Gli Statuti Sassaresi (quarta parte)-Associazione la Settima

Gli Statuti Sassaresi (quarta parte)

        
Libro terzo
 
Questa terza parte degli Statuti, parla del diritto penale: Riguarda i furti, delitti e le pene inflitte, è composto di 50 articoli.
Quando furono emanate queste leggi, la società civile era divisa in liberi (liverus), servi (servos) e serve (anghilla).
Nel Medioevo il commercio degli schiavi era un mercato fiorente. Provenivano dalle colonie che Repubbliche potenti come quella di Genova, avevano all'estero.     A quanto pare anche la chiesa dell'epoca era solita trafficare con questo commercio. Una volta abolita la tratta, la schiavitù continuò per molto tempo. Di solito gli schiavi (i servi) erano adibiti ai lavori domestici, in gran parte erano donne.
Tornando agli Statuti, gli articoli del Codice stabilivano e marcavano questa differenza  sociale, in particolare questa condizione contava molto sulle pene da infliggere: 
Ecco alcune piccole curiosità:
Chi uccide o ferisce alcuno mortalmente, sia condannato alla morte. Se per avventura alcun uomo libero avesse a uccidere un servo o una serva d'altri, non potrà aver luogo la condanna capitale, ma basterà che al feritore si facciano pagare cinquanta Lire per quell'eccesso e venticinque Lire per satisfachimentu (soddisfazione) del servo o della serva; e ciò entro il termine di tre mesi dall'omicidio, nel qual tempo starà in carcere. Se l'uccisore non pagasse in quel tempo, sia tratto a morte. Se poi alcuno ucciderà il proprio servo o la propria serva, oppure troncherà loro qualche membro, oppure li batterà con frusta, bastone o ferro, nessun processo gli si possa fare, né sia condannato. 
Se un uomo libero causava un danno corporeo a un suo simile (rompeva un braccio, le cavava un occhio ecc.) subiva la stessa pena, se era un libero e commetteva lo stesso reato verso un servo non poteva subire la perdita del somigliante membro, se la cavava con una pena di venti lire da dare al comune, e al risarcimento al padrone del servo per il danno causato.
Curiosamente all'epoca i mariti potevano picchiare senza subire nessuna condanna mogli e figli e familiari.
La differenza di pene si notava anche tra uomini e donne, se una donna libera perdeva il marito, poteva diventare una serva, se poi questa era debitrice verso qualche d'uno, era obbligata a servire il padrone per dodici soldi l'anno altrimenti poteva essere arrestata.
Se un uomo tagliava i capelli o le trecce a una donna, se questa era libera, la multa era di venti Lire, se serva cinque Lire.
Se era una donna che tagliava a una sua compagna le trecce, la multa diminuiva: per la libera, erano cinque Lire; per la schiava, quindici Soldi.
Lo stesso articolo infliggeva una pena pecuniaria a qualunque persona tagliasse col coltello il brachile (le brache) a un uomo; se questo era libero, si pagava 10 Lire; se servo, 3 Lire. 
Nonostante le pene sanzionate all'epoca, si continuavano a compiere i reati più comuni come quello dei furti. L'articolo 25 del terzo libro prescriveva, che il ladro, il mentitore, e chi subiva una condanna, anche leggera, si dovesse segnare in un registro dal Notaio, annotando la colpa da lui commessa; e ciò perché non si accettasse più per testimonio, e non potesse più avere ufficio e beneficio dal Comune.
Eccovi le pene stabilite dal Codice per i furti:
Chi ruba sino a dieci Soldi sia frustato per Sassari; chi ruba dai dieci ai venti soldi gli sia tagliata l'orecchio destro; dai venti soldi sino a tre Lire, oltre il taglio dell'orecchio destro, si abbia sulla tempia il bollo del Comune; da tre Lire sino a dieci, abbia il bollo, il taglio dell'orecchio, e fuori un occhio; dalle dieci alle venti Lire, fuori i due occhi. 
Oltre venti Lire, impiccato per la gola. E tutto questo non s'intenda per chi ruba la frutta e per quelli che non hanno oltrepassato l'età di tredici anni.
Non meno rigorose sono le pene inflitte ai ladri di campagna.
Anche per la donna si aveva all'epoca un occhio di riguardo salvaguardando il pudore, anche se persisteva la condizione sociale di chi subiva. 
Nell'articolo trentuno è detto: Non si può far violenza ad alcuna donna; se si violentasse, sia condannato l'uomo a pagare dalle cinquanta alle cento Lire, secondo la condizione della donna. Della qual multa, la metà sia del Comune, e l'altra metà della femmina "isforthata" (violentata). 
E se l'uomo non paga entro dieci giorni, gli sia tagliatala testa; salvo che, la donna violentata non si adatti a sposarlo; in questo caso egli sia posto in libertà. 
Se la donna violentata era una serva, tanto vergine che maritata, l'uomo pagava sole 10lire, ed era tenuto in carcere fino al pagamento della detta somma. 
Se si violentava una donna maritata, erano escluse le pene pecuniarie; a chi violentava, si tagliava la testa, e tutto era finito.
Se la violenza, infine, era stata fatta a una donna che non fosse vergine né maritata, la pena era dalle dieci alle venticinque Lire, secondo la sua condizione; se serva si pagavano soli cento Soldi.

 
Ecco di seguito gli articoli degli Statuti del terzo libro.

I - Omicidi e pene. (Dessu michidiu).
Se qualche maschio o femmina ferisce qualche persona, e questa muore per colpa di quella ferita, sia condannato dal Podestà a morte, dei suoi beni non se ne appropri il comune, se il reo non è condannato di persona. Se qualcuno sia ferito gravemente e per colpa di quella ferita muore, tutti quelli ritenuti responsabili siano condannati a morte. Se la persona che ha ferito o quello che personalmente è ritenuto il responsabile non può essere punito, siano banditi da Sassari e dal distretto con un bando pubblico. Se chi ha commesso il reato, viene nel territorio di Sassari, sia condannato a morte. I beni di queste persone in questo caso, diventino del comune, eccetto i beni in dote alla moglie della persona che ha commesso il reato sposata alla Sardesca, cioè, una dote fatta davanti al Notaio o con un documento fatto durante il matrimonio. Se il malfattore  è condannato di persona, i suoi beni tornino ai suoi eredi. Se chi compie il reato, viene nel comune e il suo nome è scritto nel bando e i suoi beni erano stati incamerati dal comune, questo sia condannato a morte e i suoi beni tornino agli eredi. Se per caso qualche uomo libero uccide un servo o serva di altre persone, questo, non sia condannato a morte, ma sia condannato per questo eccesso dal Podestà al pagamento di cinquanta lire di Genova e per ciascun servo venticinque Lire come risarcimento del danno da dare al padrone del servo. Il condannato per questo motivo, sia tenuto a pagare entro tre mesi dal giorno che ha fatto il reato, in questi mesi sia tenuto nella prigione del comune. Se non paga entro il termine stabilito sia punito con la morte.  Se il reo non si può punire personalmente perché fuggito, si vendano i suoi beni per pagare venticinque Lire di risarcimento da dare al padrone del servo morto. Il nome di questa persona che ha commesso il reato sia scritto nei bandi del comune.            
Se questa persona torna in città o nel distretto, passati tre mesi dal giorno che ha commesso il reato, sia punito con la morte. Il Podestà deve avere piena libertà per investigare nella ricerca delle prove e per le punizioni da assegnare. Se qualche d'uno, uccide o ferisce un suo servo o una sua domestica, oppure le amputi un arto del corpo, oppure bastoni o frusti, non sia fatto nessun processo contro di lui e non sia condannato. Se a uccidere, ferire o invalidare un arto del corpo è stata una persona che insieme alla moglie e la sua famiglia ha la residenza fuori dal distretto, il Podestà non faccia nessun processo. 
Se dentro il distretto di Sassari si compie qualche reato contro gente, venuta da fuori che abitano con la loro famiglia a Sassari, il Podestà tratti questi sassaresi che hanno commesso il reato, come quel signore di fuori, avrebbe trattato gli uomini della sua terra, oppure, come li avrebbero trattati se quel reato fosse stato compiuto nella loro terra. 
Se qualche d'uno di Sassari è stato assalito da persone che lo volevano uccidere o ferire, il Podestà non faccia nessun processo contro gli assalitori. Se invece qualche persona di Sassari è morta fuori Sassari in qualunque posto, il Podestà proceda contro chi ha commesso il reato com'è previsto dagli articoli del Codice.

II - Chi uccide o ferisce i banditi. (Dessos qui ferin, o ochien sos isbanditos).

Chiunque uccide o ferisce qualche persona bandita da Sassari e dal distretto perché ha commesso qualche omicidio, amputazione di arti, furto o altri gravi reati, il Podestà non lo condanni e non faccia alcun processo contro di lui.

III - Le pene da infliggere alle persone che feriscono. (De cussos qui ferin).

Se qualche persona ferisce qualche d'uno con fero, pietra, o bastone, e dalla ferita esce sangue e la ferita è in faccia e vi rimanga il segno, sia condannato per il livore dal podestà a pagare venticinque Lire di Genova, se la ferita è fatta a un servo o una serva si paghi cinque lire. Se il segno non rimane, si paghi dieci Lire e per servo o serva, quaranta soldi. Se la ferita è in un'altra parte del corpo fatta con ferri, e da questa ferita esce sangue sia condannato per una persona libera a pagare dieci Lire, per un servo o una serva si paghi due lire. Se la ferita non è ben chiara, oppure c'è qualche sospetto o dubbio, sia tenuto il feritore in forza al comune sinché non si ha una certezza della piaga del ferito sia esso che muoia o no. Se il podestà ha la certezza della natura della ferita, e chi l'ha subita è fuori pericolo, riceva sicurezza che il reo paga la condanna, sia lasciato libero. Se la ferita è in testa causata da pietra o bastone o di altra cosa ed esce sangue sia condannato dal Podestà per una persona libera cinque Lire, per ogni servo o serva quaranta soldi, se la ferita è sospetta sia tenuto in comune come detto in precedenza.

Il Podestà non faccia processare unu "therachu" (garzone) che ha causato le ferite se non ha compiuto quattordici anni, salvo che il ferito muoia, in questo caso sia punito con la morte.

Eccetto che per la volontà dei parenti prossimi del morto che vogliono perdonare il reo, in questo caso il Podestà non può fare niente contro la loro volontà.

Se chi ha ferito con pietra, bastone, o con altra cosa che non sia di ferro, in altra parte del corpo e dalla ferita esce sangue, sia condannato, per una persona libera tre lire, per un servo oppure una serva, quaranta Soldi. Se dalla ferita non esce sangue, se è una persona libera sia condannato a quaranta soldi di Genova, se è un servo a quindici Soldi.

Se si ferisce con un calcio in qualsiasi parte del corpo eccetto che in faccia, se il ferito cade per terra chi fa il reato, sia condannato a pagare tre Lire se questo che ha ferito è una persona libera, se è un servo o una serva venti Soldi, se il ferito non cade per terra sia condannato a quaranta Soldi, per una persona libera, a dieci Soldi se è un servo o serva.

Se si ferisce nella faccia della mano ed esce sangue, sia condannato per una persona libera a cinque lire, per un servo o serva venti Soldi, se non esce sangue tre Lire per una persona libera e quindici soldi per un servo o serva. Queste cose non si applichino contro il marito che ferisce la moglie o altro membro della sua famiglia.

Se qualche uomo di Sassari o del distretto ferito, oppure offeso, diffamato, essendo fuori Sassari e dal distretto, o in qualsiasi altro posto, il Podestà di Sassari proceda contro il malfattore o i malfattori nel modo com'è specificato nei capitoli.

IV - I feriti di notte. (Dessos feritos de nocte).

A ciascun ferito di notte sia creduto il suo giuramento, faccia vedere al Podestà o al Cavaliere o al Notaio del comune davanti a due Giurati la ferita la notte stessa oppure il giorno seguente.

Se i giurati dicono che la ferita è credibile il Podestà per fare la condanna deve trovare i testimoni contro chi ha fatto il reato. Chi è stato ferito e accusa una persona, in seguito non può più cambiare indicando un altro.

Se il ferito non può andare davanti al Podestà, questo deve mandare dal ferito il Notaio con due Giurati, da questo momento si abbia la certezza del reato.

Queste cose s'intendano sia per i maschi sia per le femmine.

V - Amputazione di membra. (De membru secatu).

Chi ferisce o tagli qualche parte del corpo a qualche persona o, se per colpa della ferita riportata si deve tagliare la parte del corpo o si rimane invalidi, chi compie il reato, sia condannato a perdere il rispettivo membro oltre alla pena di dieci lire di Genova. Per parte del corpo s'intende; la testa, le mani, i piedi, le dita, gli occhi e la lingua. Se non si può punire personalmente, sia bandito per sempre da Sassari e dal distretto, dei suoi beni se ne appropria il comune salvo i beni della moglie del reo come si è stabilito nel capitolo degli omicidi. Se nel frattempo il malfattore viene nel territorio del comune sia condannato alla perdita del corrispondente membro con cui ha fatto il reato.

Una volta scontata la condanna, i suoi beni possono tornare in suo possesso. Queste cose siano applicate alle persone libere.

Se una persona libera ferisce un servo o una serva, la quale, per causa di questa ferita perde una parte del corpo, oppure rimane invalido, sia condannato a pagare dieci Lire, altrettanto si deve pagare al padrone del servo che ha perduto l'arto, in questo caso la persona libera non perda nulla. Se non ha possibilità di pagare la somma cui è stato condannato, sia tenuto in prigione fin tanto che non paga la condanna e risarcisca il padrone del servo.

Se questo malfattore non viene entro il termine indicato dal podestà a pagare la condanna, la pena è di venti Lire, altrettante ne paga al padrone del servo o serva.

Se alcun servo o serva ferisce qualche servo o serva e se di questa ferita perdesse il membro, se sono servi di diversi padroni sia condannato questo che a ferito a essere ferito nello stesso posto e in Soldi cento di Genova per il comune che si devono trovare tra i suoi beni.

Se qualche servo, oppure una serva, ferisce servi che appartengono a diversi uomini e, per causa di questa ferita si perde una parte del corpo, chi ferisce sia condannato a perdere il corrispondente membro e in cento Soldi da dare al comune oppure, si prendano dai suoi beni.

il malfattore non può pagare personalmente sia bandito per sempre da Sassari e dal distretto, di tutti i suoi beni se ne appropria il padrone del servo. Se dopo qualche tempo torna nel territorio del comune, si tagli il corrispettivo membro per qui è stato condannato e paghi cento Soldi di Genova.

VI - Le mogli che feriscono. (Dessas muzeres qui ferin).

Se qualche femmina ferisce un'altra donna sia con ferro, pietra, bastone o con altra cosa e da questa ferita esce sangue, se la ferita è in faccia e la cicatrice rimane, sia condannata dal podestà. Se è stata ferita una persona libera, si paga dieci Lire, se la persona ferita è una serva, si paga tre Lire. Se esce sangue, ma non rimane la cicatrice, si deve pagare quaranta Soldi per una persona libera, venti soldi per una serva.

Se la ferita è in altra parte del corpo, e non esce sangue, sia condannata a pagare venti Soldi per una persona libera e dieci Soldi per una serva. Se si taglia la cuffia o altro indumento, sia tenuta a riparare il danno. Chi ferisce alla mano ma non esce sangue, sia condannata a pagare dieci Soldi per una persona libera, cinque soldi per una serva.

VII - Le donne che feriscono gli uomini e altri reati davanti al Podestà, (De mulieribus percussientibus homines, et de malificiis factis coram potestate).

La donna che con ferro, pietra, bastone o con qualsiasi altra cosa riesca a ferire qualunque uomo e dalla ferita esce sangue, se è in faccia e rimane la cicatrice, sia condannata dal podestà a pagare dieci lire, per un servo tre Lire, se non rimane cicatrice, per la persona libera la condanna sia cinque lire, per un servo venti Soldi. Se la ferita è da qualche altra parte del corpo come mani, piedi, e da questa esce sangue, sia condannata per ogni persona libera a pagare venti Soldi, per un servo dieci Soldi. Se dalla ferita non esce sangue, si paghi per un libero dieci Soldi e per servo cinque.

VIII - La testimonianza delle donne. (De attestatione mulierum).

Si stabilisce che, se due donne di buona fama sono in causa per qualche reato, siano credute con un teste. Se una protesta o per un illecito è stato chiamato un uomo per teste, non sia creduta la donna. Se due donne sono state costrette ad andare in tribunale, per un'attestazione di debiti, il Notaio o il messaggero del comune va da loro, con due giurati.

IX - Le donne accusate non devono comparire personalmente e il termine delle accuse. (Ut mulier accusata non teneatur personaliter venire, et de termino accuse).

La donna di qualunque reato sia accusata, eccetto che per omicidio, furto o sospettata di ferimenti gravi, verso un uomo, o chiunque altro, e il suo nome diventa una certezza davanti al Podestà, questo è sufficiente per la condanna, non è necessario che venga in tribunale.

Se il Notaio del comune deve andare dalla donna accusata, la spesa di un Soldo sia a carico della donna che deve giurare di dichiarare la verità e rispondere ai fatti legati e non rifiutare la confessione del reato commesso.

Qualsiasi parente di qualsiasi donna può all'accusato infliggere la stessa pena che lui ha fatto a una donna che le piace accusando il malfattore con un giuramento in casa sua presente un messo del comune.

A ogni persona è consentito, sia maschi, che femmine accusare e fare qualsiasi cosa contro i reati personali entro otto giorni da quando sono stati commessi, oltre questo termine i reati sono nulli. Eccetto che: per omicidio, furto, ruberie, perdita di membra, e fuoco. Di questi reati si faccia denuncia prima al Podestà, in seguito, siano scritti negli atti del comune entro sei mesi dal giorno che sono stati commessi. Se quest'accusa e denuncia è fatta entro sei mesi dal giorno commesso il reato con il nome del malfattore, non è possibile nominare e accusare un'altro.

Se la denuncia fatta non fu scritta negli atti del comune nominando il responsabile entro il detto tempo, da adesso in poi nessuno sia ascoltato e da adesso in poi passati i termini della denuncia, non si può procedere per l'accusa né per inquisizione contro qualche d'uno.

X - Da ricercare chi commette il reato. (De rincherrer su malefactore).

Se qualche reato è stato fatto a Sassari o nel distretto, sia per un maschio o femmina e di questo reato non si conosce l'accusatore, ma la conoscenza di questo reato è pervenuta alla conoscenza del Podestà, costui è tenuto a cercarlo tramite il suo l'ufficio per procedere secondo la qualità del reato com'è specificato nei precedenti articoli.

Se entro un determinato tempo non si fa denuncia davanti al Podestà, non si faccia nessun processo salvo che la denuncia non sia fatta in seguito e scritta negli atti del comune. È facoltà da parte del podestà di allungare il tempo d'attesa della denuncia fino a un mese, passato questo tempo se non viene a pagare la condanna al malfattore, sia fatta una doppia accusa del reato che ha commesso.

XI - Non assalire nessuna persona e non levare il coltello.
(De non facher adsaltu contra alcuna persone, et de non bocare gurtellu).
Qualunque persona faccia un assalto contro alcuno con animo irato con spada sguainata, con il coltello, con falcastru, o mannaresu, o virga o verruttu o mazza di ferro, con qualsiasi cosa che possa offendere, sia condannato dal podestà a due Lire se questi non ha ferito, se ferisce, sia condannato secondo quanto scritto nel capitolo dei ferimenti. 
(Delle armi citate ne parleremo in un capitolo a parte). 
Se durante l'assalto si leva un'arma per difendersi ma, non si ferisce nessuno, questi non sia condannato, se ferisce un altro, sia condannato secondo le disposizioni. Tanto quanto gli assalitori, anche chi è assalito, paghi ciascun quaranta Soldi. Chi ha portato l'arma, sia condannato da Podestà come previsto e perda l'arma. Se quest'arma è solo un coltello non sia sequestrato, se oltre al coltello si porta un'altra arma qualsiasi, si perda sia il coltello sia l'arma.

XII - Divieto di portare armi durante i raduni. (Dessos qui curren ad remore).
Nessuna persona si deve radunare a Sassari di giorno oppure di notte portando con sé qualche arma senza licenza o permesso del Podestà oppure, per allarme con suoni di campane o trombe che indica nemici o fuoco.
Chi contravviene a questa disposizione, sia condannato ciascuna volta in venti soldi e a perdere l'arma che portava.

XIII - Non tagliare le trecce e brache. (De non secare trizas, et brachile).
L'uomo che a qualche femmina libera o serva, tagli i capelli o le trecce, sia condannato dal podestà a pagare venti Lire per la donna libera e cinque lire per la serva.
Se a compiere questo reato è stata una donna, sia condannata per una persona libera cinque lire, per una serva quaranta soldi.  
Se qui a tenere una femmina e questa inciampa e cade per terra e si tagliano gli abiti da adesso o in seguito sia condannato, se è un uomo paga per una donna libera dieci Lire, e per una serva due lire, se il reato lo compie una donna, sia condannata per una libera a pagare quaranta soldi, e per una serva venti soldi.
Se si tagliano le brache (una specie di calzoni corti medioevali che in seguito ispirarono la nascita delle mutande), con il coltello e questo si prova con testimoni, sia condannato per ogni uomo libero dieci Lire, per il servo tre lire. Il Podestà queste cose non è tenuto a osservarle come non abbiano luogo per i mariti, per i padri oppure per i padroni delle mogli o della sua famiglia. 

XIV - Armi vietate. (Dessas armas vetatas) .
Nessun sardo o continentale sia di giorno sia di notte, sia privatamente sia in pubblico non può portare per il territorio di Sassari nessuna arma atta a offendere o per difendersi eccetto un coltello che sia lungo massimo due palmi o più piccolo. Chi non rispetta questa norma sia condannato dal Podestà per ciascun'arma di offesa venti soldi, per ciascun'arma di difesa dieci Soldi. Se qualche d'uno, è trovato con un'arma durante il giorno, questa deve essere sequestrata.  
Se l'arma è portata di notte, sia per offesa, che per difesa, sia condannato a pagare quaranta soldi e il sequestro dell'arma. Per arma si intende il possesso di una virga (una specie di piccola lancia), o di un verruto (una specie di piccola freccia) che massimo potevano essere di quattro esemplari. (quindi, il possesso di contemporaneo di quattro di questi arnesi formava una sola arma). 
Queste disposizioni non valgono per coloro che a cavallo o a piedi vanno e tornano da fuori del territorio di Sassari, in questo caso si potrà portare qualsiasi arma si voglia.
La metà delle armi sequestrate la tenga la famiglia del podestà, l'altra metà la tenga il massaio del comune. 
I Maggiori di Quartiere comandanti della guardia e la guardia stessa delle mura della città e nelle porte, e quelli che vanno di notte per la campagna, possono portare l'arma fino al terzo suono della campana. Queste cose dette non abbiano luogo contro la gente assoldata dal comune per la difesa. 

XV - Il gioco della virga (verrette) e del verruto (dardi). (Dessu iocu dessas virgas, et dessos verrutos).
Nessuno che abbia un'età superiore a quattordici anni giochi o potrà giocare ai verruti o alle virga nella terra di Sassari e nessuno nella terra di Sassari, lanci giocando virga o verruto pena una multa di un Soldo ciascuna volta che contravviene a quanto detto.
Per tale sanzione il padre per il figlio, e il maestro per l'alunno, sono tenuti a rispondere, sia creduto il Giurato di giustizia senza giuramento, il nome di questo, rimanga segreto. Tutti gli altri che denunciano siano creduti mediante giuramento.
Le stesse norme siano osservate da chi usa le fionde e le trottole.

XVI - Quelli che chiedono sicurezza per la persona. (Dessos qui dimandan securtate dessa persone).
Il Podestà per il tempo che rimane, per ciascuno che chiede sicurezza per la sua persona sia disponibile. Si faccia una giusta e manifesta causa della sicurezza chiesta secondo il parere del Podestà e agli Anziani. Se questo non vuole o non può, sia cacciato da Sassari e dal distretto. Se se dopo questa condanna è trovato in città, sia tenuto in prigione. Se per disgrazia commette qualche reato contro la persona la quale chiedeva sicurezza o verso qualche altro, oppure ferisce o assalta, ciascuno lo può offendere di persona senza processo.
XVII - Per le persone che vadano per la città di notte. (Dessos qui vaen de nocte).
Nessuna persona vada la sera dopo il terzo suono della campana che suona nella piazza del comune per la terra di Sassari senza luce (candele) oppure fuoco (fiaccole, tizzoni). Chi è trovato senza fuoco, oppure senza luce, sia condannato dal Podestà a pagare ciascuna volta cinque Soldi, questo si intenda per gli uomini e non per le donne (le donne potevano camminare la sera al buio). Salvo per giusta e necessaria causa ciascuno potrà andare senza alcune disposizioni del comune. I vicini della via possono stare insieme in questo modo (con luce o fuoco), se la famiglia del podestà li trovano senza, le devono dire: "Tornate a casa vostra", se anche dopo quest'ammonizione loro si trovano ancora in quel posto e non sono andati via, siano condannati dal Podestà a pagare la multa come si è detto in precedenza. 
XVIII - Di chi danneggia le porte o imbratti i muri delle case. (Dessos qui ferin sas iannas de nocte).
Nessuna persona danneggi le porte o portoni di altre persone, non imbratti il muro o la porta, non getti sulla casa o sul tetto pietre oppure battere forte la porta, sia di notte sia di giorno pena il pagamento di cinque Lire per ciascuna volta per ciascun contravventore. 
Per questa cosa sia data fede a un Giurato di giustizia, gli altri devono avere testimoni per essere ricevuti dal Podestà.  
Di questa denuncia sia creduta la testimonianza di due femmine di buona reputazione con un solo testimone, altrimenti no. Chi commette questo reato e non ha soldi per pagare la condanna inflittagli, sia tenuto in carcere sin tanto che non paga la pena.

XIX - La pena di chi attraversa le mura in modo non consentito. (Dessos qui passan per issos muros).
Di giorno e di notte nessuno può attraversare le mura della città quando sono chiuse le porte, è consentito solo tramite le porte aperte. I trasgressori saranno puniti a una pena di tre Lire se il fatto succede di giorno, se è di notte la pena sia cinque Lire. La metà di questa pena sia del comune e l'altra metà sia data all'accusatore. Un giurato del Consiglio sia creduto con un nuovo giuramento, tutti gli altri devono avere due testimoni.
Chi trasgredisce e non può pagare la pena, sia messo nella prigione del comune da quel giorno sin quando possa pagare.
Se i militari del Podestà trovano qualche persona non rispettando queste disposizioni, abbiano la metà della pena e le armi che questi portano eccetto il coltello.
L'altra metà della pena sia del comune e malfattore sia portato in prigione. 
Questa pena si applichi a tutte le persone da quattordici anni e oltre che hanno passato le mura tramite su gusorgiu (una specie di sportello di ferro fatto con inferriata che serviva alle guardie di controllare dall'interno ciò che succedeva all'esterno), o sotto la porta o in qualsiasi altro modo. 

XX - Quelli che fanno la guardia alle mura. (Dessos qui vardan sos muros). 
Nessun guardiano delle mura sia di giorno sia di notte, deve lasciar  passare nessuno sopra le mura sia entrando che uscendo, la pena prevista è di tre Lire per ciascuno che entra o esce. Questo fatto deve essere provato con testimoni o per sua confessione. 
Se non si mettono  a disposizione del Podestà, siano banditi da Sassari e dal distretto.  
Se si lasciano entrare oltre due uomini per volta siano condannati a pagare venticinque Lire. Se non si mettono a disposizione del Podestà, siano cacciati dalla terra di Sassari e i loro beni siano di proprietà del comune. 

XXI - Le pene per chi compie furti e per i ladri. (Dessas furas et dessos furones).
Se qualche persona compie un furto a Sassari o nel distretto, oppure fuori Sassari o fuori distretto, a qualsiasi uomo di Sassari, e del distretto e questo reato si prova con testimoni o per confessione della stessa persona che ha commesso il furto, sino a dieci Soldi sia frustato. 
Da dieci Soldi fino a venti le sia tagliato l'orecchio destro.
Da venti Soldi fino a tre Lire, le sia tagliato l'orecchio destro e si metta il marchio del comune sulla fronte.
Da tre Lire sino a dieci si metta un marchio in fronte, tagliato l'orecchio destro e cavato un occhio.
Da dieci lire fino a venti si levino tutte e due occhi. 
Da venti Lire in sopra, sia impiccato per la gola in modo tale che muoia. 
Chi è trovato dopo che ha compiuto tre furti che nel totale ammontano a dieci Lire, sia appeso per la gola sin quando muoia. Queste pene non valgono per chi ruba frutta, in questo caso si osservino le disposizioni scritte negli articoli dei furti.
Chi scuoia un bue rubato, questo vale quanto era vivo, in ciascun caso il ladro paghi il danno al proprietario anche con i suoi beni. 
Queste disposizioni non abbiano luogo per garzoni che abbiano meno di tredici anni. 

XXII - Dei ladri e furti e rapinatori. (Dessos arrobatores, et iscaranos).
Nessuna persona di Sassari o del distretto deve rubare. 
Chi viene trovato a rubare, da cinque Soldi sino a dieci, sia frustato. Se il furto, è da dieci Soldi sino a venti, le sia levato un occhio dalla testa, se è oltre venti Soldi sia impiccato per la gola e in questo sia modo lasciato morire.
Se questo malfattore non è possibile condannarlo personalmente, sia cacciato perpetuamente dal comune, se tornasse, sia osservata la condanna inflittagli come si è detto sopra. Il Podestà come meglio crede può cercare e investigare verso tutte quelle persone di mala fama che rubano, se questi sono denunciati o accusati siano tutti processati per tortura o in altro modo come meglio pare.
Queste cose non valgono verso i garzoni che ancora non abbiano compiuto i quattordici anni. Queste cose previste, non s'intendano come furto se qualche d'uno porta fuori dal posto suo il bestiame piccolo o vacca per far mangiare i viandanti che siano brave persone o si prenda frutta o uva con la forza, in questo caso, questi che fanno questa cosa paghino la frutta presa al proprietario e al comune si paghi per pena quanto valeva la cosa rubata.
Non si intenda furto se qualche persona  trova una cosa di sua proprietà tenuta da altre persone. Se questa cosa è presa con la forza dal proprietario contro la volontà di chi la possiede sia condannato nel seguente modo: Se la forza è stata usata fuori casa, paghi al comune il valore della cosa e si torni al proprietario, se la forza è stata usata dentro casa paghi al comune il doppio del valore della cosa rubata.

XXIII - De non reciver su furone, nen issa fura, nen issu adrobatore. (Non ricevere ladri, né cose da loro rubate). 
Nessuna persona riceva né privatamente né pubblicamente ladri, ricettatori o merce rubata. Per queste cose non dia consigli o aiuti.
Chi contravviene a queste disposizioni, sia condannato dal podestà per ciascuna volta a pagare dieci Lire. Restituisca la merce rubata.

XXIV - Quelli che rubano servi e serve. (Dessos qui furan sos servos, o anchillas). 
Se alcun maschio o femmina, ruberà o commetterà qualche frode per rubare un servo o una serva, sia condannato dal Podestà a pagare venticinque Lire al comune e venticinque Lire al signore proprietario del servo o della serva, salvo in cui, il servo o la serva non siano restituiti ai rispettivi padroni entro dieci giorni, in questo caso si devono pagare al comune cinque Lire, e al padrone dei servi il rimborso delle spese subite, i danni e gli interessi. 
XXV - Da registrare i fatti dei ladri e delle ruberie. (De iscriver sos factos dessos furones, et adrobatores). 
Sia tenuto il Notaio del comune a scrivere nel registro in modo ordinato tutte quelle persone che siano state condannate per furti, ruberie o falsità oppure registrare la causa per la quale è stata condannata e bandita dalla città. 
In nessun periodo tali persone siano ricevute a rendere testimonianza. 
Non possono avere nessun ufficio o beneficio dal comune oppure essere eletti nel Consiglio Maggiore o nel Consiglio degli Anziani.

XXVI - La guardia delle vigne e degli orti. (Dessa guardia dessas vingnas, et dessos ortos).
Nessuna persona deve entrare in vigna, oppure nell'orto per prendere frutta, legna, palone (grosso palo per sostenere le viti), recinzione o pietre senza il permesso e la volontà del proprietario, chi contravviene sia condannato a pagare dieci Soldi di Genova, la metà vadano al comune e l'altra metà all'accusatore il quale nome sia tenuto segreto, stimare il danno, se supera i venti Soldi sia cacciato.  
Se il reo dopo essere stato cacciato dalla città, ritorna nel comune, stia in prigione otto giorni, se nel frattempo la condanna non è pagata, e risarcito il danno, sia frustato per la terra di Sassari.  
Se nei detti terreni (vigna, orto ecc.) si entra dal mese di giugno fino al mese di Sancut Gayni (ottobre), paghi al comune quaranta Soldi. 
La stessa pena paga se si entra in tutti i mesi dell'anno nelle vigne o orti con muri fabbricati.
eccetto che nell'orto dove c'è l'ortolano e si entra tramite la porta dell'orto.
Se il padrone della vigna, orto o canneto, accusi qualche d'uno, deve giurare di nuovo e il suo giuramento sia creduto, della condanna tale accusatore non abbia nessuna parte ma sia tutta del comune, se qualche altro accusa altre persone, siano tenute a provare l'accusa, tutta la pena inflitta sia del comune e niente all'accusatore.
Se si entra furtivamente in vigna oppure in orto chiuso e si taglia la recinzione, il muro o la porta per entrare o mettere qualche bestia o per prendere altra cosa, sia condannato dal Podestà a pagare cento Soldi, la metà vada al comune e l'altra metà all'accusatore il cui nome rimanga segreto. 
Se qualche persona nel prendere qualche frutta dalla vigna causa qualche danno essendoci la guardia, il guardiano sia tenuto a dire al padrone chi ha fatto il danno altrimenti paga lui stesso il danno, se questo supera i cinque Soldi, dietro giuramento, se il danno è sotto i cinque soldi, senza giuramento. 
Nessun manovale o lavoratore della vigna nella quale lavora, non può portare o levare palone, tralci di vite o canna oppure altra legna, neanche padrone della vigna può dare la parola per poterlo fare. Chi contravviene perda la paga che le aveva promesso il padrone della vigna e paghi al comune cinque soldi, la metà sia del comune e l'altra metà dell'accusatore il cui nome sia tenuto segreto. 
Chi leva o ruba pali di vigna, sino a dieci sia condannato dal Podestà a pagare per ciascuna volta dieci Soldi e risarcire il danno, oltre dieci pali, sia condannato a pagare quaranta Soldi ciascuna volta e a risarcire il danno, anche in questo caso la metà sia del comune e l'altra dell'accusatore il cui nome rimanga segreto.
Se non si hanno soldi per pagare la condanna entro dieci giorni, sia frustato con il palo sulle spalle.
Se quel lavoratore o manovale va via dal servizio nel quale sta lavorando, nel campo, nell'orto, o dalla vigna ecc. prima che tramonti interamente il sole, oppure prima dell'ora stabilita e si trovi a entrare dalle porte della città o qui sia trovato, perda la paga e paghi al comune due Soldi. La metà sia del comune e l'altra metà all'accusatore il cui nome sia tenuto segreto. 
Della predetta cosa, tutti si devono fidare del giuramento del padrone dell'orto o del campo oppure del giuramento del suo messo. Per questi reati, il Podestà e gli Anziani devono investigare quanto e come le pare. 
Tutti sono tenuti a credere al giuramento di ciascun Giurato di giustizia per la sua vigna, per quella degli altri. Le altre persone siano credute dietro un nuovo giuramento. 
Tutte le persone che accusano o denunciano devono ricevere la metà della multa che s'infligge a chi compie il reato.  
Se il padrone della vigna o dell'orto oppure un suo uomo trova gente che non conosce nei suoi terreni, lo fermino e lo portino di persona davanti al Podestà.
I guardiani delle porte non lascino entrare nessuno con pali o legname appartenenti a piante di vite salvo che il palo o la legna siano stati raccolti dal padrone della vigna e questi si conosca o creduto che li stia portando dai suoi terreni.
Nessun lavoratore o altro, non porti rami di vite grossi o piccoli levati da vigna di altre persone, neanche il padrone della vigna può promettere a nessun palo o tralci di vite grossi o canna, può promettere solo rami piccoli. 
La famiglia del podestà abbia la metà della pena di quelle persone che si trovano trasgredendo queste disposizioni. 

XXVII - Divieto di tagliare alberi  (De non bocare arbores).
Chiunque tagli, toglie o prenda da qualunque terra o vigna alberi oppure qualunque piantone arboreo sino a una quantità di dieci, sia condannato dal podestà per ciascun albero o piantone a pagare dieci soldi e risarcire il danno dichiarato con giuramento da parte di chi l'ha subito. Se chi ha commesso il reato, non ha soldi per pagare la condanna, stia in prigione del comune fino a pagare.
Quelli che tagliano, levano o prendano alberi domestici oppure piantoni da terreni o vigne di altre persone come si è detto in precedenza, oltre dieci piante siano condannati a pagare venticinque lire e risarcire il danno come si è detto. Se chi compie il danno, non ha soldi per pagare la condanna e il risarcimento del danno, le sia tagliata la mano destra con tutto il braccio.
Si creda per queste cose a ciascun teste con giuramento della persona che ha subito il danno. Se il reo non si presenta personalmente per punirlo, sia cacciato in perpetuo dalla città. Se dovesse tornare, deve patire la pena e il sequestro dei suoi beni, questi serviranno per risarcire chi ha subito il danno della rimanenza se ne appropria il comune.  

XXVIII - Non tagliare vigna di altre persone. (De non secare vingna azena).
Qualunque persona trovata dal padrone della vigna tagliando o levando completamente le piante e per questo è stato denunciato, sino a dieci piante, sia condannato da Podestà a pagare al comune una pena di venti Soldi e per ciascun ceppo levato due Soldi da pagare al proprietario per il danno causato. Se le piante sono da dieci sino a cinquanta, sia condannato a pagare dieci Lire al comune e risarcire il danno come detto in precedenza.  
Se chi commette il reato, non ha soldi per pagare, sia tenuto nella prigione del comune sino a pagare. 
 Se taglia o leva oltre cinquanta piante, condannato sia a pagare venti Lire oltre al risarcimento del danno. Se non ha i soldi per pagare la condanna o per risarcire il danno fatto, sia tagliata la mano destra.
Se taglia o leva oltre cento piante, sia condannato a pagare quaranta lire al comune e al risarcimento del danno.
Se non si hanno soldi per pagare la condanna, sia impiccato sin quando muore.
Se questo  non può essere punito di persona perché scappato, sia cacciato per sempre dal comune, se dovesse ritornare, sia messo in prigione ed eseguita la pena come detto in precedenza. In questo caso i suoi beni servano per risarcire chi ha subito il danno, l'eventuale rimanenza, sia a beneficio del comune. 
Per questi fatti il Podestà abbia piena facoltà di indagare a suo piacere e in qualsiasi modo come meglio le pare e piace.  

XXIX - Divieto di tagliare vigna altrui. (De non secare vite daue vingna azena).
Nessuno può tagliare ceppi di vigna per piantarne di nuova senza il permesso del proprietario. Chi lo fa, sia condannato a pagare cento soldi e a risarcire il danno al proprietario.
La metà di questa pena, sia del comune e l'altra sia di chi ha fatto la denuncia il cui nome rimanga segreto.

XXX - Non torturare le persone libere. (De non marturiare sos liveros).
Nessuna persona deve torturare ne tormentare persone libere.
Chi non rispetta questa disposizione sia condannato dal Podestà a pagare dieci lire per ciascuna volta.

XXXI - Non violentare le donne. (De non isforthare sas feminas).
Nessuna persona possa usare violenza o forza su nessuna femmina.
Se a forza si violentasse carnalmente qualche donna, e questa è vergine e libera, il violentatore sia condannato dal podestà da cinquanta sino cento Lire secondo le condizioni della donna (libera o serva). La metà della pena sia del comune e l'altra metà sia data alla persona violentata.
Se il violentatore non ha soldi per venire a pagare entro dieci giorni, le sia tagliata la testa, salvo che la donna e l'uomo che l'ha violentata non la sposi, in questo caso non si faccia nessun processo contro di lui. 
Se la femmina violentata è una serva sia condannato il violentatore a pagare dieci Lire per il comune e sia tenuto in prigione sinché non paga.
Se si fa violenza carnale su alcuna femmina sposata, le sia tagliata la testa.
Se è una serva sia condannato a pagare dieci Lire.
Se la donna non è vergine, né sposata, e viene violentata carnalmente, l'uomo sia condannato dal Podestà a pagare da dieci sino a venticinque Lire secondo la qualità della persona che ha subito violenza. Se è una serva si paghi cento Soldi. 
Per investigare su questi fatti, il Podestà abbia tutto l'arbitrio e il modo come le pare e piace.
L'investigazione sia fatta dopo un'accusa e denuncia fatta davanti al Podestà o qualche suo sostituto dalla moglie violentata. Durante gli accertamenti non si faccia nessun tormento personale alla vittima.

XXXII - Non bestemmiare Dio. (De non flastimare a Deu).
Se qualche persona maschio o femmina bestemmia Dio o Santa Maria o altri santi, sia condannato dal podestà a pagare per ciascuna volta venti Soldi.
La metà di questa pena sia del comune e l'altra metà dell'accusatore.
Sia sempre creduto il Giurato di giustizia senza giuramento, tutte le altre persone devono giurare di nuovo. 
Il bestemmiatore sia tenuto in prigione sinché non paga.
Queste disposizioni non si applicano sui minori di quattordici anni.

XXXIII - Non dire parole ingiuriose. (De non narrer paraulas iniuriosas).
Chiunque davanti al Podestà o chi ne fa le veci, dice traditore a un'altra persona, sia condannato a una pena di quaranta Soldi. 
Se si dice da un'altra parte tale offesa, sia condannato a pagare venti Soldi. 
Se davanti al Podestà o a chiunque che lo rappresenti, si dice a una persona libera ladro, falso, cornuto, servo, tu menti o simili villanie, sia condannato per ciascuna volta a pagare venti soldi e detta la villania valga come confessione.
Se queste cose sono dette da un'altra parte, la condanna da pagare sia dieci Soldi per ciascuna volta.
Se la villania o ingiuria, è detta da una donna oppure una moglie a un'altra sposata, la condanna è di cinque Soldi. 
Di queste ingiurie o villanie si creda la testimonianza di un uomo o di due donne.

XXXIV - I falsi testimoni. (De falsos destimongnos).
A nessuna persona sia consentito rendere o far dichiarare falsa testimonianza a Sassari o nel distretto.
Chi contravviene ed è accusato, o denunciato, sia condannato al taglio della lingua e che non rilasci più nessuna testimonianza. 
Chi fa fare falsa testimonianza, sia condannato a pagare venticinque lire e non si chiami più a testimoniare, non abbia nessun ufficio ne riceva benefici dal comune.
Se non paga entro dieci giorni dalla condanna, le sia tagliata la lingua.
Per cercare e investigare su queste cose il Podestà può procedere nel modo come meglio crede secondo la fama di chi compie il reato. 

XXXV - Di chi falsifica la moneta. (Dessos qui falsan sa moneta).
Qualunque persona che falsifica la moneta, oppure farà un falso conio sia bruciato in tale modo deve morire.
Se lima la moneta, sia condannato dal Podestà a pagare cento Lire, se questo non paga entro dieci giorni dalla condanna, le sia tagliata la mano destra dal braccio.  Se non si riesce a punirlo personalmente perché scappato, sia cacciato da Sassari e dei suoi beni se ne appropri il comune. Se ritorna nel territorio del comune subisca la pena inflitta.

XXXVI - False misure e pesi.  (Dessas falsas mesuras, et pesos).
Chi usa un peso o una misura non giusta e questa misura o peso non giusto lui dia, sia condannato dal Podestà a pagare da cinque sino a dieci Lire secondo la qualità del fatto, della persona e della quantità della cosa.
Ogni anno il Podestà faccia controllare due volte le misure.  

XXXVII - I lavoratori d'argento e orefici. (Dessos arghentargios).
Nessun argentario oppure altre persone che facciano qualche lavoro d'argento, devono usare come lega gli aquilini grossi (una moneta d'argento), Non si poteva marcare argento o oro, se non col marco ordinato dal Comune; né si poteva vendere l'uno e l'altro senza mostrarli prima ai Signori del Consiglio sotto pena di lire cinquanta di Genova, che andavano a benefizio delle mura della città.
Chi contravviene sia condannato dal podestà a pagare entro quindici giorni venticinque Lire, se questa condanna non è pagata entro tale periodo, si tagli la mano destra, di questo reato il podestà faccia tutte le indagini come le pare e le piace.
Sia tenuto ciascun Podestà al momento del suo incarico prendere una garanzia da ciascun argentiere che vuole esercitare la professione a Sassari di cento Lire per fare il suo lavoro lealmente e rispondere di tutti quelli che le danno lavoro.
Chi non dà questa garanzia o non la può dare, non eserciti questo lavoro né a Sassari né anche nel distretto.
Se l'argentiere in altri modi fa il suo lavoro paghi ciascuna volta dieci Lire e niente di meno della garanzia.

XXXVIII - Le lavandaie. (Dessas sapunaiolas).
Se qualche lavandaia perde un panno affidatole per lavarlo e questa lo perde, lo deve risarcire al padrone. Sia creduta la parola del proprietario del panno sulla qualità.  
XXXIX - Come si devono condannare i reati che non sono scritti nel codice. (Comente se devet condempnare dessu malefitiu, qui non est in breve).
Se qualche persona compie a Sassari qualche reato che non è contemplato nel Codice sia condannato dal podestà secondo il consiglio a lui dato segretamente dal parere dei Consiglieri.
XL - Le condanne ai continentali. (Dessa condempnatione dessos terramangesos).
Sia lecito che il Podestà condanni ciascun continentale o forestiero che non è cittadino di Sassari per un reato che qui commette oltre la disposizione del Codice.
XLI - Leggere le sentenze e pagare le multe. (De leier sas sententias in su consizu maiore, et dessu termen, in su quale sas condempnationes se pachen).
Le condanne che il Podestà infligge, devono essere lette nel Consiglio maggiore dal Notaio del comune una volta almeno per anziano: siano assolti quelli che devono essere assolti e condannati quelli che devono essere condannati dal Podestà per qualunque reato del quale non è ordinato il termine da pagare. La condanna che prevede un termine, questa si deve pagare entro quindici giorni dal momento in cui è stata fatta, passato quel tempo e ancora non si è pagato, il responsabile sia messo in prigione del comune o da un'altra parte come meglio crede il Podestà, non si rilasci sino a che non abbia pagato la condanna. 
II pagatore che per la condanna subita deve pagare altre persone, sia costretto dal Podestà a pagare dai suoi beni. 

XLII - Riscattare le condanne. (De riscattare sas condempnationes). 
Sia tenuto il podestà riscuotere tutte le somme delle condanne fatte oltre il tempo assegnato previsto degli Statuti attuando il suo potere nulle norme della giustizia.
Riscuota anche le condanne fatte dal suo predecessore, senza che manchi niente applicando la tassa prevista.
Queste condanne si facciano pervenire al Massaio del comune.
Chi è stato condannato in contumacia non essendo presente alla causa, non si torni a fare il processo prima che siano trascorsi tre anni dal giorno della sua condanna. La tassa da applicare sia la metà della condanna del reato per il quale è stato bandito. 
Possono tornare a processo i contumaci condannati per tradimento, omicidio, furto o perdita di membra e siano stati cacciati dal comune dopo aver pagato la pena che il Podestà ha loro imposto nella condanna. 

XLIII - Chi si oppone al pignoramento e le cose da pignorare (Dessos qui non se lassan pignorare, et itteu cosa deven levare sos missos).
I messi che andranno per conto del comune per pignorare i debitori, non levino abiti da dosso alle persone, né il letto, né nessuna arma. Ciascuno si lasci pignorare e prendere dai messi mandati dal comune la riscossione della condanna a loro inflitta per qualche fatto commesso.
Per questo motivo, si lascino pignorare, chi oppone resistenza sia condannato dal Podestà a pagare cinque Soldi per ciascuna volta. Sia creduta e basti per prova la semplice parola dei messi. 

XLIV - Arrestare i malfattori e banditi. (De tenner sos malefactores). 
Sia lecito per il Podestà fermare e far arrestare banditi e malfattori. Il Podestà faccia applichi a ciascuno di questi la condanna a loro inflitta. 
XLV - Il salario dei sergenti.  (Dessu salariu dessos sergentes).
La masnada del Podestà (gente assoldata per la difesa) abbia dal comune per ogni bandito arrestato e messo in prigione venti Soldi. Per i banditi arrestati per omicidio o ribellione, ricevano dal comune per ciascun arrestato tre Lire.
Questo capitolo si osservi, anche se qualche membro del Consiglio è contrario.

XLVI - I falsi notai e di chi produce documenti falsi. (De falsos notaios, et decussos qui aen operare falsitate).
Se qualche falso notaio è trovato esercitando la professione oppure da adesso in poi si trovi, e abbia falsificato qualche documento notarile facendo danno a qualche persona, o il falsario ha preso qualche documento e venga nel territorio di Sassari, le sia tagliata la testa in modo che muoia.
Se tale malfattore all'ordine del Podestà non viene, si metta in bando perpetuo dal comune di Sassari e i suoi beni se ne appropri il comune salvo i beni della moglie come è stato detto nel capitolo degli omicidi.
Se torna nel comune, deve scontare la pena inflittagli.
Se qualche documento falso è stato fatto dal giorno della condanna in poi, non valga e non abbia nessun valore.
La medesima pena prevista per il Notaio falso, valga anche per chi è trovato a fare documenti falsi.

XLVII - Giocare a dadi e darsi al gioco. (Dessos qui iocan ad datos, et dessu iocu de cussos).
Ordiniamo che nessuno debba giocare con i dadi a soldi salvo che nelle feste ordinate.
Nessuno può costringere a giocare in casa, oppure nel portico o nel piazzale di casa sua durante il giorno o la notte.
Chi sarà trovato giocare contravvenendo a queste disposizioni, se giorno paghi cinque Soldi ciascun giocatore, quello che ha ospitato il gioco dieci Soldi.
Se il gioco è fatto di notte, i giocatori pagano una multa di dieci soldi, chi ha organizzato venti.
Di questa multa, la metà sia del comune e l'altra metà dell'accusatore, questo sia creduto senza giuramento se un membro del Consiglio, con giuramento, gli altri.
Non si può ottenere nessuna ragione per denari prestati al gioco né per i mobili vinti sulla parola.

XLVIII - Il comune prenda i beni dei banditi per pagare la condanna.
(Qui su Cumone levet pacamentu dessos benes dessos isbanditos).
Se qualche bandito non ha soldi abbastanza da pagare la condanna inflittagli, sia tenuto il Podestà a vendere e alienare i suoi beni sinché non soddisfi il debito che questi ha verso il comune. Se non bastassero i suoi beni a pagare completamente la pena, la condanna le rimanga. 

XLIX - Le navi dei corsi e di chi va con loro. (Dessos lingnos de cursu, et dessos qui vaen in cursu). 
Ordiniamo che d'ora in poi nessuno della nostra giurisdizione deve navigare con navi di corsi o di qualche altra persona nemica del comune di Genova e di Sassari meno che mai essere corresponsabili con corsari o fare amicizia con loro.
A queste persone, non dare nessun aiuto né pubblicamente né privatamente.
Non ospitarle in casa propria o da qualche altra parte, non comprare niente per loro, non dare, né ricevere.  
Se si fa denuncia per queste cose, il Podestà per il proprio giuramento e per l'arbitrio a lui dato, cerchi con diligenza la verità.
E se si trovano le prove legittime che qualche nave di corsari abbia navigato per conto dei corsi, e abbiano fatto rapine, oppure omicidi, chi collabora deve essere sottoposto a una pena corporale, sia impiccato e di tutti i suoi beni se ne appropri il comune.
Se dai corsi si è comprato della merce, si sequestri e questo valga davanti al Podestà come legittima prova. Entro otto giorni si risarciscano quelli che hanno subito il danno. 
Se qualche d'uno sia trovato con legittima prova, essere corresponsabili con i corsari o con loro aver fatto compagnia o aver dato loro giovamento reale o personale, sia condannato a una pena di cento Lire della moneta in uso.
La cosa acquistata il podestà, la faccia stimare e si dia al Massaio del comune, qui rimanga guardata in una camera sin tanto che si torni come si è detto sopra.
Se qualche d'uno ospita qualche corsaro, sia condannato dal podestà a pagare venticinque Lire salvo che questi non sapeva che quello è un corsaro e verosimilmente non lo poteva sapere.  
Se si compra o in altro modo si prende da qualsiasi corsaro salvo che non si sappia da dove proviene questa cosa e verosimilmente non lo poteva sapere, si faccia la stima di questa merce, si consegni al Massaio, sia messa in una camera controllata sino a restituirla come si è detto sopra, sia condannato dal Podestà in cinque soldi per ciascuna Lira del valore della merce stimata. 

L - Divieto di risposarsi essendo vivo il coniuge. (Ut vir non accipiat ucorem, vivente uccore, et mulier non accidia virum, vivente viro).
Ogni malfattore desista da commettere un reato orribile e indegno.
Si stabilisce che l'uomo che si trova possessore di due mogli, sia subito impiccato, la donna che tiene due mariti vivi, bruciata senza alcuna pietà.


 
Con quest'articolo termina la terza parte degli Statuti Sassaresi.



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