Abbacurrenti (Platamona)-Associazione la Settima

Abbacurrenti (Platamona)

  Virgilio Maffi: Abbacurrenti
 

Era il mese di marzo del 1951, quando arrivai in Sardegna con i miei genitori ed andammo ad abitare a Li Punti, un quartiere alla periferia di Sassari.
La primavera era ai suoi primi albori.
Nelle piante con i rami spogli di foglie spuntavano già i primi germogli che in seguito avrebbero riempito l'aria di profumi e colori; negli oliveti tutti verdi si distinguevano come grandi palle bianche i mandorli in fiore e i prati si tingevano dei tanti colori dei fiori campestri.

Era la penultima domenica di giugno quando il mio amico Costantino mi disse: <<Ma quest'anno non andiamo al mare a farci il bagno? >>. Io lì per li non risposi, perché non sapevo dove fosse il mare al quale si riferiva Costantino: pensavo che il mare più vicino fosse quello di Porto Torres .

Allora mi spiegò che c'era una spiaggia bellissima, incontaminata e ancora quasi inesplorata. L'unico inconveniente consisteva nel fatto che per arrivarci non c'era una strada vera e propria, ma bisognava andarci per un tratto in bicicletta e poi a piedi. Mi disse che il posto si chiamava Abbacurrenti.

Il nome di quel posto mi suonò un pò strano e il mio amico, vedendo la mia espressione perplessa, mi spiegò che si chiamava così perché la storia dice che al tempo dei Romani era stata costruita una condotta in muratura che da Sassari, e precisamente da una zona detta Eba Ciara, portava l'acqua a Porto Torres.

Si diceva che in un tratto l'acqua passasse velocemente nella condotta e per questo il luogo venne chiamato Abbacurrenti , acqua che corre.

La domenica seguente partimmo di buon mattino ed in bicicletta ci avviammo per andare in quella spiaggia tanto bella, come diceva Costantino.

Lasciata la strada statale ci inoltrammo in una strada "bianca", cioè in terra battuta ma molto percorribile, ed arrivammo sino ad un grande villino chiamato allora “il palazzo di Pompeo Solinas”.

Il villino ancora oggi si nota benissimo, ed è quello che alle spalle della spiaggia svetta in cima alla collina dalla quale si vede un panorama meraviglioso che si estende da Porto Torres fino a Castelsardo.

A un primo sguardo vidi un mare calmo e bellissimo di un azzurro cielo, ma non vedevo la spiaggia perché una lunga fila di pini copriva la visione del litorale.

Prendemmo le biciclette in spalla e scendemmo per un sentiero scosceso tra arbusti e cespugli spinosi e tanti fiori campestri.

Superata la barriera di cisto, ginepri e pini mi trovai davanti, con grande sorpresa, una spiaggia larghissima e lunghissima completamente deserta. Rimasi in silenzio non so quanti minuti a contemplare quell'angolo di paradiso e, come facevano vedere nei film, mi sembrava di essere nelle isole hawaiane.

Costantino si accorse del mio stupore e mi chiese se quello che mi aveva raccontato di questa spiaggia tanto bella e solitaria corrispondesse a verità.

Lungo la spiaggia c'erano grandi prati di gigli marini bianchi come la neve e tante piante grasse con dei fiori che sembravano dei margheritoni arancioni. Dove finiva la spiaggia iniziava la pineta e tra questa e la spiaggia c'erano altissime dune di sabbia completamente incontaminate dall'uomo. Le uniche orme di esseri viventi che avevano calpestato quella sabbia erano quelle delle zampe dei gabbiani o delle lucertole, che passando da un cespuglio all'altro lasciavano una scia che somigliava ad un ricamo fatto a mano da esperte professioniste.

Mi incamminai lungo la spiaggia e con mio stupore lungo il bagnasciuga vidi una lunga scia fatta da migliaia di conchiglie di tante specie e grandezza, alcune più grandi di un piattino di caffè. Ne raccolsi alcune che poi vennero usate da mio padre a casa nostra come portacenere.

Era una giornata bellissima, il sole alto nel cielo emanava i suoi raggi caldissimi.

Ci buttammo in acqua: era fresca, limpida come acqua di sorgente. Nel fondo marino, mentre nuotavo, vedevo ogni tanto delle cose strane che poi in seguito venni a sapere trattarsi di oloturie, chiamate anche cetrioli di mare che in sassarese volgare per la loro somiglianza hanno un nome molto colorito. Per come sono fatti, vi posso assicurare che l'ultima definizione è la più giusta.

Durante la giornata ci incamminammo lungo il mare senza incontrare anima viva.

A me che venivo dal continente, abituato a tutto il frastuono della città, trovarmi in quel silenzio fra cielo e mare, sembrava una cosa inverosimile.

Ero attento a far sì che il mio udito sentisse eventuali rumori strani, ma gli unici che percepivo erano quelli delle piccole onde del mare, che quando arrivavano alla fine della loro corsa delicatamente si scioglievano nella sabbia. Sentivo anche il cinguettio dei verdoni, che con il loro va e vieni dai nidi appena costruiti sui rami dei ginepri, portavano da mangiare ai loro piccoli.

Non avendo niente per ripararci dal sole cocente ci rifugiammo all'ombra della chioma di un grande ginepro, che il vento aveva piegato con la sua forza.

Nel pomeriggio ci avviammo alla torretta aragonese. Gli scogli in riva erano pieni di patelle grandi quanto il fondo di un bicchiere e le rocce sotto l'acqua erano piene di fori dentro i quali si annidavano i datteri di mare. Tutto questo mi affascinava e già pensavo di ritornarci al più presto.

Quell'anno trascorsi un'estate meravigliosa e vi giuro che sognavo un di poter andare ad abitare, un giorno, in quel paradiso terreste. Purtroppo le cose belle in questo mondo sembrano sparire e nel 1952 costruirono la strada, quella attuale, e con la discesa dei sassaresi al mare Abbacurrenti cambiò in un batter d'occhio e divenne Platamona.

Sparirono i gigli marini e le piante grasse e furono abbattuti ginepri secolari per far posto a strade ed edifici. Sparirono le belle conchiglie e anche la sabbia divenne sempre più grigia. Con l'avvento della petrolchimica arrivò anche l'inquinamento che rovinò un po' tutto, anche quell'acqua di sorgente che avevo conosciuto.

Gli unici rumori che ora si sentono sono quelli del traffico stradale.

Oggi ricordo con tanta nostalgia quell'angolo di paradiso che mi fece sognare ad occhi aperti. Purtroppo quando vado a Platamona e mi sdraio sulla spiaggia, penso e dico: "La natura crea in migliaia di anni delle meraviglie e l'uomo in pochissimo tempo le distrugge".
Sognando dico:" Avvidezzi, Abbacurrenti".

 

Come detto, in questo libro abbiamo voluto raccontare li Punti e parte del territorio vicino. Non possiamo dimenticare che una parte di Platamona, "la parte sassarese" conosciuta come Abbacurrenti, apparteneva alla circoscrizione di Li Punti.

Questa spiaggia la vogliamo ricordare con questo racconto di Virgilio Maffi quando ancora era una spiaggia incontaminata dalla presenza invadente dell'uomo.

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Platamona anni settanta
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Il simbolo di Platamona "la torretta"