I comitati di quartiere e le sezioni politiche-Associazione la Settima

I comitati di quartiere e le sezioni politiche

  I comitati di quartiere e le sezioni politiche
 

Il termine quartiere deriva dal numero dei settori in cui erano suddivisi le città o gli accampamenti (castrum) fondati dagli antichi romani. Questi, infatti, risultavano divisi in quattro parti dalle due strade principali, il "cardine " e il "decumano".

I comitati di quartiere nacquero a metà degli anni Sessanta del Novecento sia nelle piccole che nelle grandi città in modo spontaneo e autonomo, svincolati dai partiti politici. All'atto pratico fino ad allora erano stati le sezioni politiche e la chiesa a fare da collanti fra il popolo e lo Stato, perché erano le uniche realtà che riuscivano a coinvolgere e ad aggregare le persone.

Li Punti aveva problemi diversi dagli altri quartieri di Sassari. Era una borgata cresciuta male, dove mancavano le cose più elementari, uno dei problemi maggiori della popolazione era la necessità di legalizzare la casa dove si abitava, sorta in parte o tutta senza le autorizzazioni necessarie.

I Piani regolatori di Sassari --- il Piano Serra del 1907, il Piano Righetti del 1927, il Piano Rossi del 1930, il Piano Petrucci del 1940 --- erano rivolti essenzialmente ai problemi all'interno delle vecchie mura, mentre l'area esterna era limitata alle aree sud ed ovest della città.

Ancora nel 1954 il territorio di Li Punti era ignorata. Solo il Piano Clemente del 1962 prevedeva una certa urbanizzazione.

A quella data ancora non esisteva nulla: né strade, né fogne, né acqua. Nulla di nulla.

I cittadini iniziarono ad organizzarsi in comitati spontanei. I promotori del primo comitato di quartiere, nato nel 1963, furono Elio Morandini, Costantino Paoni e altri.

Paoni così ricorda <<all'epoca lavoravo a Sassari con l'impresa edile Fonsarda. La sera, finito il mio lavoro, prendevo la bicicletta e venivo nel terreno che aveva acquistato per lavorarlo e costruire un piccolo locale. Il problema, però, era che anche se c'erano poche case, il terreno era in discesa e tutti gli scarichi delle acque bianche finivano davanti a casa mia. Fu cosi che con altri decidemmo di organizzarci e iniziare le proteste, delle quali sono stato uno dei promotori.

<<L'obiettivo era di dare indicazioni e formulare proposte alle varie Amministrazioni comunali su temi che riguardavano lo sviluppo urbano e culturale del quartiere nel quale vivevamo, riuscendo sempre a coinvolgere la poca popolazione residente. Le proteste non riguardavano solamente chi aveva problemi di abusivismo, ma anche chi, avendo la casa in regola, pretendeva di poter vivere in modo civile con tutti i servizi necessari. C'era molta solidarietà nel rivendicare sia le opere primarie, come le fogne e l'acqua, ma anche una sanatoria per le case non in regola costruite per necessità e non certo per speculazione, come quelle di Monte Tignosu, nato in modo ancora più "selvaggio" di Li Punti. A Monte Tignosu c'erano meno abitanti, però avevano gli stessi problemi e le stesse nostre esigenze. Sembravano due mondi separati ma gemelli.

<<Nel frattempo, dopo le lottizzazioni, le case iniziarono a spuntare come funghi, tutte in modo molto spontaneo. Solo poche avevano un regolare progetto. Chi costruiva, a volte lavorava anche di notte: non si conoscevano feste perché l'obiettivo era fare in fretta a "gettare" il tetto e andarci ad abitare; a volte ci si aiutava uno con l'altro ed in questo senso c'era molta solidarietà>>.

Il gruppo storico del primo Comitato di quartiere nacque nei locali della sezione del Pci, che, oltre ad essere una sezione di partito, era per molti l'unico punto dove trovarsi e discutere. Poco importava se c'erano le foto di Gramsci, Togliatti e Velio Spano appese alle pareti. Lo frequentavano persone anche con idee politiche molto diverse: era l'unico dopolavoro esistente. Fu in quella sede che nacquero le prime proteste organizzate dagli abitanti. Quel movimento spontaneo suscitò molto clamore e forse fu da allora che l'Amministrazione comunale di Sassari prese in considerazione il nascente quartiere di Li Punti.
Il sindaco dell'epoca era l'avvocato Lorenzo Ganadu, il quale iniziò a considerare Li Punti come una realtà in crescita. Negli anni seguenti, specialmente dal 1966-68 in poi, si alternarono altri comitati di quartiere che riuscivano a coinvolgere sempre più persone nelle manifestazioni popolari, diventate quasi quotidiane. Con l'aumento della popolazione aumentavano i componenti del comitato con nuove idee e nuova voglia di lottare.

Tra i nuovi arrivati, nel 1967, c'era don Bazzoni, che aveva l'esigenza di costruire una nuova chiesa. Il futuro parroco di San Pio X era sempre in prima fila tra i dimostranti.

Grazie a quelle manifestazioni si cercò di collegare al quartiere una rete idrica per evitare di andare a rifornirsi alla fontana-lavatoio all'ingresso di San Giorgio. Provvisoriamente sorsero delle fontanelle sparse per il quartiere. All'epoca il sindaco era Nico Piras.

Nel 1972 vennero appaltati i lavori del collettore fognario e idrico.

Nel 1973-74 i promotori riuscirono grazie alle manifestazioni popolari a far conoscere la borgata a livello nazionale. Infatti in una trasmissione radiofonica registrata nel bar di Varoni e condotta da un giovane Maurizio Costanzo venne denunciata la precaria situazione igienico- sanitaria e la carenza di opere primarie.

I comitati di quartiere che nacquero dopo il 1975-76 erano caratterizzati dalla presenza sempre maggiore dei partiti politici. Uno dei primi presidenti eletti in quel periodo fu Gavino Foddai.

Nelle elezioni amministrative del 1975 il Pci ebbe un consenso straordinario e il segretario della sezione, Tonino Brozzu, a riconoscimento del suo impegno a favore del quartiere fu eletto per la prima volta consigliere comunale.

La più grossa manifestazione di protesta fu promossa nel 1977 dal comitato di quartiere e dalla locale sezione del Pci Alla protesta aderirono tutte le altre forze politiche presenti nel quartiere.

Non a caso quella grande manifestazione popolare fu proprio diretta proprio contro un'amministrazione di sinistra, a dimostrazione che le esigenze dei cittadini venivano prima degli interessi di partito.

La locale sezione politica del Pci, intitolata a Velio Spano, senatore sardo e membro dell'Assemblea costituente, attirava moltissime persone. Infatti, all'interno di quel locale c'era un punto di ristoro dove i prezzi delle bevande erano decisamente popolari e forse per questo motivo, o perché il Pci all'epoca era il promotore di tutte le battaglie, il partito poteva contare su tantissimi tesserati. Una segretaria di questa sezione fu Bruna Pinna, persona molto conosciuta nel quartiere e da sempre impegnata nelle lotte.

Anche gli altri partiti presenti nel territorio avevano una loro sezione politica, ma non tutte avevano annesso un circolo ricreativo. Bastianino Baldinu, oggi ottantaduenne e residente a Li Punti dall'età di due anni, racconta che il fondatore della locale sezione della Democrazia cristiana fu suo padre Francesco. La sede, in un primo momento, era ubicata nella sua abitazione in via Era ed in seguito venne aperta una vera sezione in via Millelire, tra le abitazioni di Corveddu e Varoni. Francesco Baldinu, oltre che fondatore della sezione Dc, ne era anche il presidente, mentre il figlio svolgeva le funzioni di segretario.

Fu in quel periodo che iniziarono i lavori per la costruzione delle due scuole di via Era:

Bastianino ricorda che per la posa della prima pietra della scuola materna arrivò donna Laura Segni. Alla morte del fondatore subentrò, come segretario, Antonio Mura, ma subito dopo vennero indette le elezioni e fu nominato Pietro Piseddu. Da quel momento iniziarono le lotte, condotte insieme al Pci per ottenere i servizi primari nel quartiere, perché per quanto ideologicamente distanti le sezioni politiche lottarono insieme per rivendicare i diritti dei cittadini, costituendo pure un comitato di quartiere. Ultimo segretario della sezione Dc fu Beppe Fodde. La sezione aveva carattere prettamente politico: apriva solo nei periodi elettorali e non aveva un suo circolo ricreativo.

Anche il Partito Socialista Italiano aveva la sezione politica con annesso un circolo ricreativo. Era molto attiva nel territorio e sempre aperta. Un segretario di sezione fu Tore Putzolu.

Franco Tiana ricorda di essere stato nel 1981 amministratore-cassiere della sezione: <<In occasione del Festival dell'Avanti i componenti del comitato organizzatore raccoglievano offerte presso le famiglie: ognuno di loro aveva un blocchetto dove segnava le cifre raccolte che venivano utilizzate per la buona riuscita della festa. Il festival si svolgeva nelle attuali via Bruno e via Era, negli spazi oggi occupati dalla Parafarmacia e dalla Scuola primaria. Veniva allestito un palco che, nel corso delle tre serate della manifestazione, ospitava suonatori di chitarra, complessi musicali allora in voga, commedie e balletti. Per i più piccoli venivano organizzati giochi vari. Venivano allestite baracche per la vendita di prodotti gastronomici che si preparavano e si consumavano in loco. In occasione del Carnevale si faceva una frittellata chilometrica che richiamava numerose persone. Gli ingredienti venivano decisi e dosati dalla mamma di Franco e l'impasto veniva eseguito nel forno del panificio di Sias.

Comunque, anche se in quel periodo le ideologie politiche erano molto radicate, quando si doveva manifestare per il quartiere le abbandonavano, mentre le bandiere si univano in una sola lotta, ed è grazie a questa forza che si è ottenuto tanto.

La sezione "Velio Spano", ancora prima della nascita della parrocchia San Pio X, era uno dei centri di aggregazione più attivi. L'ultima sede della sezione è stata in via V. Era davanti all'ex Circoscrizione: nel locale interno si svolgevano vari tornei, specialmente di mariglia, e spingendosi ancora più all'interno si poteva accedeva ad un capannone di lamiera dove si disputavano gare di bocce e ping pong. In quel locale si sono svolte anche diverse feste con canti dialettali, favate e frittelle per il quartiere.

Per tanti anni la sezione del Pci organizzava la locale festa de l'Unità, il famoso giornale del partito fondato da Antonio Gramsci.

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I locali della sezione del Pci nel 1975

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Una manifestazione di un 1 maggio 

 

la nascita delle Circoscrizioni
Il termine quartiere fu introdotto nel 1956 da Giuseppe Dossetti candidato a sindaco di Bologna per la Democrazia Cristiana. L'obiettivo era di migliorare l'azione amministrativa dell'amministrazione locale. Il concetto di Circoscrizione è legato alla suddivisione del territorio dove l'Amministrazione applica i suoi poteri, come un quartiere o una frazione.
Questa cultura autonomista condivisa portò quindi nel 1964 all'istituzione dei quartieri bolognesi.

Ogni Circoscrizione era munita di un consiglio, nominato dal Consiglio comunale in proporzione alla rappresentanza dei vari gruppi politici, con funzioni propositive e consultive sull'adozione degli atti di maggior rilievo.
L'esperienza bolognese assurse rapidamente a modello di riferimento per molti altri Comuni italiani, dando il via a numerosi interventi di decentramento comunale.

A partire dalla metà degli anni Sessanta, sulla scia dell'esperienza bolognese, questo nuovo modello di amministrare la cosa pubblica si diffuse in altre città, diventando un fenomeno di primaria rilevanza nel panorama amministrativo nazionale.
Nel marzo 1966 il consiglio comunale di Roma deliberava la suddivisione del territorio comunale in dodici zone, denominate “Circoscrizioni”. Seguirono altre città in tutto il territorio nazionale che adottarono un nuovo regolamento amministrativo. Ogni città era libera di scegliere il numero delle circoscrizioni in cui dividere il territorio comunale.
Nel 1976 venne promulgata la Legge nazionale n. 278 (in seguito abrogata con la nuova legge 142 del 1990 sul regolamento delle autonomie locali), che attribuiva ufficialmente funzione e regolamento dei Consigli circoscrizionali.

L'Articolo 1 cita testualmente:

<<Fino all'entrata in vigore di un nuovo ordinamento delle autonomie locali allo scopo di promuovere la partecipazione popolare alla gestione della comunità locale e in attuazione del principio di autonomia, sancito dall'articolo 218 della costituzione, i comuni possono deliberare di ripartire il territorio in circoscrizioni comprendenti uno o più quartieri o frazioni contigui esercitando il potere di organizzazione secondo i principi di ampio decentramento>>.

Il Consiglio comunale di Sassari approvò Il 25 luglio 1977 il regolamento per l'istituzione delle Circoscrizioni, suddividendo il territorio comunale in 11 circoscrizioni, diventate in seguito 10 quando Stintino fu dichiarato comune autonomo.
Li Punti era la circoscrizione n.7 che comprendeva le borgate di Ottava, San Giovanni, Villa Gorizia, Marchetto e zone limitrofe sino al territorio di Platamona, di pertinenza al Comune di Sassari.
I 20 componenti nel primo Consiglio circoscrizionale furono nominati nel 1978 dai partiti politici in proporzione ai risultati elettorali ottenuti nelle elezioni amministrative del 1975.

Nel Comune di Sassari fu eletta un'Amministrazione di centro sinistra con sindaco Fausto Fadda del Psi (dal 6 settembre 1975 al 13 dicembre 1978), al quale poi subentrò Franco Meloni, eletto nella lista del Partito Sardo d'Azione (dal 13 dicembre 1978 al 29 settembre 1980). Presidente della Provincia (dal 1975 al 1980) venne nominato Giovanni Maria Cherchi, eletto nella lista del Pci.
La prima riunione del neonato consiglio circoscrizionale si tenne nei locali della scuola media di San Giovanni il 15 dicembre 1978.
I consiglieri nominati erano:

Salvatore Ara, Giov. Gaspare Astara, Michele Baralla, Maria Lucia Cadau, Giuseppe Casula, Alfonso Chessa, Giovanni Gavino Cossu, Giovanni Cozzi, Antonio Depau, Nicolò Delogu, Antonio Dessì, Virgilio Maffi, Giuseppe Manunta, Antonio Gavino Nieddu, Michele Nonne, Mario Quadu, Eusebio Ribichesu, Gavino Satta, Andrea Soddu, Luisa Veglia.

La maggioranza rifletteva quella del Consiglio comunale

La prima riunione fu presieduta dalla signora Luisa Veglia, nominata dalla D.C., in quanto consigliera più anziana; segretario era il Signor Merella Gavino.

All''o.d.g. della riunione era l'elezione del Presidente. Alla prima seduta intervenne solo Eusebio Ribichesu, consigliere della Dc, che con un lungo intervento sottolineò il ruolo dei consigli di Circoscrizione. Il regolamento prevedeva che fosse eletto a scrutinio segreto il consigliere che avesse ottenuto il voto della maggioranza dei consiglieri in carica. Se le prime due votazioni fossero risultate infruttuose si sarebbe provveduto alla terza votazione di ballottaggio fra i due candidati. In caso ancora di parità risultava eletto il più anziano di età.

I risultati della prima votazione furono: Astara Giovanni, 9 voti; Veglia Luisa, 8 voti; Quadu Mario, 1 voto, Schede bianche, 2

Il presidente pro-tempore accertato, che nessun candidato aveva riportato la maggioranza assoluta dei voti (11) , chiese di procedere alla seconda votazione.

Il risultato fu: Astara Giovanni, 10 voti; Ribichesu Eusebio, 7 voti; Veglia Luisa,1 voto; Schede bianche, 2.

Al termine della votazione uscirono dall'aula i consiglieri Cadau, Astara, Satta, Dessì, Cozzi, Quadu, Cossu, Nonne, Soddu, Nieddu, Delogu, praticamente tutti i consiglieri del centro-sinistra, facendo cosi mancare il numero legale occorrente per procedere alla votazione di ballottaggio.

La prima riunione del Consiglio Circoscrizionale numero 7 si chiuse così tra le proteste del gruppo della Dc. e del Msi-Dn. rappresentato dal consigliere Alfonso Chessa.

Anche la seconda seduta del 22 dicembre 1978 si concluse con un nulla di fatto.

La terza riunione per l'elezione del presidente venne convocata ancora nei locali delle scuole medie di San Giovanni: e in quella occasione, il 3 Gennaio 1979 a maggioranza (11 voti) fu finalmente eletto il primo presidente. Venne proclamato presidente il signor Giovanni Astara, appartenente al gruppo Pci ed eletto vicepresidente il Signor Andrea Soddu, dopo tre votazioni

Il 13 marzo 1979 il presidente Astara convocò il Consiglio nell'aula della scuola elementare di Li Punti in via Era "scuola vecchia" per discutere le priorità d'intervento da chiedere all'Amministrazione comunale.

L'ordine del giorno era il seguente: 1) Approvazione integrale del piano Regolatore di Li Punti; 2) Elaborazione e approvazione del Piano regolatore delle borgate di san Giovanni, Ottava e Villa Gorizia; 3) Realizzazione edilizia scolastica in misura idonea a far fronte alle crescenti esigenze della Circoscrizione; 4) Sistemazione rete stradale e completamento rete idrica e fognaria Li Punti - Monte Tignosu; 5) Ambulatorio comunale nelle borgate6) Servizio postale a Li Punti; 7) Sistemazione strade vicinali; 8) Servizio tranviario Li Punti; 9) elettrificazione dell'agro; 10) decollo della zona industriale di Truncu Reale in armonia con lo sviluppo di Predda Niedda.

Intervennero al dibattito i consiglieri Maffi, Manunta, Veglia, Soddu, Chessa, i quali espressero sostanziale apprezzamento per le dichiarazioni programmatiche formulate dal presidente, chiedendo però che i primi punti prioritari fossero : 1) P.R.G. Li Punti-San Giorgio; 2) P.R.G. per tutte le borgate nel territorio della Circoscrizione n.7; 3) Urbanizzazione San Giorgio.

La proposta di modifica venne approvata alla unanimità.

A differenza dei Comitati di Quartiere nati spontaneamente e dei quali non esistono documenti scritti, dei Consigli di Circoscrizione esistono i verbali delle sedute. Per evidenti problemi di sintesi prendiamo in considerazione solo le elezioni dei vari presidenti che si sono succeduti dal 1979 al 1985 e alcuni interventi riguardanti il P.R.G. di Sassari e borgate.

Abbiamo fatto questa selezione perché questi anni hanno segnato il destino e la crescita del nostro quartiere. Nonostante le divergenze politiche di quel periodo molto ideologizzato, tutti gli abitanti eravamo impegnati per far in modo che le varie Amministrazioni comunali tenessero nella dovuta considerazione le esigenze dei cittadini di Li Punti/ Monte-Tignosu e in generale di tutta la 7ma Circoscrizione.

Marzo 1979. Venne presentato in Consiglio un documento unitario delle sezioni politiche del Pci, del Psi, e della Dc riunitesi qualche mese prima (novembre 1978) in assemblea popolare nella sala parrocchiale di Li Punti alla presenza degli assessori ai Lavori Pubblici Masala e all'Urbanistica Luigi Delogu e del Presidente della Provincia G. M. Cherchi, unitamente al Comitato di Quartiere. Nell'Assemblea si chiedeva all'Amministrazione comunale di procedere alla realizzazione delle infrastrutture programmate (Delegazione Comunale, stazione di pompaggio, completamento della rete idrica e fognaria e di tutti i servizi previsti dalla "167", sistemazioni stradali e Scuole elementari nonché l'approvazione in tempi rapidi del Piano Regolatore Generale della borgata, fermo alla Regione per valutazioni.

Nel dibattito che seguì la presentazione del documento l'assessore Luigi Delogu sottolineò il travagliato iter del P.R. Li Punti-San Giorgio facendo una breve storia del Piano elaborato fin dal 1967 e approvato dal Consiglio comunale nel 1970. La Regione Sarda nel 1973 aveva sollevato obiezioni sul P.R. chiedendo una variante alla Strada statale che attraversava la borgata (oggi via Millelire) chiedendo un altro tracciato. Nel 1975 da parte dell'Amministrazione comunale si riprese lo studio che venne approvato all'unanimità dallo stesso Consiglio nel 1977 e inviato alla Regione per l'approvazione. In quella occasione furono avanzate dure critiche nei confronti della Regione che, bloccando il P.R. sulla questione della strada statale, impediva di fatto la crescita del quartiere, portando Li Punti all'isolamento. Alla riunione erano presenti anche l'architetto Elia Lubiani e l'Ingegner Enzo Solmona, redattori del P.R. La riunione terminò con l'approvazione di una delibera che impegnava l'Amministrazione di Sassari ad intraprendere tutte le misure necessarie nei confronti della Regione per sbloccare il P.R.G.

Abbiamo ricordato brevemente l'iter del P.R.G. perché era l'unico strumento che poteva imprimere uno sviluppo ordinato al quartiere con tutti i servizi necessari.

Il primo Consiglio circoscrizionale fu eletto direttamente dai cittadini a Giugno del 1980.

Dopo quelle elezioni fu Sindaco l'Ing. Pietro Montresori, eletto nelle liste della Dc

I 20 consiglieri della Circoscrizione n. 7 furono.- per la Dc, Casada Chiara Maria, Veglia Luisa, Ara Salvatore, Fodde Giuseppe, Fele Pietro Luigi, Manunta Giuseppe, Maffi Virgilio; per il Pci, Brozzu Antonio (che optò per il Consiglio Comunale), Ledda Bachisio, Paoni Costantino, Fozzi Angelo, Dessì Antonio, Sanna Costantino, Satta Gavino, ( al posto di Brozzu); per il Psi, Dedola Giulio, Nieddu Antonio, Soddu Andrea; per il Psdi, Delogu Nicolò, Errichelli Bruno; per il Psd'az, Manca Francesco; per il Ms-Dn, Chessa Alfonso

Come Presidente fu eletto, nel mese di novembre del 1980, il Signor Gianuario Ganau del Pci. La sua elezione fu per certi versi una forzatura, perché non aveva una maggioranza che lo sostenesse.

Infatti non fu eletto direttamente. Era il terzo dei non eletti e per poter essere consigliere si dovettero dimettere prima Angelo Fozzi, al quale subentrò Luigi Crobu, poi Costantino Paoni. Il motivo era che, in caso di parità di voti al ballottaggio per l'elezione a presidente veniva eletto il consigliere che tra i due era più anziano di età, e cosi fu.

I voti furono 10 per La signora Luisa Veglia (Dc) e 10 per il sig. Ganau (Pci): in questo modo dopo 5 mesi dalle si elesse il presidente, per anzianità.

Con lo stesso metodo del ballottaggio fu eletta vice presidente la signora Veglia che prevalse su Signor Giulio Dedola (Psi), ancora in virtù dell'età.

Senza nulla togliere alle persone elette, abbiamo ricordato questi fatti per capire meglio in quale clima politico si vivesse in quel periodo. Il Pci voleva far cessare una discriminante nei propri confronti offrendo l'alternanza della presidenza in cambio di una pari dignità tra le forze politiche,

rivendicando l'impegno per la borgata ed in particolare il lavoro unitario svolto nei vari comitati di quartiere tra tutte le forze politiche e nell'interesse dei cittadini.

A settembre del 1982, dopo le dimissioni di Gianuario Ganau, fu eletto il consigliere Salvatore Ara (Dc). Per la prima volta fu eletto un presidente che aveva una sua maggioranza politica: il prezzo di questo accordo fu che per i rimanenti anni prima delle successive elezioni amministrative del 1985 ci fosse l'alternanza alla presidenza fra tutte le forze che sostenevano la maggioranza.

Con Tore Ara (futuro presidente del Consiglio comunale di sassari) si iniziò a svolgere le riunioni nella nuova sede della Delegazione comunale in via Era.

Dopo Ara seguirono come presidenti: Antonio Nieddu ( Psi) nel 1983-1984; Nicola Delogu

(Psdi) nel1984-1985.

Dopo le elezioni del 1985 fu eletto presidente l'Ing. Brunello Dessi (Psi)che rimase per l'intera legislatura (1990). In seguito furono presidenti: 1990-1995 Tonino Brozzu per tutta la legislatura; 1995-2000 presidenti con accordo di alternanza Gavino Satta; Francesco Becciu; Giuseppe Manunta; 2000-2002 presidente Roberto Ara.

La circoscrizione è stata poi accorpata al Latte Dolce e Santa Maria di Pisa, prendendo il nome di circoscrizione n° 2: 2003-2010 alternanza di Presidenti con Gian Maria Sale; Nicola Balletta; Gavino Satta; 2010-2015 presidente Gianni Crobu sino alla decadenza delle Circoscrizioni.

Di fatto i Consigli circoscrizionali a Sassari cessarono di lavorare nel marzo del 2014, quando il sindaco Gianfranco Ganau venne eletto al Consiglio regionale e al Comune si insediò il commissario prefettizio dott. Guido Sechi.

Nelle successive elezioni comunali svoltesi nel maggio del 2014 venne eletto sindaco Nicola Sanna.

É giusto ricordare che la "nostra" Circoscrizione sin dal suo primo insediamento aveva come obiettivo quello di dare al quartiere uno sviluppo urbano decente, pretendendo quel famoso Piano Regolatore che per vari motivi e vari interessi sembrava non arrivasse mai. Determinante, per molti, fu l'esperienza nata con i Comitati di Quartiere.

Il lavoro delle Circoscrizioni era un lavoro molto delicato, perché esse erano l'anello di congiunzione tra i cittadini e l'Amministrazione comunale. A volte facevano anche da "parafulmini". Oggi si sente la mancanza di un organo intermedio, anche se quest'ultima affermazione trova riscontro solo quando il Consiglio fa effettivamente gli interessi del quartiere e non si limita ad essere un semplice passacarte dell'Amministrazione del momento. Forse per questo erano meglio i Comitati di Quartiere.
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Consiglieri comunali e di circoscrizione durante una visita pastorale dell'Arcivescovo Isgrò