Li Punti - La piccola città-Associazione la Settima

Li Punti - La piccola città

 Li Punti

La piccola città

Questo è un libro onesto, esemplare, invidiabile. E siccome è un libro di storia (e sia pure di quella che si chiama, con un tantino di sussiego da parte degli osservatori, “storia locale”: e si insiste sulla definizione anche adesso che sappiamo che la terra intera è un luogo solo, dove la gente vive in perpetua e inestricabile connessione con tutto il resto del mondo) la sua onestà è certificata dal fatto che non ci sono trucchi: tutto quello che racconta è immediatamente documentabile, gran parte degli autori sono i testimoni personali e diretti di quello che si dice.

In realtà, come in ogni libro di storia che si rispetti, ci sono anche gli autori, che qui sono tre, Anna Faedda, Mariuccia Satta, Gianuario Pilo, che cito nel rigoroso ordine con cui si sono modestamente allineati nel frontespizio: probabilmente, come succede in tutte le opere collettanee (che vorrebbe dire scritte da più di una persona, ma gli scienziati preferiscono sempre le parole più difficili), ognuno di loro avrà fatto una sua parte, magari maggiore o minore di quella dei compagni di fatica, ma sempre col proposito di riconoscersi in un’unica triade finale come fossero un unico autore.

E come in ogni altro libro di storia ci sono i documenti: che qui sono documenti vivi che parlano, ricordano, rievocano, controllano e certificano. Sono i testimoni, giovani e vecchi (ma preferibilmente i vecchi, i primi a stanziarsi nel territorio), portatori di ricordi personali e di memorie condivise, alcuni, i più anziani, addirittura progenitori del luogo stesso di cui si parla, i modesti e inconsapevoli “fondatori” di quello che con modestia chiamano “quartiere” ma che ora, con i suoi circa quindicimila abitanti, meglio sarebbe chiamare “periferia” (e magari anche “periferia periurbana”) o, senza giocare con l’enfasi, “un pezzo di città”: io stesso ho sentito Anna Maria Marra, presidente dell’Auser di Li Punti, grande sponsor (l’Auser non meno di lei, Anna Maria) dell’operazione che per ora si conclude con questo libro: «Li Punti sono ormai una piccola città dentro una città più grande».

Un libro esemplare, anche. In cui una comunità, più numerosa di quelle di tanti piccoli e anche grandi centri della Sardegna, si racconta prima che la memoria si perda o i fatti scolorino nelle approssimative memorie dei nonni. I tre autori, a occhio e croce un anno fa circa, si sono posti il problema di raccontarsi: e senza stare a por tempo in mezzo (a tutti quelli che vogliono iniziare un lavoro non dispiace di prendere la rincorsa, come a “luna monta”) hanno cominciato a fare il giro del paese (eccone un’altra definizione: un quartiere grande come decine e decine di frazioni legalmente riconosciute), una “chirca” come un tempo se ne facevano nei paesi, magari a chiedere Sos mortos, ma stavolta per chiedere a chiunque avesse un pezzo di memoria di Li Punti dai tempi dei primi acquisti di Monte Tignosu e poi dell’arrivo dei pastori da Banari e la nascita del tempo sonoro delle cave, e poi anche le lotte per farsi riconoscere identità e servizi (portarono l’asino sotto Palazzo Ducale, al modo dei loro paesi di provenienza) e ora il consolidarsi di questa coscienza di essere “cosa” urbana o quasi urbana, pronta a chiedere trattamenti e attenzione uguali a quelli che toccano a tutti gli altri centomila e passa cittadini di Sassari. Esemplare, dicevo: perché da un libro come questo ogni comunità può prendere esempio e cominciare a scrivere la propria storia, prima che quello che chiamano sviluppo (e sappiamo che cos’è spesso: stravolgimento, metamorfosi frettolosa, fuga dal luogo dove si è nati) ne cancelli anche le tracce più immediatamente visibili. Di un’operazione come questa, del resto, Li Punti ha l’esempio quasi in casa: perché uno dei centri abitati italiani che già ha avuto questa esperienza, la fatica di un uomo che rovistando archivi lunghi mille anni, ha scritto la storia del suo popolo. Parlo di Enrico Costa e della sua storia, appunto, di Sassari, scritta e pubblicata fra gli anni Ottanta dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento, con l’aggiunta, nella seconda metà degli anni Trenta, della parte rimasta inedita alla morte dell’autore.
Ebbene, negli ultimi anni sempre qualcuno mi cerca per chiedermi dove si può trovare questa o quella notizia, giustificandosi che “nel Costa non c’è”.
Nessuno ne fa colpa al grande Enrichetto, ma l’osservatore sulla fascia sente che sta crescendo il bisogno di saperne ancora qualcosa di più.
Non accadrà per Li Punti, dovesse crescere “sempri più mannu – come diceva di Sassari Pompeo Calvia – che zucca a Cabbidannu”, subisca un’uguale sorte: qui la storia l’abbiamo messa in cassaforte , sfogliando le pagine colpiscono da una parte la molteplicità degli avvenimenti grandi, piccoli e piccolissimi e insieme la puntualità minuziosa della trascrizione a futura memoria da parte degli autori del libro. Che non hanno scelto fra il patrimonio di cose ricordate, registrate o raccontate, non hanno messo in opera quel “sedattu” dello storico, obbligato a scegliere sulle cose da cercare e raccontare e quelle da tralasciare o buttare in cortile: hanno elevato tutto al grado di chi (o che cosa) merita di non essere lasciato fuori e l’hanno registrato e messo nel libro. Del resto non sarà lontano il giorno in cui ogni briciola di realtà appena capitata verrà conservata in un archivio digitale aperto a tutti.

Insomma, un libro invidiabile. Ne avessero uno così tutti i paesi dell’isola, si mettessero a lavorare tutti quelli che parlano di identità ma non si alzano dalla poltrona.
Sia lode, dunque, a Gianuario Pilo e a Gavino Satta ideatori del progetto e agli altri coraggiosi esploratori di questo presente-passato ancora così vivo e pulsante, e alla gente intera di Li Punti un augurio di quelli dei Candelieri, “a zent’anni” tutti.

 

Manlio Brigaglia

Storico, Università di Sassari