un giorno durante una festa in una campagna della Nurra assoldò dei sicari e fece uccidere il suocero (Michele Zanche) per questioni economiche e legate alla successione del giudicato.

Dopo la morte di Zanche nel 1275, ripresero le dispute tra Pisa e Genova per il controllo del territorio, costringendo i sassaresi a schierarsi per l'una o l'altra fazione.

Bianca Lancia morì nel 1280, secondo qualche storico è questa la data che sancisce definitivamente la fine del giudicato del Logudoro.

Questa raccontata è una storia che non ha nessun riscontro certo.

Michele Zanche era un politico fiduciario di Enzo il marito di Adelasia, si dice anche che partecipò all'uccisione di Barisone III complice con dell'allora marito di Adelasia Ubaldo di Gallura.

Durante la clausura di Adelasia (che non ha avuto eredi) Zanche, si considerava (a torto) giudice di Torres senza averne diritto.

Michele Zanche non sposò mai Bianca Lancia e la stessa non fu mai giudicessa. Effettivamente però fu ucciso in un castello nella Nurra da sicari mandati da Branca Doria per interessi economici.

Di Michele Zanche ne parla Dante Alighieri nella Divina Commedia descrivendolo come barattiere che scambiava favori in cambio di denaro.

Dopo la morte di Adelasia di fatto terminò il giudicato di Torres.

Nel 1275 gran parte dei territori dell'ex Curatorie Fluminaria (Flumenargia) e Romangia, furono divisi tra le famiglie Doria e Malaspina, una parte sotto l'amministrazione del comune di Pisa e una parte ceduta al regno di Arborea.

È durante questo periodo che la capitale del giudicato fu spostata da Ardara a Thathari tra il 1272 e il 1280.

                                                                              

   

I sassaresi non si assoggettarono mai ai nuovi feudatari ma affermarono la loro indipendenza sostenuti da Pisa che mandò Podestà per amministrare Sassari.

Dopo la battaglia della Meloria del 1284 in cui Genova vinse contro Pisa oltre il predominio dei mari, ebbe il completo controllo dell'ex giudicato di Torres.

Il giudicato continuò a essere conteso dai pisani e dai genovesi fino al luglio del 1293 sino al trattato della "Pace di Fucecchio" dove si regolarono definitivamente le dispute tra Guelfi e Ghibellini.

Pisa in decadenza non si oppose quando Sassari nel 1294 firmava una convenzione di alleanza con Genova passando sotto l'amministrazione genovese.

Sassari si costituisce Libero Comune con le Curatorie Romangia e Flumenargia.

L'eredità che lasciarono pisani nella città di Sassari sono tante, si pensi che le regole amministrative introdotte dai podestà pisani fossero la base a quelle leggi che in seguito furono promulgate negli Statuti sassaresi.

Un'altra eredità fu il dialetto, che è quasi lo stesso che si parla oggi, una specie di toscano antico mischiato da corso, spagnoloe genovese, il dialetto che si parla a Sassari e in alcune zone vicine come Sorso e Porto Torres è l'unico in tutta la Sardegna, questo perchè Sassari fu l'unico comune sardo sotto la protezione di Pisa.

Forse la somiglianza dei due dialetti e l'odio di Genova verso Pisa ha determinato la scelta di scrivere Gli "Statuti della Repubblica di Sassari" oltre che in Latino in dialetto Sardo/Logudorese.

Anche le antiche mura che circondavano Sassari costruite verso la metà del XIII secolo sono un'opera iniziata dai pisani e completate in seguito dai genovesi.

Fu nel periodo che Sassari era amministrata da Podestà pisani che si importò una tradizione già in uso nella città toscana nel XIII secolo, era quella che in onore dell'Assunta di Mezzo Agosto, in base agli Statuti della Repubblica Marinara di Pisa il 14 agosto si doveva offrire alla chiesa madre un certo quantitativo di cera vergine destinata alle funzioni religiose.

Quest'usanza fu usata anche a Sassari sotto il dominio pisano e ancora oggi nel rispetto della tradizione c'è la "Faradda" cioè la processione dei "Candelieri" che rappresentano i vecchi ceri per il voto dell'Assunta contro la peste.

I candelieri oltre che a Sassari si celebrano anche a Ploaghe, Nulvi e Iglesias.

Molte manifatture presenti nel centro storico di Sassari in particolare al Corso (la vecchia Ruga o Platha de Cotinas) sono di origine pisana come i porticati e le finestre ancora oggi visibili.

Alle maestranze pisane si devono anche la costruzione della Basilica di San Gavino a Porto Torres e quella di Saccargia.

 

Alcune parole in dialetto sassarese di probabile origine pisana (quelle in grassetto).
 

Tratte dal Dizionario Fraseologico Sassarese - Italiano di Giampaolo Bazzoni. Capitolo "Ipotesi Etimologiche". 

Magnum - Edizioni Sassari. Tommaso Sussarello Editore
 

Àcitu (acido) àcito - Agguantà (resistere) aguantà - Aisà (issare) aisà - Allacanà (ansimare) allaccà - Allinà (allentare) allenàre - Ariùstha (aragosta) ariusta - Arioprànu (aeroplano) ariopràno - Arumàncu (almeno) armànco - Babòso (bavoso) babòso - Cabumìglia (camomilla) capomilla - Canzòna (canzone) canzòna - Carrasciàri (carnevale) carlasciàre - Dùgna (ogni) dùgni - Èllera (edera) èllera - Fantàsimu (fantasma) fantàsima - Fòra (fuori) fòra - Frébba (febbre) frèbba - Gènnaru (genero) gènnero - Giòrra (giara) giorra - Giuméddu (gomitolo) ghiomèllo - Gnaccara (nacchera) gnaccara - Gràndina (grandine) gràndina - Imbasciadòri (ambasciatore) imbasciadòre - Immattunàddu (ammattonato) ammattonato - Impumìssa (promessa) imprumèssa - Ingiùgliu (soprannome) ingiùlia - Làmpana (lampada) làmpana - Lassà (lasciare) lassà - Limòsina (elemosina) limòsina - Linzòri (lenzuola) linzòli - Manèccia (manico) manècchia - Osthurànu (ortolano) ortulàno - Panattèri (panettiere) panettièri - Pèsciu (pesce) pèscio - Rùndina (rondine) ròndina - Sigùndu (secondo) sigùndo - Sigurànzia (sicurezza) siguranza - Isthògamu (stomaco) istoghamo - Isthràccu (stanco) stracco - Isthrintu (stretto) strinto - Vennari (venerdi) vennardi - Zilléri (betola) cigliéri - Zùccaru (zucchero) zùccaro.


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