Sassari genovese-Associazione la Settima

Sassari genovese

Sassari genovese (dal 1294 al 1323)

Sin dal tempo dei giudici, a fasi alterne nel Giudicato di Torres, le ingerenze di Pisa e Genova, erano sempre più frequenti, in tutti i modi cercavano di mantenere la loro influenza sui governi con l'ambizione di impadronirsi della città di Sassari, e del suo territorio.

L'influenza genovese aumentò quando un discendente dei Doria Emanuele, sposò Giorgia, figlia di Comita II giudice di Torres, in seguito si ebbero altri vicoli di parentela.

Genova andava sempre più rafforzandosi a discapito della nemica Pisa cercando alleanze per il suo progetto di espansione anche tra i vescovi della diocesi di Bisarchium (la cattedrale Sant'Antioco di Bisarcio ancora oggi visibile vicino a Chilivani appartenente alla diocesi di Ozieri) e Ampurias (Tempio), firmando con questi una convenzione nel 1283 dove i religiosi promettevano aiuti per far in modo che Sassari cadesse sotto il dominio genovese.
Nella battaglia della Meloria nel 1284 i Pisani furono sconfitti dai genovesi, in quell'occasione si firmò un'altra convenzione, si cedettero alcuni territori del Logudoro alle famiglie dei Doria e Malaspina, una parte del territorio fu ceduto al Giudicato d'Arborea. Sassari secondo quanto scritto nella convenzione, doveva appartenere a Genova.

Nel 1287 Pisa s'impegnava a consegnare a Genova la città di Sassari e tutti i territori pertinenti che avvennero sette anni dopo.

Nonostante Sassari doveva molto a Pisa in modo particolare l'indipendenza amministrativa dal resto del giudicato, il partito Ghibellino dei genovesi, dopo alterne vicende, riuscì a ricoprire le cariche più importanti del comune, nel 1294 Pisa cedette completamente il controllo della città a Genova.

Il 24 marzo del 1294 tra Genova e Sassari fu sottoscritto l'atto di Confederazione di cui abbiamo già parlato nel capitolo "gli Statuti Sassaresi" (parte prima).

Nell'atto di Confederazione i Podestà dovevano essere nominati a Genova e si dovevano rinnovare ogni anno.

Contrariamente a quello che per tanti anni fu una certezza, grazie all'intuizione di Enrico Costa si seppe in seguito che gli Statuti Sassaresi erano già in applicazione dalla loro stesura dopo la Convenzione che Genova firmò con il comune di Sassari.

L'equivoco che Manno, Tola e altri caddero, fu spiegato da un'interpretazione sbagliata della parola "promulgati" che nell'introduzione latina del Codice questa parola era sbiadita, "Haec sunt capitula statuta et ordinamenta, scripta et exemplata, promulgati tempore nobilis viri domini Cavallini de Honestis… potestatis Sassari... " il primo che rettificò quello che un tempo si sapeva per certo, fu Enrico Costa nel 1904 quando scoprì rileggendo l'introduzione del Codice che quella parola non corrispondeva per numero di caratteri, decifrò la parola giusta che divenne "in vulgari" quindi doveva essere: "Haec sunt capitula statuta et ordinamenta scripta et exemplata in vulgari, tempore nobilis viri domini Cavallini de Honestis... potestatis Sassari... " la parola "vulgari" stava a significare che durante la podesteria di Cavallino nel 1316 furono fatte delle copie, tradotte dal Latino in Sardo Medievale, Enrico Costa dimostrò che gli Statuti erano già stati promulgati sin dal 1294/95. Del perché gli Statuti siano stati tradotti in "vulgari", nessuno ha mai dato una risposta certa.

A Sassari si parlava già il dialetto sassarese, in sardo erano scritti tutti i documenti pubblici. Costa dà questa spiegazione "… Per maggior intelligenza di quelli del contado sassarese, i quali parlavano in sardo".

Un alto articolo della Convenzione era la cacciata da Sassari di tutti i cittadini nativi di Pisa, entro tre mesi dell'arrivo del primo podestà, dovevano vendere tutto quello che possedevano a sassaresi o a genovesi.

Il contrario di ciò che successe anni prima quando Pisa fece in un patto con Sassari cacciando i genovesi dalla città.

Solo alcuni nomi di Podestà genovesi sono arrivati alla nostra conoscenza, Ottone Boccanegra nel 1300, Rolando da Castiglione nel 1313, Cavallino de Honestis nel 1316.

L'ultimo di cui non si conosce il nome fu nel 1323 prima dell'arrivo degli Aragonesi.

Considerato che dalla Convenzione del 1294 sino al 1323 dell'ultimo Podestà sono passati ventinove anni, nessuno si spiega il motivo per cui non si conoscono gli altri Podestà, a meno ché, alcuni governarono più di un anno e altri non furono cittadini genovesi come si era stabilito.

Si sospetta che uno di questi fosse Branca Doria.

Ad avvalorare questa tesi era il nome di una torre della cinta muraria che era chiamata torre dei Doria. L'unico problema da spiegare semmai è che Doria non poteva essere Podestà anche se di nascita genovese, perché possedeva vasti territori in particolare in Gallura secondo la Convenzione e gli stessi Statuti questo era vietato.

Comunque sia, l'unico Podestà che Sassari ricorda è Cavallino de Honestis, ancora oggi esiste una piazza intitolata a suo nome e forse, il cognome che ha ispirato lo stemma di Sassari rappresentato da due cavalli.

Il periodo in cui Sassari era governata dai Podestà genovesi lo possiamo immaginare leggendo gli Statuti con tutte le norme che disciplinavano la vita di ogni giorno.

La storia è avara di documenti di fatti accaduti a Sassari sotto la protezione di Genova.

Sassari diventava Comune autonomo non nel vero senso del termine di autonomia, ma, quello che gli storici definiscono "Pazionato" ossia confederato con Genova.

L'epoca dei Podestà genovesi terminò nel 1323 quando con una sommossa popolare si cacciò l'ultimo, (del quale non si conosce il nome), iniziava l'era dei governatori aragonesi.
La tradizione vuole che a Sassari i genovesi portarono quello che in seguito diventò un piatto tipico molto diffuso che si consuma ancora oggi, specialmente durante l'autunno e l'inverno, la "fainé". 

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