Sassari aragonese-Associazione la Settima

Sassari aragonese

Sassari aragonese (dal 1324 al 1479)

Anche questo periodo è caratterizzato da lotte per il potere e il controllo del territorio, omicidi e corruzioni erano all'ordine del giorno per compiacere al potente di turno.

Per avere qualche privilegio o qualche titolo onorifico si era disposti a tutto, a tradimenti e obbedienza servile.

Queste guerre vedevano coinvolte le città di Pisa e Genova, il papato, gli eredi dell'ultimo giudicato rimasto (quello d'Arborea) e le casate delle potenti famiglie liguri e pisane rappresentati dai Doria, i Malaspina, gli Spinola, i Gherardeschi e i Visconti.

Una nuova potenza animata da spinte espansionistiche cercava nuovi porti sicuri per le sue flotte che commerciavano con la parte orientale del Mediterraneo, la Sardegna per la sua posizione geografica rappresentava un ponte ideale per questo commercio, era la Corona d'Aragona.

I signori feudatari come i Doria e i Malaspina contrastarono questo disegno, per non perdere i privilegi e i territori di cui erano diventati padroni assoluti, non esitarono ad armare schiere di mercenari per riconquistare quello che i nuovi dominatori le volevano levare.

Nel 1324 la Sardegna entrò a far parte dei territori controllati dalla Corona d'Aragona che comprendeva tra i territori dell'Italia Meridionale anche la Sicilia e la Corsica.

Quando terminò l'epoca del Giudicato di Torres con la morte di Adelasia, (che aveva lasciato tutti i suoi beni con un testamento a favore della chiesa), parte di quei territori furono sotto la Signoria dei Doria, dei Malaspina, e altri casati, una parte fu ceduta al giudicato d'Arborea, solo Sassari poteva considerarsi indipendente con propri Statuti fino a diventare la Repubblica di Sassari dopo l'atto di Confederazione con Genova.
 

                                                              

I fatti precedenti

Pisa insieme a Genova erano le due potenze delle Repubbliche Marinare chiamate da papa Benedetto VIII nel 1016 in soccorso dei sardi per combattere gli invasioni islamici.

Poco alla volta quest'aiuto si trasformò in occupazione del territorio, a periodi alterni la Sardegna fu sotto l'influenza sia pisana sia genovese.

Sassari sotto l'influenza di Pisa dal 1272 al 1294 si costituì in Libero comune dotandosi di regole amministrative che in seguito furono chiamati Codici degli Statuti della Repubblica Sassarese.

Nel 1294 Sassari, firmò l'atto di Confederazione con il comune di Genova elevandosi a Repubblica Sassarese, fu amministrata da Podestà venuti dalla città ligure, dal 1294/1323.

I Codici degli Statuti furono aggiornati tradotti dal Latino al Sardo/Logudorese nel 1313 sotto la podesteria di Cavallino de Honestis.

Durante il governo dei Podestà genovesi una parte della popolazione scontenta e delusa della situazione sociale e economica, vedendo la città serva dei nuovi padroni (i genovesi) con il pericolo di perdere l'indipendenza, capeggiati dal cittadino sassarese Guantino Catoni dopo la sommossa popolare del 1323, cacciò l'ultimo dei Podestà in carica reggendo lui stesso momentaneamente l'amministrazione della città per offrirla poi alla Corona d'Aragona.

Fu in quell'occasione che il Papa concesse il permesso al re d'Aragona di occupare la Sardegna e la Corsica militarmente, l'obiettivo oltre a quello di riconquistare la Sicilia era di ridimensionare la potenza ghibellina di Pisa che stava occupando quasi tutta la Sardegna.

Già nel 1295 il Papa Bonifacio VIII aveva promesso al re di Aragona Giacomo II il controllo perpetuo della Sardegna e della Corsica, la condizione che pretese per questa concessione fu quella che gli aragonesi dovevano rinunciare al controllo del Regno di Sicilia facendolo ritornare sotto il controllo francese.

La speranza del papa era che, in seguito, la corona aragonese riprendesse il controllo della Sicilia per poi ridarlo alla chiesa.

L'occasione fu data dalla venuta in Sardegna di Don Alfonso figlio di Giacomo II.

In questo modo si completò la promessa che fece papa Bonifacio VIII cedendo il controllo del Regnum Sardiniae et Corsicae che lui stesso aveva creato nel 1297 alla Corona aragonese in attuazione del Trattato di Anagni firmato un paio d'anni prima.

Con questo trattato il pontefice intendeva porre fine alla guerra tra Angioini (francesi) e Aragonesi (contesa che aveva scatenato i Vespri siciliani) per il controllo del Regno di Sicilia.

Il trattato fu firmato nel 1295 da Giacomo II d'Aragona e Carlo II d'Angiò re di Napoli.

Con questo compromesso, gli aragonesi cedevano il Regno di Sicilia, in cambio il papa Bonifacio VIII, ritirava la scomunica e permetteva alla corona d'Aragona di conquistare la Sardegna e la Corsica generando, di fatto, il Regno di Sardegna e Corsica.

In Sardegna l'unico giudicato ancora esistente era quello d'Arborea, gli altri tre erano formalmente estinti, nel 1258 terminava il Giudicato di Cagliari, nel 1259 terminava il Giudicato di Torres e nel 1288 terminava il Giudicato di Gallura.

Con questa incoronazione Giacomo II di Aragona, detto il Giusto, fu il primo re del Regno di Sardegna già dal 1297, anche se, di fatto, non prese possesso dell'Isola che nel 1323, solo la Corsica rimase sempre sotto il controllo dei genovesi.

Sassari ottenne il diritto di mantenere i propri Statuti, il Podestà che sino all'occupazione genovese amministrava la città, era affiancato da un vicario che ne limitava il potere, era nominato dal re e governava oltre che il sassarese anche il nuorese e la parte Nord dell'oristanese.

Il primo Governatore fu Guglielmo Moliner.
Le promesse e le speranze dei sassaresi furono presto deluse, la Corona aragonese non mantenne le aspettative e già nel 1324, lo stesso Catoni deluso della situazione insieme ai Doria fece guerra contro gli aragonesi subendo poi una spietata repressione.

Nel 1235 si accordò con i Malaspina e chiese invano aiuto a Pisa e Savona per combattere i nuovi conquistatori sino alla guerriglia dove furono massacrati diversi cittadini catalani, compreso il Governatore dell'epoca.

Di fronte a questi fatti e non riuscendo a controllare la situazione, il re ordinò che fossero cacciati dalla città tutti i cittadini sassaresi, pisani e genovesi, l'intento era di sostituirli con cittadini catalani e aragonesi (cosa che in realtà dicono gli storici, non avvenne mai).

Nonostante si tentò diverse volte di assalire gli aragonesi per riprendere il controllo della città, la guerriglia fu sempre sconfitta sin quando i rivoltosi si arresero sottomettendosi, chiesero clemenza al re ottenendo il perdono.

Questa resa convinse il re aragonese nel 1326 a un'amnistia e riaprire le porte della città ai sassaresi restituendo loro tutti i beni sequestrati.

Nel 1327 con il re aragonese Alfonso IV detto il Benigno, figlio di Giacomo II per meglio combattere un'altra eventuale rivolta iniziò la costruzione di un castello, il quale si dice che fu edificato nello stesso posto dove esisteva già un altro castello, il Castrum Sassaris o Saxi fatto costruire intorno all'anno 1118 dai Giudici di Torres.

Il castello aragonese, dopo essere stato sede dell'Inquisizione, caserma, carcere ecclesiastico e carcere civile, nel 1877 sotto i Savoia fu demolito per trasformarlo nella caserma dell'Esercito Regio, (l'attuale caserma La Marmora in piazza Castello).

Per questa demolizione i sassaresi come scrive Enrico Costa, pagarono il costo della dinamite (molto cara per il periodo), l'importante per il popolo era cancellare per sempre il simbolo di un potere straniero.

Nel 1329 ripresero le ostilità, questa volta le rivolte furono sedate subito, anche questa volta si cercò di ripopolare la città con cittadini catalano/aragonesi e anche questa volta si ottenne la clemenza del re, furono espulsi da Sassari la famiglia di Catoni che avevano capeggiato la rivolta e i tutti capi popolo.

Per meglio evidenziare il loro dominio sulla Sardegna, gli aragonesi inseriscono nella loro bandiera il simbolo dei quattro Mori diventato dal 1297 il simbolo del Regnum Sardiniae et Corsicae voluto da Papa Bonifacio VIII.

Nonostante tutto c'era sempre il malcontento di una parte della popolazione, in modo particolare da quelli come la famiglia Doria che avevano perso beni e privilegi che in un modo o nell'altro volevano riconquistare.

Nel periodo della dominazione aragonese Sassari subì diversi assalti, dal 1332 al 1412 vi furono diverse guerre che coinvolsero gli aragonesi contro i loro oppositori non solo a Sassari ma in altre parti della Sardegna.

Uno dei motivi che scatenò il malcontento della popolazione era il regime feudale che la Corona aragonese aveva imposto, i feudatari facevano in nome del re ciò che volevano imponendo tasse e gabelle riducendo la popolazione a una vita sempre più povera, erano sotto la prepotenza dei signori e dei loro rappresentanti.

Nel 1331 Sassari (Sasser) divenne Città regia, amministrata direttamente dal rappresentante del re.

Se da una parte non era soggetta da un sistema feudale, dall'altra perdeva la sua autonomia, da questo momento dipendeva da un altro stato sovrano con esasperate imposizioni fiscali.

Viceré fu nominato Don Raimondo di Cardona.

Nel 1332 i Doria tentarono inutilmente un assalto alla città di Sassari.

Dal 1336 il nuovo re aragonese era Pietro IV detto il Cerimonioso.

Nel 1347 Sassari fu assediata da un esercito di uomini al comando dei fratelli Doria, in soccorso degli aragonesi intervenne Mariano padre di Eleonora giudice dell'unico giudicato ancora esistente, quello d'Arborea, in quest'occasione il viceré era Don Guglielmo di Cervellon.

Nel 1351 terminò un altro assedio iniziato qualche anno prima per opera dei Doria e dei Malaspina aiutati dal Doge di Genova, anche in questo caso l'assedio fu tolto grazie all'intervento del giudice d'Arborea che venne in soccorso agli aragonesi.

Nel 1353 un altro assedio, questa volta a capeggiare la rivolta contro gli aragonesi erano gli uomini di Mariano Giudice d'Arborea che aveva stretto alleanza con i genovesi, l'assedio anche questa volta fu respinto dai sassaresi.

In quell'occasione per premiare il valore di chi aveva difeso la città dall'invasore, venne a Sassari sbarcando ad Alghero il re Pietro d'Aragona.

Nel 1369 un'altra invasione, questa volta da parte di Mariano IV d'Arborea che vinse la battaglia occupando la città e il simbolo del potere catalano, il castello dove rinchiuse i militari aragonesi.

Per due anni la città fu sottomessa al giudice Mariano.

Fu in quest'occasione che Mariano lesse, conobbe e copiò alcuni articoli degli Statuti Sassaresi che ispirarono la figlia Eleonora a pubblicare la famosa Carta de Logu.

Nel 1371 gli aragonesi ripresero il controllo della città.

Nel 1372 costrinse i cittadini di Alghero a vendere tutti i loro beni e andar via dalla città sostituendoli con cittadini aragonesi e catalani, questa volta a differenza di quello che capitò a Sassari, si fece sul serio.

Nel 1378 la sesta invasione per opera di Ugone d'Arborea figlio di Mariano, subito dopo fu cacciato dalle truppe aragonesi inviate dal re.

Nel 1387 succedette alla corona d'Aragona Giovanni I detto il Galantuomo.

Nel 1390 la conquista della città da parte di Brancaleone Doria marito di Eleonora d'Arborea, i cittadini seguaci alla corona aragonese, non assoggettandosi ai nuovi padroni, trovarono rifugio presso altri castelli, Brancaleone fu cacciato dalla città dalle milizie inviate dal re nel 1392.

Nel 1396 il nuovo re d'Aragona è Martino I detto l'Umano o il Vecchio, con la sua morte si estingue il casato che ha governato le Provincie d'Aragona, la Catalogna e il Regno di Sardegna.

La tranquillità relativa dura a Sassari diciotto anni, nel 1410 altri fatti di guerra tra le varie famiglie e nazioni per contendersi Sassari e la Sardegna.

Dopo la morte di Eleonora d'Arborea e di suo figlio Mariano, il popolo d'Arborea non volendo come loro sovrano Brancaleone Doria marito di Eleonora, scelse come successore Guglielmo III visconte di Narbona nipote della sorella di Eleonora.

Il Visconte dopo aver vinto una battaglia contro gli aragonesi, nel 1410 occupò Sassari e parte del Logudoro, nel 1412 si spinse sino ad Alghero per conquistare la città occupata stabilmente da cittadini aragonesi, purtroppo furono sconfitti in una sanguinosa carneficina, il Visconte riuscì a salvarsi dandosi alla fuga.

Intanto, due anni dopo la morte di Martino I d'Aragona, nel 1412 fu eletto il nuovo re, inizia il potere di un casato castigliano, Ferdinando Trastàmara con il nome di Ferdinando I d'Aragona che regnò sino al 1416 quando il titolo passa al figlio Alfonso V d'Aragona, è durante il periodo che governò questo re che termina nel 1420 per sempre, l'ultimo dei Giudicati rimasti, Alfonso V compra per 100.000 fiorini d'oro tutti i diritti del Giudicato d'Arborea, dal Visconte Guglielmo III di Narbona espandendo così il controllo della corona catalano /aragonese a tutta la Sardegna diventando allo stesso tempo sovrano del Regno delle due Sicilie.

Alla sua morte le succedette il fratello Giovanni II d'Aragona, anche durante il regno di Giovanni II si susseguirono battaglie cruente e sanguinose, l'ultima quella di Macomer avvenuta nel 1478 pone fine definitivamente all'indipendenza di tutta la Sardegna quando tutti i territori sono incorporati sotto il potere regio Aragonese che dopo un secolo di guerre fu l'unico dominatore.

Nel 1479 succedette al trono Ferdinando II d'Aragona marito di Isabella regina di Castiglia, in questo modo si unirono i due regni d'Aragona e di Castiglia dando origine al regno di Spagna.

Durante la dominazione aragonese nel 1346 Sassari e la Sardegna sono falcidiate da colera, morbillo e vaiolo, questa epidemia per i sintomi che causava ai malati fu chiamata peste (o morte) nera.

Facile capire il perché si diffusero numerose epidemie considerate le situazioni igieniche di una città come Sassari rinchiusa dalle mura, il vettore principale erano i topi e le pulci.

Un'altra epidemia dilagò a Sassari per tutto il 1404, Sassari perse quasi la metà della sua popolazione.

La dominazione aragonese/catalano ha lasciato in eredità alcuni riti religiosi ancora molto seguiti e partecipati come quelli della settimana Santa che precedono la Pasqua dove partecipano le confraternite nate proprio nel periodo aragonese.

Le parrocchie della città erano ancora come nel 1278 quando l'arcivescovo di Torres Dorgodorio divise il territorio di Sassari in cinque chiese parrocchiali, San Nicola, Santa Caterina, San Sisto, San Donato e Sant'Apollinare e costruì a sue spese il palazzo episcopale, che dal 1441 divenne la nuova sede arcivescovile abbandonando per sempre Torres.

Anche i Gremi son da far risalire a quel tempo, sono le antiche corporazioni di arti e mestieri nate in epoca pisana, la stessa parola gremio è catalana, significava adunanza di persone per lo più a scopo religioso.

Solo tre Gremi oggi portano l'originale abito risalente al tempo aragonese, gli altri Gremi hanno scelto il frac.

I centocinquanta anni che caratterizzarono il dominio catalano/aragonese, hanno rappresentato per Sassari e per tutta l'isola un brusco regresso, le guerre contro le Repubbliche marinare Pisa e Genova coincisero anche con la fine del processo economico e culturale che Pisa, Genova, i Giudicati e la Chiesa avevano portato avanti per tre secoli.

Durante il regno di Pietro IV fu istituito a Cagliari nel 1355 il Parlamento sardo, formato dai rappresentanti di tre categorie di cittadini chiamati "Stamenti" o "Bracci", Stamento ecclesiastico, Stamento militare e Stamento reale (o civile).

Con gli aragonesi e spagnoli era convocato ogni dieci anni, con l'avvento dei Savoia non fu più convocato come diremo nel capitolo apposito.

I suoi membri sono chiamati "voci"secondo una scala gerarchica, la prima voce ecclesiastica era l'Arcivescovo di Cagliari, la prima voce dello stamento militare era un feudatario con il titolo più alto, la prima voce dello stamento civile o reale era il sindaco di Cagliari.

Quando gli stamenti si riunivano in seduta congiunta, si chiamavano "bracci".

Ogni stamento aveva la possibilità di riunirsi separatamente.

Il parlamento congiunto si riuniva di solito ogni dieci anni e rappresentava il regno sardo nei confronti della corona, si stabilivano tra le altre cose i tributi che si dovevano versare al re per i dieci anni seguenti.

 

Alcune parole in dialetto sassarese di probabile origine catalana (in grassetto).
 

Tratte dal Dizionario Fraseologico Sassarese - Italiano di Giampaolo Bazzoni. Capitolo "Ipotesi Etimologiche".

Magnum - Edizioni Sassari. Tommaso Sussarello Editore
 

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