Sassari piemontese (dal 1848 al 1861) Terza parte-Associazione la Settima

Sassari piemontese




 

Sassari piemontese (dal 1849 al 1861) 
 

Vittorio Emanuele II regna come Re di Sardegna dal 1849 al 1861 e dal 1861 sino al 1878 come Re d'Italia.

Divenne Re per l’abdicazione di suo padre Carlo Alberto dietro la disfatta di Novara, salì al trono il 23 marzo 1849. Il 29 giurava fedeltà allo Statuto dinanzi al Parlamento.

Il Risorgimento

Questo periodo storico rappresenta un momento particolare per la storia politica del nostro paese che per molti storici finì non la proclamazione dell'Unità d'Italia.

Animati da sentimenti di patriottismo desiderosi di libertà vere e non fittizie, contro il potere e l'arroganza del dominio straniero, nasce un movimento di protesta che coinvolge tutti i ceti sociali nella lotta per avere uno stato e una patria unita e non frammentata.

Purtroppo per raggiungere questi obiettivi, l'unico mezzo era la guerra, prima con insurrezioni popolari in seguito coinvolgendo gli eserciti.

La prima guerra d'indipendenza era l'unione degli stati italiani contro l'Austria.

Fu combattuta dal 1848 dal regno di Sardegna e da volontari contro l'Impero austriaco quando re di Sardegna era Carlo Alberto.

Nel 1849 un nuovo conflitto che durò solo tre giorni (dal 20 al 23 marzo) fini con la sconfitta in seguito alla quale Carlo Alberto abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele, che il 24 marzo del 1849, in qualità di re, firmò l’armistizio con il maresciallo Radetzky. 
A determinare la sconfitta furono le decisioni prese degli altri sovrani tra i quali, papa Pio IX sovrano dello Stato pontificio, Ferdinando re delle Due Sicilie e Leopoldo II Granduca di Toscana che, per paura dell'espansione del dominio sabaudo, ritirarono le loro truppe lasciando i piemontesi soli.

La pace definitiva in base all'armistizio fu siglata a Milano il 6 agosto 1849.

La Seconda Guerra d'Indipendenza era la guerra della Francia alleata con il Regno di Sardegna contro l'Austria combattuta dal 27 aprile 1859 al luglio dello stesso anno.

L'8 luglio 1859, a seguito dei trattati di Villafranca e Zurigo, la Lombardia tranne Mantova fu ceduta dal regno Lombardo Veneto al regno di Sardegna, ma il Veneto e Venezia rimangono completamente in mano austriaca.

Nel gennaio 1860, la Savoia e Nizza sono cedute alla Francia che in cambio concede a Vittorio Emanuele II alcune province dell'Italia Centrale e Meridionale.

Nello stesso anno, Giuseppe Garibaldi con un migliaio di volontari parte da Quarto (territorio di Genova appartenente al regno di Sardegna), per una spedizione alla conquista del regno delle Due Sicilie ancora sotto il dominio di Ferdinando di Borbone.

I volontari sbarcano l'11 maggio presso Marsala e, grazie al contributo di volontari meridionali, aumentano di numero creando il cosiddetto Esercito meridionale, il quale dopo gli scontri a Calatafimi, Palermo e Milazzo, si muove verso nord arrivando nel giro di pochi mesi a Napoli.

Lo scopo della spedizione è di appoggiare le rivolte scoppiate nell'isola e rovesciare il governo borbonico.

Dopo una serie di battaglie vittoriose, i volontari garibaldini riescono a conquistare tutto il regno delle Due Sicilie, permettendone l'annessione al nascente Regno d'Italia.

Il 26 ottobre del 1860 nelle campagne vicino a Teano in provincia di Caserta avviene lo storico incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II che idealmente il Generale consegna l'Italia conquistata al re.

Con una legge del 17 marzo 1861, il re Vittorio Emanuele II proclama il Regno d'Italia assumendo per se e per i suoi successori il titolo di re d'Italia.

La capitale del regno è trasferita da Torino a Firenze.
 

Il regno d'Italia sarà completato il 20 settembre 1870 quando il generale Cadorna al comando dell'esercito sabaudo con il corpo dei Bersaglieri conquista Roma nella battaglia conosciuta come "La breccia di Porta Pia", questa conquista comporta la definitiva fine dello Stato Pontificio.

Tra il Regno d'Italia e la santa Sede fu firmato un trattato, dove si concedeva al Papa la sovranità di quello che in seguito fu chiamato lo Stato del Vaticano, il trattato che regolava i rapporti tra il regno e la santa Sede divenne legge e rimase in vigore sino al 1929 quando furono stipulati i Patti Lateranensi.

Dopo la conquista della città di Roma, fu indetto un referendum tra la popolazione, nel quesito si doveva rispondere alla seguente domanda:

«Desideriamo essere uniti al Regno d'Italia, sotto la monarchia costituzionale del re Vittorio Emanuele II e dei suoi successori».

A stragrande maggioranza i romani risposero Si e nel 1870 con un regio decreto tutto il Lazio veniva annesso al Regno.

In pratica con la presa di Roma si era unificata l'Italia intera.

In ricordo di quegli avvenimenti la data del venti settembre (la presa di Porta Pia) divenne nel 1871 festa nazionale, anche se in seguito fu abrogata ma, quella data diede il nome a molte vie italiane.

Nel 1871 la capitale dell'Italia fu spostata da Firenze a Roma.

Secondo gli storici il regno d'Italia non era una nuova realtà politica, con le annessioni del 1859 e quelle del 1860 era semplicemente l'allargamento del regno sardo, in definitiva era l'antico regno di Sardegna.

Vittorio Emanuele II è stato l'ultimo re di Sardegna dal 1849 al 1861, per poi diventare il primo re d'Italia dal 1861 fino alla morte avvenuta a Roma il 9 gennaio 1878.

Nonostante forti pressioni in modo particolare da parte degli Austriaci, Vittorio Emanuele II mantiene le istituzioni liberali create dal padre con lo Statuto Albertino riconoscendo quelle leggi molto importanti per l'amministrazione dello stato.

Aver mantenuto le leggi promulgate dal padre, le valse l'appellativo di: "Re Galantuomo".

Per aver realizzato l'Unità d'Italia, fu indicato come Padre della patria, a lui è dedicato il monumento nazionale, il Vittoriano (l'Altare della Patria) oltre a numerose statue che lo raffigurano in tantissime città italiane compreso il monumento inaugurato a Sassari il 1899 in Piazza D'Italia opera dello scultore Giuseppe Sartorio.

Finito il regno di Sardegna e iniziata l'Unità d'Italia.
 

Sassari dal 1849 al 1861

Verso il 1849 nuovi fabbricati cominciarono a essere costruiti subito dopo le muraglie e nei nuovi quartieri, in via Roma andando verso l'acquedotto, verso la chiesa della Trinità, il colle dei Cappuccini, vicino a Santa Maria, in viale Italia e in altri punti.

Nel 1850 nell'area un tempo coltivata a orti appartenenti ai frati Claustrali di Santa Maria di Betlem (Campulongu) nasce l'edificio della famiglia francese Vielà (venduta in seguito ai Costa) per l'attività delle concerie. L'edificio nel 1899 è stato il primo a essere illuminato con la corrente elettrica insieme al palazzo della provincia in Piazza d'Italia.

Il 27 aprile del 1851 fu fondata a Sassari la sede del Società del Mutuo Soccorso a Sassari unica sede in Sardegna e una delle prime in Italia.

Gratuitamente si insegna a leggere e a scrivere agli operai.

Nel 1852 nasce il Liceo Classico “Domenico Alberto Azuni” il primo istituto laico dopo che nel 1848 finisce l'istruzione religiosa affidata ai Padri Gesuiti e ai Padri Scolopi.

L'Istituto inizialmente fu istituito nei locali dell'ex Seminario Canopoleno al piano terra dello stabile in piazza Santa Caterina riconosciuto nel 1852 come Convitto Nazionale del Regno e dal 1861, divenne il Regio Liceo Classico intitolato dal 1865 a Domenico Alberto Azuni.

Rimase nella sede del Canopoleno sino alla costruzione del nuovo edificio in via Rolando inaugurato nel 1933.

Nel 1853 si abbatte parte delle antiche muraglie verso Torre Tonda, seguirono negli anni successivi l'apertura delle muraglie verso la chiesa del Carmelo, in via Aurelio Saffi di fronte all'Officina del gas e alla Stazione ferroviaria, un'altra breccia verso la chiesa della Trinità e verso Porta S. Antonio.

Dal 1853 al 1856 si demolisce l'antica chiesa di Santa Caterina.

Questa chiesa esisteva già nel 1278 quando fu elevata insieme con altre quattro chiese a parrocchia quando la città non era ancora chiusa tra le mura.

Con l'abbattimento di Santa Caterina fu creata piazza Azuni.

Il comune, vendette come area fabbricabile lo spiazzo dove c'era la chiesa dove fu edificato l'elegante palazzo dove Giovanni Sechi Pieroni aprì l'antica oreficeria divenuta in seguito Ademaro Rossetti.

Santa Caterina, si trovava nell'odierna piazza Azuni con facciata al Corso, dove si accedeva tramite una gradinata, un altro ingresso era in via Felice Cavallotti di fronte a via del Carmine.

Tramite un corridoio interno comunicava con il Palazzo Reale in via Luzzatti (ex sede Intendenza di Finanza). Dopo la demolizione, la parrocchia fu trasferita nella chiesa di Gesù Maria e mantenne il nome di Santa Caterina nell'omonima piazza.

La chiesa di Gesù Maria (l'odierna Santa Caterina) fu edificata tra il 1580 e il 1607.

Nel 1854 fu demolita Porta Rosello, oggi a ricordo di questa porta esiste un cardine della vecchia porta è sulla destra in alto entrando in via Rosello dalla parte del mercato.

Nel 1855 conobbe un'altra pagina triste per la città, divampò il colera secondo alcuni portato dal Continente a Porto Torres attraverso delle merci destinate ai militari.

A Sassari trovò terrene fertile per una situazione igienica precaria, perché la città era ancora chiusa dentro le mura e non aveva servizi igienici efficienti, oltretutto, la spazzatura abbondava nelle strade maleodoranti.

In quell'anno, il Prefetto proibisce la processione dei Candelieri per misura di salute pubblica, nello stesso anno cessata l'epidemia, i Candelieri furono portati in processione in via straordinaria il primo dicembre.

A Sassari ci furono cinquemila morti a fronte di una popolazione di ventimila persone.

Ricordiamo che nel 1580 per debellare un'altra peste, i "Gremi" sfilarono per le vie della città con i Candelieri dando inizio al Voto al quale Sassari partecipa con una festa di popolo.

Già dal medioevo Sassari come tutte le città dell'epoca, aveva il problema della salute pubblica.

Questo era aggravato in particolar modo nelle città rinchiuse tra le muraglie come Sassari. Quando scoppiava un'epidemia di peste o altro, si innalzavano chiese chiedendo aiuto ai santi per debellare le malattie.

L'igiene sia personale che pubblica non era tenuta in considerazione, questo fatto era determinato in modo particolare nelle città a vocazione agricola dove i cittadini che di giorno lavoravano i campi con gli animali, e rientravano magari con il cavallo, avevano le scuderie vicino alle loro abitazioni.

Gli stessi acquaioli che trasportavano alla vendita l'acqua abitavano insieme agli asinelli che servivano per il trasporto, per questo motivo immaginiamo strade sterrate, strette e assenza di canali fognari come si poteva vivere.

Il problema dell'igiene esisteva in ogni epoca e tutti avevano cercato di porre rimedio, ma, i pozzi neri sparsi un poco d'ovunque spesso tracimavano, e a volte quando si svuotavano le latrine, (in particolare quelle delle carceri di San Leonardo o quelle dell'ospedale Santa Croce o dell'Ospedale Militare), le persone addette al trasporto delle feci, di solito galeotti, lasciavano al loro passaggio una scia maleodorante, l'unica soluzione adottata fu quella di fare il trasporto durante la notte.

I cumuli di tutti i rifiuti che la città produceva, venivano allontanati dalla città e buttati nei letamai oltre le muraglie, a lungo andare diventarono tante che nel 1629 gli amministratori chiesero di levarle perché tramite quei cumuli si potevano scalare le mura.

L'articolo XC del primo libro degli Statuti già nel 1294 designava i posti stabiliti da poter gettare i rifiuti, questi, erano segnalati con delle croci in corrispondenza delle porte della città, Capo de villa, Rosello, d'Utzeri e porta Sant'Antonio.

Sotto riportiamo l'articolo tradotto in italiano:

XC Dove gettare la spazzatura e il letame

Tutte le persone devono gettare la spazzatura e il letame nei posti previsti.

Le persone che passano per la porta Capu de Villa (porta Castello) gettino la mondezza e il letame negli orti del comune e di Vizenthe de Lella, dal muro di confine degli orti di ciascun lato lasciare una via larga trenta palmi e tenerla sempre sgombra.

Le persone che passano tramite la porta Gurusele (porta Rosello), gettino la mondezza e il letame nella valle degli eredi di Ugolinu Romenaiu.

Le persone che vanno per la porta di Sanctu Flasiu (porta Sant'Antonio) e porta Utheri (porta Utzeri), gettino la mondezza e il letame nella terra del comune, la quale è sotto la via che va alla chiesa di Santa Maria dei frati minori. Nei posti stabiliti per il gettito il Priore degli Anziani metta una colonna con una croce o altro segnale.

Chi contravviene paghi per ciascun "istergiu" (secchio/recipiente) o per ciascun carico d'asino quattro Denari ciascuna volta.

La metà di questi soldi sia data al comune e l'altra metà ai "portorargios" (i guardiani delle porte), questi siano tenuti a fare osservare queste disposizioni ciascuno per la porta di competenza.

In un altro articolo degli Statuti si consentiva gettare dalla finestra della propria casa l'acqua usata per lavarsi solamente dopo il terzo rintocco della campana del comune (ore nove) e dopo aver gridato tre volte "ti guarda" .

Sotto c'è l'articolo originale in Sardo/Logudorese.

LXX - De non gettare abba in via publica innanti de sonare sa campana.

Alcuna persone non gettet abba in alcuna via publica de Sassari, salvu sonatu su terzu sonu de sa campana, sa quale se sonat in corte dessu cumone; nen etiam deu alcuna persone non pothat iectare daue alcunu solaiu abba alcuna de die in alcuna via publica, salvu sonata sa terza campana, comente est naratu, narende innanti tres vias guarda (dire tre volte ti guarda). Et qui contra aet facher, paghet soddos v de Ianua. Et si alcunu de die, over innanti dessa campana predicta aet gettare alcuna abba daue alcuna domo, et aet toccare alcunu, paghet sa suprascripta pena. Dessos quales bandos sa mesitate siat dessu cumone, et issa attera dessu accusatore; et siat tentu secretu. Et si aet esser de consizu, siat crettitu sensa Sacramentu, et assos atteros Cum Sacramentu.
 

Quest'usanza durò per tanti secoli sin quando la città dal 1838 iniziò a dotarsi dei canali di scolo e l'acqua fu permessa di essere gettata dalla porta e non dalla finestra.

Anche nel 1848 ci fu un'ordinanza che obbligava a tenere pulite le strade, la difficoltà era che le numerose stalle erano sulla pubblica via che emanavano un forte fetore.

Di poco la situazione migliorò dopo l'epidemia di colera del 1855 quando il Municipio diede l'appalto per il ritiro e il trasporto della spazzatura fuori le mura.

Il 6 gennaio 1855 iniziò a funzionare per la prima volta a Sassari il Telegrafo.

Dal 1856 presso la chiesa di San Paolo furono innalzate le Forche che in precedenza erano nel "Carmine vecchio" nei pressi dell'odierna piazza D'Armi.

La chiesa di San Paolo (fuori le mura) è stata edificata nel 1311, era una chiesa campestre come quelle di Santa Barbara e Sant'Antonio di Nonnoi vicino a Li Punti.

La chiesa ormai sconsacrata, apparteneva ai frati Mercedari, dove possedevano dei terreni chiamati "l'orto di San Paolo".

In quei terreni in seguito ci fu il "nuovo" cimitero di Sassari.

Nel 1857 fu demolita Porta Utzeri.

Nel 1860 fu istituita a Sassari in via Arborea la Scuola Normale per l'insegnamento ai bambini delle elementari. Nel 1889 la scuola fu trasferita in un'ala del convento delle Clarisse (oggi via al Duomo), nel 1923 la scuola diventa l'Istituto Magistrale intitolala alla nobildonna Sassarese Margherita di Castelvì. Dopo la demolizione della chiesa e del convento delle Clarisse (1939/40) per fare spazio all'odierna piazza Mazzotti, la scuola fu trasferita in via Sebastiano Satta nell'antico convento degli Scolopi.

Dal 1952 l'Istituto Magistrale è in via Manno all'inizio di Piazza d'Armi.

Il 15 aprile 1861 Vittorio Emanuele II assume l'annessione della Sicilia e del Napoletano al Piemonte assumendo il titolo di Re d'Italia.

Il 31 marzo 1861 fu aperta al pubblico la succursale della Banca Nazionale.

Nel 1861 fu aperto un asilo per bambini poveri, nel caseggiato che ospitava le Orfanelle figlie di Maria, nel 1862/63 ospitarono anche bambini e bambine sordomute. 1921 l'orfanotrofio fu trasferito nell'antico convento di via Muroni dov'è adesso.


 

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