I ricordi-Associazione la Settima

I ricordi

 

     I ricordi

Nel corso di questa ricerca abbiamo avuto la fortuna di conoscere persone che si sono dimostrate molto sensibili a raccontarsi e raccontare il quartiere sin dalle origini.

Tutte le persone contattate hanno accolto con molto favore questa iniziativa dando cortesemente la loro disponibilità.
Molti intervistati hanno ricordi comuni e per questo motivo abbiamo fatto la scelta di raccontare il quartiere con le testimonianze di quelli che rappresentano il ricordo di tutti.

Ad ognuno diciamo grazie per aver reso possibile la realizzazione di questo progetto.

Questo racconto non può avere inizio senza ricordare uno dei primi abitanti che stabilì la sua residenza in questa zona quando ancora non si chiamava Li Punti: questa figura ormai quasi storica è Gavino (ziu Bainzu) Corveddu.

Nel capitolo Storia di una campagna c'è una vecchia mappa catastale che risale alla fine degli anni '90 dell'Ottocento. Come si vede, esistevano solo pochissime case, forse una decina in tutto. Erano case e ville di famiglie sassaresi che non vi risiedevano stabilmente ma le occupavano d'estate, per il fine settimana o per occasionali scampagnate.

Ziu Bainzu Corveddu

Tore Corveddu è un nipote di Gavino Corveddu, conosciuto da tutti come ziu Bainzu.

<<Mio nonno è stato forse uno dei primi che costruì la sua casa a Li Punti. Venne da Banari, con la moglie Antonina, in cerca di fortuna. L'intenzione era aprire una locanda con annessa una piccola attività commerciale. Intorno al 1890, acquistò un lotto di terreno per aprire un punto di ristoro per le persone provenienti o dirette a Porto Torres.

Gli unici mezzi che passavano su quella strada erano allora soprattutto le diligenze con i cavalli chiamate "le carrozze", erano mezzi privati a cui bisognava pagare per il servizio di trasporto, in queste carrozze trovavano posto a sedere su due panche di legno circa otto persone, in seguito nella prima decina degli anni del Novecento iniziò a circolare qualche pullman dell'azienda Sita e pochissime macchine. La Sita in seguito divenne Satas, poi Scia oggi conosciuta come Arst.

Da mio nonno a volte si faceva il cambio dei cavalli, stanchi dopo aver affrontato la salita di Ottava. Quella strada era veramente faticosa, era famosa per la sua salita molto ripida. In seguito quella strada è stata modificata e sia la salita che la discesa sono state un po' addolcite, ma all'epoca era veramente impegnativa>>.

Tore ricorda che il padre Peppino ricordava spesso gli anni passati e in particolare raccontava che era stato fu proprio il nonno Bainzu a recarsi a Banari per consigliare il compare Barore Cherchi all'investimento di denari nell'acquisto dei terreni pascolativi e seminativi che circondavano il suo lotto di terreno. Quel consiglio, come vedremo in seguito, si rivelò per zio Barore Cherchi molto fruttuoso.

<<Mio padre, continua Tore, raccontava spesso di un fatto accaduto a mio nonno, un episodio che in seguito divenne una leggenda: da qualche anno aspettava la licenza commerciale per svolgere la sua attività, ma questa licenza non arrivava mai, in occasione della visita dei reali a Sassari mia nonna Antonina ebbe la possibilità di parlare di questo problema con la regina, fatto sta che per coincidenza o per qualche altro motivo poco dopo la partenza dei reali dalla Sardegna la licenza arrivò. È stata la prima licenza commerciale in assoluto che si sia avuta a Li Punti>>.

Tore non ricorda esattamente l'anno, e in quale occasione la nonna avesse avuto l'opportunità di parlare con la regina, ma il padre gli raccontava che questo episodio si verificò quando il re venne a Sassari per inaugurare il monumento al re Vittorio Emanuele II, e in piazza d'Italia si organizzò la prima sfilata in costume, quella che in seguito divenne la "La cavalcata sarda". Era il 1899 e il re era Umberto I con la regina Margherita.

Che sia vero o no l'episodio della regina, questo fatto sembra dimostrare che la storia di Li Punti inizia proprio all'ora tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento.
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Zio Gavino ( Bainzu) Corveddu

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La Famiglia Corveddu Moglie e i figli Antonino - Renato - Mario - Peppino

 

Barore Cherchi

Fu in quegli anni che la famiglia Cherchi, proprio su consiglio di Gavino Corveddu, arrivò in questa zona proveniente da Banari, e andò ad abitare in un terreno in regione Santa Caterina: era il 1901.         
Salvatore Cherchi era conosciuto come zio Barore, di professione agricoltore, nato a Banari il 1880.

Uno dei nipoti, Salvatore Cherchi, ricorda la figura del nonno: "Mio nonno, insieme ai fratelli Carta, era proprietario terriero, così come l'onorevole Nino Costa, proprietario di terreni alla Crucca, come Pompeo Solinas, ed altri. Per qualche periodo visse alla Crucca con il fratello, collaborando come mezzadro nelle tenute di Costa.

<<Da sposato la sua prima abitazione sorse in un terreno davanti ai Salesiani di San Giorgio, dove ancora oggi c'è la vecchia casa, ormai ridotta a rudere. Subito dopo iniziò ad acquistare terreni seminativi e pascolativi nel circondario, ma soprattutto i terreni dove, in seguito, nacque Li Punti. Il primo terreno che acquistò fu quello dove costruì la sua casa alla fine dell'odierna via Meridda. Era un vasto terreno a ridosso dell'odierna via Millelire e comprendeva anche via Lenci e parte di via Bruno. In quel terreno veniva portato il bestiame della zona di Sassari per i controlli veterinari, le vaccinazioni e la marchiatura. Il veterinario era il dott. Fraghì.

Forse non tutti sanno che mio nonno, oltre che pastore e agricoltore, era un grande appassionato di cavalli, anche da competizione, negli anni Cinquanta ne possedeva diversi. Le scuderie erano nell'attuale via Bruno, dove aprì la sua attività commerciale la pasticceria Masia e il primo sportello bancario della zona. Confinavano con la tanca dove in seguito furono costruite la chiesa di San Pio X e la scuola elementare. Aveva due cavalli da monta, Regnante e Turbine, richiesti in tutta la provincia. In seguito li vendette al dottor Nino Costa, anche lui grande appassionato di ippica. I cavalli venivano curati da mio padre Peppino.
<< Mio nonno, un uomo dai grandi baffi, aveva gli occhi celesti che si illuminavano ogni volta che vedeva un campo di grano. Diceva sempre che il grano era la fonte della vita. Era sposato con Maria Ara, di San Giovanni. Ebbero una famiglia numerosa, ben undici figli; era un uomo buono d'animo, religioso e molto carismatico nella sua saggezza. Era ben voluto da tante persone, anche se molti si sono dimostrati interessati più ai suoi terreni che alle sue virtù. Uno dei primi geometri che lavorarono per lui per i frazionamenti dei terreni è stato Pierino Fele. Mio nonno aveva un fiuto innato per gli affari ed acquistò molti terreni anche ad Ottava. Non ha mai speculato e forse era più il terreno che regalava che quello che vendeva. È stato sempre dalla parte dei lavoratori non ostentava mai il suo benessere e viveva in umiltà.

<<Molti lo ricordano quando viaggiava col suo calesse. Non ha mai voluto prendere la patente, anche se possedeva una delle poche automobili della zona: una giardinetta con le fiancate in legno>>.

Praticamente possiamo dire che Li Punti è nato per merito suo. Ed è per questo motivo che sarebbe opportuno che il comune gli dedicasse una via.
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Zio Barore Corveddu

Gavino Varoni

Uno dei primi abitanti di Li Punti fu ziu Bainzu Varoni. Il figlio Bruno racconta come il padre venne ad abitare da queste parti.

<<Mio padre, Gavino Varoni, conosciuto come ziu Bainzu, nacque a Sassari nel 1902. Da giovane si arruolò nell'Arma dei Carabinieri. I cavalli erano una sua grande passione sin da bambino. Dopo tre anni di servizio lasciò l'arma per intraprendere un altro lavoro da lui ritenuto più redditizio, considerando le numerose conoscenze che aveva sia a Porto Torres che a Sassari. Decise di fare il trasporto di merci come carrettiere, con un carro trainato da cavalli. Trasportava merce varia, chiamata collettame, ai vari negozi di Sassari. La sua attività ebbe uno sviluppo notevole a tal punto che dovette acquistare altri carri con altri cavalli, dando così lavoro a diverse persone.

<<Mio padre si sposò con Vittorina Chessa, di Usini; una brava cuoca che riusciva a cucinare anche per 15 persone tutte in una volta. Mio padre acquistò da Barore Cherchi un lotto di terreno di 600 mq, fronte strada. Il costo del terreno era di 5 centesimi al mq.

<<Ziu Barore, oltre che compare, era molto amico di mio padre, che lo stimava molto. Diverse volte gli propose di comprare una striscia di terreno che andava dall'odierno bar Varoni sino alle attuali Vittorio Era e via Camboni, dove oggi c'è la farmacia, ma mio padre era talmente preciso che per paura di non poter onorare il pagamento decise di lasciare cadere la proposta.

<<Nel frattempo nacque il suo primo figlio Bruno, poi vennero Costantino ed infine Giovannino. Purtroppo mio fratello Bruno morì a 16 anni in un grave incidente, schiacciato dal carro perché il cavallo che lo trainava era imbizzarrito. Questo grave incidente scosse la piccola comunità dell'epoca e i miei genitori ricevettero la solidarietà e il cordoglio di tutti. Sono convinto che alcune persone ancora oggi lo ricordano. Dopo due anni da quella tragedia nacqui io ed i miei genitori mi chiamarono Bruno in suo ricordo.

<<Nel frattempo cominciarono anche a Sassari le vendite dei primi motocarri a 3 ruote. Erano dei Guzzi. Mio padre colse immediatamente l'occasione per acquistare questi nuovi mezzi di trasporto, e abbandonò progressivamente i carri con i cavalli. L'azienda ebbe un ulteriore sviluppo quando a Sassari furono messi in vendita i primi camioncini leggeri gli "OM Leoncino". Come al solito mio padre fu uno dei primi ad acquistare quei nuovi mezzi di trasporto. Iniziava ad esserci l'evoluzione naturale del mestiere di carrettiere che passava dal carro a cavalli ai mezzi meccanici. <<Contemporaneamente a questa attività, nel locale in via Millelire, nasceva una sala da ballo che dopo qualche anno nel 1950 venne trasformata in bar caffè dove siamo attualmente. A fianco del bar c'era un negozio di generi alimentari gestito da mia madre con varie collaboratrici.

<<Nel 1956, l'anno della grande nevicata che mise in crisi tutto il Sassarese per alcuni mesi, molti clienti che pagavano “a libretto” non poterono saldare il conto a causa della mancanza di lavoro. Dopo qualche anno la mia famiglia cedette l'attività ad altre persone.

<< Nel bar Varoni abbiamo avuto, nel 1957, il primo televisore della zona. A Sassari era il terzo in assoluto. Anche quando, nel 1959, arrivò la linea telefonica, fu installato il primo apparecchio pubblico nel nostro locale.

<<Nei pressi del bar c'era la fermata della carrozza che da Sassari andava alla Crucca alle tenute di Nino Costa.

<<Mio padre era molto devoto a san Costantino e ogni anno organizzava un pellegrinaggio a Sedilo. In mancanza di mezzi pubblici, per qualche anno il pellegrinaggio veniva fatto a piedi. Tutti i viveri venivano caricati su un carro. In seguito si viaggiò su dei camion attrezzati con dei sedili di legno posti nel cassone, dove trovavano posto le persone.

Per compiere il viaggio era necessario chiedere l'autorizzazione per il trasporto di persone. La partenza era fissata per mezzanotte, il giorno prima della festa>>.
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Zio Gavino (Bainzu) Varoni

Lorenzina Manunta

Lorenza (Lorenzina) Manunta è una persona che il quartiere l'ha vissuto fin dalla nascita.

La signora Lorenzina, moglie di Virgilio Maffi, è figlia di zio Peppino Manunta, decorato con medaglia di bronzo al valor militare nella guerra 1915-18 e nominato cavaliere di Vittorio Veneto dal presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Zia Lorenzina ricorda con orgoglio alcuni momenti della sua vita sin da bambina:

<<Se chiudo gli occhi per un attimo e ripenso a quei momenti, mi ricordo tutto, rivedo quei campi di margherite gialle, gli oliveti, i muretti a secco, i campi di grano e i fiori selvatici; mi ricordo i giochi innocenti e spensierati della mia gioventù. Che nostalgia!

<<Voglio tanto bene a Li Punti. Vi racconto subito un episodio che mi è capitato tanto tempo fa. Una volta, quando Li Punti si stava popolando, mi sono trovata nella macelleria di zio Boele (Raffaele) Soro e ho avuto un piccolo bisticcio con una signora che diceva che non sarebbe mai venuta ad abitare a Li Punti perché c'era un brutto ambiente. Sentite queste parole le ho risposto per le rime, dicendole di tornarsene al suo paese perché non si deve disprezzare il posto dove si vive: io sono nata qua e ci vivo bene. Zio Boele mi ricordava spesso sorridendo quell'episodio, rimproverandomi bonariamente che cosi gli facevo scappare i clienti. Ho voluto raccontare questa piccola storia proprio perché ho Li Punti nel cuore e l'ho visto crescere come si segue crescere un bambino.

<<Mio padre, Peppino Manunta, è arrivato da Florinas come tante altre persone in cerca di lavoro. Era affittuario di un oliveto a Santa Caterina, una regione verso San Giovanni, dove lavorava i campi. All'epoca i proprietari dei terreni, quelli che se lo potevano permettere, concedevano la casa in affitto a chi lavorava.

Anche mio nonno abitava a Santa Caterina. Aveva il carro con i buoi e andava ad arare. Mia madre, Bainza Santoru, era rimasta orfana molto giovane. Una zia che abitava a Sassari le propose di trasferirsi in città perché c'erano più occasioni di lavoro. L'ha convinta e lei è venuta via dal suo paese natale, Banari, per lavorare presso una famiglia. Aveva 19 anni. La famiglia dove è andata a lavorare abitava in un oliveto attiguo a quello dove lavorava mio padre, ed è proprio li che si sono conosciuti.

<<Nel 1928 si sono sposati nella parrocchia di San Giovanni, a cui faceva capo l'abitato. Non avevano una casa propria e hanno vissuto in una abitazione in affitto costruita in un oliveto, sempre in regione Santa Caterina. Allora, a Li Punti, di case ce n'erano poche. Era tutto campagne e oliveti.

Immaginoche la storia di Li Punti inizi nel 1901, quando Salvatore Cherchi (zio Barore), allevatore e imprenditore agricolo, venne da queste parti per abitarvi e per acquistare numerosi ettari di terreni pascolativi e seminativi.

<<Nel 1918 iniziò a vendere dei piccoli lotti di terreno. I primi lotti che vendette furono acquistati quasi tutti da persone di Banari che venivano a lavorare durante la mietitura del grano o da pastori al seguito di altri pastori che avevano il bestiame da queste parti, come zio Marìghe, che produceva formaggio.

<<I Cherchi erano pastori e lavorarono prima con le pecore poi con le mucche. Un pezzo di terreno ad un paesano, un pezzo ad un altro paesano, e così sono sorte a Li Punti le prime case.

Mia madre, che conosceva zio Barore Cherchi in quanto compaesani, acquistò anche lei un lotto di terreno e nel 1931 costruì la sua abitazione, dietro l'odierno bar Varoni, dove nel 1937 sono nata io.

<<Per accedere alla mia casa c'era un ingresso che chiamavamo s'àidu. Era ed è ancora una piccola stradina dove abitavano quattro famiglie: la mia e le famiglie Sau, Mura, e Pistuddi. La stradina terminava in una delle prime cave di tufo e si affacciava sulla strada 131, il vecchio viale Porto Torres oggi chiamata via Domenico Millelire. Tra questa stradina e quella che in seguito fu via Vittorio Era, vi erano le case di alcune famiglie storiche: le famiglie Spina, Ligas, Lai.

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Zio Peppino Manunta

 

L'odierna via Era all'epoca era una strada di campagna lunga e polverosa che portava agli oliveti di Montalè e Monte Fiocca. Nelle uniche abitazioni che si affacciavano sulla destra di questa via abitavano le famiglie Serra, Baldinu - Carta e Cherchi. In una di quelle case, dove c'era il bar di Onali, ha abitato Lorenzo Bonavia. Proseguendo da via Era in direzione della chiesa, che ancora non esisteva, c'era un grande tancato dove custodiva il bestiame zia Pasqualina Lisai.

Oggi, in quel terreno ci sono la chiesa di San Pio X e la scuola elementare.

<<Più avanti c'erano altre poche case dove abitavano i Porcu, i Ligas, gli Zara e i Marras, proprietari del forno per la produzione della calce. A fianco dell'odierna chiesa esisteva un lungo viottolo che portava agli oliveti e a Monte Tignosu, Oggi si chiama via Camboni, su cui affaccia la farmacia.

<<Approssimativamente a partire dagli anni 1925-1930, incominciarono ad apparire le prime case. Una delle prime in assoluto si dice addirittura dei primi anni del Novecento fu quella di Gavino Corveddu (noto ziu Bainzu), che costruì la sua casa nel terreno, acquistato qualche anno prima, dove aprì un tabacchino e una rivendita di vini e liquori che chiamavamo "la mescita". Questa rivendita era affacciata sulla strada Sassari-Porto Torres e fu la prima attività commerciale insediata a Li Punti.

<<La casa dei Corveddu all'epoca era l'unica costruita con un piano rialzato. Al piano terra c'erano due stanze: una grande cucina e, nel locale più grande, il tabacchino. Il tabacchino e il bar esistono ancora con il nome On the road. Questo ristoro era un punto di fermata dei carrattuneri, i famosi "viandanti" che trasportavano le merci da Porto Torres e dalle vicine campagne.

<<Dall'altra parte della superstrada, andando verso San Giovanni, c'era una casa che in seguito fu acquistata da zio Maurizio (Marìghe) Bassu, arrivato da Osilo nel 1928. In seguito un figlio, zio Luisi Bassu, aprì un'attività di rivendita di granaglie sulla strada per San Giorgio. Questa attività esiste ancora oggi, gestita dal figlio Mario.

<<Tutte le persone che sono venute ad abitare a Li Punti, come Varoni, Ligas, Bonavia, avevano i carri con i cavalli che venivano utilizzati per arare o per trasportare merci. In questa categoria bisognava distinguere quelli che usavano i carri per trasportare le merci, da quelli che li usavano per arare. Uno dei Corveddu, zio Antonino, prima di ereditare il tabacchino del padre, di mestiere faceva lu carrattuneri e portava le persone per i paesi a vendere cestini e tappeti. Il fratello, zio Peppino, arava invece gli oliveti nella stagione invernale mentre in estate trasportava l'acqua con le botti per approvvigionare le cisterne delle case. Lo stesso lavoro veniva fatto da zio Fiorenzo Lai. Trasportavano anche olive, farina cantoni ecc.
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Un tipico "carrattuneri" dell'epoca
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Un carro con il suo carico

<<Mi ricordo che, all'epoca, la domenica nelle campagne vicine a Li Punti arrivavano da Sassari, in scampagnata, anche alcune famiglie che avevano qui la villa, come gli Urigo, i Moi, il notaio Masala, i Cavanna. L'avvocato Cavanna in estate si sedeva con la sdraio al fresco. Quel tipo di sedia strana per noi era una novità. Con le mie amichette andavamo dalla moglie dell'avvocato, signora Angelina, per chiederle la murighessa e lei con piacere ci invitava a prenderla. Questo lo voglio dire perchè, anche se eravamo poveri e ci mancavano molte cose, ci volevamo tutti bene, c'era molta solidarietà.
<<Ricordo anche la generosità di Gino Tavolara, che aveva una grande vigna e nel periodo della vendemmia assumeva solo personale di Li Punti. Anche mia madre è andata a vendemmiare, perché pagava bene. In seguito anche lui ha cominciato a vendere i suoi terreni. Sia dottor Gino Tavolara che Tomè avevano oliveti. In particolare dottor Tavolara permetteva agli abitanti di raccogliere gratis tutte le olive bianche che cadevano. Ricordo che mia mamma e le altre mamme dicevano: speriamo che si alzi il vento, cosi cadono le olive e ce le raccogliamo.
<<Nel 1954 La società Elettrica Sarda costruì la prima cabina elettrica e finalmente nel quartiere arrivò anche la luce. Avevo 17 anni. La mia meraviglia era giocare con l'interruttore accendendo e spegnendo le lampadine. Era una gioia. Finalmente si poteva iniziare una nuova vita.

<<Qualche anno più tardi, nel 1959, arrivò anche il primo telefono pubblico, che fu alloggiato anch'esso nel bar di Varoni.

<<Dove oggi c'è Centrocasa, c'era l'oliveto di zio Giuseppe Marras. In seguito gli eredi vendettero all' ex sindaco di Sassari Oreste Pieroni, che vi aprì il calzaturificio "Torres" per la produzione di scarpe. Purtroppo lo stabilimento non ebbe molta fortuna e durò solo pochi anni. Tante persone che vi lavoravano si trovarono di colpo senza lavoro.

<<Ricordo anche una ditta che produceva i carciofini sott'olio. Il proprietario era il signor Trento, che abitava in una casa vicino alla mia. Per la lavorazione portavano carciofi e limoni da Codaruina (oggi Valledoria) a quintali, ma utilizzavano anche carciofi che venivano coltivati nel territorio.

<<Quando ero piccola esistevano già alcune cave. Una era vicina al terreno di mia madre, dove oggi hanno costruito un palazzo, vicino al bar di zio Varoni. Molti proprietari acquistavano dei piccoli terreni per poi affittarli per l'estrazione dei cantoni. La prima cava era fronte strada. Mi ricordo che quando pioveva si riempiva d'acqua formando un laghetto.

<<Alla fine degli anni Cinquanta e inizio degli anni Sessanta, dove oggi ci sono i giardini pubblici c'erano due cave, una grande e un'altra più piccola, dove noi ci divertivamo a buttare le pietre per sentirne il tonfo. Di cave ce n'erano tante. Li Punti sembrava un paesaggio lunare perché le aprivano un pò dappertutto, e se non conveniva sfruttarle le abbandonavano. In fondo all'odierna via Era c'era l'oliveto dei Soddu. Anche questo terreno in seguito fu sfruttato come cava.

<< La S.S. Carlo Felice 131 all'epoca era chiamata viale Sassari-Porto Torres. Era una strada larga, come quella che arriva alla stazione di San Giovanni, dove ci sono i cipressi. Ai lati di questo viale c'erano tanti alberi dove ci arrampicavamo per prenderne i frutti, che chiamavamo "noccioline".
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Uno dei primi tram Pani anni Sessanta

 

<<Quando ero bambina a Li Punti acqua non ce n'era. Per l'approvvigionamento dell'acqua ordinavamo dei viaggi con le botti, a seconda delle possibilità economiche di ciascuna famiglia.

La cisterna stava nel cortile e serviva per tutto: per il maiale, per l'asino, per le galline. C'era anche la vasca per lavare. In seguito, nei primi anni Cinquanta, costruirono un abbeveratoio e un lavatoio pubblico, che esistono ancora oggi all'ingresso di San Giorgio. Solo poche famiglie, le più benestanti, non prendevano l'acqua dalla fontana. Erano quelle che si potevano permettere di ordinare più botti contemporaneamente e che avevano due cisterne, di cui una per l'acqua piovana. Chi trasportava l'acqua erano zio Peppino Corveddu e zio Fiorenzo Lai. La prendevano dagli orti dei fratelli Canu in località Pischina e, in seguito, dalla fontana di Li Punti costruita al bivio per la stazione di San Giorgio.

<<Io mi sono sposata nel 1962. La fontana dell'abbeveratoio esisteva già, mentre all'interno della borgata le fontanelle furono costruite nel 1965-66. L'idea fu di una persona che diceva che "se l'acqua arrivava al lavatoio poteva arrivare anche all'interno della borgata". Inoltre, in fondo a via Lenci c'era un corso d'acqua che scaturiva da una grossa vena alla quale il Comune fece collegare delle pompe attraverso le quali l'acqua arrivava alle fontanelle, che non erano altro che dei tubi con tanti rubinetti. In seguito costruirono dei grandi serbatoi nei giardini e l'impianto idrico per le case. Chi gestiva l'approvvigionamento era Antonio Piana, primo fontaniere di Li Punti.

La conseguenza di questa novità fu che tutti coloro che avevano una cisterna si fecero l'impianto idraulico, con tutti i benefici che ne conseguirono.

<<Quando zio Salvatore Ligas aprì il negozio di generi alimentari non ci sembrò vero avere un negozio a due passi da casa, invece di dover andare a San Giovanni da Veglia e fare tutta quella strada a piedi. Le merci venivano trasportate con i carri, in seguito con le macchine.

All'inizio era Varoni un punto di ritrovo che chiamavamo lu sotziu, dove nel periodo di carnevale si svolgevano i balli. Ricordo che quando ero bambina ancora non c'erano trasporti verso la città. L'unica corriera andava alla Crucca, alla tenuta di Costa, e di solito saltava la fermata di Li Punti anche quando questa in seguito venne istituita. Gli unici mezzi di trasporto pubblici erano due carrozze che andavano in città. Bisognava prenotare il posto un giorno prima. Molte volte mia madre, per prenotarle il posto per l'indomani, mi mandava a s'aidu (l'odierna via Millelire) per fermare la carrozza di zio Antonino che scendeva da Sassari. Il tram di Pani lo abbiamo visto mi pare dal 1953, quando andava a Platamona.

<<La prima linea per Li Punti fu istituita nel 1958, ma solo sulla superstrada

Nel luglio del 1992, dopo tante lotte e mille proteste, finalmente venne istituita una linea tramviaria all'interno del quartiere.

<<Sino al 1970 ho abitato nella casa dei miei genitori che nel frattempo si erano trasferiti a Campanedda. In seguito abbiamo acquistato il lotto di terreno dove abito adesso, in via Ciancilla. Questo terreno lo chiamavano "il campetto" perchè i ragazzi andavano a giocare al calcio.

<<Inizialmente zio Barore Cherchi, quando vendeva i terreni, non badava troppo ai confini, per cui le strade della Li Punti storica risultano strette, mentre in seguito la lottizzazione dei terreni venne seguita dal giovane geometra Antonio Piras e le strade vennero progettate molto più larghe>>.
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Il vecchio lavatoio 

Costantino Paoni

Nato ad Anela nel 1927, Costantino Paoni ha vissuto gli anni "poveri" del quartiere. A Li Punti, in via Arcidiacono, è venuto ad abitare nel 1962. Questi sono i suoi ricordi:

<<Abitavo a Sassari, mentre a Li Punti avevo solo delle conoscenze. Un giorno, parlando con alcuni amici di Benetutti, fra i quali Pedru Barroccu, si avvicinò un signore: disse che era il proprietario di alcuni terreni e aveva intenzione di vendere tutto. Era Barore Cherchi, il proprietario della maggior parte dei terreni a Li Punti. Lo stesso giorno incontrai un'altra persona di Ittiri, proprietario di un terreno acquistato tempo prima e adibito a deposito di materiale per un cantiere, e anche lui manifestò l'intenzione di vendere. Il prezzo che propose era un affare.

Così che acquistai il lotto di terreno dove attualmente abito.

<<Il problema maggiore è stato convincere mia moglie ad accettare di trasferirsi qui perchè qui non c'era niente, solo le vacche di Tiana al pascolo, qualche casa bassa e niente altro. Dall'altra parte della strada c'era solo la casa di Delogu. Nel 1965 si costruirono la casa ziu Saivadori Pinna con la moglie zia Magaridda e Gavino Satta, sposato con la figlia Bruna. In via Era c'erano poche case; in via Celestino Manunta la casa di Giovannino Piu, che abitava lì dal 1948, quella di zia Celestina Masia e il locale del panificio di Giorico, che risalì ai primi anni Cinquanta.

Nella tanca dove c'è il campetto della chiesa e la scuola elementare "Batteta" ci pascolava il bestiame zia Pasqualina Lisai, che prima abitava a Monte Oro e poi in via Maninchedda angolo via Cosseddu. Per evitare il trasporto del bestiame si era insediata in quella tanca e per abbeverare gli animali vi trasportava l'acqua sin quando non costruirono l'abbeveratoio all'ingresso di San Giorgio.

<<Le domeniche primaverili, il 1 Maggio e a Pasquetta molte persone venivano da Sassari per trascorrere la giornata in aperta campagna>>.

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Ingresso via Vittorio Era una delle prime case nate

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Cittadini di Li Punti primi anni Cinquanta

Giampiero Ligas

Giampiero Ligas è nato proprio a Li Punti 72 anni fa.

<<Sono nato nel 1945 a Li Punti. La mia famiglia abitava in fondo alla via Vittorio Era, verso Montalè. All'epoca quella via era una strada bianca piena di fossi che si percorreva per andare a Monte Fiocca. Era tutto campagna con pochissime case.

Chi come noi viveva all'interno del quartiere non aveva la luce perché non esisteva l'impianto di rete elettrica, né pubblica né privata. L'acqua per usi domestici era quella piovana, che veniva raccolta in una cisterna; quando finiva veniva trasportata dall'acquaiolo con le botti. Poi sono state installate le fontanelle. Per cucinare era raro trovare una cucina a gas: si usava il fuoco alimentato con la legna, come del resto in questo modo si viveva in tutte le campagne, lontano dalla città.

<<La nostra storia a Li Punti inizia nel 1915, quando mio nonno materno, Porcu, comprò un terreno. Mio nonno lavorava come cantoniere alle Strade Ferrate Sarde e con i soldi della liquidazione comprò un oliveto di due ettari quasi alla fine di via Era, e qui in seguito costruì la sua casa. All'epoca la zona veniva identificata come regione Monte Tignosu. In seguito comprò altri due ettari di terreno confinanti con il primo, nella zona chiamata regione Mandra Noi Noi.

<< Mio padre, Peppino Ligas, conobbe a Li Punti mia madre Maria Assunta Porcu, non ricordo se nel 1926 o nel '28. Li Punti, in quel periodo, era divisa in zone ben distinte. Il confine era la strada che oggi si chiama via Vittorio Era. Praticamente questa via era un confine geografico. Percorrendola da via Millelire e salendo verso la chiesa tutta la campagna sulla sinistra era regione Mandra Noi Noi sino a Via Pala di Carru, dove iniziava regione Santa Barbara. La parte destra era regione Li Punti che confinava con Monte Tignosu. I terreni, a parte qualche eccezione, appartenevano alla famiglia Cherchi e ai fratelli Carta. Il terreno dove oggi c'è la Sigma di via Pasella era dei fratelli Carta, che l'avevano ereditato da uno zio che viveva con loro e che chiamavamo masthru Agostino. La moglie si chiamava zia Filomena. Questi terreni erano tutti oliveti e nel periodo della raccolta delle olive molte persone del posto venivano chiamate a giornata per raccoglierle. Allora esisteva un unico frantoio dei fratelli Carta, sulla ex Carlo Felice S.S. esattamente dove oggi c'è la rivendita di Pinuccio Sanna. Era in una camera rialzata nella cui parte superiore c'era la grande macina di pietra e sotto le vasche dove veniva raccolto l'olio macinato. I Carta avevano terreni piantumati ad olivi anche a Montalè e conservavano le olive raccolte prima della macinatura nelle grotte che esistevano nella zona.

<<Dalla Sigma di via Pasella in giù, andando verso la chiesa, c'erano campi seminati a grano.

Questi terreni appartenevano alla famiglia Cherchi. Il padrone si chiamava zio Barore Cherchi. I terreni dove sono state costruite la chiesa di San Pio X e la scuola "Batteta" erano dei pascolativi, che venivano chiamati "lottizzazione Angius - Deliperi". Quelli dove sono nati è nata la prima scuola materna e il primo caseggiato della scuola elementare appartenevano al prof. Ruju; nella parte confinante con l'odierna via Giovanni Bruno c'era una cava. Mi ricordo che ogni anno veniva una grande trebbia che per noi piccoli era uno spettacolo. Il grano veniva depositato a Li Punti e proveniva anche dai paesi vicini. Praticamente dove non c'erano olivi c'erano terreni adibiti a pascolo o seminativi.

<< Proprio in quel periodo la famiglia Cherchi decise di lottizzare delle tanche per mettere in vendita terreno a basso costo (da 300 a1000 lire il mq). Il primo che fu lottizzato, a parte quello confinante con la superstrada, era compreso tra l'incrocio di via Carboni (dove oggi ci sono le strade Via Cosseddu, via Ettore Mura, via Maninchedda, Via Concas ecc.) sino alla fine di via Vittorio Era, dove abita la famiglia Galleri. In questa zona il costo del terreno era 500 lire a mq.

<<Un altro terreno che i Cherchi lottizzarono fu nella zona della cabina elettrica, cioè praticamente tutta la parte vecchia, che comprende le strade via Arcidiacono, via Bruno, via De Falcos , via de Fraia. La lottizzazione consisteva in piccoli pezzi di terreno sui 250-300 mq, quanto bastava per poter costruire una casa con un piccolo giardino, necessario per poter fare la cisterna per l'acqua e per il pozzo nero. I geometri che seguirono la lottizzazione, se non ricordo male, furono il geometra Piras e il geometra Fele. Chi lottizzò questi terreni fu abbastanza onesto, perché le strade furono costruite a carico di Barore Cherchi, anche se non erano abbastanza larghe come quelle della lottizzazione di Monte Tignosu>>.

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Altri abitanti del quartiere anni Cinquanta

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Un giovane Giampiero Ligas in via V. Era

Gavina Massidda

Gavina Massidda racconta che nel mese di novembre del 1958 il padre Antonio con la madre Onida Maria, provenienti dall'Argentiera con la famiglia dopo la chiusura della miniera, acquistarono un terreno da Barore Cherchi nell'odierna via Ettore Mura.

<< Ricordo le poche case esistenti all'epoca: quella di Mario Tossi, quella di comare Tina Sedda, proveniente come noi dall'Argentiera, e quella di zio Giovannino Contini. Insieme a noi costruirono Lorenzo Foddai, i De Cherchi e Peppino Delogu e poi, pian piano, tutti gli altri.

<<Nel 1963 mio marito Vittorio Pisano acquistò un lotto di terreno dalla lottizzazione Angius-Deliperi in via Era dove, abitavano se non ricordo male, già i Piana, Vacca, Marras, Porcu, Ligas, Ginetto Melis e pochi altri.

<<Le strade erano tutte bianche e polverose. Figuratevi che quando le donne dovevano andare a Sassari, sino alla fermata dei mezzi pubblici che era sulla strada Sassari-Porto Torres, usavano scarpe vecchie che poi cambiavano oppure le avvolgevano con il nailon per non sporcarle.

Quando pioveva, invece …. fango a volontà>>.
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Una veduta di li Punti anni Settanta


 

Gigi Massidda

Gigi Massidda, il fratello di Gavina, ricorda quando le messe venivano celebrate in case private, come quella vicina a Varoni sulla superstrada. Poi arrivarono i missionari provenienti da San Giovanni e da Sassari. Gigi ricorda di essere stato cresimato quando la chiesa era in via Demuro. Ricorda anche quando zio Billia Salis trasportava l'acqua nelle case con l'asinello e nei tempi successivi quando l'acqua veniva trasportata con le botti su di un motocarro. Questo lavoro veniva fatto anche dal fratello Nicolino e da Peppino Deliperi.
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Li Punti anni Settanta

Lorenzo Foddai

Lorenzo Foddai ricorda che nel 1956 con i suoi genitori, di Florinas, abitava in affitto in una campagna nella zona di Viziliu, proprio dopo l'odierno bar Il Nuraghe, nel curvone dopo la discesa.

<<Nel 1958 lavoravo con l'impresa che costruì il primo asilo a Li Punti in via Vittorio Era.

Dato che i miei genitori erano già anziani e non avevano più voglia di coltivare la campagna decisero di investire dei denari per l'acquisto di un terreno per costruirci una casa e lasciarmela in eredità. L'occasione la diede ziu Barore Cherchi che nel 1963 stava lottizzando dei terreni di sua proprietà. Mio padre decise di comprarne un lotto di circa 220-250 mq, il tanto necessario per costruire una casa con un piccolo giardino. Oltre alle fontanelle, una delle quali é ancora oggi visibile nella nicchia nella casa di Onali in via E. Mura, ricordo che mio padre costruì la cisterna per l'acqua, quasi tutta scavata con il picco.

<<Un giorno, quando trovò della roccia molto dura, decise di usare della dinamite, di cui era esperto perché per lavoro, come minatore, la utilizzava spesso. Purtroppo quel giorno a causa di quell'esplosione "volò" per alcune decine di metri un masso abbastanza grande in direzione della casa di Gavino Marras, dove c'era il forno della calce. Fu un miracolo se non ci furono feriti.

Da quel giorno scavammo solo con il picco>>.
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Via Ettore Mura fine anni Sessanta

 

Beppe Fodde

Beppe (Giuseppe) Fodde, nativo di Benetutti, ricorda il suo arrivo a Li Punti:

<<Nei primi anni Cinquanta, quando ancora abitavo a Benetutti, conoscevamo zia Luisa Soddu cugina del padre di Andrea Soddu, presidente di un Comitato di quartiere e vice presidente di Circoscrizione, che abitava già a Li Punti. Zia Luisa ci promise che ci avrebbe cercato un posto di lavoro vicino a Sassari e ci convinse ad acquistare una casa in questa zona.

<<Il primo ad arrivare fu mio fratello, il più grande, che iniziò a lavorare con zio Lorenzo Bonavia come aiutante camionista, per caricare e scaricare i camion. In seguito arrivò l'altro mio fratello che andò a lavorare nelle cave. Io, il più piccolo, non volevo lasciare il paese. Ma un giorno di giugno del 1952 venne a caccia a Benetutti il pugile sassarese Gavino Matta, medaglia d'argento nei pesi mosca alle Olimpiadi di Berlino del 1936 e campione italiano dilettanti. All'epoca ero un ragazzo: lo accompagnai nella battuta di caccia, e fu lui che in quell'occasione mi convinse a venire a Li Punti perché c'erano possibilità di lavoro.

<<Era veramente così, il lavoro era sopratutto quello delle cave di cantoni, ed è grazie alle cave che a Li Punti si insediò una "colonia" di gente proveniente dal Goceano esattamente come me. Furono però anche gli anni dello spopolamento dei piccoli paesi. La conseguenza fu che le città, i paesi o le borgate non lontane dai luoghi dove c'era una prospettiva di lavoro stabile furono presi d'assalto per due semplici motivi: il primo, abitare vicino al posto di lavoro, il secondo cercare un terreno per costruire una casa con un piccolo giardino per continuare a vivere come nel paese natale. Li Punti corrispondeva a queste esigenze, ed inoltre forniva terreno a basso costo.

<<In quel periodo, come accadde da altre parti, nascevano rioni abitati da persone provenienti dallo stesso paese o dallo stesso circondario, come quelli formati da persone venute da Bono, Benetutti, Anela, Esporlatu, Burgos, Bultei e da tutto il Goceano, che finirono col costituire una comunità dove portarono esperienze e tradizioni dei loro paesi>>.

Pasqualina Siotto

Zia Pasqualina Siotto-Lisai é stata una delle persone più conosciute a Li Punti.

Abitava e accudiva il suo bestiame, costituito da mucche e maiali, nel terreno dove in seguito nacquero la chiesa parrocchiale e la scuola "Batteta".

Nata ad Orani nel 1916, dopo aver abitato in diversi luoghi, nel 1947 venne a vivere a Li Punti. Era sposata con Giuseppe Lisai, di professione pastore.

Il terreno dove abitò apparteneva al geometra Gavino Angius, e venne in seguito chiamato Lottizzazione Angius-Deliperi.

La casa era molto umile, fatta di pietre e un po' precaria. L'affitto che pagava era di due litri di latte al giorno. In quella casa c'era tutto, anche l'ovile.

Il figlio Angelo Lisai, conosciuto con il nome Narciso, è nato proprio in quella casa. Ricorda che quando pioveva la madre metteva nel pavimento i secchi per raccogliere l'acqua che cadeva all'interno per via del tetto rotto: tanti buchi tanti secchi. Il gabinetto era all'esterno, dietro un muro e a cielo aperto.

Il latte che producevano veniva venduto in quella casa oppure portato ai clienti casa per casa.

Angelo ricorda che il padre portava il latte anche in una latteria che avevano a Sassari in Piazza Quadrato Frasso (Lu Patiu di lu Diàuru). Andava con una moto carrozzella e appena guadagnava i soldi per la benzina occorrente alla moto chiudeva tutto e andava via.

Al ritorno la prima fermata era alla bettola di Beniamino Oggiano, in piazza Sant'Antonio. Tante volte lo dovevano accompagnare a casa altre persone perché lui preferiva non guidare.

La caratteristica di zia Pasqualina era che camminava sempre scalza. Era un'abitudine che si era presa ed era raro che indossasse scarpe, a meno che non si vestisse elegantemente.

Quando venne lottizzato il terreno e si dovette costruire la chiesa, il proprietario, per convincerla ad andare via, le promise che le avrebbe regalato un altro pezzo di terreno da un'altra parte. Zia Pasqualina non accettò e per costringerla a lasciarlo ci volle una sentenza del tribunale dopo una causa civile. Zia Pasqualina andò ad abitare in una casa che si costruì in via Maninchedda su un terreno che aveva acquistato da zio Barore Cherchi.

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Zia Pasqualina

 

Giuseppina Campus

Giuseppina Campus ricorda di essere arrivata a Li Punti, con la famiglia, negli anni Sessanta e di aver frequentato la quinta classe nei locali di Corveddu prima di essere trasferita nelle scuole elementari di via Era.

Il padre aveva lavorato alla Carbosulcis come muratore per realizzare le opere murarie nella miniera. Una volta chiusa la miniera la famiglia si trasferì a Bosa, paese natale dei genitori, dove rimase per qualche anno.

Per carenza di lavoro e su invito di un fratello del padre, anche lui muratore, si trasferirono a Li Punti. Con i soldi della liquidazione il padre acquistò un lotto di terreno di 262 mq di proprietà di Salvatore Cherchi, nell'attuale via Lucio Albani.

In quel periodo costruirono le loro abitazioni anche i Ledda, i Tiana e i Delogu.

La casa venne costruita in varie riprese e Giuseppina Campus ricorda che nel cortile di casa tenevano alcune "tamburlane" per la raccolta dell'acqua piovana per gli usi domestici, mentre l'acqua per bere veniva presa dai fratelli più grandi alla fontana di San Giorgio e trasportata fino a casa sempre con quei bidoni, fatti rotolare sul terreno.

Giuseppina ricorda che dove oggi sorgono i giardini pubblici c'era il buco enorme di una cava di tufo e che la mamma impediva a lei e alla sorella di uscire dal cancello di casa per paura che si avvicinassero alla cava nella quale, così ricorda, un bambino era cascato ed era morto. Dopo quel grave episodio, ed anche perché la cava non veniva più sfruttata, si iniziò a riempirla con materiale vario per la realizzazione di giardini pubblici.

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La "costruzione" dei giardini primi anni Sessanta

 

Virgilio Maffi

Virgilio Maffi coglie l'occasione per ricordare tutte le persone che contribuirono alla crescita del nostro quartiere:

<<Molte di queste persone purtroppo non esistono più. Mi capita spesso di leggere sulla "Nuova Sardegna" che molti paesi festeggiano i propri centenari ed è in quel momento che ricordo che anche a Li Punti abbiamo avuto i nostri ultracentenari, alcuni dei quali ho conosciuto di persona.

<<Il primo che ricordo è Giuseppe Manunta (ziu Peppinu) deceduto nel 1994 all'età di 101 anni. Il secondo è Salvatore Fele (ziu Barore) deceduto nel 1998 all'età di 104 anni.

La terza persona è Francesca Nieddu (zia Cicita) deceduta nel 2004 all'età di 103 anni.

La quarta persona è zio Giovannino Contini deceduto nel 2016 all'età di 103 anni.

Vi ringrazio perché con questo vostra ricerca mi date la possibilità di ricordarli e salutarli. In fondo sono, a ben vedere, personaggi storici per la nostra comunità>>.

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Il nostro ultracentenario Giovannino Contini

 

Uccio Bonavia

Uccio Bonavia ricorda i pantaloni corti portati sia d'estate che d'inverno, legati alla vita con le bretelle incrociate davanti e dietro: <<Quando si bucavano venivano rattoppati, man mano che si cresceva si levava l'incrocio delle bretelle o da davanti o da dietro. In estate normalmente si stava sempre scalzi, le scarpe si indossavano solo per andare a scuola. D'inverno si indossava il solito maglione di lana sopra la maglia pesante>>.

Ricorda anche il primo pallone di cuoio tutto rattoppato, all'interno, anziché la camera d'aria, il padre aveva messo la vescica di un maiale.

<<Il latte si comprava da zia Pasqualina Lisai, da zia Speranza la moglie di zio Pasquale o da zio Tilocca noto Fanfani>>.

Uccio è nato in una casa all'incrocio di via Era con via Domenico Millelire.

<<Mio padre Lorenzo, quando venne ad abitare da queste parti, era in affitto. Nel 1934 comprò dall'Istituto delle Orfanelle Figlie di Maria 2600 mq di terreno, pagando tutto il lotto 600 lire.

<<Il tetto della casa che costruì era fatto di canne sostenute da travi ricavate da tronchi di cipresso, sopra le canne c'erano le tegole. La cisterna per l'acqua era scavata nella roccia e l'acqua veniva portata su con l'istagnara, un secchio di alluminio con una catena su una carrucola. Mia mamma, prima che ci fosse la fontana all'ingresso di San Giorgio, lavava in una vasca dove noi bambini in estate ci facevamo il bagno>>.

Durante questo incontro Uccio racconta di un fatto curioso capitato alla madre.

Vicino alla sua abitazione c'era una cava dismessa In quello spazio era stato allestito un set per girare un fotoromanzo, uno di quelli che andavano di moda negli anni Cinquanta, per "Bolero film". Per un disguido un giorno gli attori rimasero senza pranzo: la madre, venuta a sapere della situazione, preparò un pentolone di pasta e fagioli che fu molto gradita tanto é vero che raccontando l'episodio diceva che "a momenti si mangiavano anche la pentola".

In quel fotoromanzo si dice che era interprete anche un giovane Vittorio Gassman. Il costo del fotoromanzo era 25 lire.

Uccio finisce il racconto ricordando le manifestazioni per avere la strada statale illuminata di notte e la costruzione di due sottopassi per raggiungere l'altra parte della strada:

<<Purtroppo quella strada è stata per anni teatro di incidenti anche mortali, e, ancora oggi, rappresenta sempre un pericolo a cui necessariamente bisogna trovare una soluzione>>.

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Uccio Bonavia (ultimo a destra ) con Michele Tiana e al centro Stefano Porcu