Gli Statuti Sassaresi (terza parte)-Associazione la Settima

Gli Statuti Sassaresi (terza parte)

     
Libro secondo
 
Ecco una sintesi degli articoli del "Secondo libro".
Alcuni articoli sono tradotti dal Sardo/Logudorese Merdievale, altri volutamente lasciati in lingua originale.

 
 
Questa parte riguarda le persone, la dote delle donne nel matrimonio, l'eredità, i contratti. È composta di 42 articoli, in seguito durante il dominio Aragonese ne sono stati aggiunti altri.

I- Nominare un erede e lasciare i beni a chi si vuole. 
Sia lecito che ciascuna persona di Sassari e del distretto, che abbia o non abbia figli, designi erede dei suoi beni chi vuole secondo la sua volontà. Salvo il marito alla moglie e la moglie al marito che non devono in vita e in morte lasciare dei beni suoi a nessun altro più della metà dei loro beni salvo che a goderne in vita quello che rimane vivo deve fare un accordo con quelli che devono essere eredi legittimi di quella persona. 
II- L’eredità dei figli che muoiono senza figli senza fare testamento. 
Se qualche persona senza fare testamento muore senza aver avuto figli ed essendo vivo il padre, i beni di questa persona rimangano al padre di questo e di quei beni il padre faccia ciò che vuole. Se il padre è morto e la mamma viva, i beni acquistati dal morto siano goduti dalla mamma per tutta la sua vita obbligandola però a non vendere o a dare questi beni a qualche d'uno.
Di questi beni la madre faccia un inventario entro un mese dal giorno della morte alla presenza dei parenti più prossimi del morto (fratelli, cugini ecc.) la quale eredità spetta per ragione di eredità. 
Se è fatto in altro modo quei beni tornino agli altri più prossimi parenti del morto da parte di padre e di mamma.
Quest'articolo vale solo per chi ha compiuto quattordici anni.

III - Non vendere i beni della moglie. 
I beni patrimoniali e matrimoniali della moglie il marito non può obbligare a vendere o alienare in alcun modo né con la parola della moglie né senza. La moglie non può vendere se insieme non hanno figli, salvo per necessità. In questo caso si possono vendere i possedimenti della moglie con il consenso di quattro parenti prossimi della femmina ai quali o ad alcuno di questi spetterebbero i beni se morirebbe senza figli.
Giuri la femmina che i possedimenti si vendono per necessità. Se i quattro parenti per malizia non vogliono acconsentire, questa vendita si faccia davanti al Podestà e si dimostri la sua necessità. Se per caso qualche moglie abbia ad avere possedimenti fuori dal distretto di Sassari e vorrebbe vendere questa cosa, lo può fare con il consenso del marito e il marito con consenso della moglie senza giuramento e senza il consenso dei parenti prossimi. Se insieme al marito ci sono figli, questo può vendere con il consenso della moglie.

IV - Citazioni e sequestri.  
I messi del comune possono richiedere contro qualche persona forestiera citazioni e sequestri senza la parola del Podestà, una volta fatta la citazione e il sequestro si denuncino al Podestà; e quello che la citazione oppure il sequestro ha fatto fare vada subito davanti  al Podestà per dire le sue ragioni.  
V - Le citazioni fatte personalmente a domicilio.
 Le citazioni ovvero le richieste di comparizione davanti alla«Corona» per ogni persona si eseguano nel modo seguente: colui il quale viene chiamato a comparire, a mezzo del Messo Comunale, è tenuto a presentarsi personalmente o tramite un legale al Podestà o alla «Corona»,  secondo l’ordine a lui trasmesso dal Messo. 
E se non si attiene a quanto sopra, si proceda contro l’inadempiente secondo quanto 
è prescritto nel capitolo ove si parla dei contumaci. Si fa eccezione per i minori di anni 14 i quali dovranno presentarsi alla «Corona» entro la terza citazione. Chi è stato citato  nella sua casa, o in Sassari o nel distretto, dovrà presentarsi al  Podestà o alla «Corona» entro gli otto giorni successivi al giorno della notifica della
citazione. Se  dovesse trovarsi fuori del distretto di Sassari nel «Regno» del Logudoro dovrà presentarsi entro i 15 giorni successivi a quello della citazione. Se si 
dovesse trovare nell’isola di Sardegna, ma fuori del Logudoro, dovrà presentarsi entro il termine della notifica della citazione. E se si trovasse fuori dell’isola di Sardegna, dovrà presentarsi entro tre mesi dalla data di notifica della citazione. Se dovesse essere ammalato, colui che è stato citato, dovrà, entro quindi cigiorni dalla citazione, presentarsi personalmente o farsi rappresentare da un procuratore. Il debitore così individuato dovrà presentarsi alla prima citazione fatta a lui personalmente dal Messo del Comune, il quale deve dirgli: «Vieni a difendere la tale cosa dal tale». E detta citazione sia annotata negli atti del Comune. E se non si procedesse per la citazione nel modo anzidetto, non può procedersi in alcuna maniera contro il debitore.

VI- I contumaci.  
La contumacia, specialmente nel diritto processuale penale e civile, indica la condizione di chi, pur avendo l'obbligo di costituirsi dinanzi al giudice che esamina un processo che lo riguardi, omette di farlo.
VII - Lettura delle sentenze.
 Sia tenuto il Notaio del comune a leggere nei Consigli e nella Corona le sentenze dei giudici. Se si continua una lite si inizi da dov'era finita. Se non si leggono e non si scrivono le sentenze e le ragioni del Consiglio non abbiano nessun valore. 
VIII - I debiti fatti dal marito senza la moglie. 
La moglie maritata alla sardisca e tenuta a pagare la metà di tutti i debiti fatti dal marito per comune utilità, sia stata essa presente o assente quando si fu contratto il debito. La donna maritata con il marito ancora vivo, non può essere consegnata ad alcun creditore per nessun debito.
Il marito debitore, sia tenuto nella prigione del Comune finché paghi, coll'obbligo al creditore di somministrargli ogni giorno due razioni di pane, se questi non avesse i mezzi di procurarsene. Nessuna moglie, priva di marito, per alcun debito, non può essere messa in carcere; ma sarà obbligata servire il suo creditore per dodici Soldi l'anno sino a scontare il debito.  Se costei però avesse una professione, presterà servizio per ventitré Soldi annui, da scontare nel debito. Se avesse il tanto da poter annullare quella somma al creditore, essa sarà esonerata dal prestar servizio; in caso diverso dovrà servire e ricevere quello stipendio dal ceditore, il quale è obbligato di darle a mangiare, a bere, calzarla e vestirla convenientemente come si usa colle donne di servizio.                                                               
Se infine la donna non volesse servire, il creditore potrà costringerla con i ferri.

IX - In itteu guisa se fathat pacamentu ad ecusse, qui demandat in sos benes, over in sa persone dessu deppitore.                                           (Come s'intendono che siano fatti i pagamenti dei debiti e come richiedere i beni delle persone debitrici).
A qualunqua persone saet facher pagamentu in casione de alcunu deppitu, fathat si in sos benes, sos quales aet posseder su deppitore ad eeussu tempus qui su pacamentu saet facher. Et si tando saet accattare, qui su deppitore niente appat, over appat, et non qui vastet ad pacare su deppitu, fathat se pacamentu assu recivitore in cussos benes, sos quales aet isquire su creditore, qui su venditore appat benditu, over in alcunu modu alienatu daunde su deppitu aet esser factu; dessu quale deppitu adpargiat publica carta. Et si su dictu deppitore non aet aver de itteu pothat pacare, gasi assu creditore suo, quale et ad ecusse, ad chen sos benes suos ait aver venditu, procedat si contra isse in persone, ponendelu in sa presione dessu Cumone fina ad quo su deppitu aet pacare, et aet satisfacher ad ecusse, ad chen sos benes suos ad puscussu deppitu aet aver venditu, over in attera guisa datu. Et ecustas cosas se intendan prossos masclos. Sa femina deppitri che, si non aet aver daunde pothat pacare, detsi ad servire, si comente in su capitulu daue supra se contenet.
X - I debitori che confessano e che negano. 
La persona, che per sua volontà vuole confessare qualche cosa di qualunque genere sia, senza prova di testimoni o giuramento, abbia terminato di pagare oppure torni al richiedente la cosa o i soldi da lui richiesti entro otto giorni. Se si nega e con testimoni oppure con giuramento oppure provato con qualche carta sia provata, paghi, altrimenti restituisca la cosa avuta secondo la volontà di chi chiede.
XI - Risarcire le spese fatte per le cause.
Qualunque persona che perda una causa principale o l'appello paga alla parte avversa le spese per le quali è stata fatta la causa. Non si paghi la spesa degli avvocati. 
XII - Delle citazioni per frode e la caparra. 
Se qualche persona ricorre alla corte per citare una persona per una frode, per quel giorno riceva per il danno e per interesse un soldo. Se qualche lavoratore ha preso qualche caparra per qualche servizio, faccia quello che ha promesso, se non lo fa e non soddisfa quella persona paga due soldi di Genova per ciascun giorno. Sia creduto della caparra data la parola di quello che l'ha data. Se qualche carriolante, messo o corriere, ha preso la caparra per fare qualche servizio e quel servizio non l'hanno fatto, paghi il danno, l'interesse e le spese alla persona alla quale si deve la caparra con facoltà di giudizio da parte de bonos homines. 
XIII - Sentenze senza Corona.
È fatto lecito al Podestà di ordinare il pagamento al creditore con i beni del debitore o 
della debitrice, con preventiva citazione di questi secondo le norme previste. 

XIV - Come il Podestà deve trattare i forestieri. 
Se alcun'sassarese o del distretto, farà un reato od un debito con qualche forestiero, sia trattato nello stesso modo con cui i signori delle terre straniere trattano cogli uomini della loro terra e; avranno commesso le medesime mancanze contro i Sassaresi. 
Se ad alcuno di Sassari o del distretto non sarà fatta giustizia in terra forestiera, possa pagare come meglio si creda; in modo tale, che del danno fatto appaia legittima la pena.   Se tale non sembrerà a chi il danno o l'ingiuria ha ricevuto, il Podestà e gli Anziani consultino dodici buoni uomini, venga fatto quello che questi consigliano. 
Tutto quello che il Podestà, gli Anziani e le brave persone avranno stabilito, valga come se fosse contenuto in questi Statuti; ben inteso non nadando in contrapposizione ad alcun capitolo dello stesso Codice.

XV - De mentovare datore
 Su reu qui aet esser in sa corte, si supra alcuna cosa aet allegare de aver datore, si non aet apparrer per plubica carta cussa gotale datura, iuret mentovaresu verace datore dessa cosa qui se li dimandat, et qui in cussa datura non est frodu. 
Et si su datore de cussa cosa aet esser bivu, et aet confessare gasi esser, su dictu sacramentu siat tentu de facher. Et si su reu, over su datore custas cosas facher non aet boler, deppian, over deppiat risponder ad fine dessa questione: in attera guisa sa cosa, dessa quale aet esser questione, torret assu dimandatore, mustrande cussa cosa esser sua. Et in zascatuna questione non se procedat a datore daue gradu in gradu, si non fina a V persones, over datores.

XVI - Dessas possessiones obbligatas pro deppitos. (La proprietà vincolata da debiti).                                                          
Si daue como innanti alcuna persone aet posseder alcuna cosa, sa quale innanti esseret ad alcunu pro deppitu obbligata, non se vochet su possessore de cussa possessione, si innanti non est daue nanti dessa potestate in corona richestu. Assu quale possessore si assignet termen per ecussos dessa corona de dies XV, infra sos quales deppiat mustrare sas rathones qui aet in cussa cosa. Salvu si aet allegare cussas rathones aver in terra manna in su quale casu si assignet ad isse termen de tres meses, et de unu die: salvu impedimentu qui benneret in casione de guerra; et tando si adsignet ad isse termen per issa potestate, secundu su consizu dessa corona. Et quando custas cosas su possessore aet allegare, iuret qui cio non allegat, nen narat in frodu. Et si su possessore vinchitu aetesser de cussa cosa, si ipse aet boler, pongmat ad partitu ad sa attera parte in custu modu; cio est, qui su primargiu creditore pachet assu possessore su deppitu, over cussu possessore ad su primargiu creditore. Et siat tentu su primu creditore, si sa cosa, dessa quale est su piaitu, laet romaner, rifacher sas ispesas assu pos sessore, factas pro mezorare cussa cosa.

XVII - Come, quando e quante devono essere fatte le "Corone".   
Il Podestà in carica e per tutta la durata del suo incarico, o il suo sostituto è obbligato a rendere giustizia a chiunque tre volte la settimana, deve convocare per il giudizio la "Corona" ossia le persone preposte per il giudizio. Questi non devono essere inferiore a nove, la seduta è valida se sono presenti oltre i quattordici giurati.  La Corona completa si deve tenere almeno una volta la settimana per definire le cause in appello. Le riunioni delle "Corone" non si possono tenere sette giorni prima e otto giorni dopo Natale, a Pasqua, dal primo giugno alla metà di agosto e dal primo di settembre al mese di ottobre.  

XVIII - I testimoni.  
In ciascuna questione giudiziaria ogni persona potrà portare due testimoni, massimo sei, oltre no si ricevano. 
I testimoni si devono nominare, giurare e esaminare nella Corona (tribunale) essendovi le parti presenti. I testimoni che si nominano, si possono portare tutti dalla prima udienza oppure nella seconda se nominati in tutte e due tribunali. Se non si nominano in questo modo cioè nella prima Corona o nella seconda o tutte e due questi testimoni perdano la funzione per cui sono stati portati. E della questione che è in discussione che è fuori dal tribunale i testimoni si devono presentare davanti al Podestà oppure nominare, esaminare e giurare essendo le parti presenti. 

XIX - Su modu dessos pacamentos. (I Modi di pagamento).
 Sas tenutas, over pacamentos qui saen dare secundu sas sententias datas in corona, over daue nanti dessa potestate, o de qui aet esser in locu suo, si aen esser daue soddos XX in susu fini in soddos XL, densi per unu missu, et per unu iuratu de iustithia. Et si aen esser daue soddos XL in susu infina a libras X, densi per duos iuratos de iustithia, et per unu missu dessu Cumone. Et si aen esser daue libras x in susu, densi per tres iuratos, et unu missu dessu Cumone. Sos quales iuratos et missu in su sacramentu dauessos factu deppian extimare ad arbitriu issoro, et dare assu actore, si su pacamentu aen facher in benes mobiles, sa derrata pro unu dinari. Et si su pacamentu aen facher in benes istabiles, den sas tres derratas pro duos dinaris; si et in tale guisa, qui si su creditore aet accattare, over ad isse saet mustrare in Sassari, over in su districtu, dessos benes de cussu deppitore ispazatos, non pothat reciver pacamentu pro cussu deppitu in sos benes impeditos: et si vi laet reciver, siat revocatu, et perdat sas ispesas. Et datu su dictu pacamentu per issos iuratos, et missu in ecussu modu qui est naratu, appat su reu termen ad rescuter cussu, daue su die qui aet esser factu su pacamentu, fina ad unu mese proximu qui aet benner. 
Su quale mese varicatu, pothat su actore ad isse facher si firmare su pacamentu in corona, comentè est usatu. Et factu su firmamentu predictu, sos qui aen aver rathones suas ad secus de cusse, ad chen aet esser firmatu, o datu su pacamentu, daue su die dessa firmatione dessu pacamentu, fina ad tres meses proximos qui aen benner, pothan dimandare sa rathone issoro, et dare su partitu infra su dictu tempus de tres meses ad ecusse, ad chen su pacamentu datu aet esser, in custu modu; o ad isse pachet su deppitu, su quale devet reciver, in cussa cosa in pacamentu data, o recivat su deppitu, prossu quale
su pacamentu li est factu in custa cosa, et issas ispesas factas in su pacamentu. 
Et passatos sos tres meses in cussu pacamentu, alcunu qui aet aver peius rathone non
si intendat plus, nen issu dictu partitu pothat dare, nen in cussu rathone alcuna aver: salvu si esseret minore, qui non esseret de etate, su quale appat tempus de unu annu a dimandare, o a ponner su partitu, non nochende custas cosas, si comente est naratu, ad ecussos qui aen aver mezus, et plus forte rathone. Et issos pacamentos, over cosas, qui saen dare in pacamentu, et aen esser de soddos XL et daue inde in iosso, firmet si su pacamentu, passatu XV dies, per issa potestate, cumpagnone suo, over notaiu sensa corona. Et si aen esser in cosas mobiles fini in quantitate de soddos c, sa potestate lu pothat firmare, passatu xv dies daue su die dessu pacamentu, cum vi iuratos, sensa corona, over alcuna appellatione, re quirende sa adversaria parte, qui vengnat ad bider custu firmamentu. Et ecusse, ad chen su pacamentu factu aet esser, ultra sa dicta quantitate,over in cosa istabile, contra alcuna persone, deppiat cussu firmare facher infra unu mese, passatu su termen de cussu mese qui se daet ad firmare. Et si non laet facher, et tacitu aet istare in cussu tempus qui est naratu, non silu pothat firmare, si innanti non fachet rincherrer personalmente, over ad sa domo su reu, qui deppiat benner ad sa corona ad isse mentovata pro defendersi dessu dictu pacamentu; et una rinche sta bastet. Et neunu pothat firmamentu de pacamentu adpellare ad corona clompita.

XX - Esecutori dei testamenti e i debiti contenuti nel testamento.
Ordiniamo che ciascun delegato del padre o della madre o di qualsiasi persona nominata erede, o esecutore paga i suoi debiti entro il tempo ordinato dal testatore se il testamento è scritto su carta pubblica dal notaio o altra prova legittima. Se nel testamento non c'é nessun termine assegnato, gli eredi o chi gestiscono il patrimonio, siano tenuti pagare entro tre mesi dal giorno che l'eredità è iniziata e nessun altro termine sia dato. Compiuti tre mesi se non si è pagato il debito, i pagamenti si facciano con i beni del testatore che ha lasciato in eredità come previsto e contenuto nell'articolo dei pagamenti. Se qualche testatore nella sua ultima volontà con pubblica scrittura fatta dal notaio e confessa un debito che deve dare a qualche persona, gli eredi del morto devono pagare il debito entro i prossimi tre mesi. 
XXI - Dessos dannos et guastos, et dessu salariu dessos iuratos et missos. (Danni e guasti, il salario di giurati e messi).
Extimensi sos dannos et guastos actos in vingnas, avros, ortos, cannetos, et cosas azenas in qualuncha modu sian factos per duos iuratos de cussos, qui sun electos ad facher cussu, et per unu missu dessu Cumone cum issos. Sos quales iuratos et missu in su sacramentu dauessos factu bene et lealemente deppiam extimare cussos dannos et guastos, et non guardare ad odiu, amore, timore, precheria, over pretu. Et ecussos iuratos et missu, sos quales sa potestate, o acter qui siatin locu suo, mandare aet boler ad facher custas cosas, et ad facher pacamentos, andare deppian in persone, ad pena de soddos II pro zascatunu, pro zascatuna volta qui aet esser contrafactu. Et appat zascatunu iuratu prossu pacamentu qui aet facher, over pro extimare dampnos et guastos, intro dessos muros de Sassari dinaris vi, et issu missu atteros vi, et issu massaiu prossu Cumone dinaris XII. Et foras dessa terra de Sassari, in su territoriu over iscolca de Sassari, appat su iuratu dinaris XII, et issu missu dinaris XII, et issu massaiu prossu Cumone di naris XII. Et foras dessas confines dessa iscolcha de Sassari, zascatunu iuratu, missu, et issu Cumone, ultra sos dictos dinaris XII, dinaris vi pro zascatuna iscolcha, sa quale aen baricare; si et in tale guisa, qui si plus pacamentos aen facher in una iscolcha, over villa, pro unu deppitu, tottu cussos pacamentos pro unu pacamentu sian computatos, et pro unu pacamentu tantu zascatunu iuratu appat su salariu. Et ecustos pacamentos non si iscrivan, si innanti denuntia non daet esser facta, si comente si narat daue iosso. Et plus dessa dicta quantitate neunu levet, ad pena de soddos v de Ianua. Dessu quale bandu sa mesitate siat dessu Cumone, et issa attera dessu accusatore; et qui cussu iuratu, over missu perdat su prethu suo. Et issos iuratos et missos qui aen andare ad facher sos pacamentos, et ad extimare sos dannos et guastos, incuntamente qui aen benner de facher sas dictas cosas cum su actore, pro chen aen andare, siam tentos de benner assu notaiu dessu Cumone, et ecussos denuntiare, et facher iscriver in sos actos dessu Cumone, ad pena de soddos V.
Sa mesitate dessu bandu siat dessu Cumone, et issa attera dessu accusatore. Et si su actore non aet andare cundos ad iscriver su pacamentu, over su extimamentu, non bazat.

XXII - Tutori e curatori.
I tutori devono essere nominati nel testamento o fuori. I curatori, debbano fare l'inventario dei beni e la cosa dei minori entro un mese dal giorno della morte della persona morta pena il pagamento di tre Lire di Genova e chiedere il danno dei beni del minore e il danno causato se l'inventario non si fa. Nessun minore di quattordici anni può designare un tutore o curatore salvo il giudice di Sassari nel tribunale (nella Corona).                                   
Oltre i quattordici anni ciascuno possa fare e nominare un procuratore e messo speciale. 

XXIII - Il Podestà deve definire le vertenze tra persone straniere.
Il Podestà o chi lo sostituisce, con cinque giurati possa conoscere e definire tutte le vertenze dei debiti del commercio delle merci che sono venute a Sassari tramite persone straniere e che si stanno apprestando ad andare in continente oppure in altro posto e tra straniere e sassaresi del detto commercio.
XXIV - Debiti pagati.
Qualunque persona che chiede il pagamento di un debito e quella persona alla quale si fa la domanda è viva e prova che il debito è pagato, sia condannato dal Podestà a tornare indietro tutto quello che ha ricevuto, sia anche condannato a pagare di quanto ha chiesto.
La detta condanna pagata sia utilizzata per la costruzione delle muraglie. 
La tale prova dell'avvenuto pagamento sia fatta come la domanda; se la domanda è su carta, anche la prova deve essere fornita su carta, se la domanda è con testimoni, anche la prova deve essere fornita con testi.  

XXV - Qui su reu det assu actore pagaria. (Garanzia del debitore al creditore).
Qualunqua deppitore innanti dessu contractu, et ad pus su contractu, suspectu aet apparrer, et non sufficiente ad pacare su deppitu qui se li dimandat, siat costrictu ad dare pacaria de cussu deppitu: et si dare non laet poter, siat missu in presione. Et si carta, over scriptura plubica dessu deppitu o dessa quantitite qui se demandat non aet adparrer, su reu in presione non stet prossu deppitu, salvu si su dimandatore iuraret, qui cussu qui dimandat contra su reu iustamente lu dimandat, et tando su reu, si non aet aver pagaria, siat tentu in presione fina ad qui pagaria aet dare. Et si cusse qui dimandat non aet provare contra su reu esser veritate cussu pro itteu laet factu tenner, siat condempnatu prosse
iniuria facta ad ecusse qui est missu in presione in libras III de Ianua; et ad satisfacher assu reu dessu dannu, interesse et ispesas. Et si ad alcunu deppitore saet dimandare pacaria de prethu de alcuna cosa per isse comparata, appat cussu deppitore balia de torrare assu creditore sa cosa, over cosas dauesse comporata o comporatas pro cussu pretu, su quale las appit. Et si in su contractu saet contenner, qui su reu non siat tentu in alcunu casu dare securitate, non de potat esser plus costrictu, nen molestatu infra su tempus contentu in su contractu.

XXVI - I termini del sequestro. 
Qualunque persona che fa sequestrare qual cosa contro altre persone lo deve fare entro otto giorni da quando deve ricevere il debito, in altro modo il sequestro sia revocato. La persona cui è stato fatto il sequestro entro otto giorni fino a quindici secondo la qualità del fatto, deve portare le prove del pagamento oppure pagare al richiedente del sequestro ciò che deve ricevere indietro. Il sequestro non si può fare contro le persone che vogliono pagare. 
XXVII - Che nessuno possa opporsi dopo aver vinto alcuna cosa.
D'ora in poi le persone non si possono opporre oppure dire di aver vinto in alcun tribunale alcuna possessione o cosa oltre i quaranta Soldi salvo che non mostri una pubblica carta oppure un atto del comune.
XXVIII - De prescriptiones de possessiones, et de deppitos. (Prescrizione delle possessioni e dei debiti).
Qualunqua persone in numen suo propriu aet posseder possessione, over cosa alcuna continuamente xx annos, pacificamente et quietamente, de cussa cosa over possessione non se deppiat, nen pothat plus molestare, nen contra isse lite, over questione mover, si de cussa possessione, over cosa cusse qui demandat carta de notaiu non aet aver. Et si mofita laet esser, non bazat. Et licita cosa siat ad zascatunu, qui aet aver carta de notaiu de alcuna cosa o possessione, di mandare contra cusse qui possedet fina ad annos xxx, cio est fina ad qui su possessore cussa cosa dessa quale est questione aet posseder ad numen suo XXX annos, isse over atter prosse, over atter o atteros daue sos quales cussa cosa est benita: et
daue cussu termen de Xxx annos innanti etiam deu cum carta non si intendat; salvu su Cumone de Sassari, clesias, et locos religiosos, sos quales pothan diman dare fini in XL annos. Et issos fratres, et consortes, qui aen aver possessiones cumonales, o patrimoniales, o matrimoniales, si su possessore de cussas xxx annos aet posseder sa possessione, over cosa pacificamente et quietamente, et de cussa partimentu inter issos factu non aet esser, daue inde innanti alcuna dessas partes de cussa possessione o cosa non si intendat; salvu si alcunu de cussos consortes o fratres siat istatu foras dessa terra de Sassari, o dessu districtu, assu quale si iscontet dessa prescriptione tottu su tempus, su quale aet istare foras de Sassari. Et des sos deppitos se fathat, et se observet in custu modu, si su creditore tacitu aetistare sensa dimandare cio qui devet reciver cum carta de notaiu Xxx annos, et sensa carta xx, su deppitore de cusse siat liberu; et dessas predictas cosas, over alcuna de cussas non se pothat opponner, qui intro de custu tempus siat moſſitu lite o questione, si non aet apparrer per plubica carta. Et tottu custas cosas non appan locu contra alcunu cazatu de Sassari, qui non pothat usare sa rathone sua, ma ad ecussu cazatu neuna prescriptione curgiat quantu aet istare foras de Sassari, si de cussu isbandimentu over torramentu aet apparrer plubica carta, o per issa maiore parte dessu consizu maiore. Et ecustu ordinamentu se intendat, gasi prossos passatos, quale et prossos qui deven benner.

XXIX - Norme sui bandi.
Se è citato di persona o tramite notifica a casa sua come citato in un articolo precedente, chi ha fatto il "bando"non si presenta, si facciano scrivere i motivi dell'assenza davanti al Podestà o al sostituto. 
XXX - Dessos pacamentos factos, et dessos qui los possedin. (Dei pagamenti fatti e i beni dei possessori).
Si pacamentu alcunu factu aet esser ad alcuna persone contra alcunu in alcuna possessione, sa quale non tenneret, o possediret, cusse, contra su quale su pacamentu esseret factu, et ecussa possessione esseret ad alcunu obligata, vendita, o alienata, et ecussa persone, sa quale su dictu pacamentu tenneret in cautela, over in malithia, non pacaret su deppitu ad ecusse, qui su pacamentu aet factu facher, et osca cusse qui possedet cussu pacamentu comporet cussu daue cusse qui si laet factu facher, ipse over atter prosse, o qui su pacamentu in alcunu modu li romangnat, non pothat cusse qui possediat custu pacamentu facher extimare su dannu de cussu pacamentu, nen deppiat aver regressu contra cusse, daue su quale cussa cosa o possessione aviat appitu, in sa quale su pacamentu aviat factu, si non de tantu, quantu esseret cussu deppitu, prossu quale fuit factu su pacamentu, et dessas ispesas. Et qui contra aet facher, siat condempnatu in libras x de Ianua. Et si gotales cosas saen accatare factas daue MCCLXXXXIIII in oche, torret su possessore ad ecusse, qui aet appitu su dannu, toctu su quale de cio aet recivitu in gotale modu.
XXXI - Mariti caduti in povertà.
Se qualche femmina sposata con la dote e il marito ha essere prodigo spendendo i suoi beni in malo modo nelle taverne, nel gioco e altri mali viziosi e il detto marito venga in povertà, debba tale marito su richiesta della moglie tramite il messo del comune, andare davanti al Podestà e al tribunale per rispondere dell'accusa.  Se per sua confessione oppure per altre prove legittimamente provate della sua spesa incontrollata e per questo sia venuto in povertà, parte dei suoi beni si assegnino alla moglie in tanta quantità quanto era il capitale della sua dote. I beni si affidino a delle persone oneste per garanzia della moglie sua e per tutela della sua dote. Le entrate e i proventi che si hanno da questi beni servano per gli alimenti del marito e della moglie. Questo non abbia luogo se è un marito buono e paga alla moglie parte della sua dote, in questo caso i suoi beni non siano usati.  
XXXII - Il richiedente deve fare un giuramento per pagare un debito verso chi l'ha concesso.
Da adesso in poi, se qualche persona ha sospeso il pagamento di un debito, potrà fare giuramento o un suo parente prossimo o un suo erede che la cosa è stata fatta senza frode, e il pagamento di quel debito sarà fatto del tutto e non in parte. Se non vuole giurare la domanda non sia accolta.  
XXXIII - Qui neunu pothat dimandare deppitu sensa carta, passatu duos annos. (Nessuno può richiedere un debito senza uno scritto passati due anni).
Qualunqua aet istare tacitu supra alcunu deppitu, over ad dimanda, dessa quale over quale non siat plubica carta, si aet esser in quantitate de libras xxv et daue inde in susu, per annos duos continuos daue inde innanti, cusse qui dimandat pro cussu deppitu destimongnos batture non pothat, nen destimongmu alcunu in cussa questione se recivat, ma si su dimandatore aet boler dare su sacramentu ad partitu ad su reu supra cussa dimanda, pothat ilu facher. Et ecussu capitulu appat locu, gasi in su tempus passatu, quale et in su qui devet benner. Et ecustas cosas non se intendan contra sos minores de XIII annos. Et issa potestate custu capitulu una volta pro zascatunu antianatu siat tentu de facher bandire.
XXXIV - Dessa possessione mezorata. (Le migliorie apportate ad un bene).
Si alcuna persone aet comporatu, o aet comporare, aet acquistatu, o aet acquistare domo o cosa alcuna, sa quale aet aver mezorata, et alcunu aet supra venner, qui aet aver mezus rathone in cussa domo, over cosa, et pacamentu aet dimandare in cussa, over per atteru modu cussa cosa dimandet, non si bochet su possessore de cussa possessione, ma si extimet cussa possessione, over cosa per bonos homines, quantu baliat ad tempus de quo su possessore cussa acquistait, et fini in cussa quantitate siat tentu su possessore de pacare ad qui vaet aver mezus rathone in cussa possessione; et issa possessione romangnat ad su possessore; et ecusse qui aet aver mezus rathone, det sas rathones suas ad su possessore. Et appat su possessore regressu contra su venditore suo, o contra cussa persone, daue sa quale, o prossa quale cussa possessione aet appitu. Eticustu appat locu, si su possessore aet boler tenner sa possessione, et pacare sa dicta extimatione.
XXXV - Qui zascatunu pothat procurare pro chen aet boler. (Che ciascuno possa nominare procuratore chi vuole).
Licita cosa siat ad zascatuna persone procurare et advocare pro chem aet boler, gasi in demandare, quale et in defender cum speciale mandatu, dessu quale mandatu adpargiat plubica iscriptura. Et etiam deu sensa mandatu pothatzascatunu risponder in custu modu; patre profizu, et fizu pro patre; frate pro frate et sorre carrale; fratile primargiu pro fratile; thiu de patre et de mama pro nepote carrale, et nepote pro thiu; avu pro nepote, et nepote prosse. Et si non aet placher ad ecusse pro chen aet risponder, noli nochiat, et issu dannu, et issu interesse dessa attera parte torret supra cusse qui aet risponder. Salvu pro sos homines de Pisas, Arboree, Kallari, et Gadulu prossos quales neunu homine de Sassari, et dessu districtu pothat procurare o allegare contra persone de Sassari, o dessu districtu. Et siat tentu sa potestate, quando laet parrer qui siat bisongnu, costringher zascatuna persone, qui siat usata de advocare et de procurare pro atter, de advocare et procurare procussa persone, qui aet ad isse parrer.
XXXVI - Non rompere la pace.
Per evitare i pericoli che potrebbero derivare per chi viene a Sassari e nel distretto, ordiniamo che qualsiasi persona che fa pace di sua volontà e questa in seguito sia rotta, sia condannato dal Podestà di quattro volte tanto il reato che ha commesso.
XXXVII - Dessas appellationes. (Delle appellazioni).
Impero qui ispessas boltas sas sententias qui se daen in corona se appellan, et pacu ait iuvare su appellare, si non esseren persones, qui cussas conoscherent, et finiren, Ordinamus qui sa potestate de Sassari, qui est, et pro tempus aet esser, et issos antianos dessu Cumone clamen in bonos homines, duos antianos, et duos atteros, sos quales III gasi clamatos in su sacramentu qui ant facher deppian cum sa potestate clamare ad bona fide sex bonos et sufficientes homines de zascatuna corona, et aen esser XXIV, sos quales XXIV, o sa maiore parte de cussos deppian conoscher tottu sas appellationes factas ad issos. Intendendesi sanamente, qui sa maiore parte de custos pothan conoscher custas appellationes; ma minus dessa maiore parte non. Et cio qui pro issa maiore parte de custos, qui aen esser ad vider et ad conoscher custas appellationes in cussu modu qui est naratu, aet esser sententiatu, se observet. Sos quales tottu gasi clamatos isten in cussu offitiu fina ad unu annu proximu, qui aet benner, et plus ad boluntate dessu consizu maiore. Et pothat zascatunu appellare ad ecustos de ogna sententia diffinitiva data contra esse in corona, et in firmamentos de pacamentos contra forma del breve, de qualunqua quantitate siat sa dimanda, ma non daue sententia, sa quale non siat sa questione ad fine. Et daue zascatuna sententia diffinitiva data in corona, sa quale siat de libras XXV sa dimanda, et daue inde in susu, o siat data contra forma de breve, o non. Et ecusse qui aet appellare siat tentu de appellare cussa die, qui aet esser data sa sententia, in zascatunu dessos dictos casos, et non osca. Et si aet appellare contra breve, deppiat infra dies VIII daue su die, qui aet appellare, mentovare su breve contra su quale est data sa sententia, et ecussu facher iscriver in sos actos dessu Cumone, si comente sa sententia qui li est data est contra cussu breve. Et qui aet appellare in zascatunu casu, deppiat ad presente dare pacaria de tantos soddos, de quantas libras aet esser sa questione: et si aet perder in sa appellatione, pachet sos dictos soldos. Et si sa questione aet esser reale, mobile, o istabile, de tantu quantu cussa cosa saet extimare: et si aet perder in sa appellatione, cusse qui appellait, siat tentu de pacare assu Cumone soldu unu pro zascatuna libra dessa questione. Et qui custa pacaria dare non aet boler, sa appellatione sua se casset, et issa sententia data se deppiat observare. Et issa potestate, o qui est in locu suo, deppiat facher sa dicta corona dessos XXIV una volta su mese, et plus, ad boluntate sua, si aet parrer qui siat bisongnu. Et si alcunu dessos de custa corona richestu aet esser assa dicta corona per issu missu de Corte personalmente, et non aet benner, pachet soldos v de Ianua ad presente zascatuna volta; salvu iustu impedimentu. Et issa potestate deppiat in su sacramentu suo riscuter cussas condempnationes ad clompimentu.
XXXVIII - Quali giorni si possono fare i pagamenti.
Per far in modo che gli uomini vengano ordinatamente in tribunale, ordiniamo che la firma per i pagamenti quando il tribunale è riunito, si deve fare il lunedì, per le altre questioni si devono fare il mercoledì e venerdì. Se per qualche impedimento la firma dei pagamenti non è avvenuta, non si esegua il pagamento. Non si proceda in altro modo oltre a come si è detto per le giornate ordinate, la sentenza data in tribunale non danneggi la persona contro cui è stata data. 
XXXIX - Decretu pro sas appellationes comente si depiant seguire. (Decreto per gli appelli e come si devono eseguire). 
Su multu Nobile Mossen Johan Pardo della Casta cavalleri, Guvernadore et reformadore in su capu de Logudore pro su multu altu et poderosu Segnore Su segnore Ree daragona. Considerando prosu beneficiu dessa, causa publica dessa Citade de Sassari, in quantu est causa multu grave, et de grande carrigu assas poveras persones dessa dicta citadi, sas quales quando se sentint agravadas et opressas dessas sententias dadas per isu potestade ad issu si appellant, et sunt te nudos presentaresy dae nanti suo in salighera in hue faghet bitacione et residencia, over in hue esseret, pro interponner sa dicta appellatione facta infra dies deghe, secundu qui est costumen dessa dicta citade dessas appellationes; et pro custa rexione et fatigha multas appellationes inde remanent desertas pro negligentia o
impotentia de cussos appellantes. Et impercio su dictu nobili moss. su Guvernadore celebrando audiencia in sa ecclesia de sancta Caterina dessa dicta Citade de Sassari et cum consigiu dessos honorabiles messer Seraphine de Montagnano Cavalleri capitianu, Donnu Gunnari Gambella potestade, Notayu Lenardu Sanna, Donnu Antoni de Marongiu, Donnu Nicola Decarvia, Donnu Juhanne Ogianu, et Donnu Franciscu Melone auditores dessa audiencia sua, pro parte dessu dictu Segnore, et de auctoritate dessu officiu suo, cum su presente decretu suo et ordinatione statuit qui dae como inantis tota volta et quando per qualuncha persone dessa dicta citade, de qualuncha lege, istadu et condicione siat se at appellare assu dictu Guvernadore de alcuna sentencia dada contra cussa tale persone per isu potestade dessa dicta citade, Infra cussa die in sa quale sa dicta sentencia at esser dada iuxta sa continencia dessu dictu capitulu, qui cussu tale appellante depiat seguiri et interposari cussa appellacione sua facta daenanti dessu dictu segnore Guvernadore, Infra dies X computandos dae su die qui at esser facta o interposada, leande sa copia dessu processu clausu et sigilladu cum su sigillu dessu dictu potestade, et signada in sa coperta o dorsu de manu propria dessu dictu potestade, notande sa iornada qui sa parte appellante at leare sa dicta copia dessu processu. Et in cussa forma tale appellacione appat loghu in fini atantu, qui su dictu Guvernadore qui est et pro tempus aet esser siat venidu in sa dicta citade de Sassari. Et tando possant cussas tales appellaciones proseguiri, non obstante qualuncha ordinacione, lege, capitulu, o costumen se siat. Et hue in sas causas statas, o alchuna de cussas si aet factu su contrariu, sas dictas appellaciones non appant logu, nen siant intesitas, comente et disertas, juxta et segundu sa forma dessu dictu capitulu o costumen dessas appellaciones. In custu modu su potestade at signare sos processos. Eo Gunnari Gambella Potestade testifico, qui su presente processu est istadu closu et sigilladu addies...dessu mese… m…. 

XL - Per i danni che fa il bestiame grosso e piccolo nelle vigne e nei possedimenti.
Con l'autorità dell'ufficio del Podestà e per volontà di tutti i consiglieri del Consiglio Maggiore, modificando concordemente un precedente capitolo antico (art. 75 primo libro) a proposito del bestiame domato, si stabilisce e si ordina con il presente decreto che d'ora in poi, nessuna persona di qualsiasi stato o condizione debba uccidere in alcun periodo dell'anno, nei terreni seminati, o nelle vigne, orti, canneti o giuncheti bestiame domato di grossa taglia come cavalli, asini o buoi; in caso contrario l'uccisore o gli uccisori paghino l'animale abbattuto. E del bestiame brado di taglia grossa o piccola che sarà trovato nei possessi o seminati, il proprietario del campo possa uccidere nella misura determinata dal capitolo antico. Se accadesse che qualcuna delle bestie domate di grossa taglia, come cavallo, bue e asino, vagando libere avesse l'abitudine di pascolare nei seminati, nelle vigne, negli orti, nei giuncheti e nei canneti, il proprietario di tali terreni interpelli il Podestà, avutane la facoltà, possa uccidere questa bestia domata di grossa taglia, abituata a pascolare abusivamente.                                                                                      Ciò può farsi soltanto in questo caso, e non altrimenti. E dopo aver ucciso o ferito l'animale, l'uccisore lo denunci alla corte e lo faccia registrare.
XLI - Non sequestrare i corpi di uomo o di donna morti.
Nella città di Sassari deve cessare il mal costume che fanno alcuni creditori quando sequestrano il corpo di una donna o di un uomo debitore nei loro confronti impedendone in questo modo di seppellirne il corpo. 
Perciò l'onorabile donnu Gunnari Gambella Podestà in Sassari insieme alla volontà degli onorabili Consiglieri e persone oneste del Consiglio Maggiore della città, espressamente riuniti nella sala della Prospera, per evitare scandali e molti inconvenienti da parte dei parenti del morto, per atti gravi e ingiuriosi, delibera il presente decreto. Si stabilisce che; d'ora in poi il Podestà non accetti nessuna richiesta da parte di nessun creditore affinché nessun corpo morto per nessun debito e di qualunque quantità debba essere sequestrato nella città di Sassari e nel distretto. Ogni parente può seppellire il morto senza nessun impedimento come meglio le pare e le piace.

XLII - Che nessun cittadino Corso può avere ufficio in Sassari o nel distretto.
Per far in modo che non succedano malefici o incidenti, ricordando il tempo passato e i danni che sono stati fatti e operati in questo regno della Sardegna per colpa dei cittadini corsi quando, essendo soldati nei castelli del Goceano e Castel Doria si ribellarono alle signorie causando con il tradimento la morte di alcuni uomini loro compagni.
L'onorabile donnu Antonio de Marongiu Podestà della città di Sassari, per conto dell'illustrissimo principe e Signore re d'Aragona, insieme agli onorabili Consiglieri del Consiglio Maggiore, in considerazione di quei fatti accaduti e della grande popolazione dei cittadini corsi presenti nella città che ogni giorno stanno sempre più aumentando, andando e venendo come vagabondi, oltretutto, considerando che la nazione Corsica è sempre stata amica dei nemici della Reale Corona d'Aragona, con il presente decreto stabilisce e ordina per giusta causa, che d'ora in poi, nessun corso possa avere  dentro la città di Sassari e nel suo distretto, nessun ufficio, quelli che attualmente l'hanno, ne siano privati.   


Qui termina la seconda parte degli Statuti,

I capitoli che seguono non sono compresi nell'indice perché sono stati inseriti in seguito. 

XLIII - Il modo di fare la castaldaria: (l'ufficio dell'amministrazione dei beni di una comunità).
È ordinato che d'ora in poi l'ufficio della castaldaria della città di Sassari sia dato annualmente e non diversamente per far in modo che ciascun consigliere possa eleggere e mettere per un anno e non di più il Castaldo come meglio le pare e piace. 
XLIV - De marcare su arguentu 
Est hordinadu, qui non si possat marcare arguentu, si non dessu marcu acostumadu, et simile non possant laorare miglaresos, butones, ne neunu ateru lauru, qui siat minus dessa tocha qui sest dadu assos mastros dessa dicta citade, et usu, et costumen antigadu; intendendosi anchu, qui neunu citadinu, nen furisteri non possat, nen depiat mitter arguentu laoradu pro bender, nen pro opus suo propriu, qui primamente non lu presentet assos segnores, et consigeris: et qui contra ad facher, perdat su arguentu, et paguet de machitia assos muros dessa citade liras quimbanta.

L'articolo XLVè l'introduzione all'approvazione dei seguenti capitoli emanati nel 1485.


XLV - Nos Johannes de Flors, miles, gubernator et reformator in Capite Logudorij Regni Sardine pro Sacra Regia Aragonum, et utriusque Sicilie magestate. Per honorabiles Simonem Solinas potestatem, Johannem Gambella, Valentinum Cabra, Tomasum de Marongiu, Michaellem Pinna, et Franciscum Ferrale Consiliarios anno presenti dicte Civitatis Sassaris fuerunt nobis ostenta et presentata Capitula, statuta, seu ordinationes infrascripte, determinata, et conclusa, et facta cum consilio maiori dicte Civitatis Sassaris tenoris sequentis.
Il Cav. Giovanni Flors, che approvò questi capitoli, era sassarese, e fu poi vicerè di Sardegna nel 1488. 

XLVI - Capitulu factu supra sos angiones.
Avendo apidu multas considerationes sos honorabiles consigeris, et bonos homines dessa corona, et appressu anchu avistadu su consigiu maiore supra su istellare de sos angiones, que faguent sas berveques de sos pastores dessa Citade de Sassari, et isu vender que si faguet dessa petha de cussos assas poveras persones, pro su quale indi sighit infinidos dannos assa dicta citade irreparabiles, toccante anchu a sa maiestade dessu Segnore Re bona parte, pro qui su dannu dessu Segnore tochat assu vassallu, et in su male de su vassallu in de ad parte su segnore. Et primo su boquier dessos dictos angiones, et mandigare de cussa petha dogni annu
in che at grandissimos infirmos, et mortes de persones forsi plus de treghentos, in preiudiciu et mancamentu dessu dictu Segnore Re, distructione de custa Citade.
Apresu anchu pro su dictu istellare et boquier sos dictos angiones, et non allevarelos, secundu qui si faghet per tota Sardingia: vistu qui est bestiamen febile et fragile sas breveques plus ca atheru bestiamen, et manchant ogni annu grandissimamente a qui non alevat fedu; et vistu sos pastores su dictu fragiu et manchamentu de sas dictas berveques, secundu qui est maradu: et pro boler reparare assu dictu fragiu et manchamentu, in sas villas tantas ogni annu qui costant plus deliras tremiza, et atheras liras tremiza, procrastados, qui si taglantin su masellu dessa dicta Citade, et simile assu Castellu dessa predicta Citade pro frunimentu de cussu assu mandigare: si qui vistu tottu cussos dannos, et attheros assay qui sint poder narrer et allegare; est deliberadu et hordinadu, tantu in sa corona, comente et in su consizu maiore, qui dae como inantis neunu pastore de sa dicta Citade, o habitante de cussa non possat, nen depiat istellare, nen oquier anzones, men de cussos mitther intro de sa dicta Citade pro bender, nen donare annenna persone, salvu pro domo sua inde possat mitter una per volta, et non ateramente, o viu o mortu siat, unu et non plus, appena de liras v qui contra aet fagher per zascaduna volta: reservadu pero qui de sa quida sancta possant bender angiones pro frunimentu de su populu de sa dicta Citade; sos quales anzones ant bender a vida, et non a morte, supta sa dicta pena de supra contenta.

XLVII - Quelli che rubano o uccidono un bovino.
Qualunque persona che ruba o uccide un bue domestico, paga alla corte per ciascuna volta venticinque Lire e il danno causato secondo il suo  giuramento oppure con la stima di chi conosceva il bue. Chi uccide una vacca domestica allevata per il latte, paghi dieci Lire, per ogni altro bovino che non sia domestico, paghi cinque Lire e il danno al proprietario.  XLVIII - Furti di cavalli e cavalle.
Chi ruba un cavallo domestico o uccide per rubare, paghi ciascuna volta venticinque lire per ogni cavallo. Chi uccide o rubi una cavalla domestica, paghi per ciascuna bestia dieci lire alla corte. Chi ruba puledre non domate, paga per ogni bestia cinque lire e il danno al proprietario.

XLIX - Di quelli che rubano pecore o capre.
Chiunque rubi pecore o capre vive o morte, per ciascuna bestia paghi cinque Lire sino a dieci, chi trova un castrato e ogni altra bestia di qualsiasi condizione sia, paghi tre Lire. Oltre le dieci bestie il furto s'intenda abigeato, paghi venticinque Lire e il danno al proprietario
L - Sos qui oguint, o furant porchos.
Quelli che cercano o rubano maiali, per ciascuno maschio o femmina che hanno compiuto o passato un anno, paghino per ciascun maiale cinque Lire e per ogni maiale paghi due Lire sino a dieci bestie, oltre le dieci bestie in qualsiasi tempo sia, paghi venticinque lire e questo s'intende abigeato, si paghi al proprietario per il danno subito. 
LI - Chi ruba asini vivi o morti.
Ciascuna persona che rubi un asino o un'asina domata sia vivi o morti, o che abbiano la sella, si paghi per ciascun animale cinque lire. Delle altre bestie che non siano state domate, secondo com'è stato detto, si paghino tre Lire e il danno causato al proprietario della bestia o delle bestie. 
LII - Di quelli che fanno danno con il cane andando a caccia.
Gli uomini che vanno a caccia con il cane, e fanno danno al bestiame domestico sia, grosso o piccolo o in qualsiasi, altra condizione e i cani uccidono gli animali, sia tenuto il proprietario dei cani, entro tre giorni andare a sentire il proprietario, se non si sa chi sia, questo deve venire in tribunale e far scrivere il valore del danno che ha fatto. Se questo non si fa, passati tre giorni sia considerato un furto e in questo modo si paga secondo il capitolo riguardante i furti del bestiame.                        Si paghi i danni che sono stati fatti al proprietario.
LIII - Capitolo di chi dice traditore.
È ordinato che chiunque dice di malo d'animo traditore a un'altra persona il giudice lo condanni a pagare per ciascuna volta venticinque Lire, se tale parola è stata detta da una donna, paghi cinque Lire.
LIV - Di quelli che dicono cornuti.
Tutti gli uomini che dicono in modo offensivo cornuto a un altro uomo che ha una moglie e questo si lamenta in tribunale, paga dieci Lire, se è una donna a dire cornuto a un uomo questa paghi cinque Lire.
Questo è il decreto di approvazione di altri capitoli.
LV - Decretum. 
Die dominico, hora vero vesperorum, seu quasi, XXVIII del mese di marzo. Anno ab incarnatione domini MCCCCLXXXXI, primo infrascripta capitula retulit pubblicus preco presentis Civitatis de mandato spectabilis domini gubernatoris publicasse voce preconia in omnibus locis assuetis huiusmodi Civitatis Sassaris; prout ecc.

LVI - Su Re de Castella, Daragona, de Sardengna etc. Intendide iteu bos notificat su multu spetabile senyore guvernadore mossen Andreu de Biure, Governadore dessu presente capu de Logudore, cum consigiu, votu et deliberatione dessos magnificos potestade, consigeris, cavalleris, et per bonos homines dessa spetabile audiencia sua, pro su beneficiu dessa repubblica dessa presente Citade. 
Consideradu qui in sas baronias de sos barones dessu presente capu in dotgni baronia siat ordinadu, statuitu, et capitulu supra sos bestiamenes, qui si dant a comune inter issos cumonargios maiores assos minores, supra sos contos de cussos et fraudos. 
Et pro qui in sa presente citade infini assa presente iornada non at ordine ne capitulu decussos, a tale qui dae como inantis sos cumonargios maiores apant bonu contu dae sos cumonargios minores de sos cumones qui lis dant de dogni natura de bistiamen, su dictu spetabile S. Guvernadore cum consigiu dessa dicta spetabile audiencia sua, statuit e ordinait sos capitulos sequentes.

LVII - Et primo statuit e ordinat, qui totu cudos qui hoe, et dae como inantis ant dadu, et ant dare bestiamen a cumone, de dogna natura de bestiamen, zo est vachas, ebbas, berveques, capras, porcos, aynos, o quale si siat natura de bestiamen, sos cumonargios minores siant tenudos dare contu dogni anno assu cumonargiu maiore duas voltas su annu, zo est a sinadorgiu e a tosorgiu giustamente et legalemente, sensa ingannu, nen fraudu, o malicia alguna, gasi de sas levas qui ant pesare, comente et dessa intrada. Et si in casu alguna bestia mancare dessu comune, su dictu cumonargiu minore siat tenudu darende contu assu cumomargiu maiore in sa prima venida, qui fatat in sa presente citade, die pro die.  Et si casu esseret qui non accataret su cumonargiu maiore, qui de cussa tale bestia, o bestias depiant dare relatione in domo dessu cumonargiu maiore cum testimongios dignos de fide; et si intendat, gasi pro su bestiamen, qui bos est dadu a cumone, et de sas levas et intratas; et quando de cussu fraudu si esseret provadu, cussu cumonargiu, o cumonargios minores, provadu su cumonargiu maiore su dictu furtu claramente, su cumonargiu minore perdat su servitiu, qui at aver factu in su dictu cumone, et pro su fraudu paguet deche liras de maquitia assa regia corte.
LVIII -  Item statuit et hordinat, qui si algunu bestiamen si furet, qui in spaciu de octo dies su cumonargiu minore lu depiat denunciare assu cumonargiu maiore totu cuddu bestiamen, qui a fura li at mancare; et si non lu denunciat infra su dictu tempus, et sili provaret su contrariu, qui li siat dadu a fraudu, et perdat su cumone; e avendo dadu relatione assu cumonargiu maiore dessu qui li est mancadu o furadu, lu appat a provare su dictu cumonargiu minore cussu furtu o manchamentu infra termen de sessanta dies, hue no qui siat postu in su contu dessu cumonargiu minore in su tempus qui det dare contu.
LIX -  Item statuit e ordinat, qui sos cumonargios minores, a qui est dadu su cumone, depiat ogni anno sinnare su bestiamen a fochu et a horigia, et bardare isse matessi su dictu bestiamen personalmente, over de lassare in su dictu bestiamen persones qui siant sufficientes a reger et guvernare su dictu bestiamen qui lis est dadu a cumone; e si li manchat bestia neuna, o qui si perdat pro malixa sua, o pro culpa sua, si paguet dae sos benes dessu dictu cumonargiu minore, e qui non at signare a fogu he ad orighia, ruat in sa dicta pena de deche liras assa corte. 
LX - Item statuit e ordinat, qui nexiunu cumonargiu minore non uset, nen presumat vender, nen alienare, over in manera nixiuna trasportare in cambiu, o comente si siat nexiuna bestia o bestias, qui los siat dados a cumone, sensa licencia dessu cumonargiu maiore, suta pena de perder cumone, e vinti quinbe liras de maquizia assa corte. 
LXI - Item statuit e ordinat, qui nixiunu cumonargiu minore, et homines pastores postos per icusse, non potant, nen depiant hochier bestia nexiuma, qui de cussa non denuncient assu cumonargiu maiore assa prima vennida qui fatant in sa presente Citade; zo est narrer assu cumonargiu maiore – Eo apo leadu in su saltu pro mandicare tale bestia, over bestias - mas in domo, cussa bestia o bestias, qui hat aver mortu in su saltu, a fager iscrire cussas assu cumonargiu maiore, a tale qui in su tempus de dare sos contos siat contadu, e dadu in contu assu cumonargiu minore. Et in casu qui non lu denunciaret assu cumonargiu maiore, et a per ateru modu si isquiret, paguet su dictu cumonargiu minore deche liras de machisia assa corte, et issu cumonargiu maiore si lehet ateras e tantas bestias quando ant faguer contu dessu cumone.
LXII - Item statuit et ordinat, qui cudos cumonargios minores qui ant portare corgios o pedes assu comonargiu o cumonargios maiores, depiant portare su corgiu e issa pede intrea, o puru in modu qui si conoscat su sinnu dessu focu e dessa origia; in ateru modu non los siat passadu in contu; e vardesi, qui vardesi, qui vardare sat. 
LXIII - Item statuit e ordinat, qui sos dictos cumonargios minores, qui ant portare pecta o intrada de sos bestiamenes, qui los est statu dadu a cumone, cussos depiant portare a domo de sos cumonargios maiores, sucta sa pena predicta de liras deche, e inivi partire sa peta, o intrada, o quale si siat cosa, qui dae sos cumones at portare. Et totu sos presentes capitulos et statudos si intendant dae sa presente iornada innantis.
LXIV - Signum nostri Andree de biure militis Gubernatoris et reformatoris presentis capitis locudori huiusmodi regni Sardinie pro sacra Castelle, Aragonum, Sardinie Regia maiestate, qui ex parte dicte Sacre Regie Maiestatis, et auctoritate dictorum offitiorum nostrorum, et cum consilio volumptate, et consensu dictorum magnificorum potestatis, consiliariorum, militum, et proborum hominum audience nostre, nec non de consilio Egregii Joannis Moliner  legum doctoris, assassoris nostri ad hoc actum presentis, prefacto preconio ant statuta, iuxta eius continen ciam et tenorem, prout iacent de verbo ad verbum, auctoritatem nostram in terponimus pariter et decretum . 
Appositum manu mei notarii infrascripti, in posse cuius hanc firmam fecit, die videlicet lune, hora vesperorum, vigesima nona mensis marcii, anno ab incarnatione domini MCCCC nonagesimo primo, presentibus honorabilibus Gabrielle Diomer, et Francisco de Bazone civibus dicte Civitatis Sassaris pro testibus ad hac vocatis, et assumptis. In quorum fidem et testimonium Ego dictus notarius, qui hanc firmam receppi, hic meum solitum artis notarie appono Signum mei Batiste Pilo Potestatis Regii dicte Civitatis pro sacra Castelle, Aragonum, Sardinie Regia maiestate, qui ex parte dicte Sacre regie maiestatis, et auctoritate dicte potestarie officii prefactis statutis coram me in dicta audiencia factis, et voce preconia publice publicatis per Mateum Figone publicum preconem dicte et presentis civitatis, autoritatem meam interpono pariter et decretum. Appositum manu mea notarii infrascripti, in posse cuius hanc firmam fecit, die, hora, mense et anno prefixis, presentibus honorabilibus Antonio Archa, Johanne Canopalo civibus dicte Civitatis protestibus ad hec vocatis et assumptis. In quorum fidem et testimonium  Ego dictus Notarius, qui hanc fidem recepi, hic meum solitu martis notarie appono Signum.


Qui finisce completamente la seconda parte del Codice; dopo quattro fogli bianchi di pergamena, comincia la terza parte del Codice riguardante il diritto penale, i delitti e le pene inflitte.






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