Dizionario italiano/sassarese-Associazione la Settima

Dizionario italiano/sassarese


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Il perché di questo Dizionario

Nell'anno Mille, la lingua più comunemente parlata nel Nord/Ovest della Sardegna Giudicale era il Sardo/Logudorese.

Nel 1294/95 furono emanati gli "Statuti Sassaresi" scritti in Latino, solo nel 1316 con il Podestà genovese Cavallino de Honestis furono tradotti in dialetto Sardo/Logudorese come tutti i documenti pubblici dell'epoca per meglio essere capiti dal popolo.

Pian piano però a Sassari, si stava affermando un'altra lingua frutto di varie espressioni dialettali.

Il Sardo/Logudorese si mischia, con il genovese, con il pisano, col catalano/spagnolo, col corso, era il risultato di varie culture succedutesi nel tempo nel nostro territorio.

Nasceva il dialetto sassarese.

Questa tesi molto semplificata è semplicemente un'ipotesi, la storia non ha mai chiarito cosa è realmente successo.

Per secoli illustri studiosi hanno provato a dare una spiegazione circa il come e il perché è nato il dialetto sassarese, parlato in Sardegna oltre che nei territori del comune di Sassari solamente nella Nurra, nei territori dei comuni di Sorso, Porto Torres e Stintino con delle piccole varianti.

Forse più per curiosità che per convinzione ogn'uno ha dato la sua interpretazione lasciando che tutte le ipotesi potevano essere quelle giuste.

Nonostante siano passati molti anni, una parola definitiva non è stata mai detta.

Una cosa comunque è certa, anche se uno è nato a Sassari però non ha parlato abbastanza frequentemente questo dialetto, riuscirà sicuramente a capirlo ma non a parlarlo con la dovuta naturalezza e con i giusti accenti.

Lo scrittore sassarese Enrico Costa riguardo alla nascita del nostro dialetto nel libro Sassari, dopo aver scritto il parere di alcuni personaggi illustri pronunciati in tempi diversi, termina così il capitolo dedicato alla Lingua sassarese:

Che cosa io ne penso.

A dir vero, dopo tanti disparati pareri, io non penso più nulla, e lascio che pensino gli altri.

Parmi, dopo tutto, che sia logico ammettere che l'odierno dialetto sassarese nacque da un miscuglio di lingue diverse, e si sia molto alterato nel lungo succedersi degli anni.

Esso ebbe origine dai primi coloni genovesi e pisani che si stabilirono nel territorio sassarese, verso il secolo XI: dialetto in seguito corrotto da un po' di sardo — tanto da quello parlato dalle poche famiglie indigene che forse già occuparono quella località, quanto da quello importato posteriormente dai popolatori del contado che si stabilirono a Sassari.

Più tardi questo dialetto, di già in parte alterato, fu di nuovo corrotto dalla colonia venuta dalla vicina Corsica, e finalmente dai nuovi dominatori di Aragona, i quali nel secolo XIV vi introdussero centinaia di vocaboli d'uso comune, lasciandovi intatta l'ossatura e la sintassi della lingua primitiva madre — la quale lingua era forse quell'ibrido italiano che leggesi in molti documenti genovesi del secolo XIV e XV.

Certo è che la lingua sarda non fu mai parlata dal ceto medio né dal patriziato sassarese, poiché ormai è accertato che gli Statuti di Sassari, scritti nel 1295 in latino, vennero tradotti in volgare sardo nel 1316, solamente per essere meglio intesi nei borghi della Curatoria, i cui abitanti parlavano la lingua del Logudoro.

II chiamar sardi tutti gli abitanti dell'isola (meno i galluresi, gli algheresi, i sorsensi, e pochi altri) é la prova più evidente che i sassaresi si ritenevano come una colonia straniera, a cui la lingua sarda era estranea, e questo dimostra, secondo me, che in Sassari l'elemento sardo non ha mai prevalso in nessun tempo — né prima, né dopo la venuta dei pisani e dei genovesi.

Dopo aver fatto questa premessa, lo scrittore termina in questo modo il suo pensiero:

Il lettore, a cui ho esposto le principali opinioni, può pensarla come meglio crede.
Queste parole significano che, dare una risposta certa  come e perché nasce il dialetto sassarese è una cosa impossibile.
Questo lavoro che presento oggi, è frutto di un impegno iniziato quasi per gioco tanti anni fa da mia madre, donna tipicamente sassarese.

Quando è nata, erano trascorsi appena sei anni dalla fine della Prima guerra mondiale, le tappe più importanti della sua vita sono state:

La crisi economica e la povertà causate dalla Seconda guerra mondiale, ha conosciuto la sconfitta del regime fascista, la cacciata della monarchia, la nascita dell'Italia Repubblicana, la nuova Costituzione e il boom economico.

Sono seguiti anni felici sin quando già anziana il nostro Paese ha dovuto combattere una nuova guerra contro la pandemia causata dal Covid 19.

Da bambina ha frequentato sino alla quinta elementare, era la prima di dieci figli, con orgoglio ricordava sempre che è stata lei ad aver cresciuto fratelli sorelle, ricordava con una punta di rabbia che purtroppo, era cresciuta saltando la sua fanciullezza.

Molto spesso, a sei anni, la sveglia era alle quattro del mattino per fare il pane e portarlo alla cottura nel forno di via La Marmora, era il Millenovecentotrenta.

Frequentava con passione il gruppo di Azione Cattolica di don Gino Porcheddu parroco di San Donato la sua parrocchia.

Solo a scuola (e non sempre) parlava l'italiano, nonostante conoscesse bene la lingua nazionale, in modo spontaneo si esprimeva sempre in dialetto sassarese.

Un giorno, di tanti anni fa, mi chiese un vocabolario d'italiano, la mia curiosità di quella richiesta fu presto appagata, mi disse: "Voglio ricordarmi le parole del mio dialetto, ho già ricordato centinaia di parole, adesso voglio trascriverle seguendo un dizionario".

"È da tanto tempo che scrivo tutte le parole che mi vengono in mente, frasi di uso quotidiano, ho già riempito diversi quaderni".

"Quelle frasi della mia gioventù, mi sono rivenute in mente leggendo poesie scritte da Salvator Ruju (Agniru Canu), o le composizioni in versi che a Sassari vengono chiamate "Li Gòbburi"  scritte da un autore più recente come Tino Grindi, (conoscevo il padre Mario amico di mio marito quando negli anni cinquanta pubblicava La cionfra )". "Rivivo in quei racconti le parole, la mia gioventù quando le strade di Sassari, in particolar modo il mercato civico, Piazza Tola e Via Rosello pullulavano di gente. Nelle discussioni, son si sentiva altro che il nostro dialetto".

"Purtroppo, oggi non è più così, Il vecchio vociare del mercato è sostituito da un silenzio triste, Piazza Tola e Via Rosello desolatamente vuote e silenziose, oggi, il nostro dialetto in quelle strade difficilmente si parla, altri dialetti e altre lingue lo hanno sostituito."

"Leggendo quei racconti, ho capito che alcune parole si scrivono in un modo ma si pronunciano diversamente". "Ecco, io vorrei cercare di scrivere le parole come si pronunciano, solo in questo modo si riesce a cogliere la bellezza del nostro dialetto".

Mia madre Iole, non riuscì a terminare questo lavoro che la impegnò per tanti anni, purtroppo sopraggiunse una grave malattia e nel mese di gennaio del 2021 è morta a novantasei anni di crepacuore e in solitudine, non riuscì mai a capire come mai i figli per colpa del maledetto Covid non andassero a trovarla in ospedale o nella RSA che la ospitò nell'ultimo mese di vita.
Si rifiutò di mangiare preferendo la morte che quel dispiacere.

Mi ha lasciato in eredità i suoi quaderni con questo meraviglioso lavoro di ricerca.

Oggi, voglio continuare il suo lavoro nel suo ricordo e in suo onore, perché com'era il suo desiderio, vorrei che il nostro dialetto arrivi alla conoscenza del maggior numero di nostri concittadini.

Purtroppo, la generazione di giovani nati negli anni Ottanta, (forse anche prima), non hanno mai sentito pronunciare parole come Isthanghìgliu (tabacchino), Tuzzibùccu (tovagliolo), Surràstha (cugina), Cuibàtta (cravatta), Butìca (farmacia), Cabiddàri (cuscino) Arimètta (bottoncino per camice), sono termini dimenticati o non più in uso.

Molte parole per vari motivi, sono state trasformate nella pronuncia italianizzandole, la parola tabacchino è diventata "Tabacchìnu", tovagliolo " Tubaglióru", cravatta "Cravàtta", farmacia "Farmacìa", cuscino "Cuscinu" finendo di fatto con il tempo, a diventare parole in sassarese a tutti gli effetti perdendo però in parte la loro originalità.

Questo fatto, come disse lo scrittore Gian Paolo Bazzoni durante qualche intervista, non è grave, abbiamo arricchito il nostro dialetto aggiornandolo ai tempi e adattandolo alle moderne esigenze d'altronde, oggi, come possiamo tradurre, televisione o frigorifero quando queste parole quando è nato il dialetto erano sconosciute?, per forza di cose abbiamo dovuto attingere dall'italiano se non addirittura qualche volta da qualche lingua straniera come per la parola computer.

A Sassari e nel suo territorio si è calcolato che solo poco più della metà dei residenti si esprime in dialetto, in modo particolare nel centro storico, in molti quartieri periferici come Li Punti, San Giovanni e Ottava formatisi negli anni dello spopolamento dei paesi in cerca di lavoro nella grande industria resiste ancora una tradizione di esprimersi utilizzando il dialetto dei paesi di provenienza dei genitori.

I più giovani comunque preferiscono l'italiano finendo per questo motivo a mischiare i vari dialetti in questo modo, si perdono parte della loro e della nostra cultura.

Un fatto curioso che si sta affermando è che molto spesso si usano parole convinti di essere capiti da persone che vengono da altre parti della penisola o dalla nostra Sardegna ma, a volte sono espressioni colorite del dialetto sassarese che non tutti capiscono il reale significato specialmente se queste sono usate in un dialogo apparentemente in italiano.

Nel rispetto della volontà di mia madre, la scelta fatta nel suo dizionario è che le parole dialettali sono scritte preferendo la fonetica cioè il modo con cui queste sono pronunciate, anche se in alcuni casi la stessa parola è proposta anche come si scrive.

In modo particolare quando all'interno delle parole ci son gruppi di lettere come th - dh - ch - gh è usata la consonante S.

Esempi: Abbésthu (P) - Abberthu (S), Accusdhà (P) - Accurdhà (S), Bàscha (P) - Barcha (S),

Allasghà (P) - Allarghà (S).

Per le parole che potrebbero includere le consonanti tz come per esempio le parole Tzabàttura, Tziòdda, Tramàtza, Lintzóru, Tzìncu ecc., si è scelto di scrivere Zabàttura (ciabatta), Ziòdda (cipolla), Tramazza (materasso) Linzóru (lenzuolo), Zìncu (cinque) usando solamente la lettera Z singola o doppia

Per le parole che potrebbero iniziare con la K (una quarantina), come per esempio le parole Kèdda, Kisgìna, Kizzurànu, kitèrra ecc. si è scelto di iniziare con Ch, sono scritte rispettivamente Chèdda(settimana), Chisgìna(cenere), Chizzurànu (mattiniero), Chitèrra (chitarra).

Nel Sassarese nonostante alcune parole (una cinquantina) inizino con la J, come per esempio le parole Jatta, Jaddina, Jaddu, Jambutzu si preferisce farle iniziare con la G, si scriveranno rispettivamente Giàtta (gatta/o), Giaddìna (gallina), Giàddu (gallo), Giambùzzu (caviglia).

Nel sassarese non esiste la lettera X.

Per quanto riguarda gli accenti, sono stati messi in tutte le parole rispettando il più possibile il modo con cui queste parole sono pronunciate.

Nel sassarese scritto è raro trovare parole accentate eccetto quelle dove l'accento ricade nell'ultima consonante.

Nel dizionario italiano/sassarese, a fianco di alcune parole quando compare una (S), significa come questa parola va Scritta mentre, nel dizionario sassarese/italiano a fianco ad alcune parole c'è anche la lettera (P) significa come questa va Pronunciata.

Per quanto riguarda la grammatica consiglio il lettore di consultare  gli autorevoli Dizionari esistenti:

Segnaliamo tra gli altri l'opera di Gian Paolo Bazzoni "Dizionario Fraseologico Sassarese/Italiano" Magnum Edizioni edito da Tommaso Giuseppe Sussarello nel 2001 e il "Dizionario universale della lingua di Sardegna" di Tonino Mario Rubattu edito da EDES nel 2006.
I due dizionari sposano due teorie diverse:
Quello scritto da Bazzoni è basato sul sistema fonetico ossia sono proposte le parole dialettali come le percepisce l'orecchio.
Quello scritto da Rubattu è basato con il sistema analogico ossia sono proposte le parole, come queste dovrebbero essere scritte.

 

Dedicato a mia madre 


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