La Sardegna nuragica-Associazione la Settima

La Sardegna nuragica

        
La Civiltà Nuragica (1600 a.C.-1000 a.C.)

Come abbiamo visto in precedenza, la presenza dell'uomo in Sardegna è molto antica, anche se dobbiamo attendere il Neolitico per avere una discreta presenza di villaggi nel territorio.

Il Neolitico nel comune di Sassari è testimoniato dall'altare di Monte d'Accoddi e dalla grande necropoli di Su Crucifissu Mannu in comune di Porto Torres.

Oggi il nostro racconto inizia dall'anno 2000 a.C. quando l'uomo da qualche tempo aveva lasciato le caverne e abitava già in capanne, questo popolo, anzi questi popoli, che abitarono l'isola non conoscevano ancora la scrittura, non avevano neanche un linguaggio comprensibile da tutti (anche se sembrerebbe strano per un popolo che costruì imponenti manufatti di pietra senza una minima conoscenza matematica), gli insediamenti stabili esistevano da appena 5000 anni.

Si erano appena estinti dei piccoli animali che componevano la prima fauna dell'isola, un piccolo maiale, una piccola scimmia, una piccola antilope, un piccolo mammifero roditore il Prolagus sardus e una specie di coccodrillo.
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Sfruttando l'abbondanza di minerali presenti nell'isola (rame e stagno) s'iniziarono a costruire armi con questa lega (il bronzo) sempre migliori sia per la caccia sia per la guerra, questi utensili erano commercializzati in tutto il Mediterraneo.

Questa Civiltà è chiamata "Civiltà Nuragica" poiché quelle genti non scrivevano non c'è nessuno scritto a testimoniare il nome con cui loro stessi s'identificavano, questa denominazione derivava da una particolare tipo di costruzione che all'epoca era costruito, il nuraghe.

La Civiltà Nuragica è una civiltà di genti locali che si è evoluta con il tempo dopo il Neolitico che si sviluppò grazie all'intrusione nell'Isola di genti che portarono nuove culture, nuove idee e nuove tecnologie.

Il problema però è chiarire il periodo in cui è nata questa civiltà, se per Civiltà Nuragica s'intendono le genti che costruirono i classici nuraghi, bisogna aspettare al 1400-1200 a.C. perché le costruzioni fatte anni prima (2400-1400 a.C.) erroneamente attribuite a questa civiltà, non le appartengono (anche se sono considerati tali) perché non sono nuraghi nel senso comune del termine.

La Civiltà del 2400 a.C.-1.400 a.C. chiamata prima fase (nuragico uno) rispetto alle costruzioni del Neolitico come quelle scoperte a Monte D'Accoddi iniziò ad adottare un sistema diverso di costruzioni e tra la fine del bronzo antico e il bronzo medio nascono le prime costruzioni chiamate proto nuraghi o nuraghi a corridoio che, a differenza dei futuri nuraghi all'interno non avevano una sala circolare ma dei piccoli corridoi, si pensa che gli abitanti usavano la terrazza sovrastante ricoperta con un tetto di legno per viverci, se ne contano circa 300.

La seconda Fase 1400-1200 a.C. (nuragico due) circa 500 anni dopo la prima fase si iniziò a costruire i nuraghi a "tholòs " (dal greco a cupola) che rispetto ai primi erano a forma tronco conica, in questa fase furono edificati quasi tutti i nuraghi presenti in Sardegna. Molti studiosi fanno risalire a questo periodo la nascita della vera Civiltà Nuragica.

La terza fase 1200-900 a.C. (chiamata nuragico tre) vede la costruzione intorno al singolo nuraghe altri nuraghi a contorno rinchiusi da delle muraglie da questo periodo, in poi i nuraghi avevano anche una funzione religiosa.

La quarta fase 900-500 a.C. (nuragico quattro) è caratterizzata dall'aumento di dimensioni dei villaggi e la presenza dei fenici.

La quinta fase 500-100 a.C. (nuragico quinto) è il periodo dell'occupazione dei cartaginesi e dei romani.

La funzione dei nuraghi in tutto il suo periodo è da sempre motivo di dibattito tra gli studiosi, un'ipotesi è quella che considera il nuraghe, una semplice torre o tomba monumentale, un'altra ipotesi è quella che erano considerati a volte case, a volte tombe, a volte ovili.
Altri hanno ipotizzato che erano degli avamposti militari o torri di avvistamento.

Altri hanno considerato che il nuraghe aveva una funzione religiosa.

Altri sostengono che il nuraghe era solo la residenza del capo tribù o stregone.

Altri ancora considerano i nuraghi sparsi per la Sardegna come degli osservatori astronomici.

In conclusione sul reale significato dei nuraghi qualche studioso ha detto che: "Dato che s'ipotizza che siano stati costruiti circa 10.000 nuraghi sparsi per la Sardegna, non è detto che tutti avevano la stessa funzione".

Oggi ne rimangono visibili circa 7.000, gli altri si sono persi nel tempo.

Quindi come detto gli insediamenti Nuragici veri e propri in Sardegna avvennero dal 1400-1200 a.C. sino al II secolo a.C. dall'età del bronzo sino all'epoca del dominio Romano.

La storia della Civiltà Prenuragica potrebbe iniziare quando la Sardegna nel 2400-2200 a.C. subì l'influenza di genti che già da 2000 anni prima stava colonizzando l'Europa del Nord costantemente alla ricerca di metalli pregiati come il rame, attraverso la Penisola Iberica e le Baleari approdarono in Sardegna (vicino ad Alghero) portando una cultura e una tecnologia nuova, quella legata alle costruzioni dei grandi manufatti in pietra chiamati "dolmen".

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(I dolmen sono un tipo di tombe preistoriche fatte con pietre verticali sormontate da una grande pietra piatta, molto spesso accerchiati da altre pietre verticali poste a cerchio (menhir), i più conosciuti sono in Gran Bretagna a Stonehenge).

La cultura di queste genti è chiamata in inglese "Breaker culture" nome dato perché queste genti portavano con sé una specie di bicchiere (Breaker) in ceramica che somigliava a una campana rovesciata, tanto è che in Italia questa cultura è chiamata "cultura del vaso campaniforme". Queste genti s'integrarono perfettamente con la cultura e la tecnologia delle popolazioni sarde che vivevano nel territorio che sapevano costruire imponenti mura di pietre usati come recinzione a protezione dei loro villaggi e delle miniere d'argento dalle quali sapevano già estrarre il materiale, la cultura di queste genti è chiamata "cultura di Monte Claro".

La fusione di queste due culture ed esperienze diede origine in seguito ai "Protonuraghi"o "Nuraghi a corridoio" che in ordine di tempo sono le costruzioni nate prima dei classici nuraghi a torre che in seguito nasceranno in tutta la Sardegna subendo nel corso dei secoli profonde modifiche. I sardi fusero la tecnologia della costruzione dei dolmen portata da queste genti con quello se sapevano fare loro nella costruzione delle grandi mura, il risultato fu l'apertura di queste costruzioni a dolmen che significa con un architrave centrale costituito da una grossa pietra, (l'apertura era rettangolare), questo li rende differenti dai futuri nuraghi a torre che saranno costruiti in seguito con l'apertura a capanna.

Un esempio di muraglia con corridoio a taglio rettangolare è nel complesso prenuragico di Monte Baranta a Olmedo costruito nel 2400 a.C.


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Che cos'è un nuraghe

Il nuraghe, (da non confondere con le costruzioni quasi simili costruite 1000 anni prima), è una casa-fortezza preistorica (dal 1400-1500 a.C. fino all’invasione romana) caratteristica della Sardegna, dove ne esistevano oltre sette mila e circa 2500 villaggi a loro collegati, costruzioni simili non esistono oltre che nel bacino del Mediterraneo, da nessun'altra parte. 
La costruzione in genere ha forma di tronco di cono ed è costruita con blocchi di pietra sovrapposti a secco, senza cioè malta per unire tra loro le pietre. Per lo più il nuraghe veniva eretto su alture, vicino ai villaggi, e aveva funzione militare e difensiva (non di tomba come si credeva un tempo).
Alcuni raggiungevano anche i 22 metri di altezza, come nel caso del nuraghe Santu Antine di Torralba, e potevano articolarsi in più torri comunicanti. Quest’ultimo caso erano vere e proprie fortezze. La base del nuraghe era realizzata con i massi più grandi e man mano che si procedeva verso l’alto la dimensione delle pietre, diminuivano.

Qual'è l'origine della parola "nuraghe" ?

Per noi la parola nuraghe doveva avere un significato univoco derivante da qualche parola antica ma, purtroppo così non è, studiosi e illustri professori ancora oggi dibattono sul significato e sulla derivazione della parola nuraghe, diverse sono le interpretazioni, le più note sono:
Norax (dal fondatore di Nora). Uruk - Urak (termine fenicio) che in lingua latina diventa Nurax dove la N non è pronunciata. Nur-hag = grande casa. Nuhar. M-ura-y nome che deriva a delle costruzioni quasi simili ai nuraghi trovati in Scozia, lo studioso Fabio Garuti pensa che la lettera M in seguito fosse mutata in N, da qui la parola N-ura-y.

Tempo fa si pensava che la parola "nuraghe" derivasse dalla fusione di due parole dove la radice nur- stava a indicare mucchio di pietre, mentre non si trovava una spiegazione all'altra parola che componeva il nome -aghe

<<Una cosa è certa la parola "nuraghe" non deriva dalla parola Nurra>> con queste parole il Professor Massimo Pittau ha rettificato una sua precedente interpretazione della parola "nuraghe".

Quando sono stati costruiti i Nuraghi?

Partendo dalla considerazione che ufficialmente la datazione delle prime costruzioni dei nuraghi avviene verso l'anno 1.400 a.C. Secondo una sua tesi, Il professor Fabio Garuti (master in Germanistica presso la Ludwig Maximilian Universität di Monaco di Baviera e consulente Fieristico Internazionale) dice: "Partendo da un dato certo che i nuraghi non si trovano in nessun'altra parte del mediterraneo e neanche dalla terra di origine dei Fenici (l'odierno Libano) i quali hanno colonizzato l'isola intorno all'anno 1000 a.C., si esclude che fossero loro a costruire e dare un nome a questi monumenti già esistenti da almeno 800 anni prima del loro insediamento".

A cosa servivano i nuraghi

A cosa servissero i nuraghi è da tanto tempo al centro delle discussioni tra storici e archeologi, nel XVI secolo lo storico Giovanni Fara riteneva che fossero delle semplici torri o delle tombe monumentali, solo nel XX secolo che iniziano le discussioni più o meno scientifiche e approfondite sui nuraghi e sulla Civiltà Nuragica formulando svariate ipotesi. Molti pensano che siano stati degli avamposti militari o vedette di difesa, che permettevano di avvistare eventuali nemici in arrivo.

Altri vedono nei nuraghi specialmente quelli più complessi come il nucleo di aggregazione del villaggio adiacente che aveva il compito di protezione fortificata per il controllo e la difesa del territorio.

Qualche personaggio storico come Efisio Marghinotti (riportato dal Costa) arrivò a esprimere una tesi molto originale, affermò che i nuraghi potessero servire come un deposito di grano per le tribù, questa ipotesi originale non fu supportata da nessun altro.

A conferma della varietà d'ipotesi messe in campo altri hanno dato questa definizione:

"Nuraghe: edificio che aveva diverse funzioni sia di carattere religioso e civile.

Dentro e attorno si svolgevano tutte le funzioni sociali della comunità, dalla nascita alla morte, sicuramente si svolgevano dei riti propiziatori per il raccolto e contro le carestie". In poche parole era sia lo spazio comune, dove si svolgevano la vita sociale e un luogo di culto comune come una moderna chiesa, sicuramente non era solo un luogo di culto propriamente inteso come si credeva sino a poco tempo fa, anche se la loro struttura potrebbe simboleggiare la parte sessuale femminile rivolta verso la luce del sole, che rappresenterebbe la forza fecondatrice maschile.

Questa interpretazione chiarirebbe l’orientamento della maggior parte dei nuraghi, con l’ingresso posto spesso a Sud/Sud-Est.

Si è anche ipotizzato che potevano essere utilizzati come abitazioni e spesso come monumenti religiosi legati al culto dei morti o come postazioni astronomiche.

Questa interminabile discussione sul vero utilizzo di queste costruzioni ha dato spunto a Enrico Costa nel suo libro "Sassari" nella prima parte "Le origini ", di scrivere: <<... è l'identica questione dei Nuraghi, i quali, dopo essere stati voltati e rivoltati da un capo all'altro dell'Isola, da Cagliari a Bologna, e da Bologna a Berlino, non si sa più che cosa siano. Chi li vuol tombe, chi vedette, chi castelli, chi templi, chi abitazioni e Dio sa a quanti altri usi saranno destinati dagli storici dell'avvenire!>>.
A prescindere dal vero utilizzo i nuraghi sono  davvero tanti, si è calcolato che la cubatura di tutti i nuraghi presenti in Sardegna supererebbe notevolmente la cubatura di tutte le piramidi esistenti in Egitto.

 

Vicino a Sassari ci sono ventidue nuraghi in parte in buone condizioni, molti sono in terreni privati e di difficile raggiungimento, altri sono nascosti da una fitta vegetazione naturale, altri ancora sono rimasti dei ruderi che ricordano vagamente che lì ci fosse stato un nuraghe.
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I Nuragici scrivevano?

Nel periodo Neolitico (il terzo periodo dell'età della pietra) sicuramente i sardi dell'epoca avevano una lingua ma non uniformata in tutta l'Isola, non risultano tracce di scrittura.

Per quanto riguarda la domanda se i sardi del periodo nuragico scrivevano, il mondo accademico si è diviso, c'è chi sostiene che conoscevano già l'uso della scrittura e chi sostiene di no.

Il ritrovamento di alcuni manufatti con sembianze di scrittura pare non abbiano dato una risposta certa all'argomento.

Di certo sappiamo che parlavano una lingua da nord al sud dell'isola, anche se a volte era completamente diversa da paese a paese ma, essendo un popolo con una Civiltà contadina e non urbana (nel senso che si sono ritrovati villaggi e non città che nascono solo all'arrivo dei fenici) si potrebbe ipotizzare che la scrittura sia comparsa quando s'iniziò a utilizzare l'alfabeto dei fenici.

Qualche studioso ha ipotizzato che i segni usati su alcuni reperti trovati non necessariamente devono corrispondere a un alfabeto ma a dei segni convenzionali.

Altri ancora sono convinti che sapessero scrivere, anche se non esiste una certezza matematica. Tuttavia una cosa sembrerebbe accertata, secondo alcuni ritrovamenti e studi specifici, il popolo dei nuragici conosceva un'unità di misura adottata per le costruzioni (il cubito, il palmo, il piede) e un'unità di vendita o di scambio per prodotti commerciali con gli altri paesi del Mediterraneo.
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L'alimentazione

La ricchezza del suolo fatto di grandi foreste e soprattuto essendo circondata dal mare molto pescoso ha permesso già nel Neolitico l'insediamento dell'uomo nell'isola permettendo di avere una grande quantità di prodotti da cui nutrirsi.

Recenti scavi hanno messo in luce alcuni usi nell'alimentazione di questo popolo, oltre ai residui di pane carbonizzato per cui si deduce che conoscevano l'uso dei cereali importati dalla popolazione Neolitica che per prima colonizzò l'Isola, sono state rinvenute anche tracce di tre tipi di legumi, lenticchie, fave e piselli. Nell'alimentazione rientravano anche varietà di fichi selvatici, uva selvatica e le more. Si presume da analisi di laboratorio di alcuni resti che conoscevano l'utilizzo di un olio estratto sia dal lentischio che dalle olive selvatiche e l'uso delle bacche del mirto. Una recente scoperta rivoluzionaria ha dimostrato che i nuragici conoscevano già la coltivazione dell'uva e la produzione del vino già nel 1350 a.C. molto tempo prima dell'arrivo dei Romani. Si dice che le fertili pianure dell'Isola erano coltivate a frutteti espiantati in seguito dai cartaginesi per la produzione del grano.

Naturalmente c'era l'uso della carne degli animali che allevavano, bovini, suini pecore e capre oltre a quella degli animali che cacciavano come cervi e cinghiali.
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I bronzetti

Queste piccole statuette 30/40 cm gli archeologi non sono riusciti ancora a datarle con precisione: si presume siano state realizzate in un arco di tempo che va dal 900 al 500 a.C. dalla fine dell'età del bronzo alla prima età del ferro.

Purtroppo nonostante anni di studi anche accurati poco o niente si conosce di questi piccoli manufatti che per la maggior parte sono stati rinvenuti su templi e santuari.

I bronzetti erano prodotti con il metodo della "cera persa" che consisteva nel modellare il personaggio da raffigurare con della cera che veniva rivestita con della creta, tramite un foro veniva fatta la colata di una lega di rame e stagno ottenendo il bronzo.

Grazie anche al ritrovamento di questi manufatti gli studiosi sono risaliti agli usi e costumi del popolo nuragico definendo con dovizia di particolari il modo di vestire, le armi in uso da parte dei guerrieri con il loro tipico elmetto con le corna e lo scudo rotondo, i loro utensili nella vita quotidiana, della scala gerarchica come i capi tribù che di solito erano raffigurati con addosso un mantello poggiato sulle spalle, la mano destra sollevata con la mano sinistra che stringe un lungo bastone, dei sacerdoti e la loro religiosità, delle donne, degli animali ecc. Nonostante il saccheggio degli "scavatori clandestini" sono conservati nei vari musei dell'Isola circa seicento figure.

Per avere informazioni più dettagliate della storia di un popolo bisogna aspettare al periodo che l'uomo iniziò a raccontare le sue vicende, questo capitò quando la cultura locale era influenzata da culture diverse, nel nostro caso intorno all'anno 1.000 quando la cultura sarda venne a contato con la cultura Fenicia che porterà in Sardegna l'alfabeto.

La Sardegna era conosciuta dagli Etruschi con il nome greco Ichnoussa (ichnos è l'impronta del piede) infatti,veniva chiamata a volte anche Sandaliotis, i Fenici la conoscevano con il nome di Cadossene (o Kadoššène) i Latini la chiamarono Sardinia denominazione di origine greca derivata da Sardò che era il nome di una leggendaria donna le cui origini venivano da Sàrdeis, capitale della Lidia (l'odierna Turchia) luogo dal quale si pensa che provengano sia le genti Etrusche (odierna Toscana) che quelle sarde.
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Secondo una legenda il nome Sardegna sarebbe molto antico, deriverebbe da Sardo figlio del dio Makeris (Ercole per i romani) che sarebbe sbarcato con un gruppo di coloni dalla Libye (territorio del Nord Africa) cambiando nome all'Isola da Ichnusa in Sardò.

In seguito con questo nome era conosciuta l'Isola anche dai Fenici nel 900-800 a.C. quando fondarono la cittadina di Nora tanto è che questo nome è inciso in una stele ritrovata a Pula la vecchia città fenicia di Nora.

Al nome di Sardu è legata la definizione di Sardus Pater divinità romana.
Che il popolo dei nuragici oltre ad essere dei navigatori erano anche degli abili commercianti è confermato dal ritrovamento durante alcuni scavi di un insediamento datato all'età del ferro addirittura tra il Portogallo e la Spagna. Questi manufatti ritrovati erano delle ceramiche con incisi i caratteri tipici della civiltà nuragica che erano scambiati con il rame e lo stagno di cui quella regione è ricca. Questa notizia conferma il commercio dei nuragici con alcuni paesi del mediterraneo non solo a Est ma anche a Ovest dell'isola come si legge in un interessante articolo pubblicato recentemente sulla Nuova Sardegna a firma di Paolo Curreli. Anche se questi ritrovamenti risalgono al 900 a. C., s'ipotizza che il popolo dei nuragici aveva già una fitta rete di scambi commerciali e contatti con altri popoli sin dall'età del Bronzo 1400 a. C. 


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