Gli Statuti Sassaresi (seconda parte)-Associazione la Settima

Gli Statuti Sassaresi (seconda parte)

                                       Gli Statuti Sassaresi
Libro primo

La prima parte del libro degli Statuti riguarda l'organizzazione del Comune, il numero degli uffici, il giuramento del Podestà, dei pubblici ufficiali, disciplina il commercio, l'amministrazione dei beni e redditi del Comune. 
È composto di 160 articoli.
Il primo articolo parla del giuramento del Podestà: "Su juramentu dessu Potestate". 
Alla nomina di Podestà erano indicati cittadini di Genova, non potevano essere nominati cittadini sassaresi, questa regola era per evitare in qualsiasi modo che si potesse avere qualche conflitto d'interessi con la sua funzione. Il Podestà era la più alta carica civile di una città, per una buona amministrazione, si doveva attenere scrupolosamente agli articoli dello Statuto, anche nei suoi confronti c'erano articoli che lo riguardavano, non poteva per altro parteggiare o favorire nessuna fazione.                                                                                   
L'incarico durava un anno.
Il Podestà, come stabilito dalla Convenzione, aveva 600 lire annue di stipendio; 300 il 28 Ottobre, giorno in cui entrava in carica; 150 all'1 Marzo, e le altre 150 all'1 Luglio.   
In questo capitolo pubblichiamo gli articoli degli Statuti tradotti in italiano, di alcuni scriviamo il contenuto. Molte norme prevedevano ai trasgressori per il loro mancato rispetto una condanna, la pena a volte era una semplice sanzione pecuniaria, in alcuni casi era prevista l'amputazione di un arto o l'arresto.                            In alcuni casi le pene erano ancora più brutte come scritto nell'articolo 160 di questo libro che stabiliva: <<… se un uomo o una donna andavano a lavarsi nei bagni pubblici in un giorno non previsto, erano condannati l'uomo alla decapitazione e la donna al rogo, esclusi i minori di quattordici anni>>. 
Quello che sorprende è che tutti i cittadini avevano la possibilità di denunciare dietro giuramento la persona che avesse fatto qualche trasgressione. In quasi tutti gli articoli che prevedevano una pena in soldi, era scritto: <<… Et qui contra aet facher, siat condempnatu daue sa potestate pro zascatuna volta soddos… Sa mesitate dessu bandu siat dessu cumone, et issa attera dessu accusatore; et siat tentu secretu>>, tradotto, significa: "chi denunciava riceveva la metà dei soldi previsti per quel reato, l'altra metà andava al comune, il nome della persona sia tenuto segreto".                   
Chissà quante furbizie per intascare quei soldi e quante persone rovinate.                                                     
Comunque l'articolo trentaquattro del terzo libro prescriveva per la persona che deponeva il falso la condanna a pagare venticinque Lire entro dieci giorni, chi non pagava entro quel termine era condannata al taglio della lingua. 
Curiosando tra i vari articoli notiamo che l'uomo da sempre ha avuto la predisposizione a comportamenti non sempre legali a discapito di brave persone, furbizie, imbrogli per facili guadagni, corruzione, truffa e tanti altri difetti.
Purtroppo queste sono cose incredibilmente attuali anche oggi, già da allora la legge con pene anche severe cercava di porre rimedio, ci siamo mai riusciti?
Tutti gli articoli che prevedevano pene pecuniarie, specificavano che si doveva pagare con la moneta circolante nel periodo, la Lira genovese, (di Ianua)

 
Quello che proponiamo in seguito, sono una sintesi di alcuni articoli degli Statuti con la traduzione in italiano, altri, sono volutamente lasciati in lingua originale in Sardo /Logudorese Medievale. Per la traduzione abbiamo usato un vocabolario scritto da Valentino Martelli nel 1930. Nonostante tutto, abbiamo avuto non poche difficoltà nella traduzione, molte parole usate negli Statuti non avevano nessun riscontro nell'attuale significato in italiano, oppure alcune parole non più usate nel dialetto Logudorese. 
Molto spesso abbiamo cercato di interpretarle con parole adeguate la sostanza degli articoli come del resto altri prima di noi e molti autorevoli linguisti e storici hanno fatto finendo in molti casi a essere in disaccordo tra loro.

 
Questa parte riguarda l'organizzazione del Comune, il numero degli uffici, il giuramento del Podestà, dei pubblici ufficiali, disciplina il commercio, l'amministrazione dei beni e redditi del Comune. 
I - Il giuramento del Podestà
Il primo articolo degli Statuti disciplina il giuramento del podestà prima di iniziare il governo del comune di Sassari secondo la Convenzione firmata nel 1294.          Giura sul Vangelo davanti al Consiglio Maggiore di svolgere lealmente il suo mandato rispettando gli Statuti, amministrando i beni del comune con ragione, applicando la giustizia verso grandi e piccoli. Il Podestà non deve lasciare la città di Sassari senza l'autorizzazione del Consiglio Maggiore salvo i patti fatti tra il comune di Genova con quello di Sassari.                                                                                               
S'impegna di rispettare e far applicare da chiunque i codici degli Statuti.  

II - Su juramentu dessu cavalleri. (Disposizioni sul giuramento del Cavaliere).
Vois messer (Nome), cavalleri et cumpagnone dessa potestate azes jurare ad sancta dei evangelia, qui istande a sa bancha, justithia et rathione azes facher ad tottu,
et pizinnos et mannos, secundu qui in sos capitulos se cuntenet, et non azes esser in consizu, over opera et consentimentu, istande in su offitiu dessu cumone de
Sassari, qui sa terra de Sassari humore, over hunores, sos quales como aet, et aet aver daue como innantis, over qui sas jurisdictiones dessa dicta terra sian in alcunu modu mancatas, over distractas, nen etiam deu, qui sa potestate, over su notariu in alcuna cosa manchen sa forma dessos capitulos de Sassari. Et issos consizos, sos quales datos aen esser assa potestate, o a bois, over assu notariu per issos homines de Sassari  intornu assu regimentu dessa dicta terra, et dessu districtu, et in tornu sos factos qui tochen sa dicta terra, ad neuna persone azes manifestare ad dannu dessu cumone. Sos isbanditos et malefactores, sos quales azes poter isquire in Sassari, et in su districtu, azes procurare de tenner justa sa possa bostra. Et non azes esser in tractatu, over consentimentu, qui neunu de Sassari, nen dessu districtu siat offesu in persone, over cosas, contra sa forma dessos capitulos dessu cumone. Et ecustas cosas supra scrittas, et issas atteras qui aen toccare su offitiu bostru, et issu bonu istatu dessa terra de Sassari, ad bona fide, et sensa frodu azes facher et observare, si Deus vos juvet, et ecustos sanctos evangelios.
 
(Questo Cavaliere detto anche Cumpagnone, veniva da Genova col Podestà, era suo gentiluomo ed assessore, e avea sotto li suoi ordini la forza armata del Comune).
III - Su juramentu dessu notariu. (Disposizioni sul giuramento del Notaio).
Vois messer (Nome), deputatu assu offitin dessu notariu in sa terra de Sassari azes jurare ad sancta dei evangelia, qui quantu azes facher su dictu offitiu bene et
lealemente azes facher et operare su offitiu bostru in sa terra de Sassari. Sos ordinamentos dessa dicta terra, qui sun factos, et si aen facher per issos homines dessa
dicta terra, qui tochen su offitiu bostru, et issu bonu istatu de cussa terra, azes observare. Consizos, sos quales homines dessa dicta terra aen facher et diffinire,
plenamente azes iscriver, et ponner in sos actos, et secretos azes tenner. Et ecussos non azes manifestare ad alcunu a dannu et mancamentu dessa dicta terra. Sas accusas, over denuntias a bois factas per alcuna persone dessa dicta terra, et dessu districtu, et per calunqua attera persone, azes iscriver, et incuntamente reducher in sos actos dessu cumone, secundu qui aet esser factu, et non atteramente. Et non l'azes lassare pro odiu, timore, amore, prethiu, over precherias, ma azes in vestigare, et proseguire cussas accusas per vois iscrittas, over per issu antecessore bostru. Et de cussas accusas, et denuntias, over examinatione de alcunu malefitiu, prethiu alcunu non azes levare; nen de alcuna iscriptura qui pertegnat assu cumone de Sassari, ma cussas iscripturas incuntanente qui aen esser opus azes facher sensa dimora a cumandu dessa potestate, over dessu cumpagnone, over dessos an tianos. Sas questiones, over piaitos
(cioé lite, contesa, disputa), sos quales a bois aen comitter ad intender sa potestate, azes diffinire et sinuare, secundu sos ordinamentos dessa dicta terra, et secundu qui aet esser iudicatu et sententiatu per ecussos, qui aziò sun, over aen esser deputatos, over per issa majore parte de cussos. Sas sententias de cussas questiones, over piaitos, a complimentu azes mandare, secundu qui in sos capitu los se cuntenet, et secundu sas usansas dessa dicta terra. Et dessos testimongios dessos piaitos, over per examinamentu de cussos, non azes levare daue alcunu ultra dinaris III de Ianua, et gasi azes levare de ciascatuna iscriptura qui tochet a piaitu, over a pacamentu. Et de zascatuna carta qui bois azes firmare, et etiam deu de firmamentu de pagamentos azes levare daue dinaris XII fina a soddos III de Ianua, secundu sa qualitate et issa quantitate dessu pagamentu. Et de cassamentu de isbanditos azes levare daue dinari XII fina a soddos II, secundu sa qualitate dessu factu. Et de cassatura de cascatuna carta azes levare dinaris IIII. Et de cascatuna carta de vendita de offitiu(l'ufficio in certi casi si vendeva) non azes levare si non fina ad soddos X ad plus, computata in ciò sa sceda, et secundu sa qualitate dessu factu. Et non azes levare, over reciver alcunu donamentu, over meritu, pro su quale lassetes de facher alcuna cosa dessas predictas, over qui se pothat de cussas alcuna cosa mancare: nen foras dessa terra de Sassari azes istare de nocte a dormire, si non aetesser de voluntate dessu consizu majore. Et non azes andare foras dessa terra de Sassari a longhe per dua miza (due miglia), sensa licentia dessa potestate, over dessu cumpagnone suo. Et pro chircare su breve, niente d'azes levare. Et ecustas cosas tottu comente sun maratas azes facher, et observare a bona fide et sensa frodu, si deu bos juvet, et ecustos sanctos evangelios.
(Il Notaio del Comune, oltre all'uffizio di pubblico Notaio, faceva anche da Segretario del Consiglio, e segretario della Podesteria).

IV - La pena del Notaio se non rispetta le disposizioni che lo riguardano.
Il Notaio non può andare a dormire la notte fuori Sassari senza l'autorizzazione del  Consiglio Maggiore, senza il consenso del Podestà non si può allontanare oltre due miglia. Il Notaio che non rispetta il giuramento fatto sia dichiarato spergiuro. 
V - Che si scrivano due libri degli Statuti, uno in sardo e l'altro in latino.
I capitoli del comune (gli Statuti) si scrivano in due libri, uno dei quali sia tradotto in "vulgare" (in Sardo/Logudorese Medievale, la lingua che si parlava all'epoca). Questo sia conservato negli archivi del comune, l'altro in latino, sia conservato e custodito come meglio creda il Podestà e il Consiglio Maggiore. 
VI - Che il podestà non dorma di notte fuori Sassari.
Il Podestà per il tempo che deve rimanere a capo della terra di Sassari per il giuramento che ha fatto non deve rimanere fuori dalla città la notte senza il consenso del Consiglio Maggiore e in nessun caso deve mandare nessuno in sua vece da nessuna parte dell'isola né fuori. La trasgressione non si può perdonare. 
VII - Qui sa potestate tengnat sa famiza, et issos cavallos qui devet. (Che il podestà tenga a disposizione famiglia e cavalli come prescritto).
Sergentes, over masnatingos suos, et etiam deu cavallos sa potestate de Sassari tengnat si comente in sas conventiones factas inter issu cumone de Ianua, et issu cumone de Sassari se cuntenet. Et ad investigare et chircare custas cosas su priore dessos antianos, et issos antianos in sa intrata dessu offitiu issoro, una volta in ciascatunu antianatu, over in duos meses, inquisitione sian tentos de facher.
Et si non laen facher, su priore dessos antianos siat cundempnatu per issa potestate in soddos XI de Ianua, et ciascatunu antianu in soddos XX. Et ecusta
inquisitione se iscrivat in sos actos dessu cumone. Et facta, et rescussa sa cundem pnatione predicta, sos dictos antianos et priore niente minus sian tentos de facher sa dicta inquisitione. Et issu notariu dessu cumone siat tentu de leier su dictu capitulu in ciascatuna intrata de antianos, cio est in su primu consizu de ciascatunuantianatu, ad pena de soddos XX de Ianua.

VIII - Che il podestà e ciascun membro della sua famiglia non mettano le mani sopra altre persone.
Il Podestà, su Cumpagnone, il Notaio e parenti del Podestà non possono mettere le mani addosso contro nessuna persona di Sassari o dintorni, solo nei casi previsti dagli Statuti. Se è il Podestà a trasgredire questa regola, è condannato a pagare cento Lire di Genova, se a trasgredire è il Cumpagnone è condannato a pagare cinquanta Lire, se è il Notaio, paga cinquanta Lire, se è qualche persona della famiglia del Podestà, la condanna è di venticinque Lire, se non paga sia tenuto nella prigione del Comune sino al pagamento e in seguito sia cacciato da Sassari. Il Podestà e nessuno della sua famiglia non possono mettere in prigione nessuno di Sassari o dintorni se non per giusta causa. Se altre persone ingiuriano o mettono le mani sopra qualche membro della famiglia del Podestà sia condannato con la cifra doppia scritta in precedenza e deve stare in prigione fintanto che si decida a pagare. 
IX - Qui sa potestate non fathat raunare su consizu, sensa sa voluntate dessos antianos. (Che il Podestà non faccia radunare il Consiglio senza la volontà degli Anziani).
Su consizu majore de Sassari sa potestate, qui est, et per tempus aet esser, non deppiat nen pothat adunare, sensa consizu rinchestu
et appitu dessu priore dessos antianos, et dessa majore parte de cussos, over assu minus dessa majore parte dessos antianos, si su priore non esseret in sa terra, over esseret infirmu. Et si contra factu aet esser, ciò qui in cussu consizu aet esser diſlinitu, siat cassu et de mensiunu valore. Et issa potestate siat tentu de notificare assu priore dessos antianos, su quale devet mitter ad posta. Et issu notariu dessu cumone deppiat iscriver in zascatunu consizu, si est factu de voluntate dessos antianos.
X - De servare sos bandos dessa potestate. (Tutti devono rispettare le disposizioni del Podestà).
Sos bandos tottu in custu breve contentos, missos et mandatos per issu missu dessu cumone daue parte dessa potestate, plenamente sian observatos per issos homines de Sassari et dessu districtu, et per zascatunu atteru, ad pena in sos capitulos contenta. Et si atteros bandos sa potestate voleret ponner, over facher, licitu siat ad isse, et per issa terra de Sassari sian banditos, si et in tale guisa, qui custos gotales non preiudichen assos capitulos de Sassari in alcuna cosa. Ordinande etiam deu cussos bandos de consizu et voluntate dessos antianos, over dessa majore parte de cussos. Sos quales bandos gasi ordinatos, plenamente si observen. Custu salvu et intesu, qui sa potestate a boluntate sua fathat gettare bandu de die et de nocte, sos bandos qui se iettan pro facher coronas, et pro rumore darmas et pro postura de focu.
XI - Non cospirare contro Genova, contro il Podestà o verso il Comune di Sassari.
Nessuna persona di Sassari o delle vicinanze deve cospirare o congiurare contro l'onore del comune di Genova, contro il Podestà o contro il comune di Sassari, il promotore è condannato a pagare cento Lire, le altre persone coinvolte cinquanta Lire.                           
Se non possono pagare siano tenuti in carcere sino al pagamento. 

XII - Non imbrogliare per fare ingiusti guadagni vendendo o comprando. 
Nessuna persona di Sassari o del distretto deve vendere o litigare per imporre la sua vendita contro voglia. 
Mercanti e venditori che vendono merce e mercanzie varie non costringano a comprare ciò che non si vuole, se si fa denuncia di questa lite, il Podestà deve indagare e condannare il responsabile a pagare venti soldi a ogni lite. Se si costringe a compare o non dare quella determinata merce sia condannata a pagare due soldi.  La metà di questa multa va al comune, l'atra metà a chi fa denuncia del fatto accaduto. Se questa denuncia è fatta da qualche persona del Consiglio sia creduto senza giuramento, gli altri accusatori devono giurare.  

XIII - Giuramento dei medici e non fare patti con i farmacisti.
I medici devono giurare di non far accordi con i farmacisti, chi non rispetta questa norma è condannato a pagare cinque Lire di Genova sia i medici sia i farmacisti. Di questa multa una quinta parte va a chi denuncia il resto al comune. L'accusatore possibilmente deve avere un testimone, i nomi siano tenuti segreti. I farmacisti non possono pestare niente con il mortaio sotto i portici della strada ma solamente dentro le loro botteghe.                   
Se denunciato e condannato deve pagare venti Lire, la metà vada al comune e l'altra metà all'accusatore, il nome di quest'ultimo rimanga segreto. 

XIV - Che nessun cittadino pisano abiti o sia ricevuto a Sassari.
Che nessun cittadino pisano sia ricevuto per abitare a Sassari o nei dintorni. In particolare il divieto riguarda le persone che vi abitarono, i trasgressori saranno puniti con una condanna di cinquanta Lire di Genova, se è il podestà sia condannato a pagare cento Lire.
XV - Iuramentu dessos homines de Sassari. (Il giuramento degli uomini di Sassari).
Sos homines de Sassari aen jurare de obedire assa potestate, et ad ater qui aet esser in locu suo, et aen mantenner sa humore, su bonu istatu, et issa grandithia dessu cumone de Ianua ad totta sa fortha issoro. Et qui sa potestate de Sassari qui est, et per tempus aet esser per issu cumone de Ianua aen defender et juvare, et in facher justithia et rathone ad tottu sos de Sassari et dessu districtu adjuvamentu, consizu et favore ad isse aen dare. Et in tottu sas cosas, sas quales sa potestate aet aver affacher intornu sos factos qui toccan sa dicta terra, et issas humores dessu cumone de Ianua, et issu bonu istatu de Sassari ad isse aen consizare a bona fide et sensa frodu, si comente in sas conventiones factas inter issu cumone de Ianua, et issu cumone de Sassari se contenet, et contra non aen benner.
XVI - Iura de iscolcha. (Giuramento degli abitanti del territorio di Sassari, rispettare persone e beni altrui).
Iura de iscolcha, secundu sa usansa antigua, zascatunu de Sassari de XIV annos, et dauinde in susu in fina a LXX zascatunu annu deppiat facher, astezis
(eccetto che) juratos de credenthia, cio est de non facher dannu alcunu cun persone over bestias in arvos, vingnas, over cosas azenas, et de accusare cussos, qui arun facher contra, sos qui arun bider. Et qui jurare non aet boler, siat cundempnatu zascatuna volta daue sa potestate in soddos XX; et niente de minus ad ecusse sa potestate isforthet de jurare. Et sian crettitas sas accusas issoro, et pachen sos accusatos comente in sos atteros capitulos se contenet; et fathat si custa jura dessu mese de marthiu.
XVII - Iuramentu dessos offitiales de romangna. (Il giuramento dei funzionari di Romangia).
Majores et offitiales de romangna, et de flumenargiu juren, et issa potestate ad urare los costringat, qui issos istande in su offitiu issoro proven et provare deppian cum sos juratos dessas villas tottu sas furas et dampnos, sos quales in sas villas et districtu de romangna et de flumenargiu si aen facher, gasi de boes, quale et de atteras cosas, et aen dare personalmente cusse, qui sa fura over su dampnu aet facher; si et in tale guisa, qui cusse, su quale aen dare, siat dessu districtu de romangna, over de flumenargiu, over qui deppian dare su consentiente, over su ducone qui siat de romangna, over de flumenargiu, over dessos benes dessu furone, over consentiente, over ducone
 infra tres meses daue su die dessa appresentatione dessas licteras ad issos facta daue parte dessa potestate a provare, over dessu cumandu ad issos factu per issa potestate, over per ecusse qui est in locu suo. Et fathat si ad ipsos su cumandu una volta, o per licteras, o a bucha, et accatesi in sos actos dessu cumone. In attera guisa, baricatu su termen, sos juratos dessa villa in sa quale su furtu aet esser commissu over factu, menden su dannu ad ecusse, qui lu aet aver recivitu. Salvu dessas tenturas dessu bestiamen, prossas quales dare pothant si cumente antiquamente furun usatos. Et si sosjuratos aen poter mustrare ad oclu ad ecusse, cuja est sa cosa perdita, cussa cosa esser viva, vengnan daue nanti dessa potestate. Et issa potestate costringat su pupillu dessa cosa perdita ad andare over ad mandare cun sos iuratos ad cussu locu, in su quale cussa cosa aet esser; et si ad isse laen mustrare, sian liberos sos juratos. Et si su pupillu dessa cosa perdita andare over mandare non aet boller, sian liberos sos juratos. Et si passatos sos dictos tres meses sos juratos custu facher aen poter, comente est naratu, su pupillu dessa cosa perdita siat tentu de torrare assos juratos cussu, su quale daue issos in casione de cussa cosa o cosas perditas ait aver appitu. Tottu sos dannos dessas tenturas se proven per issos supra scriptos juratos infra dies XX daunde ad issos aet esser cummandatu a bucha, over perlictera dessa potestate. In attera guisa pachen cussos juratos et majores sos dannos predictos, sos quales provare non aen poter in ecustu modu. Su majore et issos juratos pachen partes duas, et issos homines dessa villa sa terza parte. 
XVIII - Che ogni Podestà in carica faccia costruire un tratto di mura. 
Ogni Podestà durante il suo governo deve fare costruire un tratto di mura fatto con pietre, calce e sabbia alto ventisei palmi (m6,76) senza l'antipeto, questi siano alti quattro palmi (m1,5) e i merli altri quattro palmi, il muro deve essere largo otto palmi (m2,10) e lungo venti canne da dieci palmi l'una (m52,40), le pietre per costruire il muro devono essere levate da un fossato a spese del comune di Sassari.
Il fossato deve andare da una porta all'altra. 

XIX - De vider su fossatu.et issos muros. (Che nel mese di marzo e settembre s'ispezionino le mura e si riparino).
Su fossatu, muros et portas dessa terra de Sassari sa potestate cum sos antianos et atteros, sos quales aet boler aver, ainde, chirchet et siat tentu de vider omni annu dessu mese de marthu et de capitanni. Et si bi aet accattare alcuna cosa affacher, dessos benes dessu cumone de Sassari incuntamente siat adconzu.
XX - De non levare dessos benes dessu cumone. (Il Podestà vigili per non disperdere i beni del comune).
Possessiones, over benes dessu cumone de Sassari ad neuna persone siat licitu occupare. Et qui ait occupare, et occupatas tenner contra su cumandamentu
dessa potestate siat cundempnatu daue sa potestate in libras X de Ianua, et issa potestate torret assu cumone cum sos fructos quinde ait aver recivitu, over sa
extimatione de cussos; et supra custas cosas per issa potestate inquisitione se fathat.
Et in su populare  dessu cumone neuna persone fathat alcuna novitate, cio est de facher lauorgiu over vingna, over de appropriaresilu ad isse; astezis si carta
de cussu populare daue su cumone averet. Et qui contra aet facher, sa suprascritta pena pachet.

XXI - De non dare dessos benes dessu cumone. (Da non regalare i beni del comune).
Dessos benes dessu cumone de Sassari, mobiles nen istabiles, non si deppian dare ad alcuna persone, nen de cussos alcuna provisione se fathat ad alcuna persone, si non esseret de voluntate dessu consizu majore, over dessa majore parte de cussos: et ecusta voluntate se chirchet ad petras niellas et albas ad usu dessa chivitate de Ianua. Custu intesu et observatu, qui neuna provisione se fathat, nen ad petras albas over nigras, nen per neunu atteru modu, nen alcunu tractet, over tractare fathat se over per atter, nen issa potestate lu fathat, nen lu lasset facher in alcunu modu, si non pro persone, sa quale manifestamente appargiat esser digna pro servithu palesi daue isse factu assu cumone, qui deveret aver provisione, assa quale non esseret salariu ordinatu; et gasi se fathat dessas possessiones dessu cumone. Et si alcunu aet, over aet aver daue como innanti cosa over possessione alcuna ad pesione over feu daue su cumone de Sassari, non se pothat per alcunu modu ad ecusse facher provisione over lassa imperò qui narreret cha vait aver perditu, nen per alcunu atteru modu. Et ecustu etiam deu se observet, si alcunu aet levare opera daue su cumone ad facher pro certu prethu, et naret daver perditu in custa opera, pro custa gotale casione, alcuna provisione overlassa non se fathat.
XXII - Comente se deven bender sos offitios dessu cumone. (Come si devono vendere i beni del comune).
Neunu offitiu dessu cumone vender se pothat in alcunu modu, si non in consizu majore. Et innanti qui se vendat, baiat su bandu per issa terra de Sassari dies VIII et plus a boluntate dessu consizu majore.
XXIII - Dessos offitiales dessu cumone, et dessa pena de cussos. (I funzionari del comune e della loro pena).
Sos oſſitiales dessu cumone de Sassari sos offitios issoro bene et leialemente fathan. Et si alcunu sa potestate contra fachente aet accatare, ad ecusse pubblichet
in su consizu majore, et privetilu perpetualmente daue sos offitios tottu et hunores dessu cumone de Sassari. Sos quales oſſitiales sian sindicatos dessu offitiu issoro.

XXIV - Dessa electione dessos consizeris, et de cussos qui deven esser in consizu. (Elezione dei consiglieri del comune e di quelli che devono essere in consiglio).
Ad su consizu majore neuna persone se recivat, si non esseret de con sentimentu de tottu su consizu majore, over dessa majore parte de cussos. Et ciò se fathat si su numeru dessos consizeris aet esser minus de C. Et congregatu su consizu, neunu qui non aet esser de cussu numeru non pothat istare, nen seder inter issos; astezis si pro necessitate esseret pro alcunu consizu spetiale, tando de voluntate dessa potestate, et clericos et ladicos vi pothan esser. Et zascatunu juratu dessu consizu siat tentu de accusare sos qui aen contra facher. Et qualunqua con sizeri rinchestu, over nunthatu aet esser per issos missos dessu cumone, over per
alcunu de cussos, qui vengnat daue nanti dessa potestate, gasi in casione de consizu, quale et pro atteros factos dessu cumone, ad presente benner daue nanti suo
siat tentu. Et si non aet benner, siat cundempnatu pro zascatuna volta daue soddu I infina a soddos II in arbitriu dessa potestate.

XXV - Qui neuna persone in sa essita dessu offitiu pothat aver atteru offitiu, over avende offitiu. (Nessuno può essere rieletto o avere un altro ufficio nel comune finito il mandato). 
In sa ecita dessu antianatu, over de ateru offitiu dessu cumone, neuna persone pothat aver daue su cumone de Sassari atteru offitiu, nen etiam deu aven de cussu offitiu, men clamatu vi potat esser ad ecussu medesimu offitiu. Et si cla matu vaet esser in sa essita dessu offitiu suo ad ecussu offitiu, over ad atteru, over innanti cussu offitiu avende, per issa potestate gotale electione siat cassata. Salvu qui non se intendat dessu offitiu dessu antianatu, su quale se daet per pulizas;
nen etiam deu se intendat, si su offitiu se venderet per issu cumone, qui tando atteru offitiu pothat aver.

XXVI - L'elezione degli ufficiali della cinta muraria (Majores de chita).
Gli anziani del comune di Sassari eleggano otto Majores de quartieri (Maggiori di quartiere, chiamati anche Majores de chita, due per ogni rione), la carica di questi duri quanto quella degli anziani. Questi responsabili delle guardie delle mura, giurino che comanderanno e faranno fare la guardia delle mura a ogni cittadino chiamato al servizio in buona fede, senza frode, senza guadagno e odio. Dispongano la guardia delle torri e delle mura ogni giorno prima del tramonto. Nessun cittadino può fare la guardia più di un turno al mese ad eccezione che il comune non sia in guerra. Il Podestà e gli Anziani possono ispezionare all'improvviso le guardie a loro discrezione. Se sarà assente una guardia sia chiamato il sostituto a spese di colui che non si è presentato.    
Il servizio di guardia sia comandato a tutti quelli che hanno un'età compresa dai quattordici anni sino ai settanta. Sono dispensati dalla guardia, gli Anziani, i membri del Consiglio Maggiore e i cittadini che devono tener un cavallo per il comune o a disposizione per i figli che devono stare con i padri o di quelli che devono assistere i loro padroni. In tempo di guerra chi non si dovesse presentare per la fare la guardia o non abbia mandato un efficiente cambio in sua vece, paghi al comune due Soldi, in tempo di pace uno 
(La definizione Majores de chita ha sempre suscitato un vivace dibattito sul reale significato della parola "chita" molti la interpretano come "cinta muraria" altri l'intendono come "settimana" perche ogni mese ciascuna guardia avrebbe fatto il turno del suo servizio per un intera settimana altri danno come vedremo in seguito altri significati). 

XXVII - L'elezione dei guardiani delle porte.
Quando si rinnova il consiglio degli anziani (ogni due mesi) si cambino i guardiani delle porte. Questi non possono essere rieletti che dopo sei mesi.
XXVIII - Dessa electione dessu massaju de Sassari. (L'elezione del Massaio di Sassari).
Sos antianos dessu cumone de Sassari, qui pro tempus aen esser, finitu su termen dessu massaju dessu cumone, juren daue novu in presentia dessa potestate clamare duos bonos et leales homines de zascatunu quarteri, su quale sacramentu daue issos factu, ad presente fathan sa dicta electione cum sa potestate, et
clamen homines qui sian in Sassari quando sa dicta electione s'aet facher; et facta sa dicta electione, incuntanente sa potestate mandet per issos homines clamatos,
et ecussos jurare fathat ad presente de clamare bonu et saviu homine massaju dessu cumone, qui siat natu in Sassari, su comente mezus et plus utile lis aet parrer pro utilitate dessu dictu cumone, innanti qui daue sa corte separthan. Eliatsi omnia duos meses su massaju de Sassari in su consizu majore a pulizas in ecussu modu, qui se clamat su massaju de Romangna, su quale siat natu in Sassari. Et facta sa dicta electione, sa potestate mandet per cussu massaju, et costringat
ilu de reciver su dictu offitiu, et de facherlu per duos meses continuos. Ad manos dessu quale massaju pervenguan tottu sas intratas et proventos dessu cumone de Sassari. Su quale massaju juret, et jurare deppiat daue nanti dessa potestate, et dessos antianos, et daue nanti de cussos det sa infra scripta pacaria, cio est qui su offitiu ad isse commissu fathat in tottu cussas cosas qui aet conoscher ad utilitate, humore, salvamentu, et conservamentu dessos benes et dessas dessu dictu cumone. Et qui alcuna quantitate de moneta dessos benes dessu cumone predictu, nen alcuna cosa de cussu cumone aet dare ad alcuna persone over persones sensa licentia dessu consizu majore, over dessa majore parte de cussos ad isse data in presentia dessa potestate. Et de ciò, qui aet aver licentia daue su consizu predictu, non aet ispender nen dare, sensa ischitu dessu priore des sos antianos, over de tres antianos, infina a soddos C de Ianua. Et qui aet istudiare et procurare de aver ad pus se tottu sas cundempnationes, sas quales se aen facher per issa potestate ad tempus dessu offitiu suo incuntanente qui si aen pubblicare, et issas quales innanti d'esser in su offitiu suo aen esser factas et pubblicatas: et ecussas cundempnationes aet procurare de aver et de gollire pro su cumone ad
clompimentu su plus ad presse qui aet poter. Et facher aet duos cartarios: in su unu aet iscriversa intrata dessu cumone; et in su atteru sas essitas, et issas ispesas. Etappat su massaju predictu pro salariu suo in cussos duos meses soddos XI quale massaju zascatunu die sa majore parte dessa die deppiatistare in corte sutta sa logia dessu cumone pro ispazare sos factos dessu cumone; cio est daue mangmanu fina a terza, et daue nona ad vesperu; si non romaneret pro justu impedimentu. Et totta sa intrata dessu cumone, sa quale ad manos dessu massaju aet benner, in cussa hora sa quale cussa intrata aet reciver, fathat iscriver per issu notariu dessu cumone: sos quales benes recivat in presentia de cussu notariu, et non in atteru modu. Et qui contra aet facher, siat cundempnatu in libras V de Ianua, quantas vias ait contrafacher. Et neunu massaju levet muchubellu alcunu daue alcuna persone, sa quale alcuna cosa deppiat reciver daue su cumone, pro deverli dare cussu, su quale devet reciver. Et qui contra aet facher siat cundempnatu in libras V de Ianua zascatuua volta qui aet contra facher, et in torrare cussu su quale aet aver recivitu daue cusse qui su mucubellu ait aver datu. Et de tottu custas cosas gasi attender et observare securitate bona et ralonea de libras D de Ianua deppiat dare ad voluntate dessa potestate, et dessos antianos. Et qui massaju aet esser vachet daue cussu offitiu annos X; et issos clamatores vachen unu annu. Et durante su oſſitiu dessu massaju non se mandet su dictu massaju ad alcuna parte pro imbassiatore. Et siat tentu su massaju predictu in sacramentu de pagare sos missos, et issos portorargios dessu tempus suo. Et si su massaju predictu aet ispender dessu suo plus qui non aet aver dessos benes dessu cumone, neuna restitutione de ciò pothat aver daue su cumone.

XXIX - L'elezione e l'ufficio dei sindaci e della loro pena. 
Si ordina che ogni anno siano chiamate otto persone rappresentanti due per ogni quartiere per svolgere l'incarico di Sindaco del comune, questi possono esser chiamati anche "defensores dessu cumone". Si eleggano nel mese di Febbraio, ed entrino in carica il primo Marzo, l'incarico dell'ufficio durava un anno.
I Sindaci giuravano di mantenere e difendere i beni mobili e immobili, le entrate e le uscite di Sassari e di Romagna. Costringevano i morosi al pagamento dei debiti che avevano nei confronti del comune. 
Se qualcuno di loro non svolgeva bene il suo lavoro, dovevano pagare venti cinque Lire di multa.
I Sindaci devono vigilare che si rispettino gli articoli della Convenzione firmata tra il comune di Genova e quello di Sassari.
Sono incaricati di controllare e sindacare il Podestà e fare applicare le pene. 
Se questi uomini operavano con frode o malizia, sia in pubblico, che in privato, siano condannati a essere infamati pubblicamente e privati per sempre dell'onore di rappresentare un ufficio del comune. 

XXX - Sa electione dessos sensales, et issu salariu de cussos. (L'elezione dei mediatori e il loro salario). 
Su offitiu dessa sensalia neuna persone fathat in sa terra de Sassari, si innanti non aet esser approbatu per issa potestate, et issos antianos, et per ecussos ad isse aet esser data licentia de facher cussu offitiu. Sa potestate et issos antianos tales persones ad ecussu offitiu recivan, sas quales in cussu su quale ad su dictu
offitiu s'appartenit sian dignas de fide, et tantos sende recivan in cussu offitiu, quantos per issa potestate et issos antianos aen esser approbatos; si et in tale guisa
qui neunu qui aet esser recivitu ad ecussu offitiu siat mercatante, nen fathat, over fathat facher mercatantia. Et qui contra aet facher, paghet pro zascatuna volta libras XXV de Ianua; dessu quale bandu sa terza parte appat su accusatore, et issas duas su cumone; et qui aet accusare, provet sa accusa. Su sacramentu, su quale
aen facher quando s'aen reciver assu offitiu, est custu. Ciò est, qui su offitiu suo aet facher bene et lealemente, non guardande ad odiu, amore, prethu vel pregherias; astezis su prethu, su quale devet aver de rathone. Et aet iscriver, over facher iscriver in su quaternu, su quale ad ciò deppiat aver, su mercatu, over su pactu, su quale aet facher inter issos mercatantes. Et si alcuna cosa secreta sos mercatantes ad isse aen narrer, non l'aet revelare, over manifestare a dannu
de alcunu dessos. Et si alcuna questione inter issos mercatantes, fachende contractu over mercatu umpare de alcuna mercatantia, aet esser, et de ciò aet esser di
mandatu, mera et pura veritate aet narrer; et per iscriptura l'aet mustrare, si comente est naratu. Et deppiat levare zascatunu sensale pro sensalia de zascatunu
centenaiu de tridicu soddos II daue su venditore, et soddos II daue su comporatore; et dessu centenaiu dessu orgiu, soddu I daue su venditore, et soddu I daue
su comporatore. Et dessu centenaiu dessos cantares de casu, et petha, et corgios; et dessu centenaiu dessos centenaios dessa lana et ragana, seu et assungia, levet
soddos, III daue su venditore, et soddos III daue su comporatore; et per ecussa rathone de minus quantitate. Et de zascatunu centenaiu de muntoninas, angnoninas, edos de capriolu, edinas, bultrones, pelles de vulpes, levet dinaris il daue su venditore, et dinaris duos daue su comporatore. Et dessu centenaiu dessas
chervinas et beccunas, dinaris VI daue su comporatore, et dinaris VI daue su venditore. De zascatunu centenaiu de berbreis, masclos et feminas, crastatos, capros
masclos et feminas, baccas, et porchos, soddos II daue su venditore, et soddos II daue su comporatore. De zascatuna balla de pesentinu de pethas XL soddu
daue su comporatore, et soddu I daue su venditore. De zascatuna petha de pannu de lana, de quale conditione siat over prethu, dinaris II daue su comporatore, et
dinaris II daue su venditore. De zascatunu fardellu de telas, et de cannavaza, dinaris VI pro fardellu daue su comporatore, et atteru tantu daue su venditore. De
zascatuna falda de albache de cannas XL over in cussu tornu, dinaris II daue su comporatore, et dinaris duos daue su venditore. De zascatunu marcu de argentu,
dinari i daue su venditore, et dinari I daue su comporatore. Et de toctu sas atteras cosas qui non sun inoche mentovatas, una medaza pro libra, cio est de libra de dinaris. Et tottu custas cosas se intendan aue aet esser su sensale in persone a facher su mercatu; in attera guisa non. Et qui contra aet .....
 (da questo punto manca un intero foglio degli statuti , questo capitolo riprende in Latino come l'articolo XXXI e parte dell'articolo XXXII). 
Et qui contra fecerit, solva comuni libras V Ianuae pro qualibet vice, cujus banni medietas sit Comunis, et alia accusatoris, et habeatur secretus. Et super predictis omnibus sic attendendis et observandis exhibebunt idoneas securitates librarum quinquaginta Ianuae pro quolibet eorum. Et quilibet accusator credi debeat cum sacramento de novo prestando. Et quilibet sensalis in introitu regiminis cujuslibet potestatis juret de novo de observando praedicta, et de non capiendo ultra praedictum praetium. Et si aliquis sensalium commiserit falsitatem aliquam in offitio suo, solvat Comuni libras L Ianuae, et sit perpetuo privatus ab ipso oſſitio, et ab omnibus oſſitiis et benefitiis comunis Sassari.
XXXI - L'elezione dei responsabili dei pesi per la bilancia. (Articolo scritto in latino)
Il Podestà e gli Anziani chiamino dodici persone per bene, questi scelgano due buoni pesatori responsabili della bilancia comunale per controllare la vendita delle merci e commestibili. Questi due incaricati non devono avere un'età inferiore a trent'anni. Insieme ai pesatori comunali si nominino due persone di provata onestà che devono giurare di registrare bene la compra-vendita delle merci che doveva essere fatta senza frode, in buona fede e in modo solenne. Il peso prima di essere utilizzato sia verificato da Podestà e dagli Anziani.
XXXII - De circulis staterae. (I contenitori della bilancia).
Pesatores staterae qui sunt et pro tempore fuerint, habeant et teneant penes se quilibet eorum semper circulos tres, cum quibus caseus et aliae res, quas venderint, debeant ponderari ad pondus staterae cum ipsis circulis, et non cum alienis. Et sit quilibet circulus de pondere duarum librarum tantum cum funibus et fuste.
Et singulis annis, quando dirictus staterae venditur, et pesatores eliguntur, de observando praedicta ipsi pesatores debeant jurare in praesentia domini potestatis. Etqui contra fecerit .........(da questo punto manca una parte e riprende in sardo).Et qui contra aet facher, et issas dictas cosas non aet observare siat cundempnatu daue sa potestate in libras X de Ianua. Sa mercantia et issas cosas, qui si aen vender, sas quales se pesan, neuna persone vendet over peset ultra libras X si non cum sa istatea dessu cumone, et cum sos quirclos dessos pesatores. Et dessu casu se intendat daue X casos in susu, gasi berbechinu, quale et bacchinu; astezis su casu pischellinu, su quale cussos qui l'aen averlu pothan vender ad arbitriu issoro. Et qui aet pesare daue X libras in susu in fina ad unu cantaru, chena sa istatea dessu cumone, siat cumdempnatu in libras X de Ianua. Sa quale cundempnatione siat dessu comporatore dessu dictu offitiu. Et tantas voltas cussos qui aen contra facher sian cundempnatos, quantu aet esser contra factu. Sas quales cosas sa potestate fathat bandire in sos locos usatos. Sos saos zascatunu vender pothat a vista et a pesu sensa bandu. Et si alcunu aet comporare petha, et aet esser pesata una volta assa istatea dessu cumone, daue inde innanti pothat cussa vender a bista, si aet boler; non intendende in ciò sa petha qui se vendet in su macellu ad retalliu.

XXXIII - Sa electione dessos juratos ad facher pacamentos, et ad prethos, (L'elezione dei giurati per stimare danni e pagamenti).
Pro facher sos pagamentos, et pro extimare sos dannos dessas vingnas, avros, ortos, et dessas atteras cosas, per issa potestate, over notaiu se clamen tres
juratos, sos quales isten a facher cussu offitiu una dietantu. Et incominzet si dauesa prima corona, et procedat si ordinatamente fina ad clompimentu de cussa.
Et gasi se fathat dessa segunda, terza et quarta corona, cio est s una infactu dess'attera; si et in tale guisa, qui custos tres, qui clamatos aen esser, cussa die sian
tentos de andare personalmente ad facher sas dictas cosas bene et leialemente. Et clompitas sas IV coronas, si torret ad sa prima. Et gasi se fathat per ordine.
Et si alcunu dessos juratos gasi per ordine non s'ait poter aver, s'atteru qui aet benner infactu suo incussa corona per ordine andare vi deppiat infina a tantu qui s'aet poter aver. Et si alcunu dessos juratos clamatu ad ecustas cosas non baet andare, siat cundempnatu in soddos II de Ianua. Et baiat unu missu, et tres juratos ad facher sas predictas cosas, si su pagamentu aet esser daue libras X de Ianua in susu.
Et si aet esser de libras X et daue inde in josso infina a soddos XL, vaian duos juratos et unu missu. Et si aet esser de soddos XL et daue inde in josso infina in
XX, unu missu, et unu juratu. Et si aet esser de soddos XX, et daue inde in josso, vajat unu missu solus. Et pro zascatunu ad prethu de libras X, et daue inde in
josso vaian duos juratos et unu missu in sa iscolcha de Sassari: et in sas atteras iscolchas si comente est usansa et ordinamentu. Et si su pagamentu, over appret
thu in custu modu factu non aet esser, non bazat, et perdat sas ispesas cussu qui las aet facher.

XXXIV - I confini del territorio di Sassari.
Quest'articolo del Codice precisava "l'iscolcha" (i confini del territorio di Sassari). 
Dalla salita del  Molino de Lauros (territorio che oggi si chiama Logulentu - Balde Tolta), sino Corru cherbinu (San Francesco), da qui per il sentiero sino alle vigne di Enene (verso l'Eba Giara o Ciara). Da questo villaggio alla Valle de Isala fino alla Funtana de Balsamu (fonte Barca tra monte Bianchino e Logulentu), proseguendo poi per la strada sino al villaggio di Enene (Eba Ciara) arrivare alla strada che va al Monte Nidu de Corbu (San Francesco). Da lì sino alla pubblica via che va per il castello di Osilo e da questa sino al fiume. Seguendo questo rio sino a Iscala de chea (Scala di Ciogga) e sino alla congiunzione di due fiumi, da qui per la valle di Othila, sino alla vallata di Sanctu Iorgi (San Giorgio) sino al fiume che confina con Taverra (Taberra) seguendo sino al fiume della salita de Iscala de ave dopo il confine del territorio del villaggio per Octavu (Ottava). Proseguire sino al confine con il villaggio di Eristola (San Giovanni) e da lì sino al confine con Domosnovas (villaggio medievale scomparso tra Sassari e Porto Torres). Proseguire da lì sino alla via del Molinu de sobra proseguendo sino alla vigna di preiteru Gunnari e da questa sino alla strada di Ozuer che va per la via di Castaligia fino al fronte della Valle de Bosue, a Nord fino alla salita del Molino di Lauros, che fu del "donnu" Gantine Pinna; e da li ritornare per la strada dell'Iscala de Lauros, a Sud per chiudere il confine. I villaggi di Murusa (vicino a Sant'Orsola), Innoviu (vicino Li Punti) ed Enene (Eba Ciara) s'intendono dentro l'iscolchas (il territorio) di Sassari.

XXXV - Gli ambasciatori.
Quando gli ambasciatori vanno in missione per conto del comune di Sassari si mandino a spese del comune, il salario sia di cinque Soldi al giorno per ciascuna missione, alla persona che va con lui siano dati otto Soldi. Se la missione degli ambasciatori è fuori della Sardegna per ciascun giorno percepisca uno stipendio di quindici Soldi per le sue spese e per quelle della famiglia. Nessun'altra provvigione per se e per conto di altri potrà ricevere. 
Se pubblicamente o privatamente si parlavano delle provvigioni sia condannato dal podestà a pagare una multa di venticinque Lire, questi soldi devono essere utilizzati per la costruzione delle mura di Sassari. Ogni volta che l'ambasciatore va in missione quando torna, deve far registrare agli atti del comune il suo viaggio. 
XXXVI - La libertà degli uomini di Romagna.
Nessuna persona di Romagna sia esso maschio o femmina, non può avere beni a Sassari salvo che avesse contratto matrimonio con una o un sassarese, solo in questo caso può vantare dei diritti che godono i sassaresi e può venire ad abitarvi dopo aver fatto pubblica scrittura. Se un cittadino di Sassari va ad abitare in Fluminargia o Romagna sia considerato e trattato come uno di fuori. Se un forestiero sia esso sardo o che venga da fuori e volesse abitare a Sassari si faccia registrare nel libro dei Sindaci davanti ad un Notaio entro il mese di maggio, chi non si registra entro questo mese non entri in città per tutto l'anno salvo non paghi il pedaggio d'ingresso per tutto l'anno. Qualunque persona venisse ad abitare in Romangia o in Flumenargia sia libero da ogni servizio per i sei anni successivi dal suo arrivo eccetto che, per il servizio di giudice popolare e al servizio militare in caso di guerra.  
XXXVII - Disposizioni per quelli che costruiscono fronte strada.
Nessuna persona deve edificare una nuova costruzione, o riedificare dalle fondamenta o su muro vecchio nessuna casa fronte strada senza la presenza del Priore e due Anziani i quali facciano lasciare la strada larga minimo dodici palmi (circa Mt. 3,18) se la larghezza della strada supera i dodici palmi non si utilizzi il terreno in eccesso per costruire o fare orto.                    
Il Priore e il Consiglio degli anziani devono controllare che il fabbricato iniziato sia in regola, se non lo è si rompa, e il proprietario condannato a pagare dieci Lire di Genova.
Se il Priore o gli Anziani trascurano il controllo siano condannati anche loro a pagare una condanna di dieci Lire il primo e cinque i secondi.  Se qualche muratore inizia a costruire senza la presenza del Priore e di due Anziani che non siano andati a verificare il fabbricato o i disegni sia condannato a pagare sei Lire di Genova, questi soldi vadano per la metà al comune e il resto alla persona che ha fatto la spia, il nome di questo rimanga segreto.
Chi costruisce fuori le mura deve rispettare una distanza di sei canne di dieci palmi l'una dal fossato delle mura, se in seguito questo fabbricato doveva essere abbattuto per motivi di sicurezza, questo lo deve fare il proprietario senza chiedere nessun indennizzo dal Comune salvo che il fabbricato non appartenga al comune. 

XXXVIII - Lasciare le strade sgombre, non ingombrare.
In una pubblica via larga quindici palmi o più piccola, nessuno deve mettere sedie, tavoli o nessun'altra cosa che impedisca il passaggio. I trasgressori siano puniti a pagare due Soldi di Genova.  Da adesso in poi nessun portico sia fatto nelle case che sono fronte strada se non esiste uno spazio minimo di dodici palmi tra un portico e l'altro che sta di fronte, si abbattano i portici delle case non in regola. 
Chi volesse costruire un solaio per il secondo piano questo non deve sporgere oltre le mura della casa oltre i tre palmi, se qualche d'uno volesse alzare la casa, oltre due solai in nessun caso possa sporgere di cinque palmi. 
I solai di legno non potevano sporgere dalla facciata più di quattro palmi e dovevano essere minimo quattordici palmi dalla strada. I trasgressori siano condannati a pagare venti Soldi di Genova, la metà sia del comune e l'altra metà sia data a chi ha fatto la denuncia e il nome rimanga segreto. Ciascuna persona può accusare, se è un membro del Consiglio Maggiore, deve essere creduto per il giuramento fatto, se non è del Consiglio faccia giuramento che le valga per tutto l'anno. Ogni volta che un Podestà nuovo entra in carica, chiama una brava persona di fiducia con l'incarico ci cercare e investigare su questi fatti, le sia riconosciuta una paga di sei Lire di Genova, se non svolge bene il lavoro affidatogli non sia pagato. 

XXXIX - Aggiustare le strade.
Si riparino le strade dove è necessario per il bisogno delle persone. Si ripari la via davanti alla fontana di Gurusele (Fontana di Rosello) e la scalinata di pietre come meglio crede il Podestà e gli Anziani.
XL - Disposizioni sulla misura e la squadratura dei cantoni.
I cantoni che si adoperano per fabbricare devono essere di due qualità, i doppi (grandi) e i "cantones ugiolos" più piccoli e maneggevoli. I cavapietre (bocatore de cantones) dovevano fare i cantoni doppi lunghi due palmi e mezzo e larghi un palmo e mezzo; i piccoli un palmo e mezzo di lunghezza, e un palmo di larghezza. 
XLI - Vietato tagliare la legna in una parte del territorio del confine di Sassari
Nel territorio e nel confine di Sassari nessuno deve tagliare legna pena il pagamento di due Soldi per ciascuna fascina, la metà sia data al comune e l'altra metà a chi ha permesso di trovare il colpevole, questo nome sia tenuto segreto. Se qualche persona metta fuoco in questi territori, deve pagare venticinque Lire al comune e tre Lire a chi denuncia. Chi denuncia sia creduto come testimone sufficiente e il nome sia tenuto segreto.  

XLII - Non provocare o appiccare il fuoco.
Nel distretto di Sassari, Romangia e Flumenargia nessuna persona metta fuoco in alcun modo in terreno suo o di altri sia se aperto o recintato. Chi lo provoca paghi al comune cinque Lire di Genova e risarcisca i danni che ha fatto il fuoco. Se il fuoco è stato messo deliberatamente il responsabile sia condannato dal Podestà al pagamento di venticinque Lire e risarcire i danni fatti, se non si hanno i soldi per pagare la condanna e risarcire il danno sia impiccato per la gola finché non muoia. Non si metta fuoco per bruciare prima che sia passata la festa di San Michele da settembre sino a tutto il mese di maggio eccetto che per pulire l'aia senza fare danno a nessuno. 
XLIII - Conciatori di pellame.
Nessuna conceria poteva esistere all'interno delle mura della città, né nella valle di Gurusele (valle del Rosello), o nel territorio compreso dal villaggio di Enene (Eba Ciara) sino al villaggio di Octava (Ottava), fatta eccezione per due concerie, quelle appartenenti alla chiesa di San Nicola, e quelle di proprietà di Maestro Olideu. Queste autorizzazioni, erano concesse con l'obbligo che l'acqua sporca e il mirto si gettassero fuori di Sassari, in modo da non recar danno a persone né a cose. (Il mirto si usava per aromatizzare il cuoio dopo la lavorazione nella quale si prevedeva l'uso di calce con escrementi di cane).
Il mirto sia gettato in un loro terreno recintato con il muro, nessuna via sia ingombrata con il mirto e nessuna casa del vicinato sia macchiata o sporcata. 
Se alcuna di queste persone non osserva queste disposizioni, il Podestà sia tenuto a procedere contro di loro e la conceria sia demolita dalle fondamenta. Se qualche d'uno all'interno delle mura o nelle valli o nei luoghi sopra descritti, facciano una conceria per conciare cuoio o pelli o non rispettano le regole dette, siano condannate a pagare cento Lire e la conceria fatta demolire. In nessuna parte delle valli specificate in precedenza, nessuna persona faccia lavare lana o cuoio con la calce pena il pagamento di quaranta Soldi ciascuna volta.
Questa disposizione ogni nuovo Podestà al momento del suo insediamento la faccia conoscere in tutto il territorio di Sassari la quale s'intenda valida per ciascun conciatore di cuoio o pellame, sia esso sardo, oppure continentale.

XLIV - Dessos usureris. (Norme per gli usurai).
Qualunque usureri, over qui ad usura aet prestare in Sassari dinaris, pro guadangnu non levet da alcuna persone ultra dinaris VI pro libra omnia mese. Et qui contra aet facher siat cundempnatu zascatuna volta in libras III de Ianua. Sa mesitate dessu bandu siat dessu accusatore, et issa attera dessu cumone; et siat
tentu secretu. Et ultra sa cundempnatione, gotale usureri, masclu over femina, siat costrictu de torrare toctu cussu qui ait aver appitu, ultra sa dicta quantitate.
Et ad provare custas cosas sa potestate de consizu dessos antianos, over dessa majore parte de cussos procedat pro arbitriu suo per provas over per suspitiones, et non per martiriu.

XLV - Dei figli che non ubbidiscono il padre e la madre.
Siano privati dall'eredità del padre e della madre i figli e le figlie che non siano riconoscenti nei confronti dei genitori e disobbediscono facendo cose contro la loro volontà.  
XLVI - Dessas allocationes dessas domos. (Disciplina per le case in affitto).
Qualunque persona aet tenner ad pesione domo over cosa alcuna daue alcuna persona, siat tentu, clompitu su termen dessa locatione, sa cosa ad isse allocata pacificamente et sensa molestia cussa torrare assu locatore ispazata a boluntate sua. Et si cusse qui ait aver sa cosa in allocatione aet contra facher, paghet assu cumone soddos XX, et assu allocatore dessa cosa sa pesione in doppiu, daunde su termen ait esser clompitu. Et in custu mesu daue sa potestate siat costrictu ad ispedire sa dicta cosa. Et appat termen de dies III ad ecussa cosa ispazare; astezis si esseret de voluntate dessu allocatore. Et siat licita cosa assu allocatore dessa domo over cosa dessas cosas dessu conductore retener per auctoritate sua fina ad satisfa chimentu dessa pesione. Et siat licitu ad su allocatore sa domo allocata innanti dessu termen dessa locatione recuperare, si cussa haet facher opus ad operare, over si cussa aet boler vender o mezorare, jurande tando su allocatore qui ciò non fachet in frodu over malithia pro qui ad ecusse daue sa domo vochet, over qui plus grandepesione dappat.
XLVII - De non obligare sas possessiones suas ad atter. (Da non dare e promettere beni ad altri senza un atto pubblico fatto nel comune).
Neuna persone daue como innanti promissiones fathat ad atter de non vender, donare, obligare, cambiare, over pro alia vindicare, over in alcunu atteru modu distraher sos benes et possessiones suas in tottu over in parte; astezis si custas cosas facheret daue innanti dessa potestate in su consizu maiore de Sassari cum iscriptura publica qui sindait facher in sos actos dessu cumone. Et facta sa dicta promissione, sa potestate fathat bandire per issa terra de Sassari una volta
su annu, mentovande cusse qui sa dicta promissa fechit. Et si in atteru modu sas dictas promissiones factas aen esser, sian cassas in tottu et de nesiunu valore, et
observare non se deppian. Et qualunque, masclu over femina, de cussas gotales pro missiones ad alcune fechit fina ad oe, in sos actos dessu cumone las fathet iscriver. Et si iscriptas non saen accattare, non se intendan plus, et sian cassas, et demesiunu valore. Et daunde aen esser iscriptas in sos actos, omnia sex meses se bandian per issa terra de Sassari, si comente est maratu daue supra.

XLVIII - Qui neuna persona comporet rathones azenas de deppitu. (Che nessuno vanti dei diritti su debiti fatti da altre persone).

Alcuna persone non comporet, nen in donatione over pagamentu recivat deppitu over rathone de alcunu deppitu daue alcuna persone, salvu si esseret in su
deppitu, over cosa vendita pagatore, dessa quale pagaria esseret iscriptura publica.
Et qui contra aet facher, de cussas rathones in alcunu modu desiat intesu. Et issu deppitore ad pagare cussu deppitu assu comporatore, over qui ait aver appitu sas
rathones, in alcunu dessos dictos modos siat costrictu.

XLIX - Nessuna moglie firmi o faccia contratti senza il permesso del marito.
Vivendo il marito nessuna moglie senza il suo consenso può fare ne deve stipulare nessun contratto o far fare nessuna carta ne impegnare i suoi beni.
Se dovesse stipulare un contratto che sia del medesimo valore e sempre che ci sia una giusta necessità che debba essere dimostrata davanti al Podestà. 

L - Che nessuna moglie sprechi o spenda la dote essendo il marito ancora vivo.
Qualunque femmina sposata che abbia una dote non può essendo vivo il marito sprecare, donare o utilizzare il bene in nessun modo.  
LI - Qui neunu pothat refutare alcunu capitulu de Sassari. (Tutti devono rispettare e non rifiutare le norme degli statuti).
Ordinamus qui neunu, masclu over ſemina, pothat over deppiat cum carta de notaiu over sensa renuntia ad alcunu capitulu de Sassari, nen ad alcuna rathone qui se contenet in sos capitulos, nen pactu alcunu facher contra capitulu. Et qui contra aet facher, cussu gotale pactu over renuntiatione non nochiat ad ecusse qui cussu pactu over renuntiatione aet aver facta.
LII - Disposizioni su documenti del Notaio.
Ciascun Notaio deve svolgere con onestà e diligentemente il suo lavoro e fare le registrazioni entro quindici giorni pena il pagamento di quaranta Soldi. 
Se un Notaio muore, tutti i suoi atti vadano ad altro Notaio, scelto dallo stesso Podestà e dagli Anziani. Questo Notaio è obbligato dare agli eredi del morto la metà di tutti i frutti e utili ricavati dagli atti che erano in potere del morto. 
Ogni Notaio depositi per garanzia trecento Lire.

LIII - Il costo dei documenti notarili.
Per i contratti di locazioni, vendite, e accordi fra servi e serve il notaio può percepire tre Soldi per ciascun atto, per contratti di debito, quattro Soldi. 
LIV - Dessu e cemplu factu dessas cartas bullatas. (Trascrizione e documenti ufficiali fatti da pubblici notai.
Neuna fide dare se deppiat ad alcunu exemplu levatu daue alcuna carta bullata fata in Sardigna, si non esseret exemplata per manu de publicu notaiu in cussa provincia, dessa quale aet esser istatu sengnore cusse, qui sa carta, over su privilegiu fechit. Su quale exemplu se deppiat attenticare cum subscriptiones de tres
atteros notaios. Et innanti qui se exemplet, nen qui se pothat exemplare, se leiat in su consizu maiore de Sassari publicamente. Et in cussu consizu dimandet balìa
de exemplare cussa carta. In su quale consizu se clamen duos bonos homines ad examinare cussa carta. Et si aet parrer ad ecussos bonos homines qui cussa carta se deppiat exemplare, exemplet si, et det si fide assu exemplu factu per issu dictu modu.

LV - De non comporare sos benes dessos rebelles. (Non acquistare beni di ribelli e banditi).
Sas possessiones et benes dessos isbanditos et rebelles assu cumone de Sassari apropriatas, in tottu over in parte, neuna persone daue como innanti comporet, over comporare fathat in alcunu modu. Et qui contra aet facher, siat cundempnatu daue sa potestate in libras C de Ianua; et issos benes comporatos torren assu cumone. Et in sa intrata dessu regimentu suo sa potestate su dictu capitulu bandire fathat per issa terra de Sassari in sos locos et partes usatos.
LVI - Dessos patronos dessos lingnos. (Diritti dei proprietari delle imbarcazioni che vengono a portu de Turres).
Sos patronos dessos lignos, qui aen benner ad portu de Turres, sos quales lingnos sos mercatantes aen naulizare ad iucher sa mercatantia, sian tentos de dare
suffitiente securitate, qui sas cosas et mercatantias, sas quales in cussos lignos aen promitter de portare integramente, aen reciver et garriare in cussos; data sa securitate predicta ad sa potestate, over qui aet tenner locu suo. Appita per issos mercatantes sa puliza daue su maiore de portu, pothan exire dessa terra cum
sa mercatantia et cosas sas quales aen boler garriare, sensa alcuna attera puliza over paraula de corte: et issu portorargiu lasset cussos andare, sensa alcuna attera paraula. Et si per aventura su contractu aen facher, et de cussa mercatantia alcuna cosa in terra aet romaner, paghet su patronu tottu sos dampnos et interesses,
sos quales sos mercatantes aen sustenner, et aver dessas cosas et mercatantias, qui aen romaner, et non aen esser in su lignu recivitas. Et si assu patronu non aen
dare sos mercantes sa mercatantia ad isse promissa in su termen ordinatu, siat tentu su mercatante de pagare assu patronu de novu, quale et de plenu.

LVII - Non portare o comprare sale da nessuna parte senza la licenza del doganiere.
Nessuna persona debba portare o faccia portare nella terra di Sassari o nel distretto il sale senza il permesso del doganiere, chi trasgredisce sia condannato dal Podestà a pagare cinque Soldi di multa oltre al sequestro del sale e della bestia che lo trasporta.
La metà dei soldi della pena siano dati al doganiere e l'altra metà alla persona che ha fatto la denuncia, questo nome sia tenuto segreto.

LVIII - Come e dove si devono vendere le pelli.
Che nessuna persona può vendere o comprare cuoio fresco o secco nel quale fossero rimasti attaccati pezzi di carne, nervi, ossa o unghie oppure salati con sale misto a terra. Chi acquista ha facoltà, di poter percuotere cinque volte la pelle con un bastone grosso.
LIX - Come si deve vendere il formaggio, la lana, la fune e le multe previste.
Chiunque venda formaggio salato o mischiato con terra e sale o altra porcheria deve pagare per ciascuna misura tre Soldi di Genova, la metà della pena vada al comune e l'altra all'accusatore, il nome di questo sia tenuto segreto. Se qualche d'uno vende lana bagnata o umidità intenzionalmente o mischiata con terra o altra porcheria, paghi al comune cinque Soldi di multa e la lana bruciata. La stessa cosa deve essere fatta per la fune nuova che deve essere venduta a peso. Chi vende il formaggio deve avere sempre le mani pulite.
LX - Dove si deve vendere il cuoio e alcuni prodotti per mangiare.
Chi vende e chi compra il cuoio, lo devono fare in Ruga de Cotinas la strada che va dalla porta Capu de Villa (porta Catello) sino alla porta Sanctu Flasiu (San Biagio vicino all'odierna porta Sant'Antonio) in modo che essendo una via molto frequentata ci siano sempre testimoni per evitare truffe. Chi non rispetta questa disposizione siano condannati il venditore e chi compra a una pena di venti Soldi per ciascun cuoio comprato. La metà di questa pena sia del comune e l'altra metà dell'accusatore il cui nome rimanga segreto. 
Le pelli e il formaggio si vendano a Sassari e non fuori città, si paghi una pena di cinque Soldi per ciascun "cantare" (una misura antica). La metà della pena sia del comune e l'altra metà sia data all'accusatore. Tutto ciò che serve per mangiare all'uomo compreso il pane sia venduto in quella via eccetto che dal muro dalla casa che fu di Albonictu de Massa sino al muro di levante della casa che fu di Gualteri de Vulterra. (Era un tratto di strada dell'attuale Corso V. Emanuele).
Se qualche d'uno vende questa merce all'interno di questo spazio paghi due Soldi. 
I venditori di queste merci devono giurare sui vangeli di fare fedelmente il loro lavoro e denunciare tutti i trasgressori e il giorno che è stato fatto il reato. La metà della pena inflitta sia del comune e l'altra metà sia data all'accusatore il cui nome sia tenuto segreto e pagato subito.

LXI - De non andare ad portu pro comporare. (Divieto di comprare dalle navi ormeggiate al porto).  
Ordinamus qui neuna persone mercatante, over non mercatante, deppiat andare ad portu de Turres ad comporare alcuna cosa, over mercatantia mandica
torgia, over non, qui aet benner ad portu de Turres in alcunu lingnu, su quale lignu in cussu portu aet isguarriare, pro deverlas revender, astezis linnamen. Et qui contra aet facher, paghet assu cumone pro zascatuna volta soddos XL de Ianua. Sa mesitate dessu bandu siat dessu cumone, et issa attera dessu accusatore, et siat tentu secretu.

LXII - Disposizioni per la vendita della carne.
I macellai e tutti quelli che vendono la carne lo devono fare nel posto stabilito dal comune presso la porta Gurusele (esattamente di fronte alla chiesa della Trinità). Nessun macellaio può vendere la carne gonfiata o fatta gonfiare con il soffio (per pesare di più), chi lo fa sia condannato a pagare cinque Soldi. Siano tenuti i "taverrargios" (antico nome dei macellai derivato da taverna il locale dove si vendeva la carne), a gettare la sporcizia della macellazione del bestiame morto come le corna, fuori le porte della città, nel posto dove si butta la mondezza. 
Il sorvegliante del macello giuri davanti al podestà di accusare chi trasgredisce la legge, i trasgressori saranno condannati a pagare per ciascuna volta dieci Soldi, la metà sia data al comune e l'atra metà all'accusatore, l'ufficio del Podestà può come meglio crede indagare. Sia creduto il giuramento dell'accusatore, i membri del Consiglio Maggiore siano creduti senza giuramento.  
Si venda la carne in questo modo: un quarto del castrato dieci Denari, un quarto di montone otto Denari; un quarto d'agnello sei Denari; un quarto del caprone castrato otto Denari, un quarto di capra sei Denari, un quarto della pecora femmina sei Denari.
La carne del maiale si venda in questo modo:
Maiale maschio ogni sei once, (il peso di un'oncia era circa 45 grammi) un Danaro, la carne della scrofa otto once, un Danaro.  
La carne del bue e della vacca si venda in questo modo:
La carne di vacca dodici once un Danaro; la carne di bue diciotto once un Danaro.
Chi trasgredisce queste disposizioni paghi cinque Soldi ogni volta.  
Ciascun macellaio venda la carne al macello o nel posto stabilito, vietato venderla in casa sua pena una multa di cinque Soldi.  
È vietato vendere carne di femmina per maschio, carne di bue per vacca, quella di capra per montone, carne di pecora femmina per maschio, carne di animale non castrato per castrato. 
Se non si rispettano queste disposizioni si faccia pagare ciascuna volta dieci Soldi. Vietato vendere carne di una bestia per altra, se si trasgredisce si paghino al comune dieci Soldi. 
Nessuno venda carne di animali morti per malattia, o morti da due o massimo tre giorni, per questa disposizione chi trasgredisce sia condannato a pagare venti Soldi ciascuna volta.
Vendere carne di maiale salata sei once, un Danaro, il lardo non si può vendere più del prezzo stabilito, i piedi e la testa siano venduti a peso.
Chi vende la carne a peso la deve dare a tutti, qualsiasi quantità si chieda, secondo le esigenze di chi compra e secondo i soldi disponibili. Se non si rispetta questa disposizione sia condannato a pagare ogni volta cinque Soldi.
Il prezzo della carne può aumentare o diminuire secondo le disposizioni del Consiglio Maggiore, rispettando il presente capitolo. 
Gli accusatori vadano dall'amministratore oppure dal responsabile, questi ricevano le prove della denuncia come vogliono. Quando non ci dovesse essere un responsabile, gli accusatori vadano dal Notaio del comune e questi riceva le prove come meglio crede tenendo conto delle persone che sporgono denuncia.
In questo caso sia pagato subito la metà dei soldi che spettano all'accusatore.

LXIII - Vietato vendere e comprare durante le feste.
Eccetto le cose che si vendono a onore di Dio, che riguardino la chiesa, per mangiare, per gli animali vivi, pali, legna e cosa che mandano le navi, nessuna persona deve comprare o vendere la domenica e i giorni di festa solenne. Se si trasgredisce si paghino cinque Soldi, la metà vada al comune e l'altra metà vada all'accusatore il cui nome sia tenuto segreto.
LXIV - Carne e alimentari si devono vendere o comprare solo dopo le nove.
Nessuna persona deve comprare carne di vacca, di bue, di maiale, pecora e di alcun'altra bestia morta oppure pesci, pernici, frutta o qualsiasi cosa per mangiare che sia portata a Sassari per vendere o rivendere prima del terzo suono (le nove) della campana di San Nicola. Chi lo fa o contravviene paghi per ciascuna volta cinque Soldi e sia sequestrato tutto. Di questa multa la metà sia del comune, l'altra metà all'accusatore il quale nome sia tenuto segreto. Ogni accusatore deve giurare e il giuramento creduto. 
Ogni podestà all'inizio del suo mandato renda pubblico quest'articolo del codice in tutto il circondario di Sassari.  

LXV - Venditori di legna, fieno e paglia.
I venditori della legna, dei pali, della paglia, dell'erba e del fieno, vendano queste cose nella piazza del comune, non possono vendere da altre parti salvo quando si va o si torna da quella via. Chi contravviene sia condannato a pagare una multa di tre Denari per ogni fascina. Chiunque sia del consiglio maggiore sia creduto senza giuramento, gli altri accusatori devono giurare di dire il vero. La metà della multa sia del comune e l'altra metà sia data subito all'accusatore. 
LXVI - Non si possono vendere le pernici oltre quattro denari.
Nessuno venda o faccia vendere in Sassari neanche nel distretto pernici oltre quattro Denari l'una. Chi contravviene paghi per ciascuna volta dodici Denari, ciascun elemento del Consiglio Maggiore sia creduto senza giuramento, la metà sia del comune e l'altra metà sia data all'accusatore il cui nome sia tenuto segreto.   
LXVII - Vietato pescare e vendere pesce avvelenato con l'euforbia.
Ordiniamo che nessuna persona avveleni le acque per pescare, è vietato portare a Sassari o nel distretto anguille o pesce avvelenato, se lo fa, sia condannato dal podestà a una multa di cinque Lire, la metà sia del comune e l'altra metà all'accusatore il quale deve dimostrare l'accusa. (A quei tempi si pescava il pesce con l'euforbia una pianta tipica della Sardegna che contiene delle sostanze che stordiscono il pesce per facilitarne la cattura).  
LXVIII - Disposizioni per vendere i pesci e le anguille fresche.
Chi deve vendere il pesce e le anguille lo deve portare il giorno stesso che è stato pescato. Nessun venditore durante la vendita stia seduto o appoggiato in nessun posto pena una multa di dieci Soldi, la metà di quella cifra vada al comune e l'altra metà all'accusatore che deve giurare, il nome rimanga segreto e si paghi subito. 
Chi porta il pesce dalla mattina lo deve vendere entro mezzogiorno, chi lo porta dalle nove a mezzogiorno lo deve vendere sino all'ora del vespro (al tramonto) e non oltre. Chi trasgredisce a questa norma sia condannato a pagare per ciascuna volta trenta Soldi, la metà vada al comune e l'altra metà si data all'accusatore il quale deve dimostrare le prove dell'accusa.   

LXIX - Disposizioni per quelli che macellano la carne di maiale.
Chi macellava il maiale non lo poteva fare in piazza o in pubblica via. 
I cittadini di Sassari possono comprare in macelleria, massimo cinque maiali per uso familiare e non di più. 
Dal maiale macellato, prima d'essere portato alla vendita, sia levata la testa, i piedi, la spina dorsale, le costole, la lingua, le orecchie e le unghie.  
Chi compra o chi vende la carne senza che siano rispettate le disposizioni, deve pagare per ciascun maiale macellato tre Soldi, la metà al comune e l'altra metà all'accusatore. Chiunque faccia il macellaio non consenta che in una pubblica si getti sangue, intestini, o altra porcheria, la faccia gettare nel posto dove si butta la mondezza, se si trasgredisce sia punito con una pena di dieci Soldi, la metà sia data al comune e l'altra metà all'accusatore il cui nome sia tenuto segreto. 
Queste disposizioni valevano solamente per chi vendeva la carne nel pubblico macello non si applicava a chi uccideva il maiale per uso proprio.

LXX - Non gettare acqua nella via pubblica prima del suono della terza campana.
Nessuna persona deve gettare acqua in una pubblica strada prima che sia suonata la campana del comune delle ore nove, chi getta l'acqua deve gridare tre volte guarda. Il trasgressore paghi cinque Soldi. Se qualche d'uno di giorno o prima del suono della campana getta acqua dalla sua casa e bagna qualche d'uno, paghi la sopra indicata pena. Metà dei soldi siano del comune e l'altra metà dell'accusatore, il nome di questo sia tenuto segreto. Se la denuncia la fa uno del Consiglio Maggiore sia creduto senza giuramento, tutti gli altri devono giurare di dire il vero.
LXXI - I mugnai.
Quando i mugnai ricevono il grano e l'orzo per la macina, devono restituire tutta la farina prodotta senza che ne manchi niente. Chi contravviene sia condannato dal Podestà a pagare dieci Soldi e restituire il maltolto. Della frode della farina sia creduto il giuramento di chi ha subito il danno sia esso donna o uomo o qualche d'uno dei loro servi. Era sufficiente che chi portava il grano a macinare giurasse solamente una volta, questo giuramento doveva essere scritto negli atti del comune. Quando ogni anno entrava in carica il nuovo Podestà, tutti i mugnai, le loro mogli, e quanti stavano con essi nel molino (purché non minori di quattordici anni) dovevano presentarsi a lui per giurare di esercitare il mestiere senza frode. Nessun mugnaio per ogni macinata non poteva pretendere più della quattordicesima parte di un rasiere, (la misura per i cereali), il mugnaio che ha false misure sia condannato ogni volta a una multa da cento Soldi fino a dieci Lire.    Della regolarità di questo esercizio, il Podestà può indagare tutte le volte che vuole.
LXXII - I barbieri.
Nessun barbiere poteva radere la barba la domenica e nelle feste solenni in nessuna piazza pubblica, nella via, né in casa propria o d'altri. I trasgressori erano puniti con una multa di cinque Soldi, la metà andava al comune e l'altra metà all'accusatore il cui nome doveva rimanere segreto.
LXXIII - I fornai.
Nessun fornaio sia maschio che donna non prenda per la cottura del rasiere del pane oltre quattro Denari, nelle feste di Pasqua di Natale o Pasqua di Resurrezione prenda sei Denari a rasiere. Chi prende oltre quello previsto sia condannato a pagare cinque Soldi ciascuna volta, la metà sia del comune e l'altra metà all'accusatore. Di questa denuncia sia creduto il giuramento della persona al quale il fornaio deve restituire i soldi. Nessuna persona di Sassari o che abiti a Sassari possa avere un forno nel tratto di strada dalla porta Santu Flasciu sino a porta Capu de villa. (In pratica in tutto l'odierno Corso V. Emanuele). 
Chi trasgredisce sia condannato dal podestà a pagare dieci Lire e il forno disfatto. 

LXXIV - Disposizioni per chi trasporta le merci con i carri.
Chi trasporta le merci con i carri paghino ogni volta che si entri in città con il carro, sono esentati quelli che trasportano biada al porto. Per ogni viaggio percepiscano massimo sei Soldi percorrendo sempre la strada più breve. Non rubino la merce del cliente.
Chi non osserva queste disposizioni sia condannato dal Podestà per ciascuna volta a pagare da dieci sino a venti Lire secondo la decisione del Podestà. Chi froda da venti Soldi in giù sia condannato a pagare dieci Soldi e rimborsi il danno. Chi non paga entro dieci giorni al Massaio del comune sia frustato per le vie della città e si cacciato dal territorio di Sassari e dal distretto. Chi froda cosa di altri in quantità di cento Soldi in giù sino a venti Soldi sia condannato a pagare da dieci Lire sino a venti secondo la discrezione del Podestà e rimborsare il danno causato, se non si paga la multa o rimborsato il danno entro dieci giorni le sia tagliata la mano destra. Chi froda da cento Soldi e oltre, sia impiccato per la gola nello stesso posto in cui è stata fatta la frode.  
Il Podestà costringa a pagare chi ha truffato. Se tali truffatori non si possono punire perché fuggiti, siano banditi per sempre dalla città di Sassari e dal distretto, se tornano nel comune, devono pagare la pena loro inflitta. 
 
LXXV - De mendare sos cavallos mortos. (Sostituire i cavalli del comune morti).
Cussos qui aen cavallos ad posta prossu cumone, si in alcunu servithu, o pro alcunu servithu dessu cumone aen morrer sos dictos cavallos, over saen guastare, mendensidessos benes dessu cumone, cio est dessas condempnationes, dessas quales si assignet assu segnore dessu cavallu fina assu extimu dessu cavallu mortu. Sa quale condempnatione su massaiu dessu cumone gollire depiat; et issa dicta mendia se fathat in sas dictas condempnationes infra meses II daue su die dessa adpresentatione dessu corgiu dessu cavallu mortu, over qui aet esser factu ad isquire assa potestate, et assu priore dessos antianos, et ad duos antianos. Et si sa mendia facta non aet esser infra su dictu termen, cusse, cuiu est su cavallu, non siat costrictu daue sa potestate, over daue su cumone ad comporare atteru cavallu infina a tantu qui sa dicta mendia se fathat. Non intendende qui siat servithu de cumone quin cavallu
de posta aet andare ad silva, over ad imbassiata alcuna, dessa quale su imbassiatore appat salariu daue su cumone. Et quando saen ponner sos cavallos, over posta saet facher, iscrivat se per issu notaiu dessos sindicos dessu cumone de Sassari, su quale est salariatu daue su cumone; et nessiunu prethu de levet pro iscriver. Et quando su corgiu dessu cavallu mortu saet presentare, su dictu notaiu non de levet alcunu prethu pro iscriverlu; nen etiam deu su priore dessos antianos, over al
cunu antianu levet prethu alcunu provider, over pro iscriver facher cussu. Et qui contra aet facher, pachet assu cumone zascatuna volta soddos XX de Ianua.

LXXVI - Uccisione degli animali trovati nei terreni privati.
Se qualche bestia è trovata in qualche vigna, oppure in un terreno arato, orto ecc. il proprietario del terreno è autorizzato a ucciderla o ferirla o a denunciare con la sua parola l'accaduto, per questo motivo non sia accusato e condannato dal Podestà eccetto che a ferire la bestia sia provato che sia avvenuto fuori dal suo terreno. Questo non vale per i cavalli maschi e femmine con freno in bocca o con la sella addosso. Nessuno per questo motivo può uccidere in un'ora più di un animale grosso come; un bue, una vacca, una pecora o un asino. Gli animali piccoli come un maiale, un agnello, una capra si possono uccidere fino a sei e uno di questi se si vuole sia catturato per mangiarlo.
Queste cose ciascuno le potrà fare non solamente in vigna, orto, campo o terra propria, ma s'intende anche in terra in affitto. Non si possono uccidere le bestie che sono a pascolo in un terreno non coltivato eccetto i piccoli animali. 

LXXVII - Non uccidere o catturare le colombe di altre persone.
Nessuno di Sassari o del distretto deve uccidere, catturare o tenere colombe domestiche appartenenti ad altre persone. Chi trasgredisce sia condannato dal Podestà a pagare per ciascun colombo catturato dieci Soldi, la metà sia del comune e l'altra metà sia data all'accusatore il cui nome sia tenuto segreto e si paghi subito. 
LXXVIII - Dove portare e legare il bestiame trovato.
Se il bestiame di Sassari e del distretto fugge, oppure si perde, chiunque lo ritrovi, lo stesso giorno o quello seguente lo porti alla colonna o al pilastro della loggia (tettoia) del comune di Sassari e si leghi e si lasci stare.  Chi trasgredisce, sia condannato a pagare cinque Lire di Genova e a restituire la bestia trovata. Questa disposizione il Podestà la faccia conoscere al momento del suo insediamento e la faccia rispettare. 
LXXIX - Dessos dannos qui se fachen in sas domos dessas vingnas. (Danni causati alle case e alle vigne).
Toctu sos dannos, sos quales saen facher in sas domos dessas vingnas, ortos et molinos, et in sas massaritias et benes qui esseren in cussas domos, sasquales sun infra sas confines de Sassari, cio est infrasa iscolca de Sassari, per manu de homine o de focu, astezis si cussos dampnos se facheren per ecussos qui esseren
receptatos et habitaren in cussas domos, sian mendatos per issu cumone de Sassari infra unu mese daue cho aet esser facta sa denuntia, iurande cussu qui aet aver appitu su dannu dessa quantitate dessu dannu ad isse factu. Et ciò non se intendat dessas domos, sas quales sun in sas villas de Bosoe, Murusas, Innoviu, Chitarone, Silchi et Cleu, nen dessas domos, sas quales sun ad prope dessos muros de Sassari per L cannas, ad sa canna de palmos X: non se intendat etiamdeu, qui se mendet auru, over arghentu, nen de domos de ortos, sas quales sun ad prope de Sassari, nen de concias se fathat mendia per issu cumone. Et si tale malefactore in sa fortha dessu cumone aet benner, siat punitu si comente in sos capitulos se contenet. Et si ad alcunu de Sassari gotale dannu factu esseret in benes suos de Romangna et de Flumenargiu, sian tentos cussos dessa villa, over iscolcha, in sa quale su dannu esseret factu ad ecusse de Sassari, cussu dampnu provare infra su tempus dessu breve, su quale de ciò favellat, su quale incominzat – Maiores etc. jurande su dictu sassaresu dessa quantitate dessu dannu ad isse factu: in attera guisa, passaut su tempus, sos iuratos de cussa iscolca sian tentos de mendarelu. Et ad extimare omnia dannu qui saet facher ad sos homines de Sassari in Romangna et in Flumenargiu in qualunqua possessione, vaian duos iuratos de Sassari, et unu de Romangna, cio est de cussa iscolca, in sa quale su dampnu aet es
ser factu, et gasi in benes mobiles, quale et istabiles; salvu si pro minus ispendiu cusse achen ait esser factu su dannu boleret ad prethare cum iuratos de
cussa iscolca, qui siat in balia sua.

LXXX - Dove vendere i legumi. La tassa sull'utilizzo dello staio (la carra). 
Ordiniamo che chi vende grano, orzo, fave, fagioli o altri legumi lo faccia nella piazza, dove c'è il peso (la Carra) e paghi per il suo l'utilizzo, un denaro per ciascun rasiere. Quelli che vendono all'ingrosso dentro Sassari e usano la misura del comune ed essendo presente il misuratore del comune paghi tre soldi ogni cento rasieri, se non c'è il misuratore del comune, paghi due soldi ogni cento rasieri. Quelli che vendono grano e orzo della loro terra lo potranno vendere senza pagare la tassa del peso salvo che non usino il peso del comune, in questo caso si paghi due soldi per ogni cento rasieri. Un rasiere era un cilindro di solito di ferro o legno che aveva la capacità di contenere diversi stai, uno staio era un'antica misura che variava da paese a paese, era usato per la misura dei legumi e cereali, ecc., al centro del rasiere c'era un ferro a forma di T, la parte alta di questo ferro quando si misuravano i legumi non doveva essere coperta. La rasiera era un bastone tondo lungo un metro, si utilizzava quando si misurava la quantità da vendere, si riempiva il contenitore sino all'orlo, si passava la rasiera sopra la bocca del recipiente per levare il colmo in eccesso. A Sassari come diremo in un altro capitolo, si usava la "Carra", una struttura in pietra con uno scavo, questo, rappresentava una misura precisa. 
La vendita fatta in questo modo era molto controllata per evitare truffe e imbrogli ai danni dei cittadini, anche in questo caso era prevista una condanna a pagare venti Soldi di cui la terza parte andava all'accusatore e due al comune. 
Chi accusava un venditore disonesto, doveva giurare ogni volta di dire il vero, erano esentati dal giuramento gli uomini del consiglio maggiore che dovevano essere creduti subito. Anche il misuratore del comune doveva giurare di svolgere con onestà il suo lavoro altrimenti se accusato ed era condannato, doveva pagare dieci Soldi. 

LXXXI - Qui zascatunu pothat ponner boes in vingna sua. (Ogni persona è libera di tenere i buoi sia al pascolo o per lavoro nella sua vigna o nel suo terreno).
In vingna sua, ortu, et locu suo zascatunu pothat mitter et ponner boes suos, et atteros qui aet boler, et omnia bestiamen, et ecussos in cussu locu tenner, gasi pro pascher, quale et pro lavorare ad boluntate sua.

 LXXXII - La strada che devono percorrere i"carradores" per il trasporto delle merci da Porto Torres.
I carradores che conducono i carri che devono andare o tornare da portu de Turres (Porto Torres) devono farlo per la via principale che passa da Pischinas, da Innoviu e Octavu (Ottava) passando per il ponte di pietra che è a metà strada. Per andare al porto passando da Gennanu seguire la strada per Kerqui (o Querqui). Nel XIII secolo Kerqui era un importante centro abitato del giudicato di Torres, nella vicina chiesa di San Michele Plaiano, si riuniva spesso la Corona de Logu. Tutte le volte che cambiavano percorso si doveva pagare una pena di quaranta soldi. Queste disposizioni valevano sin quando il Podestà o il Consiglio Maggiore ordinavano di percorrere un'altra strada. 
LXXXIII - Le donne che vendono frutta o altra cosa commestibile durante la vendita non pratichino la filatura nelle vie.
Nessuna donna che vende per la strada generi alimentari (frutta, verdura ecc.), non fili la lana pena il pagamento di due soldi. La metà dei soldi sia del comune e l'altra metà all'accusatore il cui nome sia tenuto segreto e sia subito pagato. I consiglieri del Consiglio Maggiore siano creduti senza giuramento, tutti gli altri devono giurare di dire il vero. 
LXXXIV - Il podestà tre mesi prima di lasciare l'incarico deve emendare gli statuti e lasciarli corretti per il giuramento del successore.
LXXXV - Vietato mandare in esilio cittadini sassaresi.

Nessun cittadino di Sassari può essere cacciato o mandato in esilio per nessun motivo.
LXXXVI - Non restituire i prestiti avuti dal comune al tempo dei pisani. 
D'ora in poi tutti i prestiti dovuti al comune durante il governo della città da parte dei pisani sino all'insediamento del primo Podestà mandato da Genova, non si devono restituire o soddisfare in alcun modo il pagamento. 
LXXXVII - Dessos isbanditos. (Di quelli messi al bando).
Pro neunu excessu sos benes de alcunu isbanditu de Sassari disfacher se pothan, over suchiare, ma cussos benes se approprien assu Cumone de Sassari,
secundu sa qualitate dessu malefitiu.

LXXXVIII - Alle elezioni siano presenti solo gli elettori.
Che nessun cittadino, tranne i soli elettori, possa essere presente nella sala, o prendere parte all'elezione dei funzionari del Comune.
LXXXIX - Qui sos offitiales fathan iscriver sos contra fachentes. (Registrare i nomi di chi ha subito una pena).
Tottu sos offitiales, et zascatunu dessos, qui aen aver offitiu alcunu in Sassari, et in su districtu, dessu quale offitiu parte alcuna dessu bandu over dessa tentura se acquistet assu Cumone, sian tentos sos qui aen facher contra facher iscriver ad presente, qui los aen accattare contra fachende, in sos actos dessu Cumone per issu notaiu dessos sindicos; et fathat si de cussas accusas libru per se. Et siat tentu su notaiu de deverlos iscriver. Et zascatunu oſſitiale etiam deu in unu libru suo iscrivat, over iscriver fathat. Et cum cussu libru cussos oſſitiales sian tentos de facher rathone dessu offitiu issoro assos sindicos dessu Cumone de Sassari in zascatunu antianatu. Et qui contra aet facher, pachet assu Cumone libras V de Ianua zascatuna volta. Dessu quale bandu sa quinta parte siat dessu accusatore, et issa attera dessu Cumone; et siat tentu secretu. Et in custos oſſitios non se intendat su oſſitiu dessa massaria de Romangna, nen dessos portorargios prossa alga.
Et quando custos offitiales aen iurare su offitiu issoro, su notaiu dessu Cumone ad issos custu capitulu siat tentu de leier.

XC - Dove gettare la spazzatura e il letame. 
Tutte le persone devono gettare la spazzatura e il letame nei posti previsti.
Le persone che passano per la porta Capu de Villa (porta Castello) gettino la mondezza e il letame negli orti del comune e di Vizenthe de Lella, dal muro di confine degli orti di ciascun lato lasciare una via larga trenta palmi e tenerla sempre sgombra. 
Le persone che passano tramite la porta Gurusele (porta Rosello), gettino la mondezza e il letame nella valle degli eredi di Ugolinu Romenaiu. 
Le persone che vanno per la porta di Sanctu Flasiu (porta Sant'Antonio) e porta Utheri (porta Utzeri), gettino la mondezza e il letame nella terra del comune, la quale è sotto la via che va alla chiesa di Santa Maria dei frati minori. Nei posti stabiliti per il gettito il Priore degli Anziani metta una colonna con una croce o altro segnale.
Chi contravviene paghi per ciascun "istergiu" (secchio/recipiente) o per ciascun carico d'asino quattro Denari ciascuna volta. 
La metà di questi soldi sia data al comune e l'altra metà ai "portorargios" (i guardiani delle porte), questi siano tenuti a fare osservare queste disposizioni ciascuno per la porta di competenza.

XCI - Qui sas cosas qui se venden sian pinnos dessu qui laet venditu.  (Le cose vendute e non pagate siano ancora di proprietà del venditore).
Quando saet facher vendita alcuna de alcuna cosa mobile, over istabile, et issu prethu non se pachet ad presente, ma se vendat ad termen, et ciò aet apparrer per iscriptura publica de notaiu, in fina ad tantu qui assu recivitore over venditore aet esser pagatu dessa cosa vendita, non se pothat, nen deppiat molestare in cussa cosa vendita per isse per alcunu, assu quale esseret innanti su comporatore de cussa cosa obligatu, ma semper sa dicta cosa siat propriu pinnos de cusse qui laet vendita. Et quantu est in cussa cosa, siat plus forte in rathone, in fina a tantu qui aet esser ad isse integramente satisfactu dessu prethu de cussa cosa.
XCII - Dessos qui batten sas telas, et issu albache. (Venditori di tela, panni di lana e canovacci).
Sian tentos tottu, sos qui battun telas, cannavazu et albache, vender sas telas et issu cannavazu in soltos, si qui zascatuna tela per se vider se pothat, et issualvache se vendat ad valda, et non ad ballone. Et issos com poratores  in custu modu sian tentos de comporare. Et qui contra aet facher, pachet assu Cumone zascatuna volta soddos XX de Ianua pro zascatunu fardellu de telas over cannavazu. Et de zascatunu ballone de alvache soddos X de Ianua. Et paghet, gasi su venditore, quale et issu comporatore. Et niente minus ad ben der et comporare in custu modu sian tentos, et zascatunu pothat accusare, et issa accusa provare. Et appat su accusatore sa mesitate dessu bandu; et siat tentu secretu.
XCIII - Qui unu notaiu de Sassari se eliat zascatunu annu. (Il Notaio di Sassari deve essere eletto ogni anno).
Eliat si per issos antianos et sindicos dessu Cumone de Sassari zascatunu annu unu notaiu de Sassari ad iscriver sas intratas et essitas dessu Cumone,
et atteras cosas qui se laen cumandare per issu consizu maiore, et per issos sindicos dessu Cumone; si et in tale guisa, qui qui vaet esser clamatu siat nativu de
Sassari ipse, over su patre suo, over sa matre sua. Et issos clamatores iuren ad sancta Dei evangelia de novu clamare cusse, qui credan plus legale et suffitiente ad
ecussu oſſitiu. Et si in atteru modu asseret clamatu, salvu comente est naratu, non bazat sa electione. Et si alcunu capitulu est contra custu, siat cassu, et ecustu se
observet. Su quale notaiu et issu massaiu dessu Cumone ad presente, factas sas con demnationes et issos isbandimentos in su parlamentu, deppian aver copia de cussos; et similliante copia sos sindicos dessu dictu Cumone. Et appat su notaiu pro salariu suo daue su Cumone libras XXXV de Ianua su annu. Et si muccubellu alcunu levaret daue alcuna persone in su offitiu suo, over dessos benes dessu Cumone, ultra su feu, pachet assu Cumone dessu senu X, et perdat su offitiu. Et qui aet esser unu annu notaiu, vachet daue cussu offitiu duos annos proximos qui aen benner.

XCIV - Qui ad neunu offitiale, over ad attera persone se fathat provisione, salvu in ecustu modu. (Non si faccia nessuna previsione di stipendio certo per i dipendenti comunali). 
Ad neunu offitiale dessu Cumone de Sassari se fathat provisione, assu quale certu feu non aet esser assignatu, fina ad tantu qui aet esser foras dessu offitiu, et rathone aet aver factu de cussu. Et quando alcunu aet servire assu Cumone de Sassari, pongnamus qui non siat offitiu ordinatu, de cussu servithu provider non si pothat, salvu per issa potestate, sindicos et antianos dessu Cumone, over maiore parte de cussos. Et achen aet esser assignatu salariu in su offitiu, alcuna provisione facher non se pothat de cussu.
XCV - Qui sa potestate non pothat dimandare sergentes. (Il Podestà non può richiedere al suo servizio uomini armati).
Sergentes, over masnata, sa potestate de Sassari qui est, et pro tempus aet esser, non pothat nen alcunu pothat in consizu privatu over palesi narrer, qui se det ultra sa masnata, sa quale devet aver senandu sa convenzione. Et qui contra aet facher, pachet assu Cumone libras C de Ianua, salvu pro alcunu accidente bisongnivile, et tando pothat cussu mitter innanti assos antianos; et si aet parrer ad sos antianos, mittat si ad consizu. Et ciò qui su consizu daet boler, se fathat.
XCVI - Che nessuna donna segua un funerale. 
Si ordina che nessuna femmina di Sassari o di altro posto deve andare alla chiesa di Santa Maria dei frati minori appresso al funerale di una persona morta, di entrare in chiesa per vederlo o dalla chiesa al "Munimentu" (il posto dove si seppellivano all'epoca i morti vicino alla chiesa di Santa Maria). Chi trasgredisce sia punita a pagare una multa di venti Soldi, la metà al comune e l'altra all'accusatore. Le persone del consiglio maggiore siano credute per il giuramento fatto.   
XCVII - Giuramento degli elettori che nominano i funzionari del comune.  
I cittadini chiamati per eleggere gli "offitiales" del Comune (in questo caso offitiales significa responsabili dei vari uffici comunali) devono prestare giuramento sul Vangelo di non votare persone che le abbiano chiesto il voto, devono votare con coscienza e non perchè il voto è stato chiesto da amici. 
 
XCVIII - Qui neunu se vochet de possessione, sensa esser litigatu. (Non si tocchi la proprietà di alcuno senza una sentenza del giudice).
Qualunqua persone ad nutum  suo aet posseder alcuna cosa, over possessione, de cussa possessione over cosa non siat bocatu, si innanti non est litigatu et binchitu secundu sos capitulos et usansas de sa terra de Sassari. Et si alcunu aet intrare in alcuna possessione over cosa, sa quale attera persone pro sua tengnat, et siat inde in possessione sensa la litigare et bincher, et ecusse qui aet esser iniuriatu de ciò accusa aet facher, siat condempnatu daue sa potestate cusse qui aet facher sa iniuria in sa sexta parte dessu valimentu dessa cosa predicta, extimata per duos bonos homines mandatos per issa potestate, remanende semper firmu su possessore in sa possessione sua.
XCIX - Elezione degli Anziani.
Il consiglio degli Anziani era formato da sedici persone, dovevano essere eletti quattro per ogni quartiere. 
Nessuno poteva essere Anziano se non apparteneva al Consiglio Maggiore (composta di cento persone). 
Essi si nominavano per speciali attribuzioni e per i bisogni giornalieri. Per evitare malumori nei cittadini per l'elezione degli Anziani del Consiglio, ordiniamo di fare come segue: Si scrivano tutti i cento nomi dei membri del Consiglio Maggiore in altrettante schede segnate col bollo del comune e si pongano in quattro bussolotti, uno per quartiere. 
Questi bussolotti sigillati siano dati in custodia al Guardiano dei frati di Santa Maria; nell'uscita di ogni Anziano si mandi per il detto Guardiano, il quale porterà i quattro bussolotti, da ognuno dei quali si toglieranno a caso quattro schede, che poi saranno bruciate; e così via, si estrarranno quattro Anziani ogni due mesi fino all'esaurimento delle schede. Terminate queste, si scrivano da capo i nomi dei cento Consiglieri e si ricominci l'altra estrazione. 

C -De non impazare sa abba dessos molinos. (Non porre ostacoli all’acqua destinata ai mulini).  
Sa abba dessos molinos neuna persone daue su cursu suo levet instudialemente in tottu su districtu de Sassari, salvu pro abbare sos ortos, et ciò daue sappatu assa alba dessu die fina ad lunis ad sa alba dessu die. Et qui contra aet facher, et ecustas cosas non aet observare, siat condempnatu zascatuna volta in soddos X de Ianua. Et zascatunu molinargiu siat tentu de accusare sos qui aen contra facher, ciò est qui deppiat benner daue nanti dessa potestate et facher sa accusa.
Et issa potestate deppiat mandare unu antianu et unu missu ad vider; et si sa accusa aet esser verace, incuntanente pachet qui at facher contra.
Et issu antianu qui vaet andare s unu die non bi vaiat s'atteru sequente. Et appan su antianu et issu missu pro salariu comente in su capitulu dessos pagamentos se contenet. Et baian sos antianos in sa valle d' isala et de tanache fina a badu petrosu d'octanu, et ad mascari. Et zascatunu annu in sa intrata de marthu iurare
sian tentos daue manti dessa potestate omnia molinargiu de non consentire sa abba ad alcunu, salvu sas dies ordinatas daue supra, et de accusare sos qui aen contra facher. Et issos ortulanos dessa valle de Gurusele deppian elier tres partitores d'abba dessa dicta valle de cussos ortulanos qui istan in cussa valle, s unu daue levante, s'atteru in mesu, et issu atteru daue ponente, et gasi se fathat in sas atteras valles.
Et ecustos iuren daue nanti dessa potestate cussa abba compartire fidelemente; et fina ad tantu qui aen aver abbatu tottu sos ortos de ponente, non pothan torrare
ad abbare sos ortos de levante. Et neunu contra su parthimentu de custos pothat abbare assa supra scripta pena. Et issa dicta pena torret assu Cumone de Sassari. Et qui contra aet facher, pachet su antianu, et issu missu, ultra sa condempnatione.
Et neunu pothat abbare vingna over cannetu in sas dictas valles. Et si alcunu aet boler ponner ortu in bingna, cussu abbet ad istergiu, non giret su rivu. Et ecustas cosas se intendan dessas abbas, sas quales curren ad molinos, in sos quales assai gente aen iurisdictione. Et qui aet levare sa abba contra sa forma dessu dictu capitulu, pachet sa condempnatione contenta in su dictu capitulu, et ultra siat tentu pagare su dampnu, su quale aen sustenner sos molinargios, ad arbitriu dessos iuratos, sos quales sa potestate baet boler mandare, et inspecta sa quali tate dessu molinu, over su dampnu.

CI - Non importare vino "daue terra manna" (dal continente).
Nessuna persona di Sassari o del distretto non porti o faccia portare vino fatto fuori dall'isola della Sardegna pena una multa di tre Lire ciascun carico e il sequestro del vino e del recipiente che lo contiene. Le persone che vengono con il carro sia esso trainato con i buoi, cavalli o asini, le sia sequestrato, se ne appropri il comune. La terza parte sia dell'accusatore e le altre due parti siano del comune.
CII - Qui non si provet cum testimongnos contra carta. (Un atto pubblico non può essere invalidato da testimoni). 
In zascatuna questione, in sa quale cusse qui demandat provet su intendimentu suo per carta publica, over iscriptura publica, cusse qui respondet contra sa dicta
dimanda, over intentione, provare non pothat si non per simile prova, ciò est per iscriptura publica de notaiu.

CIII - Dessos pacatores. (I garanti).  
Quando alcunu aet esser pagatore pro alcuna quantitate de dinaris, over pro alcuna cosa, non se pothat contra su pacatore dimandare, si su pagatore aet poter
mustrare ad su creditore in Sassari, over su districtu, dessos benes expeditos dessu deppitore, qui vasten ad satisfachimentu dessu deppitu, over de cussu, dunde
aet est esser lite. Et si mustrare non aet poter su pagatore ad su recivitore dessos benes ispazatos si comente est maratu , siat tentu su pacatore pacare ad ecusse qui devet reciver. Et si per alcunu tempus su creditore esseret litigatu supra cussa cosa dessu deppitore, sa quale su pagatore aet aver mustrata pro expedita assu creditore, siat tentu su pagatore de defender sa predicta cosa. Et si aet morrer su deppitore, et issu pagatore aet mustrare ad su creditore dessos benes ispazatos dessu deppitore mortu, et issas heredes dessu deppitore saen ponner ad corona, non però cussos benes se intendan ispazatos. Non intendende custu qui est naratu aver locu in sos deppitos, over factos qui tocchen assu Cumone de Sassari, ma su Cumone dimandare pothat contra chen aet boler; nen etiam deu su dictu capitulu nocchiat ad sos deppitos factos ad ecomo.

CIV - Dessas dotas. (La dote).
Ordinamus qui zascatuna persone, sa quale aet coiuvare ad dota, et in sa carta non saet ponner su ante factu, qui si deppiat intender pro ante factu, sa terza parte de cussu, su quale sa dota aet esser; et ciò quando sa dota aet esser de libras coc et daue inde in iosso. Et daue inde in susu se intendat su ante factu de libras C et non plus. Et si sas partes aen boler declarare in sa carta sa quantitate manna over pizinna, over pro pactu aen narrer, qui non se intendat ante factu, cussu se observet, dessu quale sas partes concordes aen esser. Et si aet morrer innanti su maritu chi sa muchere, badangnet sa muzere integramente su ante factu in sos benes dessu maritu, et appat ad pus morte dessu maritu in sos benes suos sa dota et issu antefactu, o fizos qui vappat, o non, infra unu annu proximu qui aet benner daue su die dessa morte dessu maritu. Et in custu mesu appat sa muzere sos alimentos cunveniviles in sos benes dessu maritu in fina ad tantu, qui ad issa aet esser satisfactu. Et ciò si infra cussu tempus aet facher vita viduale: in attera guisa perdat sos alimentos daunde aet coiuvare. Et si sa muchere innanti de su maritu suo aet morrer cun fizos, over fizu, o sensa, appat su maritu dessa dota quantu est su antefactu. Et si aet ad divenner, qui sa muzere, over atter prossa det in dota alcuna possessione, over possessiones, neuna persone pothat aver in ecussa possessione, over possessiones, gasi bona rathone, quale et issa, over heredes suos, noli nochende deppitos over rathones, qui esseren innanti suo, over sas possessiones predictas se den extimatas, over non. Et si sa muzere morreret sensa fizos, unu o plus, senza facher testamentu over ultima voluntate, sa dota et issu antefactu suo torren ad ecusse, over cussos, daue su quale, over quales cussa dota exivit. Et si cussos, non sun bivos, torret ad ecussos, ad sos quales de rathone aet dever, cio est ad sos plus propinquos daue cussu ramu, over genia, daue sa quale cussa dota essivit. Et si fizos, over fizas aet lassare, unu over plus, et aen morrer innanti qui sian de etate legitima, over sensa testamentu, romangnan ad ecussos plus propinquos qui aet dever de rathone, daue cussu ramu daunde cussa dota estivi.
CV - La donna che fa testamento 
Qualunque donna che chiede di fare testamento sia che abbia marito oppure no, sia tenuta a chiedere la presenza del padre. Se il padre è morto o in quel momento non può essere presente, chieda la presenza di due parenti prossimi. Se la donna non ha parenti prossimi lo chieda a parenti di terzo grado, se non ci sono, lo chieda a due vicini. Se non è fatto in questo modo sia nullo. 
CVI - I danni causati dagli animali alle vigne, orti, terreni lavorati ecc.
Ogni persona può uccidere o ferire un animale trovato nella sua vigna, orto o terreno con qualunque arma si voglia, i cavalli devono essere senza freno in bocca e senza sella eccetto i cavalli di posta e gli altri cavalli con freno in bocca e sella addosso. Nessun bue di carriolante (carradores) o di contadino si deve trovare la notte fuori, chi contravviene devono pagare al comune per ciascun bue carriolante dieci Soldi genovesi, per un bue da lavoro cinque Soldi. Il proprietario dei buoi era tenuto a risarcire i danni causati dagli animali incustoditi eccetto i buoi venuti da porto di Torres o da altra località che fossero al giogo del carro, questi dovevano essere considerati come se fossero nel loro recinto e perciò che non avessero fatto nessun danno. Si stabilisce che entro i confini del comune non si devono trovare greggi di pecore o capre, chi contravviene paghi una condanna di venti Soldi.
Queste disposizioni non si applicavano al bestiame che proveniva da altre parti per essere venduto a Sassari arrivato in ora tarda da non poter entrare.   

CVII - Divieto di fare veglie nelle chiese. 
Nessuna persona sia essa maschio o femmina di Sassari o del distretto, non può andare di notte nelle chiese di Sassari o nel distretto alla vigilia di una festa o di una sagra a vegliare o stare all'interno. I trasgressori maschi paghino quaranta Soldi, le femmine venti. La metà sia del comune e l'altra metà dell'accusatore il cui nome sia tenuto segreto. Gli accusatori sono tenuti a fornire le prove dell'accusa eccetto che per i "conversos" (laici che si convertono alla religione) e per i "pinzoculos" (laici che appartenevano a una congregazione religiosa) cui quest'articolo non si applica.
CVIII - Qui duos homines si elian omni annu supra quircare sas furas. (Ogni anno si eleggano due uomini per indagare sui furti). 
Supra quircare et provare tottu sas furas et dannos, sos quales saen facher in Sassari et in su districtu, gasi de bestiamen de qualunqua generatione, quale et de atteras cosas, clamensi zascatunu annu per issa potestate sindicos et antianos duos bonos et legales homines de Sassari, et ecussas furas et dannos investigatos, los denuntien ad sa potestate ad presente, et fathan ilos iscriver per issu notaiu dessu Cumone; et si su malefitiu factu aet esser per alcunu qui non aet esser de Sassari, over su districtu, et aer non saet personalmente ad esser punitu, sa potestate procedat supra ciò per ecussa via, sa quale ad isse aet parrer, de consizu de cussos duos, et de atteros bonos homines de Sassari, sos quales supra ciò sa potestate aet boler aver. Et siat tentu sa potestate de facher mendare su dannu ad ecusse, qui laveret appitu, iusta sa possa sua in cussu modu qui aet poter mezus, non se intendende qui mendia se fathat dessos benes dessu Cumone. Sos quales si vi esseren, otto electos se pothan refirmare, si aet parrer assa potestate, sindicos et antianos; si et in tale guisa, qui per ecustu capitulu non se casset su capitulu, su quale favellat dessas daturas dessos iuratos de Romangna et Flumenargiu. Et ecu stos duos clamatos esser deppian in zascatuna datura dessos iuratos de Romangna
et Flumenargiu; astezis, si alcunu dessos esseret infirmu, over absente, over pro attera guisa impazatu, qui aver non se poteret, qui in custu casu bastet si  unu
vi est. Et fathansi sas dictas daturas daue nanti dessa potestate, over dessu cumpagnone, et non atterue. Et si aen esser in cuncordia sos dictos duos, qui su male
fitiu factu siat per alcunu homine dessos sengnores de foras, sos iuratos non de sian tentos plus, ma ciò se vaiat in cussu modu, qui aet parrer assa potestate, comente est naratu supra. Et fathatsi su precontu dessas daturas dessos dictos iuratos pro iscruptiniu; et procedat si, gasi contra su ducone, quale et contra su malefactore. Et ecussos, qui clamatos aen esser, sian costrictos ad facher su offitiu. Et ecusse, ad chen su dannu factu aet esser, siat tentu de facher lu iscriver in sos actos dessu Cumone infra XV dies, daunde aet isquire qui su dannu li siat factu.

CIX - Obbligo di vendere la merce usando il peso sardo. 
Ciascun maschio o femmina che deve vendere qualcosa a peso (alla minuta) in Sassari o nel distretto, deve usare la libra sardesca (un peso usato in territorio di Sassari all'epoca).
Chi contravviene paghi venti Soldi, la metà sia del comune e l'altra metà all'accusatore. 

CX - Qui alcunu non pothat esser de consizu, qui non fathat sas avarias in Sassari, nen massaiu de Romangna qui non est natu in Sassari.        (Possono essere eletti nel Consiglio Maggiore solo i cittadini nati a Sassari).
Neuna persone, qui non appat factu, et non fathat in Sassari avarias reales et personales, pothat esser dessu consizu maiore, over de atteru de Sassari, nen aver pothat alcunu offitiu over benefitiu dessu dictu Cumone. Et qui non aet esser natu in Sassari, ipse over su patre suo, over sa mama sua, non pothat esser
massaiu de Romangna.

CXI - Quando alcunu foristeri aet morrer in Sassari, cusse, in domo de chen aet morrer, lu notifichet assa potestate.                                                    (Notificare al Podestà la morte di un forestiero avvenuta a Sassari). 
Deppiat zascatuna persone, in domo de chen aet morrer alcunu furisteri, facherlu ad isquire ad sa potestate, et ad su priore dessos antianos sa morte de cusse innanti qui se sutterret; ad ciò qui sa potestate, et issu priore dessos antia nos isquire pothan sos benes dessu mortu. Et si aen accattare su mortu aver factu
testamentu, observet si su testamentu suo. Et si testamentu non aet aver factu, sa potestate, et issu priore predictu cum duos antianos sos benes de cusse deppian ad cumendare per carta publica de notaiu ad alcunu bonu et leale homine, qui cussos salvet et guardet infina ad tantu qui sas heredes dessu mortu aen benner ad recuperare cussos benes. Et si cusse, in domo de chen mortu aet esser, custas cosas non aet denuntiare, siat condempnatu in libras X de Ianua; et ultra ad torrare tottu cussos benes dessu mortu, qui saen accattare cusse aver, quando ad domo de cusse bennit. Et qui aet accusare, appat de cussa condempnatione soddos XL de Ianua.

CXII - Quantos deppian esser sos missos dessu Cumone, et dessu salariu de cussos. (I messi del comune e il loro salario). 
Ordinamus qui sos missos dessu Cumone sian octo. Et ultra su dictu numeru neunu sevinde deppiat mitter, si non in su consizu maiore de Sassari. Et appan cussos missos pro salariu issoro, zascatunu soddos x de Ianua su mese, et gultu, et trumbicta, et atter qui aet esser banditore soddos XX su mese. Et gunnella una pro zascatunu su annu in sa festa de pascha de resurreci, et non atteru vestimentu. Sos quales missos levare deppian prossos servithos qui aen facher su prethu infrascriptu. De zascatuna rinchesta, qui aen facher intro dessa terra de Sassari, dinari I; et foras de Sassari in sos ortos qui aun ad propedessa terra, daue
dinaris II fini in VI, secundu qui aet esser attesu su locu; et daue sos ortosinnella secundu qui aen dessos pacamentos. Et dessas istasinas, qui aen fa
cher, dinaris II pro zascatuna; et foras de Sassari si comente est naratu dessas rinchestas. Et dessos pinnos qui aen facher, dinaris duos pro pinnu. Et dessos
atteros pacamentos, qui non se mentovan cuche, leven comente est naratu daue supra, ad ecussu exemplu.

CXIII - Il Podestà non faccia più di quattro cacce l'anno.  
Il Podestà non può fare più di quattro cacce l'anno, i giorni stabiliti erano: a Carnevale, a Pasqua, una a maggio e l'ultima ad agosto. Per queste cacce non può spendere soldi del comune, se il tesoriere (Massaiu) avallasse la spesa, deve pagare di tasca sua.

CIV - Nessuno di Romangia e Fluminargia faccia doni al Podestà. 
Il Podestà e nessuno della sua famiglia possono ricevere doni eccetto che nelle festività di Natale, Carnevale e Pasqua.
CXV - Qui sa Potestate, et issu Cumpagnone, et issu Notaiu deppian observare sos capitulos. (Podestà, coadiutore e notaio devono osservare gli statuti).
Sa potestate de Sassari, su cumpagnone, et issu notaiu suo sian tentos de observare sos capitulos de Sassari. Et si alcunu aet denuntiare assa potestate, cumpagnone, over notaiu, qui ad isse deppiat observare alcunu capitulu de Sassari, et non bilu observet, sian sindicatos sa potestate, cumpagnone over notaiu, qui contra aet facher, in sa essita dessu oſſitiu suo de tantu, quantu cusse qui allegat su capitulu aet esser dampnificatu.
CXVI - Qui neunu dessa famiza dessa potestate pothat accusare. (Nessuno della famiglia del Podestà potrà accusare qualcuno).  
Neunu dessa famiza dessa potestate pothat, nen deppiat alcuna persone accusare de alcunu malefitiu mannu over piccinnu. Et si contra aet esser factu, cussa
accusa siat de nessiunu valore; et però su accusatu non siat condempnatu.

CXVII - Il grano si può acquistare solo nella piazza.
Le persone di Sassari o di altro posto non devono vendere o comprare grano, orzo, fave o fagioli eccetto che nella piazza del comune dove c'è "sa carra de sa petra" (lo staio di pietra) pena il pagamento di dieci Soldi per ciascun rasiere venduto o comprato. La metà sia del comune e l'altra all'accusatore. L'accusa sia fatta in questo modo: sino a tre rasieri venduti basta un testimone e il giuramento dell'accusatore, oltre i tre rasieri ci vogliono due testimoni e il giuramento dell'accusatore.
CXVIII - Nessuno di Sassari poteva mangiare con il Podestà.  
Nessuna persona poteva invitare a pranzo il Podestà eccetto che a Natale e a Pasqua, se trasgrediva, era condannato a pagare cento Lire di multa. 
CXIX - Non essere disubbidienti al Podestà e al Cavaliere. 
Le persone che non ubbidiscono alle disposizioni del Podestà o di chi lo rappresenta, sia tenuto in prigione sinché non si ravveda e obbedisca. Se qualche persona davanti al Podestà o a chi lo rappresenta, usa parole brutte o ingiuriose, sia condannato secondo la forma descritta nel capitolo XXXIX del terzo libro degli Statuti.
CXX - Qui neuna persone mittat manu contra alcunu officiale dessu Cumone. (Non alzare le mani contro un funzionario del Comune).
 Qui aet mitter manu iniuriosamente contra alcunu, qui aet aver offitiu alcunu daue su Cumone, cusse sende in su dictu offitiu, siat condempnatu daue sa potestate in su doppiu de cussu, su quale favellat su capitulu secundu su tenore dessu malefitiu.
CXXI - Qui sos homines de Flumenargiu deppian provare sas furas, et issos dannos, secundu comente furun usatos.                                            (Gli uomini di Flumenargia scoprano furti e danni).
Sos maiores et iuratos de Flumenargiu, et de iscolca de Eristola et de Septupalmas, sian tentos de provare sas furas et dannos, sos quales saen facher in sas iscolcas issoro, comente daue como in secus fachian in custu modu; cio est sa villa de Lechilo Esthas et Leuthas sian ad unu precontu; Cherqui, Iscolca de Eristola et Septupalmas sian ad unu precontu; Ardu, Save et Taverra sian ad unu precontu. Et in zascatunu precontu siat sa magna parte dessos iuratos. Et si alcunu dessos iuratos, gasi de Flumenargiu, quale et de Romangna, rinchestu aet esser qui bengnat ad su precontu cussa die qui saen adcordare, et non aet benner, et pro mancamentu suo de cussu rinchestu, over rinchestos, non poteren dare su damnu, et baricaret su termen, cussu damnu su quale ait incurrer de ciò ad sos iuratos, et ad sos homines dessa villa, siat supra cusse, over cussos, qui richestu, over richestos aen esser, et non benneren; et ecussos, qui arun benner, et aen obedire sian assoltos, salvu si su richestu  averet alcuna iusta defensa. Et issu massaiu de Romangna pothat ordinare iuratos inzascatuna dessas dictas iscolcas, et in Romangna, et bocare ad arbitriu suo unu consizu dessos homines dessas villas.
CXXII - Gli accimatores (I cimatori erano coloro che pressavano i panni). 
Gli "accimatores" che fanno il loro lavoro a Sassari, prendano per ciascuna canna di panno lana tipo francese sei Denari, tre in più per quello tipo lombardo. Se i panni non sono ben pressati si rifaccia il lavoro gratuitamente sin quando il panno non sia ben pressato. Chi fa il contrario paga al comune dieci Soldi ciascuna volta, la metà sia del comune e l'altra metà dell'accusatore, questi deve giurare di dire il vero. I componenti del consiglio Maggiore siano creduti senza giuramento. Gli accimatores devono giurare di osservare pienamente queste disposizioni. 
CXXIII - Da mettere una somma per l'innalzamento delle mura.
Quest'articolo obbligava i cittadini a pagare una quota per l'innalzamento delle mura, e un diritto di passaggio a carico dei forestieri per lo stesso scopo.
La tassa annua che il comune di Sassari esigeva era cinquecento lire dai sassaresi e duecento dagli uomini di Romagna.                                                                                  Il muro era innalzato secondo le disposizioni dell'articolo XVIII.

CXXIV - Qui su Massaiu de Romangna, et issu iscrivanu non levet presente. (Il massaio di Romangia e lo scrivano non ricevano regali). 
Alcuna persone de Romangna, over de Flumenargiu, isse over atter prosse, non deppiat dare assu massaiu, over ad atter prosse, assu iscrivanu suo, over ad atter prosse, in alcunu modu presente alcunu, nen ad issos, over ad alcunu des sos facher alcunu servithu reale over personale, istande in sos dictos offitios. Et qui
contra aet facher, pachet pro zascatuna volta soddos XX de Ianua. Dessu quale bandu sa mesitate siat dessu Cumone, et issa attera dessu accusatore; et siat tentu secretu. Et qui aet accusare, deppiat provare sa accusa. Et issos dictos massaios, et iscrivanu, istande in su offitiu issoro, non deppian, nen pothat in alcunu modu
prossos over pro atter levare alcunu presente, nen alcunu servithu reale over personale daue alcuna persone de Romangna, over de Flumenargiu, nen alcuna ispesa
facher in cussos locos in casione de mandicare, over pro alcuna rathone, over casione, sa quale se poteret pensare, over narre; ma dessu issoro propriu mandichen. Et si contra aen facher, pachen pro zascatuna volta libras V de Ianua. Dessu quale bandu sa mesitate siat dessu Cumone, et issa attera dessu accusatore. Et qui
aet accusare, deppiat provare sa accusa.

CXXV - Qui zascatunu pothat dare sacramentu foras de corona de zascatuna dimanda. (Possibilità di far giurare per richiedere un pagamento).
Licitu siat ad zascatuna persone, qui aet demandare alcuna quantitate de dinaris, de qualunqua quantitate siat, over cosa mobile daue alcuna persone vivente,
dessa quale dimanda non siat publica carta, dare sacramentu ad ecusse contra chen dimandat, si isse est tentu ad ecussu deppitu, over non. Et issu reu non se pothat de ciò appellare ad corona, ma cussu sacramentu siat tentu de facher, sensa neuna adpellatione.

CXXVI - Comprare formaggio e lana solo nella piazza. 
Nessuna persona potrà comprare o vendere a Sassari o dentro i confini della città formaggio oppure lana eccetto che nella "Platha de Cotinas" (l'odierno Corso V. Emanuele) e in questa via solamente dentro questi confini: dalla casa di "Gullielmuciu de Vare" fino alla casa di "Arrighittu dessu Mare". Chi non rispetta questi confini paghi una pena di cinque Soldi per ciascun"cantare" di formaggio e di ciascun "centenaiu"di lana. Chi accusa questa trasgressione lo deve fare in questo modo: Entro quattro "cantares" di formaggio e quattro "centenaios" di lana è necessario un teste e il giuramento, oltre con due testimoni e il giuramento. La metà della pena vada al comune e l'altra metà all'accusatore. 
CXXVII - Qui neunu deppiat receptare alcunu isbanditu. (Non ospitare le persone messe al bando).
Daue como innanti alcuna persone non deppiat reciver, nen recettare in domo sua, over dessu habitamentu suo, in Sassari nen in su districtu, alcunu isbanditu dessu Cumone de Sassari, nen ad isse det consizu, adiuvamentu over favore, nen privatu, nen palesi, ad pena de libras V de Ianua pro zascatunu, et pro
zascatuna volta, qui aet receptare, over consizare, over dare favore ad alcunu isbanditu de morte, over qui deppiat perder membru; et de soddos XI de Ianua pro
zascatunu et zascatuna volta, qui aet receptare alcunu isbanditu in moneta daue libras X in susu. Sa mesitate dessos quale bandos siat dessu Cumone, et issa at
tera dessu accusatore. Et qui aet accusare, deppiat provare sa accusa.

CXXVIII - Non piantare una vigna nuova.
Nessun maschio o femmina pianti o faccia piantare vigna nuova nel territorio di Sassari e nel distretto salvo chi ha già una vigna e la vuole scalzare, quanta ne leva tanta ne pianti di nuova. Chi contravviene a queste disposizioni, paghi al comune ogni mille ceppi dieci Lire, la metà di questi soldi siano usati per la costruzione delle muraglie. Nessuna persona di Sassari del distretto deve portare vino o mosto "terramagniscu" (dal continente) o dal territorio della Sardegna.
Il vino prodotto da vigne fuori del territorio di Sassari che  appartiene a persone che abitano continuamente a Sassari con la famiglia lo possono portare per venderlo.
Chi contravviene portando vino dall'esterno paghi per ciascun "varriu" di misura venti Soldi, e sia sequestrata la bestia che lo trasporta e il vino. La metà dei soldi siano utilizzati per la costruzione delle muraglie e l'altra metà data all'accusatore che deve giurare e portare le prove dell'accusa.
Gli Anziani del Consiglio ogni anno chiamino due buoni uomini per quartiere (otto persone) e li nominano responsabili dell'ufficio che registrano questi fatti, al loro insediamento questi devono giurare e la loro parola in seguito sarà sempre creduta. Chi vende e chi compra una vigna nel territorio di Sassari, deve giurare sul Vangelo di non fare nessuna frode.  

CXXIX - Il vino deve essere venduto a pinta.
Il vino alla minuta deve essere venduto massimo quattro Denari a pinta (circa un litro). 
CXXX - De marcare sos corgios. (Marcare il cuoio). 
Neuna persone de Sassari, nen dessu districtu, nen de alcunu atteru locu comporet in Sassari nen in su districtu corgiu alcunu de boe, over de vacca, su quale siat de unu annu, si non est innanti marcatu dessu marcu dessu Cumone in sa groppa; o sinnatu, o cottu qui siat, o non: nen alcunu conciatore deppiat al eunu corgiu sensa cottu adconzare, over adfaitare, nen reciver pro affaitare. Et qui contra aet facher, pachet pro zascatunu corgiu soddos v de Ianua. Dessu quale bandu sa mesitate siat dessu Cumone, et issa attera dessu accusatore; et siat tentu secretu: et qui aet accusare, deppiat provare sa accusa per testimongios, o per mustra dessu corgiu venditu: et issu accusatu pachet ad presente. Et issu comporatore dessa dicta intrata pothat quircare in domo de zascatunu conciatore et mercante.
Et si aet accattare corgios non cottos, pachet cusse qui los aet aver sae condempnatione comente est naratu daue supra. Et pachet si pro cottura de zascatunu
corgiu dinaris ii ad su comporatore dessu dirictu.

CXXXI - Non si faccia alcuna provvigione al Podestà, al Cavaliere e al Notaio. 
Per evitare un danno e una vergogna che gli uomini di Sassari subivano da parte dei Podestà e da altre cariche di governo nei tempi passati, si stabilisce: 
Nessun Podestà, Cavaliere, Notaio, né alcuno della loro famiglia, o chi per loro, possa domandare, né faccia domandare in Consiglio, o fuori Consiglio, alcuna provvigione, o beni del Comune oltre al salario che percepisce, e se ciò accadesse, siano tolte dal salario del Podestà duecento Lire ogni volta, il Cavaliere, (detto anche su Cumpagnone), Notaio, o alcuno della loro famiglia, paghino cento Lire. Che nessun uomo di Sassari o del distretto, chierico o laico che sia, debba nel Consiglio Maggiore, o privatamente, far parola di questa provvigione da accordare in più del salario, dai beni del comune; e chi a ciò contravvenisse, se chierico si scacci da Sassari e dal distretto, se laico sia condannato a pagare duecento Lire e alla privazione di ogni ufficio e beneficio del comune.
Qualunque Consigliere che prende la parola in Consiglio, o voterà a favore, oppure se non lascia la sala quando si tratta di discutere questa provvigione, se sarà Sindaco paghi duecento Lire, se semplice Giurato cento Lire.                                                                     
Queste multe vadano in favore del molo di Genova. Si faccia eccezione per il Podestà che ha finito il suo tempo e deposto il comando; al quale, nel caso il Consiglio creda che abbia disimpegnato il suo ufficio bene e lealmente, si potranno dare beni del Comune o una provvigione di duecento Lire, e non più. 
Chi decreta somma maggiore di questa, paghi le suddette multe.

CXXXII - Non prendere i beni dei forestieri che si trovano in Sassari. 
Tutti i cittadini forestieri che abbiano la residenza a Sassari, siano essi provenienti da un'altra parte della Sardegna che "terramannesi" (continentali) debbano avere tutti i diritti dei cittadini nati a Sassari, non possono esser privati dei loro beni.
CXXXIII - Tenere le strade sgombre e pulite.
I Sindaci e gli Anziani chiamino ogni anno da ciascun quartiere una persona rispettabile che verifichi che le vie entro ciascun quartiere siano sgombre e pulite. Le strade di campagna e le vie fuori città vanno riparate a spese dei proprietari e del vicinato come meglio vogliono. 
Nessuno può buttare terra in una strada pubblica. Chi contravviene paghi al comune dieci Soldi ciascuna volta, chi getta porcherie o mondezza cinque Soldi. 
Se l'incaricato per sorvegliare commette una frode o non fa il suo dovere paghi al comune venticinque Lire di multa e sia privato dell'incarico, chi accusa questo reato deve avere testimoni. 

CXXXIV - Giorni in cui i notai non devono lavorare.
Nessun notaio di Sassari o del distretto può esercitare atti inerenti alla sua professione nelle seguenti feste: Natale, il Primo dell'anno, il giorno dell'Epifania, il Venerdì Santo, Pasqua di Resurrezione, Ascensione, Pasqua di maggio, Annunciazione, Ascensione, e tutte le domeniche, chi trasgredisce è condannato a una pena di dieci Soldi per ciascun atto. 
Sono esclusi i documenti notarili riguardanti testamenti, collazioni di benefizi, elezioni, proteste, appelli, denunzie, pagamenti, patrimoni, sposalizi, e sentenze di arbitrio.

CXXXV - Qui su massaiu, over curatore de Nurra non deppiat levare presente, et de aver su salariu usatu.
(Il Massaio della Nurra non prenda regali).
 
Statuimus et ordinamus, qui su Curatore de Nurra appat su salariu usatu, et non pothat levare presente alcunu daue alcunu homine dessas villas de cussa Curatoria, nen daue sa comunitate dessas villas, su quale presente torret ad ispesas dessa Curatoria, over de alcuna dessas villas. Nen etiam deu su Curatore,
over attera persone qui aet andare cunde pothat nen deppiat mandicare in sa Curatoria predicta ad ispesas dessa Curatoria, over de alcuna villa, nen pothat
facher alcuna ispesa in rathone dessa persone sua supra sos homines dessas villas dessa Curatoria predicta. Et si su Curatore contra aet facher, pachet assu Cumone libras X de Ianua. Et issu maiore, et issos iuratos de cussa villa, qui consentiren ad sas ispesas supra scriptas, pachet zascatunu soddos XX de Ianua.
Item qui alcunu habitante in sa dicta Curatoria non deppiat facher alcunu servithu personale, over cum alcunu animale in alcuna opera assu Curatore; nen issu Curatore tale servithu recivat. Et qui contra aet facher, pachet su Curatore zascatuna volta assu Cumone libras X de Ianua, et issu qui aet facher su servithu pachet zascatuna volta soddos XX de Ianua. Et qui aet esser Curatore in sa dicta Curatoria non pothat facher, nen facher facher ultra IIII silvas in annu ad plus.
Sas quales deppiat facher de voluntate dessa potestate, et dessos antianos sutta sa dicta pena.

CXXXVI - Qui zascatunu pothat iscontare in sos benes dessu Cumone. (Si possono scontare le multe con i crediti presso il comune). 
Ordinamus qui tottu cussas persones, sas quales iustamente aen aver ad reciver daue su Cumone pothan pro se, et pro attera persone chaet boler, iscontare in sas condempnationes dessu Cumone, sensa contradictione de alcuna persone sas duas partes de tottu cussu su quanto in sa condempnatione saet contenner, et issa tersa parte pachet in pecunia munetata.
CXXXVII - Il Podestà non vada fuori del distretto di Sassari.  
Nessun Podestà deve uscire per nessuna ragione fuori dal distretto di Sassari con o senza la volontà del Consiglio Maggiore, se lo fa, sia condannato a pagare cento Lire, la persona che va con lui paga dieci Lire.  
CXXXVIII - Dessos teulargios, et dessos qui fachen teula. (Come si devono vendere le tegole).
Siam tentos tottu cussos, qui fachen et venden, over qui aen facher et vender teulas novas in sa terra de Sassari, et in saiscolca de cussa, cussas vender sanas et bene cottas, et mannas, si comente est usatu, soddos III su centenaiu ad plus. Et qui contra aet facher, pachet assu Cumone pro zascatunu centenaiu soddos XX de Ianua. Dessu quale bandu sa mesitate siat dessu Cumone, et issa attera dessu accusatore; et siat tentu secretu. Et zascatunu comporatore pothat accusare; et siat crettitu assu sacramentu suo.  
CXXXIX - Carriolanti e prezzo del carico completo.
I "carratores" che con i carri trasportano merci al "portu de Turres"oltre che seguire la strada indicata da un precedente articolo, non possono richiedere per ogni singolo carico completo di andata e ritorno più di sei soldi. Se si vuole portare un carico non completo si faccia lo sconto. 
S'intende per carico giusto cinque cantari e otto rasieri di grano, dieci rasieri di orzo, non si parla di cantari quando si trasporta legna o pellame oppure cosa che viene dal mare.
Da quest'ultima parola, manca un intero foglio degli statuti il quale conteneva la fine dell'articolo 139 e gli articoli 140, 141, 142, 143, 144, i titoli sono stati recuperati dall'edizione latina del Codice. 
CXL - Qui çascatunu annu se duos padrargios. (Elezione di guardie delle proprietà terriere nel comune). 
CXLI - Qui sa potestate siat tentu çascatunu annu facher facher mustra. (Il Podestà passi in rassegna gli uomini di Sassari).
CXLII - Dessu numeru dessos consiçeris (Numero dei Consiglieri). 
CXLIII - Dessa posta dessos cavallos et dessa correctione de cudos. (Sostituzione dei cavalli di posta). 
CXLIV - Sui cavalli di posta.

CXLV - Delle guardie e come si devono mettere. 
Gli Anziani del comune eleggano una persona per ogni quartiere per comandare le guardie le quali devono stare nel posto ordinatogli. 
Ciascuna notte si mandino due uomini di guardia una volta il mese.                                                       
Se qualche cittadino veniva chiamato a svolgere la guardia la notte e non andava o si rifiutava, doveva pagare al comune due Soldi di Genova.
Quando l'ufficiale non trova nessuno a sostituire la guardia, trovi un'altra persona e la mandi al suo posto, le spese siano a carico di chi non vuole andare. Abbiano i detti ufficiali per salario ciascun mese dal comune dieci Soldi senza pretendere altro in alcun modo. 
Chi contravviene paghi al comune cinque Lire e sia tolto da quest'ufficio.
Salvo la volontà del Consiglio o per qualche problema si faccia una maggiore guardia, si osservi la volontà del Consiglio. Sia tenuto in questo caso il "Massaiu dessu Cumone" (il tesoriere) a pagare i detti ufficiali per la durata del tempo che stanno in servizio. Se il Massaiu non paga, sia tenuto a pagare dal suo al momento che finisce il mandato. Se si chiamano due persone tutte due abbiano il salario soprascritto.

CXLVI - Qui neunu Qffitiale pothat aver salariu daue su Cunnone. (Nessun dipendente potrà avere altro oltre il salario).
Statuimus et ordinamus, qui neunu offitiale ad salariu consuetu daue cunque innanti pothat aver in alcunu modu alcuna provisione ultra su salariu suo.
Et intendat si offitiu tottu sos oſſitios contentos in su breve ad salariu ordinatu. Et qualunqua oſſitiale, over alcuna attera persone prosse aet facher alcuna procuratione in procurare alcuna provisione, istende in su oſſitiu, nen foras, ultra su salariu suo, cusse over cussos, qui tale procura aen facher, cadan ad sa pena contenta in su capitulu qui favellat dessa provisione dessa potestate. 

CXLVII - Ogni anno si chiami un Notaio per i sindaci. 
Ogni anno nel mese di febbraio gli Anziani e i Sindaci devono eleggere un Notaio per scrivere le entrate e le uscite del comune e fare le cose richieste dal Consiglio Maggiore. 
Il Notaio doveva essere nativo di Sassari o figlio di uno dei due genitori sassaresi. Per le sue funzioni abbia un salario di trentacinque Lire annue. Per il suo lavoro non prenda nessun regalo o beni che appartengono al comune, se non rispetta questa regola, subisca la perdita dell'ufficio e il pagamento di dieci Lire. 

CXLVIII - De provare sas furas, et issos dampnos de Flumenargiu, et dessa iscolcha de Cherqui. (Indagine sui furti di Flumenargia e Cherqui).
Sos maiores et iuratos de Flumenargiu, et dessa iscolca de Cherqui sian tentos de propriu iuramentu provare tottu sas furas et dampnos, qui saen facher in ecussas iscolcas, per issu modu infrascriptu. Cio est qui sa villa de Cherchi siat ad unu precontu tantu ; sas villas de Lechilo, Ecthas, et Lenthas esser deppian ad unu precontu tantu; Ardu, Save, et Taverra esser deppiat ad unu precontu tantu: et in zascatunu precontu esser deppiat sa maiore parte dessos iuratos. Sos quales maiores et iuratos in zascatunu precontu iuren, et issa potestate ad iurare cussos costringat, qui issos dare deppian cusse, over cussos, su quale, over quales aen creder, over provare su dampnu, over furtu aver commissu. Et si in su iuramentu ipsoro aen narrer infra su termen contentu non poter aver provatu, constringher non se pothan in casione de cussu dampnu, over furtu, atteru over atteros dare. Et non sian tentos sos maiores, over iuratos, over sos homines dessas villas, alcuna cosa pacare; et in sos - atteros casos se observet su capitulu, su quale si incominzat, qui sos homines de Romangna deppian provare sas furas, su quale est in sa rubrica de CXXI in su primu libru. Et si cusse, over cussos, su quale, over quales aen dare, non aen aver daunde poter pacare, percio sos maiores et iuratos dessas villas predictas non sian tentos de pacare alcuna cosa.
Et ecussu midesmu siat observatu, et si observet de tottu sos furtos, et dampnos infina ad ecomo factos, et non datos per issos dictos maiores et iuratos. Et gasi
si intendat dessas iscolcas de Eristola et Septupalmas, qui esser deppian ad unu precontu. Et sian tentos de provare in cussu modu et forma, sas quales sas iscolcas
dessas dictas villas provare sun tentos per issu suprascriptu capitulu.

CXLIX - Elezione dei sindaci del comune di Sassari.
Stabiliamo e ordiniamo che i Sindaci per il comune di Sassari siano otto, due rappresentanti per ciascun quartiere. L'elezione sia fatta alla fine del mese di febbraio nel Consiglio Maggiore, si eleggano con il modo e la forma come si elegge il Massaio di Romagna. Inizi il suo mandato nel mese di marzo e rimanga in carica per un anno.
CL - Qui sos homines de Sassari non pothan esser maiores in Romangna, si non pachan data. (I cittadini di Sassari non possono essere eletti Majore in nessun paese della Romagna se in quel posto non pagano le tasse).
Ordinamus; qui alcuna persone qui siat depus Sassari in Romangna, qui non pachet data, non pothat esser daue cunque innanti maiore de alcuna villa de
Romangna, ma sian solamente de cussos de Romangna, qui pachan data.

CLI - Divieto di commercio per il Podestà, al Cavaliere e al Notaio. 
Che il Podestà, il Cavaliere e il Notaio non possano trattar affari, né per conto proprio, né per conto d'altri; e se ciò facessero, paghino cinquecento Lire di multa da destinarsi a beneficio del porto di Torres. E se qualcuno parlerà di tali affari col Podestà o in Consiglio, paghi a benefizio dello stesso porto cento Lire.
CLII - Il Podestà non potrà amministrare come meglio crede.
Che il Podestà non possa prendersi alcun arbitrio; stia alla Convenzione, altrimenti paghi cinquecento Lire; e altre cinquecento le paghi chi osasse parlare di ciò in Consiglio. Le multe vadano a beneficio del porto di Torres.
CLIII - De non proceder in persone, over cosas, contra aleunu datu pro casione de alcunu dampnu, over furtu. (Non procedere dietro denuncia contro Maiores e Juratos de Romangia e Flumenargia). 
Statuimus et ordinamus, qui sa potestate qui est, over pro tempus aet esser, over qui aet esser in locu suo, non pothat over deppiat pro casione de al cuna datura facta infina ad ecomo, over qui saet facher daue oe innanti proceder in persone, over cosas contra alcunu datu, over qui saet dare per issos maiores et iuratos de Romangna, over de Flumenargiu in casione de alcunu dampnu, over furtu; salvu ad restitutione ad ecusse, qui ait aver recivitu su dampnu. Salvu si si provaret legitimamente contra cussu cussu aver factu. Et si alcunu capitulu est contra custu, siat cassu.
CLIV - De non tormentare alcuna persone de Sassari pro casione de malefitiu. (Divieto di torturare cittadini sassaresi).
Ordinamus et statuimus, qui sa potestate de Sassari qui est, et pro tempus aet esser, over qui aet tenner su locu suo non pothat, nen deppiat alcuna persone de Sassari, over dessu districtu tormentare in casione de alcunu malefitiu; salvu pro omicidiu, furtu, et robaria. Et cio si de cussos malefitios, over alcunu de cussos accusa facta daet esser, et inscripta in sos actos dessu Cumone de Sassari infra su termen cuntentu in su breve. Nen etiam deu pothat alcunu esser tormentatu, si nominatu aet esser per alcunu tormentatu; et issa potestate contra cusse proceder non pothat accasione dessa confessione, aver nominatione facta per icussu tormentatu. Et si sa potestate contra aet facher, siat sindicatu tale potestate in libras C de Ianua pro zascatuna volta.
CLV - De provare sas furas et issos dampnos de Eristola, Octavu et Septupalmas. (Indagare per i furti e i danni a Eristola, Ottava e Settepalme). 
Statuimus et ordinamus, qui sos maiores et iuratos dessas villas de Eristola, Octavu et Septupalmas provare deppian sas furas et dampnos factos in sas iscolcas
issoro tantu ad unu precontu.

CLVI - De ferita dubitosa. (Le ferite incerte). 
Totta via qui aet ad divenner pro alcunu feritu, dessa quale ferita se dubitet, sa potestate over su rectore dessa terra de Sassari dimandare voler ad certithia sua, et certificare se si sa ferita esseret dubitosa, o non, deppiat mandare procusse, o cussos, medicos dessa terra de Sassari, qui aet boler, et issos medicos ad
cumandamentu dessa potestate, over rectore, sian tentos de andare assu feritu, et vider sa ferita. Et datu ad issos su sacramentu per issa potestate, over rectore,
naren sa sententia issoro daue nanti dessa potestate, over rectore, dessu qui lis paret dessu feritu, remotu odiu, timore, amore, prethu, over precherias; cussos
gotales medicos niente levande pro cussu servithu, over sententia, over consizu dare.
Et si alcunu medicu esseret, qui sas dictas cosas non boleret facher, siat tentu sa potestate, over rectore, in su sacramentu suo cumandare ad ecussu medicu, qui
daue inde innanti in Sassari, over su districtu cussa arte non deppiat facher, men etiam deu sa potestate bila lasset facher.

CLVII - In ciascuna porta di Sassari ci siano due toppe.
Stabiliamo e ordiniamo che in ciascuna porta di Sassari si mettano due toppe con serratura adeguata, una chiave sia custodita dal Podestà, e l'altra da delle brave persone chiamate a svolgere quest'ufficio, una per il proprio quartiere. Queste porte devono essere bloccate in modo che si possano aprire solamente la mattina alla consueta ora. Solo in tempo di guerra si aprano secondo le necessità del comune. Ciascun guardiano della porta abbia un salario di dieci Soldi il mese. Gli uomini del Consiglio Maggiore siano tenuti a far osservare questo capitolo. Se qualche d'uno si dichiara contrario, paghi al comune dieci Lire, sia allontanato per sempre da tutti gli uffici, non goda più i benefici e gli onori del comune di Sassari. L'incarico affidato a queste persone, duri secondo la volontà del Consiglio Maggiore.
CLVIII - Dessos dannos, qui saen facher et dare in Romangna et Flumenargiu (Dei danni fatti dagli animali in Romangia e Flumenargia).  
Ad ischivare sos errores, sos quales furun usatos de esser supra sos dannos factos et datos in Romangna et Flumenargiu, ordinamus quizascatuna persone,
assa quale dampnu factu aet esser per animalesforas dessa iscolca de Sassari, cio est in Romangna et Flumenargiu, deppiat usare sa rathone sua contra sa persone, over persones, de chen aen esser sos animales datos cussu dannu, over animales, over contra sos iuratos, existente su massaiu in su tempus, su quale su dampnu factu aet esser, in su officiu. Et qui sa rathone sua non aet usare, over dimandare, istande su massaiu in su offitiu, siat privatu de cussa rathone, et post sa exita de cussu massaiu, in nessunu modu desiat intesu. Salvu si dessu mese de Ianargiu, o de Freargiu factu aet esser su dampnu, qui pothan usare sa rathone issoro, daue sudie dessa exita dessu messaiu infina ad meses duos proacime venturos. Et levet su iscrivanu dessu massaiu pro iscriver in actos, et pro vocare sa puliza dinaris VI
ad plus, quando laet bocare. Et dessas atteras iscripturas dinaris III ad plus. Et si su iscrivanu dessu massaiu contra aet facher, et accusatu daet esser, pachet assu
Cumone zascatuna volta soddos XX. Et credat se su accusatore de cio cum unu destimongnu. Et issos dannos datos infina ad ecomo si intendant qui deppian usare sa rathone issoro ad tempus de custu massaiu.

CLIX - Il salario del guardiano delle carceri.
Si stabilisce e si ordina che il podestà oppure quelli che sono i guardiani della prigione del comune non prendano da ogni carcerato oltre sei Soldi di salario, all'atto della scarcerazione. Se si trasgredisce restituisca al comune dieci Denari per ciascun Soldo preso in più.
CLX - Il bagno di Sassari 
Tutte le persone di Sassari, di qualsiasi distretto o di qualsiasi luogo esse provengano devono andare ai bagni pubblici rispettando i seguenti giorni: i maschi il giovedì, il venerdì, il sabato e la domenica, le femmine il lunedì, il martedì e il mercoledì.
Era severamente vietato andare nei giorni non assegnati, i trasgressori erano puniti severamente, i maschi con la decapitazione e le femmine messe al rogo, questa regola non si applichi per i minori di quattordici anni.
I bagni pubblici erano, dove fu edificato il monastero di Santa Elisabetta tra l'odierno Corso Vico e via Santa Elisabetta.
Con quest'articolo si termina il primo "libro" degli Statuti. 

 
Un tipico rasiere usato nel Medioevo
 
00684
 














 

Come poteva essere la "Carra" la misura in pietra usata a Sassari per legumi e cereali
00683



Argomenti, foto, disegni e notizie riguardanti la Sardegna e Sassari pubblicate nel sito sono state prese da vari siti Internet e considerate di dominio pubblico.
Le notizie storiche sono tratte dall'Archivio Storico del Comune di Sassari, da documenti, da libri e giornali. 
Questi argomenti sono a scopo amatoriale e divulgati senza fine di lucro. 
Alcune foto ritraggono persone, se queste si ritengono danneggiate possono richiedere la rimozione.
Se inavvertitamente si fosse violato qualche copyright, il proprietario del diritto è pregato comunicarlo al seguente indirizzo E-mail associazionelasettima@gmail.com provvederemo immediatamente alla rimozione dei documenti protetti da copyright.