Gli Statuti Sassaresi-Associazione la Settima

Gli Statuti Sassaresi

                  
Gli Statuti Sassaresi 
La Repubblica di Sassari, sotto la protezione di Genova, dur˛ dal 1294 al 1323 (29 anni).
Nonostante Sassari doveva essere riconoscente a Pisa per aver conosciuto l'indipendenza amministrativa dal resto del giudicato, quando si costituý in Comune Autonomo amministrato dai primi podestÓ mandati da Pisa, quando firm˛ la Convenzione con la Repubblica di Genova diventandone un comune confederato, accett˛ che fossero scacciati da Sassari tutti i pisani residenti, il divieto di abitarvi, proibendo matrimoni e parentadi con loro. 
L'articolo XIV degli statuti dice: -"Qui alcunu pisanu non siat recivitu in Sassari ad habitare". Che nessun cittadino pisano sia ricevuto per abitare a Sassari o nei dintorni. In particolare il divieto riguarda le persone che vi abitarono, i trasgressori saranno puniti con una condanna di 50 lire di Genova, se Ŕ il PodestÓ sia condannato a pagare 100 lire. 
Quest'odio di Genova contro la nemica Pisa, come affermano gli storici, non era altro che un pretesto per avere il monopolio commerciale verso Sassari e i suoi territori.
Il primo a far conoscere ai sassaresi l'atto di Confederazione tra Sassari e Genova fu lo storico Giuseppe Manno nella sua opera "Storia di Sardegna" scritta nel 1827.
Nell'atto di convenzione stipulato tra il Comune di Genova e il Comune di Sassari si legge che nel 1294 Sassari prima dell'arrivo del PodestÓ aveva quattro Capitani del Popolo rappresentanti dei quattro quartieri della cittÓ. I quartieri eleggevano anche il Consiglio Maggiore di venticinque persone per quartiere e il Consiglio Maggiore tramite una votazione segreta eleggeva il Consiglio degli Anziani formato da sedici persone rappresentanti quattro uomini per ogni quartiere. Questi componenti che appartenevano al Consiglio Maggiore, erano rinnovati ogni due mesi, in questo modo durante l'anno ruotavano tutti.                                         Insieme con altre persone furono i quattro capitani del Popolo che firmarono l'atto di Convenzione tra Genova e Sassari, i nomi riportati nel documento sono: Denetonis Pale, Dorgotorii Corde, Guantini Lovolli et Nicolay Calderarii Capitaneorum comunis et populi Sassarensis presenti come Ambasciatori rappresentanti della cittÓ di Sassari Gasconus Capra, Dorbinus Hennuaca, Blaxius Mannatus, Guantinus Pilalbus, Leonardus de Campo.
Questa convenzione era chiamata "Consuetudines et Constitutiones Sassarienses" perchŔ era legge che giÓ in uso a Sassari dal tempo dei pisani quando dopo la morte del Giudice Michele Zanche si costituý comune autonomo. Solamente nel 1316 furono scritti e promulgati come Statuti quando Sassari era governata dal podestÓ genovese Cavallino De Honestis. Storici come Enrico Costa e il dott. Vittorio Finzi nel suo libro Edizione critica degli Statuti della Repubblica di Sassari edito dalla tipografia G. Dessi a Cagliari nel 1911 sono concordi nell'affermare che erano giÓ promulgati sin dal 1294/95.                                                                 Durante la podesteria di Cavallino De Honestis gli statuti furono solamente tradotti dal latino al sardo.
Questo Ŕ confermato dall'articolo cinque degli Statuti. "Qui duos breves se iscivan et unu de cussos se vardet".
Nella Sassari Medievale gli Statuti Sassaresi sono il documento per˛ pi¨ importante.
Sono le leggi che regolavano l'amministrazione della Sassari Comunale. 
Gli Statuti Sassaresi sono divisi in tre parti, lo stesso Codice li chiama Libri. Il primo riguarda l'organizzazione del comune, il numero degli uffici, il giuramento del PodestÓ e dei pubblici ufficiali, disciplina il commercio, i doveri, l'amministrazione dei beni e redditi del Comune, e composto di 160 articoli.
Il secondo il diritto civile, riguardanti le persone, le doti, le ereditÓ e i contratti Ŕ composto di 42 articoli.
Il terzo il diritto penale, riguardante i furti, i delitti e le pene inflitte composto di 50 articoli.  
Gli Statuti delle Repubblica di Sassari rappresentano un fatto di grande rilevanza per il periodo storico in cui sono stati adottati, solamente il fatto di darsi uno Statuto per quei tempi era un atto politico molto importante.  
Come osservarono storici come Pasquale Tola, che per primo pubblic˛ nel 1850 sia la Convenzione di Confederazione (tratta dai Regi Archivi di Corte di Torino) che gli Statuti del Comune di Sassari, la storia di questi Codici Ŕ molto antica, forse una delle pi¨ antiche emanate da tanti comuni italiani nel Medioevo se si pensa che dalla Promulgazione del 1316 siano passati oltre sette secoli senza considerare che la loro esistenza Ŕ della metÓ del 1200 ancora prima che i capitoli furono copiati nella Convenzione che il Comune di Sassari stipul˛ con Genova nel 1294.
Dopo questa pubblicazione nessuno seppe pi¨ niente dove finý il "libro" originale degli Statuti sin quando nel 1879 grazie all'impegno di Enrico Costa, sono stati rinvenuti per caso insieme con altri libri resi illeggibili dall'umiditÓ nel palazzo dell'Archivio comunale di Sassari.
Il Costa cercando tra i documenti trov˛ in modo fortuito una copia originale del "libro"scritto in lingua sarda composto di 182 pagine molto deteriorate risalente al 1316, rinvenne anche dei frammenti di quarantanove fogli quasi indecifrabile scritti con caratteri Gotici che appartenevano al Codice degli Statuti scritto in latino risalente al XIV secolo.
Adesso questi due documenti scritti su pergamena sono custoditi presso l'Archivio Storico del comune di Sassari.
Purtroppo molta documentazione dell'epoca Ŕ andata persa o distrutta come scrisse il Costa al riguardo:
<<... il nostro Archivio era ricchissimo di registri e documenti (come consta dagli stessi Statuti, i quali prescrivono di registrare ogni atto in appositi libri) ma i Francesi nel 1527 posero a sacco la cittÓ, incendiarono gli Archivi del Comune e dispersero tutte le Carte di circa un secolo, in cui Sassari si era governata a Repubblica, tanto sotto i Pisani, quanto sotto ai Genovesi. Nessuna traccia lasci˛ dunque di quel libero Governo la ferocia francese; e se gli Statuti non fossero scampati per miracolo a quell'invasione, e se la Convenzione non si fosse conservata negli Archivi di Torino, forse oggi s'ignorerebbero i fasti di quell'epoca, che pure Ŕ la pi¨ gloriosa della Storia sassarese>>.
Con riferimento agli Statuti molti storici si sono espressi con apprezzamenti lusinghieri, ne citiamo due: 
Augusto Boullier, nel suo libro L'ile de Sardaigne (L'Isola della Sardegna), stampato in Parigi nel 1865, scrive:
<<... questa piccola Repubblica di Sassari Ŕ un esempio unico in Sardegna; e di fronte ai conflitti senza tregua, e sempre rinascenti, che straziavano la Sardegna, essa ci offre lo spettacolo effimero, ma pur consolante, di una cittÓ governata con sagge istituzioni, aspirante alla pace, regolando essa stessa i suoi propri interessi, non vedendo nemici negli stranieri, e avendo, a somiglianza delle altre Repubbliche italiane, leggi civili, e una costituzione che precedette il suo secolo. La Costituzione di Sassari conciliava saggiamente la libertÓ con l'autoritÓ. Uno dei caratteri salienti era la diffidenza verso il potere esecutivo, e le garanzie prese contro ogni arbitrio. >>
E Federico Sclopis, nella sua famosa Storia della Legislazione Italiana, pubblicata nel 1844, cosý diceva:
<<... sotto la protezione di Genova fiorý per qualche tempo nell'Isola di Sardegna la Repubblica di Sassari, la quale illustr˛ il suo Governo con un Codice di leggi degnissime di memoria. Il concetto di molti provvedimenti compresi in questo Codice accenna, se non a un progresso inoltrato d'incivilimento, almeno a una grande disposizione per ottenerlo... >>.
Gli statuti sassaresi precedono "La Carta de Logu" emanata da Eleonora d'Arborea nel 1395, anzi, si presume che il padre di Eleonora Mariano IV durante l'occupazione di Sassari nel 1369 combattendo per due anni contro gli aragonesi, venne a conoscenza degli Statuti Sassaresi che ispirarono il suo Codice in seguito emanato dalla figlia Eleonora.  
Come avvenne durante l'amministrazione di un PodestÓ mandato da Pisa, anche nella Convenzione del 1294 si stabiliva che dopo dieci giorni dalla firma della convenzione era eletto a Genova un PodestÓ per governare Sassari, i PodestÓ di cui si conosco i nomi sono: Ottone Boccanegra venuto nel 1300, Rolando da Castiglione nel 1313 e Cavallino de Honestis nel 1316. Come sono ignoti i nomi dei primi PodestÓ, ignoti sono anche gli ultimi prima dell'arrivo degli Aragonesi nel 1323, si conosce solo il nome dell'ultimo Amministratore Guantino Catoni che succedette all'ultimo PodestÓ mandato da Genova. 
Il PodestÓ, come stabilito dalla Convenzione, aveva lire 600 annue di stipendio; 300 il 28 Ottobre, giorno in cui entrava in carica; 150 al 1 Marzo,                                 e le altre 150 al 1 Luglio.                   
Il suo mandato durava un anno.
Insieme al PodestÓ veniva da Genova e presta giuramento "Su Cavalleri" (il cavaliere) una specie di collaboratore chiamato anche "cumpagnone dessu potestate", una specie di Assessore moderno comandante anche delle forze armate del comune.
All'epoca degli Statuti il Comune di Sassari era diviso in quattro quartieri che corrispondevano alle quattro porte d'ingresso della cittÓ. 
Chi cooperava e curava gli interessi della cittÓ, era il Consiglio Maggiore formato da cento cittadini "Consiceris"eletti a vita, venticinque per ogni quartiere, e il Consiglio degli Anziani formato da sedici persone estratti a sorte tra i membri del Consiglio Maggiore, erano eletti quattro per ogni quartiere. Gli anziani erano nominati per i bisogni quotidiani e avevano un'importante funzione di controllo. Erano nominati anche otto "Sindicos" (Sindaci) chiamati anche "defensores dessu Cumone" che erano "otto bonos homines natos dessa terra de Sassari" responsabili dell'amministrazione economica.
Un altro componente della Podesteria era su Notaju (il Notaio) che registrava gli atti del comune, era un cittadino sassarese eletto dagli Anziani del Consiglio e dai Sindaci. 
Gli statuti per il buon funzionamento del comune prevedevano l'elezione di altri funzionari; Su Massaiu (Tesoriere), Majores de chita (guardiani delle mura), gli Ufficiali delle guardie uno per ogni quartiere erano eletti dagli Anziani del Consiglio.


Sotto la proclamazione della Repubblica sassarese (Il Consiglio della Repubblica sassarese), di Giuseppe Sciuti, 1880. (foto tratta da Wikipedia)
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Le principali autoritÓ della Repubblica sassarese
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La moneta corrente a Sassari durante il periodo degli statuti era la Lira genovese. 
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Con la stessa difficoltÓ di dare un valore unico alle varie monete che circolavano nei vari paesi, lo stesso era difficile stabilire come si misurava nel Medioevo, ogni regione aveva le sue misure, addirittura queste differivano tra villaggio e villaggio della stessa regione. Nel 1861 dopo l'UnitÓ d'Italia Re Vittorio Emanuele II promulga e diffonde l'uso in tutte le provincie italiane, del Sistema Metrico Decimale giÓ in uso in Francia dopo la rivoluzione del 1791. Questo sistema divenne atto di convenzione internazionale nel 1875. Nonostante tutto, ancora oggi oltre la metÓ delle nazioni usa un sistema diverso, l'esempio pi¨ comune sono gli Stati Uniti.
A Sassari all'epoca degli Statuti erano in uso alcune capacitÓ di misura che all'incirca corrispondevano a queste: 
Una Pinta equivaleva circa 1 litro scarso, - un'oncia equivaleva 45 grammi - un Palmo circa 26,5 cm, una Canna circa 2,60 cm.
A Sassari per quanto riguarda la misura dei cereali si usava "la carra" uno staio in pietra con una capacitÓ prestabilita.


Sotto lo scritto iniziale degli Statuti tratto dal libro di Pasquale Tola edito a Cagliari tipografia A. Timon 1850.

In nomine Patris, Et Filii, Et Spiritus Sancti. Ad honorem et reverentiam Dei Patris omnipotentis, et Beatae Mariae semper Virginis, Beatorum martyrum Gavini, Proti et Ianuarii, atque beati Nicolai, et omnium sanctorum, et sanctarum Dei, et exaltationem et magnificentiam Comunis Ianuae, atque ad bonum et pacificum statum Comunis Sassari Haec sunt capitula statuta et ordinamenta, scripta et e xemplata, promulgata tempore nobilis viri domini Cavallini de honestis legum doctoris potestatis Sassari pro Comuni Ianuae Dominicae Incarnationis anno millesimo tre centesimo sexto decimo. 
 
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Per l'onore e il rispetto del Dio Padre onnipotente, e della Beata Maria sempre Vergine, dei Beati Martiri Gavino, Proto, e Gianuario, e il santo Nicola, e tutti i santi, e il Dio santo, per il progresso della grandezza del Comune di Genova, per il bene e per la condizione pacifica del Comune di Sassari. Questi sono gli articoli degli statuti e gli ordini scritti tradotti e promulgati su proposta del nobile Cavallini de Honestis dottore in legge podestÓ in Sassari per conto del comune di Genova. 
Anno di nostro Signore, milletrecento e sedici anni.

Una pagina degli statuti originalen scritta in latino


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Gli articoli degli Statuti Sassaresi scritti in Sardo/Logudorese Medievale
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Libro I
Articolo I - Su Juramentu dessu potestate
II - Su Juramentu dessu Cavalleri
III - Sacramentu dessu Notaiu
IV - Dessa pena dessu Notaiu
V - Qui duos breves se inscrivan et unu de cussos se vardet
VI - Qui sa potestate non dormat de nocte foras de Sassari
VII - Qui sa potestate tengiat sa famiša et issos cavallos qui devet
VIII - Qui sa potestate over alcunu dessa famiza sua non mittat manu ad alcuna persone
IX - Qui sa non fathat raunare su consišu senza la voluntate dessos antianos
X - De servare sos bandos dessa potestate
XI - De non facher conspirationes et Juras
XII - De non facher cumpagnias et ressas
XIII - Dessos medicos et spethiales
XIV- Qui alcunu pisanu non siat recivitu in Sassari ad habitare
XV - Juramentu dessos homines de Sassari
XVI - Jura de Jscolcha
XVII - Juramentu dessos offitiales de Romagna
XVIII - Qui sa potestate fathat unu vadu de muru
XIX - De vider su fossatu et issos muros
XX - De non levare dessos benes dessu Cumone
XXI - De non dare dessos benes dessu Cumone
XXII - Comente se deven vender sos offitios dessu Cumone
XXIII - Dessos offitiales dessu Cumone et dessa pena de cussos
XXIV - Dessa electione dessos consišeris et de cussos qui deven esser in consišu
XXV - Qui neuna pesona in sa essita dessu offitiu pothat aver atterru offitiu over avende offitiu
XXVI - Sa electione dessos maiores de chita
XXVII - Dessa electione dessos portorargios
XXVIII - Dessa electione dessu massaiu de Sassari
XXIX - Sa electiones et issu offitiu dessos sindicos et issa pena de cussos
XXX - Sa electione dessos sensales et issu salariu de cussos
XXXI - Sa electione dessos offitiales dessa istatea
XXXII - Dessos quirclos dessa istatea
XXXIII - Sa electione dessos juratos ad facher pacamentos et ad prethos
XXXIV - Sas confines dessa iscolcha de Sassari
XXXV - Dessos Jmbassiadores 
XXXVI - Sa libertate dessos homines de Romagna
XXXVII - Dessos qui fraican testa ad bia 
XXXVIII - De non impašare sas vias
XXXIX - De adšonsare sas vias
XL - Dessos contones
XLI - De non seccare linna in su monte
XLII - De non ponner fochu
XLIII - Dessas concias, conciatores et pilacanes
XLIV - Dessos usuresis
XLV - Dessos fišos qui non obedin se patre et issa mama
XLVI - Dessas allocationes dessas domos
XLVII -   De non obligare sas possessiones suas ad atter
XLVIII - Qui neuna persone comporet rathones ašenas de depitu
XLIX - Qui sa mušere non fathat carta senz lišentia dessu maritu
L - Qui neuna muzere pothat cassare sa carta dessa dota sua
LI - Qui neunu pothat refutare alcunu capitulu de Sassari
LII - De mitter sas ascedas in quaternu, et dessos notaios qui morin
LIII - Dessi salariu dessas ascedas , et dessa quircatura
LIV - Dessu exemplu factu dessas cartas bullatas
LV - De non comporare sos benes dessos rebellos
LVI - Dessos Ŕpatronos dessos lignos
LVII - De non batture sale da alcuna parte
LVIII - Dessos corgios qui se deven vender et Comente
LIX - Dessu casu, lana et fune
LX - De non vender sos corgios si non in platha, et de vender su pane et issas herbas
LXI - De non andare ad portu pro comporare
LXII - Dessos taverrargios. et comente sa petha se vendat in (su) macellu
LXIII - Da non vender alcuna cosas sas festas
LXIV - qui neuna persona comporet petha, over cosa mandigatorgia inanti de teša
LXV - Dessos qui venden su palone et issa linna
LXVI - Dessos qui venden sas pertiches
LXVII - Dessos qui venden su pische luvatu, et non luvare
LXVIII - Dessos qui venden su pische
LXIX - Dessos qui fachen carnattu et dessa brutura de cussu
LXX - De non gettare abba in via plubica inanti de sonare sa campana
LXXI - Dessos molenargios et dessa mesura dessa farina
LXXII - Dessos barbaris
LXXIII - Dessos furrajos 
LXXIV - Dessos carratores
LXXV - De mendare sos cavallos mortos
LXXVI - Dessu bestiamen mortu in vignas et ortos et avros
LXXVII - Da non ochier columbos
LXXVIII - Dessu bestiamen qui se devet batture ad sa logia
LXXIX - Dessos dannos qui se fachen in sas domos dessas vignas
LXXX - Dessa carra et dessu dirittu de cussa
LXXXI - Qui šascatunu pothat ponner boes in bingna sua
LXXXII - Dessa via qui deven facher sos carratores
LXXXIII Dessas feminas qui vaen filande per issa via 
LXXXIV - De mendare sos breves
LXXXV - De non terrafinare alcunu
LXXXVI - De non torrare su prestitu factu ad su Cumone ad tempus de pisanos
LXXXVII - Dessos bandidos
LXXXVIII - Qui neuna persone pothat esser in sa electione, salvu sos electores
LXXXIX  - Qui sos offitiales fathan iscriver sos contrafachentes
XC - Qui se alga se jectet in certos locos
XCII - Dessos qui battun sas telas et issu albache
XCIII - Qui unu notaju de Sassari se eliat šascantunu annu
XCIV - Qui at neunu offitiale, over ad attera persone se fathat provisione, salvu in custu            modu
XCV - Qui sa  potestate non pothat dimandare sergentes
XCVI - Qui neuna femina baiat ad sos mortos
XCVII - Qui sos clamatores dessos offitiales iuren
XCVIII - Qui neunu se vochet de possessione senza esser litigatu
XCIX - Dessa electiones dessos antianos
C- De non impašare sa abba dessos molinos
CI - De non batture vinu dave terra manna
CII - Qui non si provet cum destimongnos contra carta
CIII - Dessos pascatores
CIV - Dessas dotas
CV - Qui sa mušere non fathat testamentu senza rincherre su patre
CVI - Qui su bestiamen non si accatet de die, non de nocte, in vignas over avros, nen de nocte infra custos confines
CVII - Qui nensiunu non baiat ad vizatorgiu
CVIII - qui duos homines si elian omni annu supra quircare sas furas
CIX - Qui sas cosas se vendan ad pesu sardiscu
CX - Qui alcunu non pothat esser de consišu, qui non fathat sas avarias in Sassari, nen massaiu de romagna qui non est natu in Sassari
CXI - Quando alcunu foristeri aet a morrer in Sassari, cusse, in domo de chen aet morre, lu notifichet assa potestate
CXII - Quanto deppian esser sos missos dessu Cumone, et dessu salariu de cussos
CXIII - Qui non se fathan plus dei iiij silvas su annu
CXIV - Qui alcunu de Romagna non fathat presente assa potestate pro sa villa
CXV - Qui sa potestate, et issu Cumpagnone, et issu notaiu debbian observare sos capitulos
CXVI - Qui neunu dessa famiša dessa potestate potha accusare
CXVII - Qui alcunu non pothat comporare trichu, si non in sa platha
CXVIII - Qui alcunu de Sassari non mandichet cum sa potestate
CXIX - Qui alcunu non siat contumace assa potestate,nen a su Cumpagnone
CXX - Qui neuna persone mittat manu contra alcunu officiale dessu Cumone
CXXI - Qui sos homines de Flumenargiu debbian provare sas furas et issos dannos, secundu comente furun usatos
CXXII - Dessos scimatores
CXXIII - De ponne sa data et issu vadu de su muru
CXXIV - Qui su massaiu de Romangna et issu iscrivanu non levet presente
CXXV - Qui šascatunu pothat dare sacramentu foras de corona de šascatuna dimanda
CXXVI - Qui neunu comporet casu over lana, se non in sa platha
CXXVII - Qui neunu deppiat receptare alcunu isbanditu
CXXVIII - De non pastinare vigna
CXXIX - Qui su vinu se vendat ad pinta
CXXX - De marcare sos corgios
CXXXI Qui provisione alcuna non se fathat ad alcuna potestate
CXXXII - De non levare sos benes dessos foristeris acumandatos in Sassari
CXXXIII - De adconšare sas vias
CXXXIV - Qui sos notaios non fathan arte in sas dies infra scriptas
CXXXV - Qui su massaiu over curatore de Nurra deppiat levare presente, et de aver su salariu  usatu
CXXXVI - Qui šascatunu potat iscontare in sos benes dessu Cumone
CXXXVII - Qui neuna potestate deppiat andare foras dessu districtu de Sassari
CXXXVIII - Dessos teulargios et dessos qui fachen teula
CXXXIX - Dessuos carratores et dessu prethu dessa carrata
CXL - Qui šascatunu annu se duos padrargios
CXLI - Qui sa potestate siat tentu šascatunu annu facher facher mustra
CXLII - Dessu numeru dessos consišeris
CXLIII - Dessa posta dessos cavallos et dessa correctione de cudos
CXLIV - manca il titolo  
CXLV - Dessas guardias, et comente se deven ponner
CXLVI - Qui neunu offitiale pothat aver salariu dave su Cumone
CXLVII - Qui omnia annu se clamet su notaiu de sassari pro sos sindicos 
CXLVIII - Sos maiores juratos de Flumenargiu dessa iscolcha de Querqui siant tenutos provare totu sas furas et dannos qu sant a facher
CXLIX - Sa electione de su massaiu de Romangia et sidicos etc. 
CL - Qui sos homines de Tatari no paguen data, qui abitan in romangia, et potant esser majores
CLI - Qui non si potat mercare o negosiare cun su Mumone de sassari
CLII - Qui sa potestate non potat dare dave su Cumone de Sassar, salvu sas conventiones fatas inter su Cumone de Ianua et issu Cumone de Sassari
CLIII - Qui non si potat proceder contra alcunu maiore juratu de Romangia over Flumenargia pro rexone de alcuna dattura
CLIV - Qui homine de tatari non si potat tormentare
CLV - Qui sos majores juratos de Eristola,Ottavu et Septumpalmas provare deppian sas furas et danos desas iscolhas
CLVI - De ferita dubitosa
CLVII - Qui in zascatuna porta de sassari se pongnan duas tuppas
CLVIII - Dessos danos, si faguet in Romangia et Flumenargia cun animales etc.
CLIX - Qui non levet su cancelleri dave alcun presoneri de salariu plus de soldos VI
CLX - Pro su bagnu de Sassari


Una pagina degli Statuti 
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Libro secondo
I. De facher herede, et de lassare sos benes suos ad chen bolet.
II. Dessos ſizos qui morin sensa testamentu, et sensa fizos.
III. De non vender sas possessiones dessas muzeres.
IIII. Dessas richestas, et istasinas.
V. Dessos qui sun richestos personalmente, et assa domo.
VI. Dessos contumaces.
VII. Qui sas sententias dessas coronas, et dessos consizos se leian.
VIII. Dessu deppitu factu daue su maritu sensa sa muzere.
IX. In itteu guisa se fathat pacamentu ad ecusse qui demandat in sos benes, over in sa persone dessu deppitore.
X. Dessos qui cunfessan, et negan.
XI. De pacare sas ispesas factas in sa lite.
XII. Dessos richestos in frodu, et dessas caparras datas.
XIII. Qui sa potestate fathat rathone sensa corona.
XIIII. Comente sa potestate devet tractare sos furisteris.
XV. De mentovare su datore.
XVI. Dessas possessiones obligatas pro deppitos.
XVII. Dessa corona clompita, et dessu numeru de cussa, et quantas coronas se fachen sa chita.
XVIII. Dessos destimongnos.
XIX. Su modu dessos pacamentos.
XX. Dessos e cecutores dessos testamentos, et dessos deppitos contentos in su testamentu.
XXI. Dessos dannos et gaustos, et dessu salariu dessos iuratos et missos.
XXII. Dessos tutores et curatores.
XXIII. Qui sa potestate diffiniat sas questiones, qui aen esser inter persones istrangias.
XXIIII. De deppitu pacatu.
XXV. Qui su reu det assu actore pacaria.
XXVI. Su termen dessa istasina.
XXVII. Qui neunu pothat opponner daver vinchitu alcuna cosa.
XXVIII. De prescriptione de possessiones et de deppitos.
XXIX. Capitulu dessos bandos.
XXX. Dessos pacamentos factos, et dessos qui los possedin.
XXXI. Dessos maritos qui venin in povertate.
XXXII. De dare sacramentu assu dimandatore prossu deppitu qui se dimandat.
XXXIII. Qui neunu pothat dimandare deppitu sensa carta, passatu duos annos.
XXXIIII. Dessa possessione mezorata.
XXXV. Qui zascatunu pothat procurare pro chen aet boler.
XXXVI. De non rumper pache.
XXXVII. Dessas appellationes.
XXXVIII Quale die se deppian firmare sos pacamentos.
XXXIX. Decretu pro sas appellationes, comente se depiant seguire.
XXXX. Pro su dampnu qui faghent su bestiamen grossu et minudu.
XXXXI. De non starcire corpus de homine, nen de femina.
XXXXII. Qui neunu Corsu pothat aver cioffiu in sa citadi de Sassari.



L'articolo XXXII del libro terzo "Non bestemmiare"
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Libro terzo
I. Dessu michidiu.
II. Dessos qui ferin, o ochien sos isbanditos.
III. De cussos qui ferin.
IIII. Dessos feritos de nocte.
V. De membru secatu.
VI. Dessas muzeres qui ferin.
VII. Dessas feminas qui ferin sos homines, et dessos malefitios factos daue innanti dessa potestate.
VIII. Dessa testimonia dessas muzeres.
IX. Qui sa femina accusata non siat tenta de venner personalemente, et dessu termen dessas accusas.
X. De rincherrer su malefactore.
XI. De non facher adsaltu contra alcuna persone, ct de non bocare gurtellu.
XII. Dessos qui curren ad remore.
XIII. De non secare trizas, et brachile.
XIIII. Dessas armas vetatas.
XV. Dessu iocu dessas virgas, et dessos verrutos.
XVI. Dessos qui demandan securitate dessa persone.
XVII. Dessos qui vaen de nocte.
XVIII. Dessos qui ferin sas iannas de nocte.
XIX. Dessos qui passan per issos muros.
XX. Dessos qui vardan sos muros. -
XXI. Dessas furas, et dessos furones.
XXII. Dessos arrobatores, et iscaranos.
XXIII. De non reciver su furone, nen issa fura, nen issu adrobatore.
XXIV .Dessos qui furan sos servos o anchillas.
XXV.De iscriver sos factos dessos furones, et adrobatores.
XXVI.Dessa guardia dessas vingnas, et dessos ortos.
XXVII - De non bocare arbores.
XXVIII -De non secare vingna azena.
XXIX - De non secare vite daue vingna azena.
XXX - De non marturiare sos liveros.
XXXI - De non isforthare sas feminas.
XXXII - De non flastimare a Deu.
XXXIII - De non narrer paraulas iniuriosas.
XXXIV - De falsos destimongnos.
XXXV - Dessos qui falsan sa moneta.
XXXVI - Dessas falsas mesuras et pesos.
XXXVII - Dessos arghentargios.
XXXVIII - Dessas sapunaiolas. 
XXXIX - Comente se devet condempnare dessu malefitiu qui non est in breve.
XL - Dessa condempnatione dessos terramangnesos.
XLI - De leier sas sententias in su consizu maiore, et dessu termen, in su
XLII - quale sas condempnationes se pachen.
XLIII - De riscattare sas condempnationes.
XLIV - Dessos qui non se lassan pignorare, et itteu cosas deven levare sos missos.
XLV - De tenner sos malefactores.
XLVI - Dessu salariu dessos sergentes.
XLVII - De falsos notaios, et de cussos qui adoperan falsitate.
XLVIII - Dessos qui iocan ad datos, et dessu iocu de cussos.
XLIX - Qui su Cumone levet pacamentu in sos benes dessos isbanditos.
L - Dessos lignos de cursu, et dessos qui vaen in cursu.



Una veduta di Sassari del 1849, John Warre Tyndale tratta da Wikipedia
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