La Sardegna Romana-Associazione la Settima

La Sardegna Romana

                 
 
La Sardegna Romana Repubblicana 238 a.C.-1 d.C.
   La Sardegna Romana Imperiale 1 d.C.-456 d.C.
 

Nel 264 a.C. scoppiò tra Roma e Cartagine la prima Guerra Punica, il motivo dello scontro era chi doveva avere la supremazia e il controllo delle rotte commerciali via mare. 
Roma che voleva espandere il suo impero, capiva che per far questo bisognava avere un controllo militare del Mediterraneo. 
Nel 241 a.C. dopo la Prima Guerra punica (264-241 a.C.) la Sicilia è stata una delle prime province conquistate, l'esercito romano costrinse i Cartaginesi ad abbandonare l'Isola. 
All'epoca la Sardegna era ancora sotto il dominio Cartaginese. 
Nell'intervallo fra la prima e la seconda Guerra Punica, Cartagine dovette subire e reprimere una rivolta delle truppe mercenarie che aveva arruolato, la rivolta è stata determinata all'impossibilità del governo Punico ( i Cartaginesi) di pagare le truppe che avevano impiegato per la guerra.                                                                   I mercenari determinati ad avere gli arretrati delle spettanze dovute, si ribellarono ai loro comandanti compiendo ogni genere di razzia nel territorio sino a uccidere i loro stessi capi che governavano l'isola.                                                                                                                                                                                                            La popolazione locale che in precedenza aveva subìto suo malgrado  la presenza del dominio Cartaginese, non era disposta a farsi governare da queste truppe senza controllo considerandoli i nuovi invasori, organizzarono così delle guerriglie di resistenza riuscendo a scacciarli dall'isola.
Questi mercenari recatisi a Roma chiesero al Senato di organizzare un esercito per combattere il popolo Sardo, in modo da poter riconquistare il controllo dell'isola.
Roma accolse l'invito considerando che si stava presentando l'occasione propizia per conquistare definitivamente l'isola, nel 238 a.C. arrivò in Sardegna l'esercito Romano che prese possesso dei territori Cartaginesi ponendo fine a oltre trecento anni di dominio Punico.


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Roma conquistò vasti territori dell'Isola facendo in modo che la parte conquistata diventasse nel 227 a.C. la seconda provincia di Roma oltre alla Sicilia.

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In piena seconda Guerra Punica tra Roma e Cartagine (218-202 a.C.), i popoli della parte Nord orientale e centrale dell'isola che ancora non erano direttamente sotto il dominio Romano, intrapresero una rivolta contro i nuovi colonizzatori in particolare le lotte erano rivolte contro la dura repressione fiscale che Roma aveva imposto, chiedevano di poter tornare sotto l'influenza Cartaginese. 

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I rivoltosi Sardo-Punici furono irrimediabilmente sconfitti e nel 215 a.C. cessò così la speranza di riportare l'isola sotto il dominio Cartaginese. 
Dopo la pace con Cartagine i Romani conquistarono militarmente anche la Barbagia occupandola senza mai sottomettere del tutto quel popolo.
La Sardegna Romana seguirà per tanto tempo ancora le tradizioni e la cultura dei Cartaginesi. 
Una conseguenza di quest'occupazione fu che cessò per sempre la tradizione dell'antica civiltà Nuragica.


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La dominazione romana durò in Sardegna Settecento anni, modificò radicalmente la mentalità, la cultura, i costumi del popolo Sardo e del territorio.
I nuovi conquistatori dotarono la Sardegna di una complessa rete stradale destinata a diventare la principale via di comunicazione per molti anni, 
in molti casi si restaurarono strade del periodo punico, quella più antica è quella che va da Turris Libisonis a Karalis (Cagliari) passando per la stazione di Octavum Lapidem (Ottava), pressapoco il tracciato era quello dell'attuale 131.
Costruirono ponti per superare valli e corsi d'acqua, costruirono una serie di canalizzazioni per convogliare l'acqua in modo da approvvigionare Turris,
una delle fonti  utilizzate dai romani per incanalare l'acqua è stata quella di San Martino - Eba Ciara  sul colle Monte Attentu, si  costruirono  anche infrastrutture necessarie per uno sviluppo del territorio e del commercio. 
Anche la lingua subì una trasformazione, anche se molto lentamente in particolare nelle zone interne, dove si continuarono le tradizioni puniche, solo dopo la dominazione bizantina anche all'interno dell'isola s'introdusse la lingua latina.


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Sotto i romani, l'isola fu chiamata il granaio di Roma tanta era la produzione di cereali, era anche terra che consentiva una buona produzione di frutta come le pere, melograni, mele, mele cotogne e altra. Molte varietà furono importate dagli stessi  romani. 

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Si coltivava il culto delle divinità romane come Giove e Giunone anche se in alcune zone i Romani permettevano ancora di una certa libertà di culto, nelle zone interne si continuavano a venerare divinità di origine preistorica come la Dea Madre o divinità d'ispirazione naturalistica, nelle zone costiere  si continuava il culto delle divinità portate dai Fenicio-Punici come la dea Tanit che era la più importante. 
La dea Tanit aveva il suo santuario a Nora presso Pula. 
Un altro dio Fenicio venerato in Sardegna è stato il Dio Sid divinità che i Romani ribattezzarono con il nome di Sardus Pater venerato nel santuario di Antas a pochi chilometri da Fluminimaggiore, le genti locali aggiunsero al nome originario l'appellativo di Babai che ancora significa padre.                                                    Alla figura del Sardus Pater secondo la tradizione Fenicio-Punica è legata la stessa fondazione della Sardegna.
Nonostante la dominazione romana in Sardegna sia stata per circa Settecento anni, non furono mai cancellate completamente le tracce della precedente cultura Fenicio-Punica.
Un nuovo evento però era in vista, un fatto che modificò radicalmente il culto delle divinità, in un villaggio della Palestina Giudaica chiamato Bethem nasceva Gesù. 
All'epoca Roma esisteva da 753 anni.
Dopo la crocefissione di Cristo, i seguaci della nuova religione appena nata, anzichè scoraggiarsi ebbero ancora più consensi, non si esclude che a portare la nuova religione in Sardegna nel periodo Romano siano stati  mercanti o gli stessi militari oppure come vedremo in un altro capitolo dai nuovi conquistatori che occuparono il posto dei Romani. 
Come in tutto il resto dei territorio dell'Impero Romano, anche in Sardegna i cristiani furono perseguitati, diverse furono le persone martirizzate tra i quali Gavino Proto e Gianuario a Turribus. 
Nel sassarese una testimonianza molto significativa della presenza dell'occupazione Romana è la cittadina di Porto Torres fondata presumibilmente da alcuni legionari al seguito di Giulio Cesare nel 46 a.C. di ritorno da una Campagna militare in Africa o da militari al seguito di Ottaviano tra il 40 e il 42 a.C. 
Si presume che il primo insediamento era presso la foce del Rio Mannu all'epoca navigabile per qualche tratto. 
La denominazione di Turrem (Turris) Libisonis l'antico nome di Porto Torres compare per la prima volta nel Primo secolo d.C. per merito dello scrittore naturalista Plinio il Vecchio in un trattato enciclopedico dal titolo Naturalis historia.                             
Gli storici fanno risalire questo toponimo alla presenza di numerosi nuraghi (turris) presenti nel territorio, dove ci fu il primo insediamento della colonia, incerta è la seconda parte del toponimo Libisonis che pare derivi dal nome antico di una popolazione residente nella Libye (Nordafrica) dove secondo la leggenda proveniva il Dio Sardus Pater figlio di Ercole Libico. 
Nella Sardegna Romana Turris Libisonis era un porto strategico per il trasporto via mare per le merci dirette a Roma
 ma anche in Spagna, al sud della Gallia e nel Nord Africa, le merci erano in particolare cereali e in seguito prodotti di estrazione dalle miniere dell'Argentiera e di Canaglia.
Resti di una fonderia di metalli sono stati rinvenuti nella Nurra vicino all'odierna Pozzo San Nicola, sono stati ritrovati lingotti e scorie di lavorazione. 
Nel territorio del comune di Sassari i romani si stanziarono dalla fine del III secolo a.C. con un sistema di colonizzazione sparso di alcune ville residenziali facenti capo al grande centro urbano di Turris Libisonis. 
Che i romani abbiano frequentato i territori della futura Sassari o i territori vicini è dimostrato dagli innumerevoli reperti, in particolare monete trovate in modo fortuito durante alcuni scavi.  

 A Turris alcuni resti importanti rinvenuti, sono quelli delle terme note come il "Palazzo del re Barbaro" che secondo la leggenda sarebbe stato la sua residenza come Governatore romano della Sardegna e della Corsica durante l'impero di Diocleziano. 
Diocleziano è il responsabile nel 305 d.C. dell'editto della persecuzione contro i cristiani per effetto del quale furono martirizzati Gavino, Proto e Gianuario.
La vicenda dei tre Martiri è documentata in un testo Medioevale di cui non si conosce l'autore, il testo è conosciuto come Passio Sanctorum Martyrum Gavini Proti et Ianuarii  (Passione dei Santi Martiri Gavino Proto e Gianuario), di questo documento esiste una copia stampata nel 1497 e conservata nella Biblioteca Comunale di Sassari. 
L'anonimo scrittore riportò alcune notizie tratte da un elenco dei martiri cristiani fatto nel Quinto secolo, tramite questo elenco chiamato Martirologio Gerominiano, si conobbero con certezza i nomi, la data e la città del martirio dove questo fu eseguito.
Breve storia dei Martiri Turritani
Agli inizi dell'anno Trecento un prete di nome Proto e un Diacono chiamato Gianuario, furono mandati da Papa Caio a Turris la loro città natale a predicare la fede Cristiana.
Le prediche che avvenivano a Monte Agellus purtroppo erano al tempo dell'editto di Diocleziano che obbligava tutti i cittadini ad adeguarsi alle pratiche religiose imposte dall'Impero Romano, l'editto revocava i diritti dei cristiani a professare la loro religione.
I pagani di Turris che mal sopportavano la presenza di questi sacerdoti li denunciarono costringendo il governatore Barbaro a far rispettare le disposizioni dell'Imperatore.
Barbaro li fece arrestare e ordinò di trasferire Proto sull'isola dell'Asinara trattenendo a Turris il giovane Gianuario con la speranza di farlo convertire al paganesimo.
Non riuscendo nel suo intento li fece arrestare e torturare affidandoli prima di ucciderli a Gavino Sabelli un militare Romano.
Proto e Gianuario riuscirono a impressionare Gavino per la loro profonda  fede in Gesù Cristo a tal punto che riuscirono a convertirlo al cristianesimo.
Gavino li rende liberi e si presenta davanti al governatore Barbaro difendendo la fede cristiana confessando di aver liberato i due prigionieri e che anche lui ripudiava gli dei pagani.
Per dare un esempio di repressione verso chi professava il cristianesimo, fu subito condannato a morte e decapitato in un promontorio in località Balagay confinante con il mare. 
Era il 25 ottobre del 303. 
Gavino dopo morto apparve in sogno a Proto e a Gianuario invitandoli ad andare da Barbaro per essere martirizzati anche loro, ubbidirono e furono uccisi sulla stessa roccia di Gavino due giorni dopo, il 27 ottobre. 
Per ricordare il posto del martirio fu edificata una piccola chiesa conosciuta come Balai Lontano o Santu Bainzu Ischabizzaddu (Decollato). 
Un'altra leggenda riguarda la costruzione della Basilica di San Gavino a Monte  Agellus. 
Verso l'anno 1040 il Giudice di Torres Comita I malato di lebbra, ebbe la visione di San Gavino che le promise di guarirlo dalla grave malattia, le chiese però di edificare a Monte Agellus una Basilica per dare al suo corpo e quello degli altri due compagni martirizzati una degna sepoltura. 
Comita guarito mantenne la promessa, costruì la Basilica cercò e trovò i corpi, li prese e li fece seppellire all'interno della Basilica in una tomba sotto la chiesa.
Queste reliquie furono ritrovate durante un restauro nel 1614.
Da allora i simulacri lignei dei tre santi sono portati in processione sino al posto che si presume Comita I, ritrovò i corpi.
La tradizione vuole che dopo il martirio trasgredendo le disposizioni di Barbaro i tre martiri anzichè essere buttati in mare siano stati pietosamente raccolti e seppelliti in una camera scavata nella roccia. 
Adesso adiacente alle camere della sepoltura c'è una piccola chiesa costruita nel 1850, sopra i resti di un'antica costruzione romana, si presume una cisterna utilizzata anche nel Medioevo trasformata in seguito in un piccolo altare di culto.
Questa chiesa è conosciuta con il nome Balai Vicino o San Gavino a Mare.
Esattamente dove si presume sia stata la loro prima sepoltura, vengono portati in processione ogni anno il 3 maggio i simulacri lignei raffiguranti i martiri e lasciati sino alla Pentecoste, per poi essere riportati  in processione alla Basilica di San Gavino a Monte Agellus (Angellu).
La festa in onore dei tre Martiri è una delle più sentite e partecipate ancora oggi non solo dai portotorresi ma da tutto il sassarese. 
La persecuzione nei confronti dei cristiani continuò sino al 313 d.C. sino a quando l'Imperatore Costantino I detto "Il Grande" vi pose fine stabilendo la piena libertà di culto. 


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Costantino I viene considerato santo per la sua opera di diffusione del Cristianesimo, in Sardegna in epoca Bizantina la tradizione popolare lo identifica come Santu Antine. 
Nonostante la dominazione romana in Sardegna sia stata per circa Settecento anni, non furono mai cancellate completamente le tracce della precedente cultura Fenicio-Punica.
La dominazione romana durò in Sardegna sino al 456 d.C.
Purtroppo in quell'anno il popolo sardo stava per conoscere un nuovo invasore, stavano per approdare nell'isola delle navi straniere, erano le navi dell'esercito dei Vandali che venivano in Sardegna per occuparla militarmente.


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