La Sardegna nuragica-Associazione la Settima

La Sardegna nuragica

        
La Civiltà Nuragica (1600 a.C.-1000 a.C.)


 

Come abbiamo visto in precedenza, la presenza dell'uomo in Sardegna è molto antica, anche se dobbiamo attendere il Neolitico per avere una discreta presenza di villaggi nel territorio.

Il Neolitico nel comune di Sassari è testimoniato dal grande altare di Monte d'Accoddi e dalla necropoli di Su Crucifissu Mannu in comune di Porto Torres.

Oggi il racconto inizia quando l'uomo da qualche tempo aveva lasciato le caverne e abitava già in capanne.

Questi popoli che abitarono l'isola, non conoscevano ancora la scrittura, non avevano neanche un linguaggio comprensibile da tutti (anche se sembrerebbe strano per un popolo che costruì imponenti manufatti di pietra senza una minima conoscenza matematica), gli insediamenti stabili esistevano da appena 5000 anni.

Si erano appena estinti dei piccoli animali che componevano la prima fauna dell'isola, un piccolo maiale, una piccola scimmia, una piccola antilope, un piccolo mammifero roditore il Prolagus sardus e una specie di coccodrillo.
 


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Sfruttando l'abbondanza di minerali presenti nell'isola (rame e stagno) s'iniziarono a costruire con questa lega armi sempre migliori sia per la caccia sia per la guerra, questi utensili (in bronzo) erano commercializzati in tutto il Mediterraneo.

Questa Civiltà è chiamata "Civiltà nuragica"e poiché quelle genti non scrivevano, non c'è nessuno scritto a testimoniare il nome con cui loro stessi s'identificavano, la denominazione deriva dalla costruzione che all'epoca si costruiva in tutto il territorio, il "nuraghe".

La Civiltà nuragica è una civiltà che si è evoluta con il tempo dopo il Neolitico, si sviluppò grazie all'intrusione nell'isola di altre genti che portarono culture, idee e nuove tecnologie.

Il problema però è chiarire il periodo in cui si è verificata la fine dell'epoca della "Cultura" cioè l'epoca dove le usanze locali erano influenzate continuamente da altre genti e la nascita della prima "Civiltà nuragica".

Se per Civiltà nuragica s'intendono le genti che costruirono i classici nuraghi, bisogna aspettare al 1400-1200 a.C. perché le costruzioni fatte anni prima (2400-1400 a.C.) erroneamente attribuitegli, non le appartengono (anche se sono considerati tali) perché non sono nuraghi nel senso comune del termine ma vengono definiti "protonuraghi".

La Civiltà del 2400 a.C.-1400 a.C. chiamata prima fase o "nuragico uno".

Rispetto alle costruzioni del Neolitico come quelle scoperte a Monte D'Accoddi, s'iniziò ad adottare un sistema diverso di costruzioni e tra la fine del Bronzo antico e il Bronzo medio nascono le prime costruzioni chiamate protonuraghi o nuraghi a corridoio che a differenza di quelli che verranno in seguito, all'interno non avevano una sala circolare ma dei piccoli corridoi.

Si pensa che gli abitanti usassero la terrazza sovrastante ricoperta con un tetto di legno per viverci, se ne contano circa 300.

La seconda Fase 1400-1200 a.C. chiamata anche "nuragico due", nasce circa 500 anni dopo la prima fase, s'iniziò a costruire i nuraghi a "tholòs " (dal greco a cupola) che rispetto ai primi erano a forma tronco conica.

In questa fase furono edificati quasi tutti i nuraghi presenti in Sardegna ed è proprio a questo periodo che molti studiosi fanno risalire la nascita della vera Civiltà nuragica.

La terza fase 1200-900 a.C. chiamata anche "nuragico tre".

Intorno al nuraghe principale si costruiscono altri nuraghi più piccoli rinchiusi da delle muraglie, da questo periodo in poi queste costruzioni, avevano anche una funzione religiosa.

La quarta fase 900-500 a.C. chiamata anche "nuragico quattro", è caratterizzata dall'aumento di dimensioni dei villaggi e la presenza in Sardegna dei Fenici.

La quinta fase 500-100 a.C. chiamata anche "nuragico quinto" è il periodo dell'occupazione dei Cartaginesi e dei Romani.

Questo è il periodo che pose fine a questa civiltà.

La funzione dei nuraghi in tutto il suo periodo è da sempre motivo di dibattito tra gli studiosi.

Un'ipotesi è di ritenere il nuraghe, una semplice torre o tomba monumentale. Un'altra ipotesi è di considerarli case, a volte tombe, oppure ovili.

Altri hanno ipotizzato che erano degli avamposti militari o torri di avvistamento.

Altri li hanno considerati aventi una funzione religiosa.

Altri sostengono che era solo la residenza del capo tribù o stregone.

Altri li considerano come degli osservatori astronomici.

In conclusione, sul reale significato dei nuraghi qualche studioso ha detto che:

"Dato che s'ipotizza che siano stati costruiti circa 10.000 nuraghi sparsi per la Sardegna, non è detto che tutti avevano la stessa funzione".

Oggi ne rimangono visibili circa 7.000, gli altri si sono persi nel tempo o distrutti da un evento catastrofico come uno Tsunami che colpì gran parte del Campidano nel 1178 a. C.

Come detto gli insediamenti Nuragici veri e propri in Sardegna avvennero dal 1400-1200 a.C. sino al II secolo a.C. dall'età del bronzo sino all'epoca del dominio Romano.

La storia della Civiltà prenuragica potrebbe iniziare quando la Sardegna nel 2400-2200 a.C. subì l'influenza di genti che già da 2000 anni prima stava colonizzando l'Europa del Nord costantemente alla ricerca di metalli pregiati come il rame, attraverso la penisola Iberica e le Baleari approdarono in Sardegna (vicino ad Alghero) portando una cultura e una tecnologia nuova, quella legata alle costruzioni dei grandi manufatti in pietra chiamati "dolmen".



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I dolmen sono un tipo di tombe preistoriche fatte con pietre verticali sormontate da una grande pietra piatta, molto spesso accerchiati da altre pietre verticali poste a cerchio (Menhir), i più conosciuti sono in Gran Bretagna a Stonehenge.

La cultura di queste genti è chiamata in inglese "Breaker culture" nome dato perché queste genti portavano con sé una specie di bicchiere (Breaker) in ceramica che somigliava a una campana rovesciata, tanto è che in Italia questa cultura è chiamata "Cultura del vaso campaniforme". Queste genti s'integrarono perfettamente con la cultura e la tecnologia delle popolazioni sarde che vivevano nel territorio che sapevano costruire imponenti mura di pietre usati come recinzione a protezione dei loro villaggi e delle miniere d'argento dalle quali sapevano già estrarre il materiale, la cultura di queste genti è chiamata "Cultura di Monte Claro".

La fusione di queste due culture ed esperienze diede origine in seguito ai "protonuraghi"o "nuraghi a corridoio" che in ordine di tempo sono le costruzioni nate prima dei classici nuraghi a torre che in seguito nasceranno in tutta la Sardegna subendo nel corso dei secoli profonde modifiche.

I sardi fusero la tecnologia della costruzione dei dolmen portata da queste genti con quello che sapevano fare loro nella costruzione delle grandi mura, il risultato fu l'apertura di queste costruzioni a dolmen che significa con un architrave centrale costituito da una grossa pietra, e l'ingresso rettangolare, questo li rende differenti dai futuri nuraghi a torre che saranno costruiti in seguito con l'apertura a capanna.
 

Sotto un esempio di muraglia con corridoio a taglio rettangolare è nel complesso prenuragico di Monte Baranta a Olmedo costruito nel 2400 a.C.


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Che cos'è un nuraghe

Il nuraghe, (da non confondere con le costruzioni quasi simili costruite 1000 anni prima), è una casa-fortezza preistorica (dal 1400-1500 a.C. fino all’invasione romana) caratteristica della Sardegna, dove ne esistevano oltre sette mila e circa 2500 villaggi a loro collegati.

Di queste costruzioni non ne troviamo da nessun'altra parte, neanche nel bacino del Mediterraneo.

La costruzione in genere ha forma di tronco di cono ed è costruita con blocchi di pietra sovrapposti a secco senza malta per unire tra loro le pietre. Per lo più il nuraghe era eretto su alture, vicino ai villaggi, e aveva funzione militare e difensiva (non di tomba come si credeva un tempo).
Alcuni raggiungono anche i 22 metri di altezza, come nel caso del nuraghe Sant'Antine di Torralba e potevano avere più torri comunicanti.

Quest'ultimo caso erano vere e proprie fortezze.

La base del nuraghe era realizzata con i massi più grandi e man mano che si procedeva verso l’alto la dimensione delle pietre, diminuivano.
 

Qual è l'origine della parola “nuraghe” ?

Per noi la parola “nuraghe” doveva avere un significato univoco derivante da qualche parola antica ma, purtroppo così non è, studiosi e illustri professori ancora oggi dibattono sul significato e sulla derivazione della parola nuraghe, diverse sono le interpretazioni, le più note sono:
Norax (dal fondatore di Nora). Uruk - Urak (termine fenicio) che in lingua latina diventa Nurax dove la N non è pronunciata. Nur-hag = grande casa Nuhar.

M-ura-y nome che deriva da costruzioni simili trovate in Scozia, lo studioso Fabio Garuti pensa che la lettera M in seguito fosse mutata in N, da qui la parola N-ura-y.

Tempo fa si pensava che la parola "nuraghe" derivasse dalla fusione di due parole dove la radice nur- stava a indicare mucchio di pietre, mentre non si trovava una spiegazione all'altra parola che componeva il nome -aghe

<<Una cosa è certa la parola “nuraghe” non deriva dal nome di un territorio del sassarese la Nurra>> con queste parole il professor Massimo Pittau ha rettificato una sua precedente interpretazione della parola “nuraghe”.
 

Quando sono stati costruiti i Nuraghi?

Partendo dalla considerazione che ufficialmente la datazione delle prime costruzioni dei nuraghi avviene verso l'anno 1.400 a.C.

Secondo una sua tesi, Il professor Fabio Garuti (master in Germanistica presso la Ludwig Maximilian Universität di Monaco di Baviera e consulente Fieristico Internazionale) dice: "Partendo da un dato certo che i nuraghi non si trovano in nessun'altra parte del mediterraneo e neanche dalla terra di origine dei Fenici (l'odierno Libano) i quali hanno colonizzato l'isola intorno all'anno 1000 a.C., si esclude che fossero loro a costruire e dare un nome a questi monumenti già esistenti da almeno 800 anni prima del loro insediamento".

Nel capitolo successivo invece vediamo che ci furono altre genti insediatesi in Sardegna prima dei fenici, erano gli Shardana.
 

A cosa servivano i nuraghi

A cosa servissero i nuraghi è da tanto tempo al centro delle discussioni tra storici e archeologi, nel XVI secolo lo storico Giovanni Fara riteneva che fossero delle semplici torri o delle tombe monumentali, solo nel XX secolo che iniziano le discussioni più o meno scientifiche e approfondite sui nuraghi e sulla Civiltà nuragica formulando svariate ipotesi. Molti pensano che siano stati degli avamposti militari o vedette di difesa, che permettevano di avvistare eventuali nemici in arrivo.

Altri vedono nei nuraghi specialmente quelli più complessi come il nucleo di aggregazione del villaggio adiacente che aveva il compito di protezione fortificata per il controllo e la difesa del territorio.

Qualche personaggio storico come Efisio Marghinotti arrivò a esprimere una tesi molto originale: " i nuraghi servivano come depositi di grano per le tribù".

Questa ipotesi originale come scrisse Enrico Costa nel libro "Sassari", non fu supportata da nessun altro.

A conferma della varietà d'ipotesi messe in campo altri hanno dato questa definizione:

"Nuraghe: Edificio che aveva diverse funzioni sia di carattere religioso sia civile".

"Dentro e attorno si svolgevano tutte le funzioni sociali della comunità, dalla nascita alla morte, sicuramente si svolgevano dei riti propiziatori per il raccolto e contro le carestie".

In poche parole, era contemporaneamente sia lo spazio, dove si svolgeva la vita sociale, sia luogo di culto come una moderna chiesa.

Sicuramente non era solo un luogo di culto propriamente inteso come si credeva sino a poco tempo fa.

Si è anche ipotizzato che potevano essere utilizzati come abitazioni e spesso come monumenti religiosi legati al culto dei morti o come postazioni astronomiche poiché la maggior parte aveva l’ingresso posto a Sud/Sud-Est.

Questa interminabile discussione sul vero utilizzo di queste costruzioni ha dato spunto a Enrico Costa nel libro "Sassari" di scrivere:

"... È l'identica questione dei nuraghi, i quali, dopo essere stati voltati e rivoltati da un capo all'altro dell'Isola, da Cagliari a Bologna, e da Bologna a Berlino, non si sa più che cosa siano. Chi li vuol tombe, chi vedette, chi castelli, chi templi, chi abitazioni e Dio sa a quanti altri usi saranno destinati dagli storici dell'avvenire!".

A prescindere dal vero utilizzo i nuraghi sono davvero tanti, si è calcolato che la cubatura di tutti i nuraghi presenti in Sardegna supererebbe notevolmente la cubatura di tutte le piramidi esistenti in Egitto.

Vicino a Sassari ci sono ventidue nuraghi in parte in buone condizioni, molti sono in terreni privati e di difficile raggiungimento, altri sono nascosti da una fitta vegetazione, altri ancora sono dei ruderi che ricordano vagamente che lì ci fosse stato un nuraghe.


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I Nuragici scrivevano?
Questa è una domanda alla quale nessuno con certezza può dare una risposta definitiva, è un argomento che ha fatto e fa ancora litigare studiosi e ricercatori nel sostenere l'una o quell'altra tesi, addirittura alcuni rimproverano altri che le argomentazioni portate a sostenere una determinata tesi sia fatta solo in funzione di una vendita di libri.

Il compito di questo sito non è quello di sostenere un'opinione o un'altra, non cìè la competenza necessaria, ci limitiamo a parlare di un argomento molto importante se vogliamo capire i nostri antenati, lasciamo il lettore eventualmente a cercare in tutti i canali disponibili compresi le decine di libri sull'argomento delle varie tesi e farsi un'opinione personale.

Il periodo degli antichi Sardi, era una civiltà contadina e non urbana, (nel senso che si sono ritrovati villaggi e non le città che nascono solo all'arrivo dei fenici), il mondo accademico ancora non ha dato una risposta unanime alla domanda se in Sardegna esisteva un linguaggio comune in tutta l'isola.

Secondo l'archeologo Giovanni Ugas erano presenti almeno tre lingue rappresentate dalle tre etnie maggiori, esisteva una lingua antica ma non uniformata da Nord a Sud e completamente diversa da paese a paese.

Anche per quanto riguarda la domanda se i sardi del periodo nuragico scrivevano, il mondo accademico si è ancora una volta diviso, c'è chi sostiene che conoscevano già l'uso della scrittura e chi sostiene di no.

Si potrebbe ipotizzare che la scrittura sia comparsa molto prima dell'utilizzo dell'alfabeto dei fenici, chiaramente non è la scrittura che conosciamo oggi.

Si pensa prima dell'arrivo dei Fenici quando i caratteri della scrittura sono stati portati, dai "Popoli del mare" di cui gli Shardana facevano parte.

La teoria che nell'800 a.C. il Sardo nuragico scriveva è data dalla testimonianza della Stele di Nora che, secondo il linguista professor Salvatore Dedola, lo scritto raffigurato nella Stele è il più antico di tutto il Mediterraneo, è scritto con i caratteri dell'alfabeto Fenicio già in uso in altre parti e fatto proprio dai Nuragici, era dunque il Sardo antico?

Qualche studioso ha ipotizzato che i segni usati su alcuni reperti trovati non necessariamente devono corrispondere a un alfabeto ma a dei segni convenzionali, asseriscono che i sardi nuragici non sapevano scrivere e che la scrittura arrivò in Sardegna solo dopo l'arrivo dei Fenici.

Altri ancora sono convinti che sapessero scrivere, anche se non esiste una certezza matematica.

Chi afferma questa tesi aggiunge:

"Dato che i sardi erano abili navigatori dediti al commercio con altri paesi del Mediterraneo che conoscevano i caratteri della scrittura, sembrerebbe strano che il popolo dei nuragici che conosceva già l'unità di misura adottata per le costruzioni come il cubito, il palmo e il piede, non era a conoscenza dell'unità di vendita o scambio di prodotti commerciali e non sapesse scrivere".

Comunque sia, in base ad alcuni ritrovamenti si presume che non tutte le scritture (o segni) seguissero la stessa logica, alcune erano da sinistra a destra, altre da destra a sinistra, alcune dall'alto verso il basso altre viceversa.

Questo significa che provenivano da luoghi diversi e forse fatti da gente di diversa cultura.

Purtroppo a volte molte scoperte sono state ritenute dei falsi creati ad arte per sostenere le tesi più coerenti al pensiero di chi li ha trovati.

Queste accuse non hanno fatto altro che accentuare le divergenze dove ogn'uno rimaneva con le sue convinzioni.

Recentemente grazie al ritrovamento di alcuni reperti databili intorno all'anno 900/700 a.C., gli archeologi hanno riscritto la storia ipotizzando che proprio in quel periodo i Sardi iniziarono a scrivere con segni rivolti da sinistra verso destra, non usavano più dei caratteri antichi, ma iniziavano a scrivere con i primi alfabeti che non erano certamente quelli che conosciamo oggi.

Ricordiamo che la scrittura nasce con delle incisioni sulla pietra, di solito erano delle invocazioni come delle preghiere rivolte a un dio o a un personaggio potente.

Per quanto riguarda la controversa questione se i sardi nuragici scrivessero, o no rimando il lettore a due siti internet che trattano l'argomento con tesi diverse.

Nel sito http://www.antikitera.net/download/Tavolette_nuragiche.pdf
 
a firma di Marcella Meloni, nella prima parte si parla delle "Tavolette nuragiche di Tzricotu" le quali si ipotizza che siano scritte dai sardi costruttori dei nuraghi.

Nel sito Internet  http://archeologiasarda.blogspot.com/2010/02/e-cosi-che-si-scopre-che-i-calchi-di.html
 in un articolo a firma di Mirko Zaru si afferma che: le "Tavolette nuragiche di Tzricotu" sono dei falsi.

Comunque, qualsiasi sia la verità io (chi scrive) penso che alla fine si riuscirà a porre la parola “fine” ad un argomento che grazie ad Internet sta appassionando sempre più persone.


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L'alimentazione

La ricchezza del suolo fatto di grandi foreste e soprattuto essendo circondata dal mare molto pescoso ha permesso già nel Neolitico l'insediamento dell'uomo nell'isola permettendo di avere una grande quantità di prodotti da cui nutrirsi.

Recenti scavi hanno messo in luce alcuni usi nell'alimentazione di questo popolo, oltre ai residui di pane carbonizzato per cui si deduce che conoscevano l'uso dei cereali importati dalla popolazione Neolitica che per prima colonizzò l'Isola, sono state rinvenute anche tracce di tre tipi di legumi, lenticchie, fave e piselli. Nell'alimentazione rientravano anche varietà di fichi selvatici, uva selvatica e le more. Si presume da analisi di laboratorio di alcuni resti che conoscevano l'utilizzo di un olio estratto sia dal lentischio che dalle olive selvatiche e l'uso delle bacche del mirto. Una recente scoperta rivoluzionaria ha dimostrato che i nuragici conoscevano già la coltivazione dell'uva e la produzione del vino già nel 1350 a.C. molto tempo prima dell'arrivo dei Romani. Si dice che le fertili pianure dell'Isola erano coltivate a frutteti espiantati in seguito dai cartaginesi per la produzione del grano.

Naturalmente c'era l'uso della carne degli animali che allevavano, bovini, suini pecore e capre oltre a quella degli animali che cacciavano come cervi e cinghiali.
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I bronzetti
Queste piccole statuette 30/40 cm gli archeologi non sono riusciti ancora a datarle con precisione: si presume siano state realizzate in un arco di tempo che va dal 900 al 500 a.C. dalla fine dell'età del bronzo alla prima età del ferro.

Purtroppo nonostante anni di studi anche accurati poco o niente si conosce di questi piccoli manufatti che per la maggior parte sono stati rinvenuti su templi e santuari.

I bronzetti erano prodotti con il metodo della "cera persa" che consisteva nel modellare il personaggio da raffigurare con della cera che veniva rivestita con della creta, tramite un foro veniva fatta la colata di una lega di rame e stagno ottenendo il bronzo.

Grazie anche al ritrovamento di questi manufatti gli studiosi sono risaliti agli usi e costumi del popolo nuragico definendo con dovizia di particolari il modo di vestire. Le armi in uso da parte dei guerrieri con il loro tipico elmetto con le corna e lo scudo rotondo, dei loro utensili nella vita quotidiana, della scala gerarchica come i capi tribù che di solito erano raffigurati con addosso un mantello poggiato sulle spalle, la mano destra sollevata con la mano sinistra che stringe un lungo bastone, dei sacerdoti e la loro religiosità, delle donne, degli animali ecc. Nonostante il saccheggio dei "scavatori clandestini" sono conservati nei vari musei dell'Isola circa cinquecento figure.

Una coincidenza straordinaria è quella che riguarda i bronzetti ritrovati con delle incisioni egiziane ai tempi dei Faraoni, in particolare Ramses II è raffigurato con delle guardie del corpo che assomigliano proprio ai guerrieri nuragici, erano i guerrieri Shardana, grandi navigatori, da questo fatto si ipotizza che gli Shardana sono i sardi nuragici.

Anche le statue dei Giganti di Mont'e Prama (Monte e Palme) non sarebbero altro che una raffigurazione degli Shardana, sono datate tra il XIII secolo e il IX secolo a.C., le più vecchie ritrovate in Europa.

Questo sta a significare due cose:

Primo che i Sardi Nuragici sapevano scolpire statue (non solo i greci o gli egizi).

Secondo che gli Shardana abitavano nel territorio sardo e, come asserisce qualche storico, erano gli autentici Sardi.

A questo proposito, il ritrovamento delle gigantesche statue di Mont'e Prama ha sollevato più di qualche polemica come il solito alimentata da coloro che pensano che i sardi nuragici non fossero in grado di scolpire simili statue.

Da osservare che dal ritrovamento dei primi frammenti nel 1974 sono rimasti per oltre venticinque anni dimenticate e solo nel 2003 sono state restaurate nei locali della Soprintendenza di Sassari a Li Punti.

Questo potrebbe far nascere una domanda, perché ciò che è trovato in Sardegna è snobbato e relegato a delle cose insignificanti?

Per fortuna esistono persone che stanno rivalutando in modo rivoluzionario quello che sino a ieri era negato a costo di essere considerati degli eretici che vanno contro corrente.

Per quanto riguarda le statue di Mont'e Prama invito il lettore a leggere un interessante articolo pubblicato sul sito www.ilportalesardo.it a firma di Marcella Meloni raggiungibile cliccando sul seguente collegamento.   http://www.antikitera.net/download/Tavolette_nuragiche.pdf

Per avere informazioni più dettagliate della storia di un popolo bisogna aspettare al periodo che l'uomo iniziò a raccontare le sue vicende, questo capitò quando la cultura locale era influenzata da culture diverse, nel nostro quando la cultura sarda venne a contato con la cultura Fenicia.
 

Come nasce il nome Sardegna

Sull'origine del nome Sardegna (come del resto per tante altre cose), le ipotesi sono tante e non sempre concordanti.

Una delle tante tesi è questa citata in modo eloquente nel libro "Grammatica storica ed etimologica della lingua sarda" dal glottologo professor Salvatore Dedola che afferma:

"La Sardegna era conosciuta con tanti nomi, veniva anche chiamata con il nome Ichnoussa che significa Quella del Grande verde, non deriva da una parola “greca” (in quanto all'epoca quella civiltà ancora non esisteva), questo era il nome con cui gli egizi chiamavano la Sardegna quindi, non è per niente riferita all'impronta del piede".

"Anche la parola Sandaliotis non ha niente a che vedere con la forma del sandalo, questa è una parola semitica e significa la Guardiana dell'Occidente".

Le lingue semitiche sono un gruppo di lingue comprendente il babilonese e l'assiro, l'ebraico e l'aramaico, l'arabo e l'etiopico.

(Il termine semitico fu usato per la prima volta nel 1781 da A.L. Schlözer per designare le lingue parlate dalle popolazioni che un passo biblico (Genesi 10, 21-31) fa discendere da Sem, figlio di Noè).

Secondo altre fonti l'isola era conosciuta dai Fenici anche con il nome di Cadossene o Kadoššène che tradotto significava "Madre Santa", i Latini la chiamarono Sardinia denominazione antica di origine Sumerica (l'antica Mesopotamia che oggi comprende gli stati Iraq, parte dei territori della Turchia, della Siria, dell'Iran, dell' Arabia Saudita e del Kuwait) il nome derivò da Sardò che significa "tutto un giardino" che non ha niente a che vedere con il nome femminile di Sardò che era anche il nome di una leggendaria donna moglie di Tirreno le cui origini erano da Sàrdeis, capitale della Lidia (l'odierna Turchia) luogo dal quale si pensa che provengano sia le genti etrusche (odierna Toscana) che quelle sarde.
Secondo altre leggende, il nome Sardegna sarebbe molto antico, deriverebbe anche da Sardus figlio del dio Makeris (Ercole per i romani) che sarebbe sbarcato con un gruppo di coloni dalla Libye (territorio del Nord Africa) cambiando nome dell'Isola da Ichnusa in Sardus.

In seguito con questo nome era conosciuta l'Isola anche dai Fenici nel 900-800 a.C. quando fondarono la cittadina di Nora.

Il nome Sardegna o (Shardana) appare scritto per la prima volta nella Stele ritrovata a Pula la vecchia città fenicia di Nora, la stele è scritta in caratteri fenici ma si pensa che sia molto più antica della data in cui i Fenici vennero in Sardegna, questo significa che quei caratteri in Sardegna si conoscevano già e sono stati portati dalle genti che vennero al tempo dei Sardi nuragici, in definitiva si presume che sia scritta in sardo antico, si pensa quelle genti erano i mitici Shardana venuti dal territorio che in seguito vide la nascita dei Fenici, l'odierno stato d'Israele.

Al nome di Sardu è legata la definizione di Sardus Pater divinità romana.
Che il popolo dei nuragici oltre ad essere dei navigatori erano anche degli abili commercianti è confermato dal ritrovamento durante alcuni scavi di un insediamento datato all'età del ferro addirittura tra il Portogallo e la Spagna. Questi manufatti ritrovati erano delle ceramiche con incisi i caratteri tipici della civiltà nuragica che venivano scambiati con il rame e lo stagno di cui quella regione è ricca. Questa notizia conferma il commercio dei nuragici con alcuni paesi del mediterraneo non solo a Est ma anche a Ovest dell'isola come si legge in un interessante articolo pubblicato recentemente sulla Nuova Sardegna a firma di Paolo Curreli.

Anche se questi ritrovamenti risalgono al 900 a. C., s'ipotizza che il popolo dei nuragici aveva già una fitta rete di scambi commerciali e contatti con altri popoli sin dall'età del Bronzo 1400 a. C.
 

Fonti tratte da autori citati, da www.wikipedia.org e Internet.



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Ultimo aggiornamento il 03/01/2022
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