Monte d'Accoddi-Associazione la Settima

Monte d'Accoddi

             
La civiltà preistorica di Monte d'Accoddi

0047Il racconto della nostra ricerca parte da una piccola zona della Nurra appartenente al territorio del comune di Sassari, dove sono presenti testimonianze di diverse epoche dell'evoluzione della civiltà umana, iniziamo da dove sono stati rinvenuti insediamenti di villaggi preistorici risalenti al Neolitico (Monte d'Accoddi), proseguiamo parlando delle Domus de janas, dei Nuraghi, il nostro viaggio proseguirà raccontando il Medioevo e termina ai giorni nostri.

Uno dei complessi preistorici della nostra zona a circa tre chilometri dal quartiere di Li Punti è Il complesso di Monte d’Accoddi costituito originariamente da un villaggio.

Al complesso si arriva partendo da Sassari superata la borgata di Ottava, proseguendo per Porto Torres, superata la zona di Ponte Secco, al primo bivio si può invertire la marcia e ritornando indietro in direzione di Sassari, sulla destra c'è l'ingresso della necropoli segnalato da un cartello turistico.

I primi scavi eseguiti negli anni Cinquanta, e in seguito anche negli anni Settanta - Ottanta hanno rivelato la presenza di un primo villaggio composto di circa 150 capanne esistente già nel 4300 a.C. Gli studi hanno rivelato che le capanne in quell'epoca erano costruite in forma ovale con strutture infossate (primo villaggio). In seguito dal 3500 a.C. sopra il villaggio antico furono costruite le capanne a forma quadrata con la base di piccoli muri e pareti di legno, si edificò così il secondo villaggio.

La cultura di quel periodo è chiamata "Cultura di Ozieri" perché è in una grotta vicino a Ozieri (grotta San Michele) che per la prima volta sono state rinvenute testimonianze importanti della cultura prenuragica che in seguito si sviluppò in tutta la Sardegna. Nel 3200-2800 a.C., ed è proprio di quel periodo che risale il posizionamento del menhir.

Il menhir è una pietra enorme squadrata posta in verticale come quelle che esistono in varie parti d'Europa specialmente in Gran Bretagna a Stonehenge, il nome deriva dal bretone (una regione della Francia) men = pietra e hir = luogo che si potrebbe tradurre in pietra del luogo o pietra lunga, i menhir nel linguaggio popolare sardo sono chiamate "perdas fittas" oppure "perdas ficchidas".
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In Sardegna sono stati catalogati 740 menhir, questi manufatti vanno studiati per il contesto di cui, ne fanno parte. Secondo alcuni studi si trovano spesso vicino a delle tombe o alle "domus de janas", in alcuni casi in seguito sono stati usati come architrave nella costruzione di vari tipi di nuraghi.

Nel complesso di Monte d'Accoddi è stato trovato un menhir coricato, ha un'altezza di 4,5 metri, si presume sia stato un simbolo di omaggio a qualche sacralità prima della costruzione del grande altare.

Che l'intera zona era un posto di sacrificio si è capito dai resti di animali morti e ciottoli anneriti ritrovati su delle buche poco profonde dove fu ritrovato il menhir, questo significava (anche se ancora oggi è misterioso il suo effettivo significato) che questa pietra rappresentava una qualche divinità, potrebbe rappresentare la fertilità? O un calendario solare? O un punto di riferimento astronomico con le stelle ? di preciso non si sa. Poco lontano dal complesso di Monte d'Accoddi in un terreno privato (quindi inaccessibile ai visitatori) esistono atri due menhir più piccoli uno di color rossastro e l'altro di calcare bianco, secondo gli studiosi rappresentavano la divinità maschile e quella femminile. Altri manufatti sacri esistenti prima della costruzione del grande altare sono: un'enorme lastra di pietra posizionata a destra a forma di trapezio, si pensa sia stato un altro piccolo altare di devozione dove mettere le offerte alle divinità oppure una mensa dove si consumavano i pasti cerimoniali.
Sullo stesso lato di questa lastra è stata ritrovata un'altra lastra più piccola con resti di animali quali, bovini, ovini, suini e cervi.

Gli altri manufatti rinvenuti sono: due pietre a forma di sfera una grande e una più piccola, queste pietre rappresentavano sicuramente una divinità o il simbolo del sole, di sicuro sappiamo però che non furono rinvenute dove si trovano adesso, ma furono portate dal terreno vicino dove ancora oggi ci sono i due menhir.

La presenza di qualche migliaio di persone (si presume circa 2.500) che vivevano in quell'area è testimoniata dalla scoperta di tre necropoli scavate nella roccia calcarea poco distante al villaggio, queste tombe in Sardegna sono chiamate "domus de janas" che significa "casa delle fate"o "casa delle streghe" queste tombe riproducevano in piccolo la casa dei vivi con tanto di finestre e gradini, il tutto era abbellito con simboli legati alla magia.

La costruzione del grande altare è da collocare in un periodo successivo alla nascita del primo villaggio, era un periodo di spopolamento che si colloca nell'epoca prenuragica, fu costruito vicino ai resti del secondo villaggio (ancora oggi esistono tracce), risulta costruito in due fasi. Nasceva così il villaggio santuario.

L'accesso al tempio veniva tramite una rampa in pendenza lunga oltre 25 metri, tutta la struttura era intonacata di rosso da qui il nome "tempio rosso", alla fine della rampa nella parte alta, c'era un vasto spiazzo pianeggiante, dove una specie di casa rettangolare che fungeva da altare, che probabilmente poteva accedere solo il capo tribù o un sacerdote o stregone.
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A conforto della tesi che esisteva una capanna a uso di un sacerdote (o stregone) per i riti religiosi è il ritrovamento di un corno di bue e delle conchiglie dentro una giara dove ci sono evidenti prove che furono devastati da un incendio. Secondo gli studi questo incendio fu talmente violento che costrinse gli abitanti ad abbandonare tutto esattamente dov'era.

Che avesse funzioni di casa cerimoniale secondo gli esperti è dovuto al ritrovamento anche di una statuina femminile di terracotta e dell'ocra rossa contenuta in una conchiglia dentro una giara, dove ci sono evidenti prove che furono devastati da un incendio in oltre sono stati ritrovati alcuni pesi da telaio usati per la tessitura di stoffe che servivano come offerte sacre. I motivi decorativi dei tessuti sono documentati sulla ceramica ritrovata nel sito e sulle pareti delle "domus de janas".

In seguito a questo incendio o ad altre situazioni distruttive, la popolazione che viveva in quel villaggio costruì un nuovo muro perimetrale di rinforzo, questa volta con pietre di dimensioni più grandi inglobando così tutta la struttura e il "tempio rosso". Dopo quel devastante incendio sulla sommità, venne ricostruito un nuovo altare, anche di questo oggi non rimane più traccia. Si presume che sia stato abbandonato in seguito ad altre situazioni distruttive.

L'altare di Monte d'Accoddi con la sua forma particolare a tutt’oggi è l'unico del suo genere nell’intero bacino Mediterraneo, la struttura ricorda le Piramidi a gradoni tipiche dei Babilonesi (Ziggurath) tanto è vero che la zona viene anche chiamata la Ziggurath del mediterraneo.

Gli studi si sono concentrati sulla funzione dell'altare proprio per la sua forma e nonostante tutti gli studi, ancora oggi non è ben chiaro a cosa servisse questo monumento dalla forma cosi insolita per la cultura di quel periodo, sicuramente era un centro cerimoniale "alto" di una certa importanza.

Le popolazioni sarde dell'Eneolitico (2.900 a.C.-1.800 a.C.) conoscevano già l'uso del rame. Altri reperti sono stati rinvenuti nell'area del complesso, sono due stele che si distinguono per le decorazioni, una è incisa e l'altra è a rilievo, rappresentano elementi fisici del corpo umano.

La prima stele è stata rinvenuta in mezzo al materiale usato per costruire il tempio, è in calcare e porta inciso a spirale un motivo che ricordano gli occhi e il naso di una figura femminile, secondo gli studiosi la statua era di grandi dimensioni.

La seconda stele incisa a rilievo è una copia, l'originale è nel Museo Sanna di Sassari, è una pietra scolpita da tutte e due le parti, rappresenta certamente una figura femminile stilizzata.

Nel sito archeologico sono stati rinvenuti moltissimi gusci di cozze e vongole a testimonianza che conoscevano anche l'arte della pesca oltre quella agro pastorale.

Come approvvigionamento idrico si attingeva l'acqua dal vicino Rio d'Ottava che nel Neolitico era un grande fiume a differenza di oggi che è un piccolo corso d'acqua.

(Rio di Ottava nasce nel territorio di Osilo dalla fonte della Quercia con il nome di Rio Acheta, percorre prima la valle del Crabolu e poi la valle di Logulentu a Sassari per poi continuare sino al rio Mannu, le sue acque erano usate per azionare molti mulini per la macina dei cereali).

L’origine del nome.

Il nome Akkoddi sembra derivare dal sardo arcaico Kodi che significava: monte e da cui deriverebbe l'altro nome sardo Kodina o Kudina, che sta a indicare " pietra" oppure come scrive il Professor Ercole Contu nel libro "l'Altare preistorico di Monte D'Accoddi" edito da Carlo Delfino “Monte d’Accoddi risulta misterioso, di questo nome si avevano anche altre versioni, come Monti d’Agodi, Monti d’Agoddi, Monte d’Acode o Monte La Corra (come riportato sulle carte tipografiche I.G.M.). Mentre per la parola "Monte" nessuno si meravigliava perchè in Sardegna è usata sia per le colline che persino a indicare un mucchio di pietre (in Gallura), più problematica appariva la seconda parte del nome, che venne fatta derivare da un arbusto (kòdoro, cioè terebinto) o da “luogo di raccolta”(accoddi) o da corno (la corra). Solo di recente il Prof. Virgilio Tetti, ha potuto accertare che il nome più antico documentato nelle carte catastali è “Monte de Code”, che significava “Monte-collina delle pietre” (coda/e = pietra/e). Il riferimento alla pietra si ritrova anche nella traduzione spagnola, risalente al ‘600, del condaghe medievale di San Michele di Salvennor, con la quale la collina è chiamata “Monton de la Piedra”.

Ma quelle riportate sono due delle tante ipotesi sull'origine del nome e sulla tipologia del monumento stesso.

Durante la seconda guerra mondiale l'impianto dell'altare fu usato come rampa per sistemare una batteria contraerea scavando profonde trincee arrecando danni irreparabili al monumento.
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Tutte le foto relative a Monte d'Accoddi si possono vedere cliccando il Link sotto

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