Innoviu-Associazione la Settima

Innoviu

    Innovium (Innoviu)

 

Quando si parla di Li Punti non si può non parlare di Innoviu, un villaggio medioevale ormai completamente scomparso che doveva distare solo alcune centinaia di metri dal nostro quartiere. Ma di questo villaggio non si hanno notizie certe.

Anche il nome è di origine incerta, presumibilmente di origine romana. Il professor Virgilio Tetti ipotizzava che potrebbe derivare da un fundus Imnovius o Ignovius, nome di un proprietario terriero o un militare romano chiamato, per l'appunto Imnovius o Ignovius.

Le prime testimonianze scritte che documentano la presenza del villaggio medioevale di Innovium si trovano in un documento del VII secolo d.C. in cui viene menzionata una località chiamata Ignovi. Considerato che in nessuna parte della Sardegna esiste una località con questo nome o con un nome che le somigli, si deduce che il villaggio risultava più antico della stessa città di Thathari (o Tathari).

A conferma che nel nostro territorio ci sia stata una presenza umana in epoca bizantina (IV - VI secolo d.C. ) ci sono le numerose grotte rinvenute a Montalè, Serra Lioni e Funtana di la figga.

Un'altra testimonianza della presenza di un villaggio chiamato Innoviu è del 1200 inizi 1300, (basso Medioevo),come risulta dal condaghe di San Pietro di Silki.

II condaghe è un registro di pergamena dell'epoca bizantina e giudicale (XI - XIII secolo), dove venivano registrati tutti gli atti relativi a chiese o comunità religiose. Il condaghe di San Pietro di Silki riporta gli atti relativi alla consistenza patrimoniale di chiese e monasteri dell'abbazia benedettina di Silki e del suo circondario. L'abbazia fu fondata a Sassari attorno al 1065.

Il condaghe originale è conservato presso la Biblioteca Universitaria di Sassari.

La maggior parte dei condaghi delle diocesi e dei monasteri isolani relativi alle basiliche ed ai villaggi di monaci sono andati perduti. Tra quelli sopravvissuti, oltre a quello di San Pietro di Silki (Sassari) ci sono i condaghi di San Nicola di Trullas (Semestene), di San Michele di Salvennor (Ploaghe), di Santa Maria di Bonarcado (provincia di Oristano) e il condaghe di San Gavino (Porto Torres).

I condaghi, inoltre, costituiscono parte delle prime prove documentarie di una scrittura della lingua sarda. Nel condaghe di San Pietro di Silki sono citati altri villaggi medioevali nelle vicinanze di Sassari. Oltre allo stesso Silki risultano i villaggi di Bosove dove c'è la chiesa del Latte Dolce, di San Martino di Enene, l'odierna Eba Giara, di San Pietro de su Littu, in territorio di Tilickennor, una zona al confine tra Sassari-Sennori e Osilo, di Kitarone la chiesa di Sant'Eusebio nella zona Li Caduffi dove c'è l'attuale deposito dell'A.T.P., di San Michele di Murusas e il villaggio di Innovium in regione Santa Barbara.

 

Breve storia di San Pietro in Silki

Gli storici fanno risalire a tempi molto remoti la chiesa che originariamente fungeva da parrocchiale dell’ormai distrutto villaggio di Silki e da cappella regia dei giudici di Torres che nella zona vicina, detta Lu Regnu, avevano la loro residenza estiva.

Nel 1112 la madre di Mariano I, giudice di Torres nel secolo XIII, adiacente alla chiesa edificò un monastero per le benedettine, che in seguito abbandonarono.

Dopo un periodo di abbandono totale, nel 1467 ne presero possesso i frati minori. Il complesso attuale della chiesa è stato ultimato entro il Seicento. Nella navata principale della chiesa sorge il seicentesco altare ligneo dorato e intagliato, al centro del quale c'è il simulacro della Madonna delle Grazie, che fu rinvenuto fortunosamente nel settembre del 1472.

Si racconta che durante una predicazione del beato Bernardino da Feltre, frate minore, una colonna crollò travolgendo una mamma con il suo bambino. Miracolosamente i due rimasero illesi.

Bernardino ordinò di scavare sotto il basamento della colonna e qui, protetto da una campana, fu rinvenuto il simulacro subito ribattezzato "La Vergine delle Grazie".

Nel maggio 1909 la madonna vergine delle Grazie venne incoronata con decreto del Capitolo vaticano come simulacro sacro. Il legame tra Sassari e La Madonna si rinnova ogni anno dal 1944 con una processione nell'ultima domenica di maggio, sciogliendo così la promessa che l'allora arcivescovo mons. Mazzotti aveva fatto nel 1943, quando aveva implorato la Madonna perché risparmiasse la città dai bombardamenti.

Al pari di San Nicola anche la Madonna delle Grazie è patrona di Sassari assieme ai Martiri turritani Gavino, Proto e Gianuario.
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La chiesa di San Pietro in Silki

 

Un altro condaghe, questa volta di origine laica, è quello curato nel 1190 da Barisone II di Torres, sovrano del Logudoro; qui si parla del territorio e dell'organizzazione della società nell' XI-XII secolo, quando Thathari non era che un villaggio e ancora non era fortificato con le mura.

A capo del Giudicato (Rennu o Logu) vi erano il monarca denominato Giudice (Judike, donnu, più raramente Rex) e un Consiglio (Corona de Logu).

Il Regno di Torres o Logudoro costituitosi nel IX secolo era amministrativamente suddiviso in curatorie (curadorìas), ben venti distretti amministrativi detti anche Partes a capo dei quali il giudice nominava un suo funzionario che controllasse e gestisse il territorio. Due di queste curatorie originariamente dovevano costituire un unico distretto con capoluogo Torres, nel XI secolo grazie ad una forte crescita economica con conseguente aumento del numero dei villaggi (villas) in sardo (bidda) nascevano due curatorie distinte, quella della Flumenargia (o Fluminaria) con capoluogo Torres e quella della Romangia (o Romagna) con capoluogo Sassari.

Nel capoluogo di curatoria aveva sede il curatore che sovrintendeva all'amministrazione locale, composta dai vari funzionari presenti nei diversi borghi (maiores ), una sorta di sindaco tra le persone più influenti del villaggio.
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Le curatorie del Regno di Torres

La curatoria della Flumenargia comprendeva i villaggi di Ardu, Turres, Portus Turritano, Merki, Setupalme, Ottave, Domosnova, Murusas, Bosove, Legari, Curcas, Taverra, Arcave, Lo Ardo, Innoviu, Noi Noi.

Innoviu viene citato nel condaghe quando si parla di suddivisione del territorio e di "alcune ville e di personaggi provenienti da Innoviu".

Negli Statuti Sassaresi (le leggi che il Comune di Sassari emanò come strumento della sua autonomia amministrativa) il villaggio di Innoviu viene citato come una villa di passaggio quando si fa riferimento ad una importante via tra Sassari e Torres, frequentata per il trasporto di merci con i carratores. I carrettieri erano tenuti a transitare per issa via derecta, cio est per issa via de Pischinas, de Innoviu e Octavu.

Nel tempo il villaggio di Innovium, viene ribattezzato con il nome di Non-noy correzione di Innojo, un antico nome del villaggio. In seguito il nome completo divenne Mandra di Noi Noi, in cui la parola Mandra si riferiva al vasto territorio pascolativo dove si accudivano o si allevavano animali per il commercio.

Probabilmente il villaggio fu abbandonato a partire dal 1350: le cause sono da ricercare nelle malattie che decimarono la popolazione oppure nelle continue guerre, carestie, saccheggi e lo sviluppo sempre maggiore della città di Thathari .

Del villaggio medioevale di Innoviu non esistono più tracce, solo i ruderi di due chiese Sant'Antonio di Noi Noi e Santa Barbara.

 

Sant'Antonio                                                                                                 
 
Ora ridotta allo stato di rudere, a Innoviu c'era la chiesa maggiore del villaggio chiamato in varie epoche con i nomi di Innoviu, Annoio, Annoico, Sant'Antonio di Innojo.

la chiesa, che è un bell'esempio classico dello stile romanico, fu edificata all'inizio del XIII secolo, prima di quella di santa Barbara. Si trova in un terreno privato ed è in completo stato d'abbandono. Il portale d'ingresso è stato murato per evitare danneggiamenti nell'interno dell'edificio.                                                                       Già nel 1463 il villaggio dove sorgeva la chiesa risulta completamente abbandonato.
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La chiesetta di sant'Antonio di Innoviu

Santa Barbara

Questa chiesetta di modeste dimensioni è nota come Santa Barbara di Noi Noi o come Santa Barbara di Innoviu. Fu edificata tra il 1270 e il 1280, così come si legge sull'arco del portoncino rivolto a nord, ed era la parrocchiale del villaggio. Negli anni Sessanta del secolo scorso le scolaresche di Sassari venivano portate in visita a questo monumento. In quegli anni erano ancora visibili le decorazioni che ornavano i muri perimetrali, ma oggi queste decorazioni non esistono più ed anche questo monumento è in forte stato di degrado.

La chiesa apparteneva alla diocesi di Torres , curatoria di Romangia e in seguito di Flumenargia, dal 1316.

Nel 1326 Le terre dove sorgevano le due chiesette furono poste sotto l'influenza amministrativa, giudiziaria e militare di Sassari, nel 1571 furono annesse alla Cattedrale di Sassari.

Anche se oggi queste due chiesette sono circondate da oliveti, all'epoca della loro costruzione la coltivazione dell'olivo non era ancora conosciuta.

I nuragici conoscevano l'estrazione dell'olio dal lentischio, mentre l'olio d'oliva venne importato dagli antichi romani per uso alimentare e per l'illuminazione.     Per la coltivazione della pianta dobbiamo attendere il 1297, quando papa Bonifacio VIII, per porre fine alle lotte tra Pisa e Genova, cedette la Sardegna, come feudo, al re d’Aragona; da qui inizia il dominio iberico che si protrarrà per quasi quattrocento anni.

La dominazione spagnola rappresenterà la svolta decisiva che darà impulso all’olivicoltura in Sardegna, che nacque nella seconda metà del Cinquecento, come affermava all'inizio del Seicento lo storico ed ecclesiastico sassarese Giovanni Francesco Fara nella Chorographia Sardiniae.

Come in tutti i villaggi dell'epoca, l'economia di Innoviu era regolata dal commercio di bestiame e cereali.

In tempi relativamente recenti, al confine tra la Regione Santa Barbara e la regione la Mandra Noi Noi, l'odierna Li Punti, durante alcuni lavori di scavo sono stati trovati numerosi resti di ossa umane che fanno presupporre l'esistenza di un antico cimitero in cui venivano seppelliti gli abitanti di Innoviu o persone che fuggivano da Turris verso Thathari cercando scampo dalle invasioni barbariche.


 

Alcune citazioni storiche sono tratte da un dattiloscritto di Alessandro Soddu dal titolo Da Innoviu a Li Punti : una storia millenaria.

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                                                Il villaggio di Innoviu nel territorio